Stefano Del Fiore : Inoltranze

| 7 Giugno 2015 | Comments (0)

 

Riceviamo da Bruno Giorgini: Presentiamo qui alcuni testi di Stefano Del Fiore tratti dalla raccolta inedita Inoltranze, un titolo che già ci spinge, forse meglio: c’invita, dentro e oltre. Un poeta è creatore di linguaggi. Un linguaggio è una forma di vita. I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo insegna il filosofo. Stefano Delfiore scrive in doppia lingua, il dialetto bolognese in presa diretta, e l’italiano in traduzione dove la corposità delle parole che ascoltiamo sotto i portici, si asciuga e affila. Quando si dice dialetto quasi inevitabilmente la mente corre a testi “nostalgici”, nutriti di antiche memorie, lontane saggezze in barba bianca e pipa di radica tra i denti. Non è il caso di Delfiore che invece opera con la lingua dialettale sul filo della modernità estrema, tirandolo come corda sugli abissi irriducibili della vita quotidiana, corda su cui noi, gli umani, camminiamo in precario equilibrio, sempre passibili di cadere. Così la parola diventa mondo, più precisamente costruisce un mondo anzi due, un doppio cervello mette in atto e sollecita la poesia di Delfiore, aprendo spazi che non sapevamo esistere dentro e fuori di noi. Così la parola si fa salvezza, consolazione, lucida coscienza di fronte all’irrimediabile. Da ultimo, ma non ultimo, da questo lavoro poetico nascono versi bellissimi da gustare con lentezza prima, poi accelerando, leggendo cogli occhi, quindi a alta voce mettendoli in risonanza con le cose che ci circondano, nonchè vibrando dentro di noi.

Stefano Del Fiore, nato a Monzuno (Bologna) nel 1954, vive e lavora a Bologna. Poeta in lingua e dialetto bolognese, ha pubblicato anche testi in prosa. Suoi scritti appaiono nelle riviste letterarie Lengua, Tratti, Lo Spartivento, Diverse Lingue ed altre. Dal 1989 al 1991 ha ideato e sceneggiato due cicli di trasmissioni per la seconda rete radiofonica RAI, dal titolo Di fola in fola. Nel 1996 ha pubblicato Iusveidkaiàm (Edizioni Fuori Thema), la sua prima raccolta poetica in dialetto bolognese.Una scelta di poesie si trova sul sito web dell’Editore Baskerville (http://www.baskerville.it/teche/9/home.html). Ha vinto il Premio “Navile-Città di Bologna” 2003, con la raccolta Al cafà d’levènt, pubblicato da Mobydick.

 

 

 

 

Aikû dal dé d’incû

 

N° 27

L’é sòul ’na gòzza cénna cénna

cla sblésga quèsi

cómm s’ la féss scadòur

al vàider dla cusénna

prémma d’ caschèr adèsi

dóvv an gn’é pió gnént

gnént’ èter, da fer…

 

*                *                *

 

Haiku del giorno d’oggi

È solo una gocciolina / che scivola quasi / volesse far solletico / al vetro della cucina / prima di lasciarsi adagio / dove non c’è più niente / nient’altro, da fare…

 


 

Pió, pió ’ncòura pó pió, pió gnént

pió ’d tótt quall c’al srévv,

pió c’arcurdèrs dal tótt

quall c’al fóss stè,

pió che dmandèr pió

che guardèrs,

pió pió pó pió gnént…

gnént

 

*                *                *

 

Più, più ancora poi più, più niente / più di tutto quello che sarebbe, / più che rammentarsi del tutto / ciò che fosse stato / più che domandare più / che guardarsi, / più più poi più niente… / nulla

 

St’ savéss

c’an t’ò mai

vló acsé bàin

cómm a t’in vójj

adès

cl’é stè sòul

cómm cal fóss

aîr

par dîr cal fóss

incû

par dîrt al bûr

c’am strénz al côr

e d’ tótt quast

a sòn sicûr

e an sòn pió sicûr,

adès

 

*                *                *

 

Se sapessi / che non ti ho mai / voluto così bene / come te ne voglio / adesso / che è stato solamente / come che fosse / ieri / per dire che fosse / oggi / per dirti il buio / che mi stringe il cuore / e di tutto questo / sono sicuro / e non sono più così sicuro, / adesso

 

 

numero 13

Pizón in vàtt ’i cópp

intéint intènt cal piôv

a fèrs la dòzza a grètis

a sû môd

livènd agl’éli adèsi

ónna a la vólta

incòntr’ a l’âcua

grîsa ’d nuvàmber

e stramaciè

 

*                *                *

 

Piccioni sui coppi / intanto che piove presi / a farsi la doccia gratis / a modo loro / levando le ali lentamente / una per volta / incontro all’acqua / grigia di novembre / e stramacchiata

 

 

T’î andè a ’vrîr cal casàtt

t’è sgumbiè prôpi incôsa

par zarchèr côsa pó?

cal casàtt maladètt

tótt un quèl tótt di quî

lasè lé parché a gn’èra

brîsa tàimp, n’êter môd…

T’î andè un atûm

chi t’la détt

che par cla strèda

chi l’à détt che l’amòur

in cal casàtt cl’éra, cl’é

in t’al mî côr

l’éra amòur,

brótta lèdra?

 

*                *                *

 

Hai voluto aprire quel cassetto / hai scompigliato tutto / per cercare cosa? / quel cassetto maledetto / tutt’una roba delle cose / abbandonate perché non / c’era mai tempo, altro modo… / Sei andata furtiva per un momento / chi te l’ha detto / che per quella strada / chi te l’ha detto che l’amore / in quel cassetto ch’era, ch’è / nel mio cuore / era amore, / brutta ladra?

 

La môrt l’é ’na stènzia vûda

indóvv ’na vôlta a ié

stè quelcdón,

quelcdón l’à caminè

in lóngh e in lèrgh…

cal vûd dla stènzia e drî

l’òmbra dla memoria

e cal silàinzi cal môv

apànna… apànna

un fîl ed pòlver cla cunsómma

cal râz dal sòul cal spénz

da bâs in zémma

sàinza catèr

un bûs, né pês

 

*                *                *

 

La morte è una camera vuota / che un tempo / qualcuno ha abitato / qualcuno che l’ha camminato / quel vuoto della stanza / in lungo e in largo… / e dietro l’ombra della memoria / e quel silenzio che scuote / appena… / un filo di polvere che consuma / quel raggio di sole che spinge / dal basso in su / senza trovare / un buco, / senza trovare pace

 


n° 21

 

In dûv ièra la lûs

in dóvv la batèva

adès a ié un bûs

grand acsé.

C’as sèva, la lûs fa

di miracûel, dal vôlt

quand la vôl

 

*                *                *

 

Dove c’era la luce / dove batteva / adesso c’è un buco / grande così. / Sia ben chiaro, la luce fa / miracoli, a volte / quando vuole

 

 

 

C’a m’impôrta sa n’andèva luntèn

’vanzè sòul a sòn ’vanzè

con la mi pôra sòula

c’am téin strécca la man

dàintr’un vûd ’csé stiazè

cómm al mèr bûr quand l’é

dla nôt sòul sàinza lònna

e al bûs cén d’ónna gòzza

dóvv al fil l’é pasè par la crónna

par tachèr ’pànna un insónni…

 

C’a m’impôrta ’dûv t’îr

quand a ièra n’é gnént

pôch indóvv a srò stê

quand a sòn quand a srèn

quand a sêren

quand a sîra

 

*                *                *

 

Cosa m’importa se non andavo lontano / sono rimasto solo / con la mia paura sola / che mi si avvinghia alla mano / dentro un vuoto così compresso / come il mare buio quand’è / della notte senza luna / e il buco di una goccia / dove il filo è passato per la cruna / per attaccare un sogno appena… // Cosa m’importa dov’eri / quando ero un nulla / dove sarò stato / quando sono quando saremo / quando si era / quando a sera

 

 

Estêd

 

T’ câz ’na stiuptè

da qué a lé da lé a là

là in fànd

sàinza cupèr inción

gnànch s’al véin zò al

mònd…

 

*                *                *

Estate

Tiri una schioppettata / da qui a lì da lì a là / là in fondo / senza ammazzar nessuno / anche se viene giù il / mondo…

 

 

 

 


Nota a cura di Stefano Delfiore

 

La grafia del mio dialetto cerca di rispecchiare la reale pronuncia della parlata bolognese, sacrifi­can­do a tal fine eventuali preoccupazioni di natura etimologica o analogie con la lingua letteraria. Ho fatto riferimento al “Manuale dell’odierno dialetto bolognese” a cura di Pietro Mainoldi (Bologna, Società Tipografica Mareggiani, 1950), con l’ecce­zione di alcune varianti adottate nella convinzione di evitare un appesantimento della grafia.

Segni e suoni: i segni usati hanno lo stesso valore che in italiano. Le uniche varianti adottate, rispetto alle regole di accentazione bolognese del manuale Mainoldi, riguardano l’omissione del segno diacritico (°) sulla doppia consonante n (es. lónna), dove la prima n ha pronuncia gutturale e la seconda dentale. Ho preferito inoltre sostituire la vocale tonica a, quando essa tende nella pronuncia alla o (es. pàlver), con la o con accento grave (es. pòlver).

Per quel che riguarda la s e la z sorde o sonore, non ho ritenuto opportuno seguire le diverse grafie fonetiche, anche se tale omissione potrebbe dare adito, in alcuni casi, a confusioni di significato: es.: znèr con z sorda si traduce con cenare, zner con z sonora si traduce con gennaio.

Riporto di seguito uno specchietto riassuntivo delle principali regole di grafia fonetica da me utilizzate.

 

Vocali toniche:

â, î, û: pronuncia lunga;
à, ì, ù: pronuncia breve;
è: pronuncia lunga e aperta;
é: pronuncia breve e chiusa;
ê: pronuncia lunga e chiusa;
ó: pronuncia breve e chiusa;
ô: pronuncia lunga e chiusa o semichiusa;
ò: pronuncia lunga e aperta;

Consonanti:

j: consonantico tra due vocali, passibile di rafforzamento: jj;
c’, g’: pronuncia palatale; ch, gh: pronuncia gutturale;
gn: pronuncia come in italiano.

 

 

Category: Arte e Poesia, Osservatorio internazionale

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About Stefano Del Fiore: Stefano Del Fiore è nato nel 1954 a Monzuno, dove a Castelletto la famiglia gestiva la locale osteria; poeta in lingua e dialetto bolognese, vincitore del premio Navile 2003 con Al cafà d’levènt (Il caffè di Levante, Mobydick editore) è persona molto conosciuta a Bologna dove gestisce l’Antica Drogheria Calzolari, privilegiato luogo di ritrovo in zona universitaria: Delfiore coltiva da anni la passione per il recupero della poesia in lingua (attenzione, lingua e non vernacolo), e in alcune occasioni ha affiancato alla produzione letteraria anche quella di promotore di eventi legati alla poesia. Nel 1987 ha infatti organizzato un ciclo di incontri al Teatro Testoni con poeti dialettali italiani intitolato Gli uomini sono strade che ha visto tra gli altri la partecipazione di Tonino Guerra e Raffaello Baldini; quindi per Radio 2 ha ideato e sceneggiato due cicli di trasmissioni in quaranta puntate dal titolo Di Fola in Fola, (1989-1991). Suoi scritti sono apparsi su riviste letterarie come Lo Spartivento, Lengua, Tratti, Diverse lingue ed è stato segnalato tra le voci della poesia neo-dialettale italiana meritevoli di attenzione nel volume di Franco Brevini Le parole perdute: dialetti e poesia nel nostro secolo[4] dove si procede a una giusta riabilitazione delle tradizioni dialettali, ricordando che hanno scritto in dialetto grandi autori come Pasolini, Guerra, Baldini, fino a individuare una coerente tradizione dialettale all’interno della letteratura italiana e della poesia in lingua. La sua prima raccolta Iusveidkaiàm: poesie 1983-1995 ha avuto la prefazione di Roberto Roversi che legge questi testi come un’opera intenta a scavare la terra dei segni alla ricerca di un’acqua buona di parole…una appassionata ricerca delle proprie origini culturali confortata dalla nota apposta in prefazione al volume dove l’autore rivela di aver raccolto la sfida con la lingua lanciatagli da Giuseppe Raimondi “Poesia in dialetto? Lascia perdere…Questa lingua non sopporta il canto, guasta la poesia. Divisa in due parti, La pàlver e un omaggio a Omar Khayyàm, matematico poeta astronomo e filosofo persiano vissuto a cavallo del 1100, famoso per le sue quartine e una vita condotta tra materialismo e misticismo e la passione per il vino.

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