Bruno Amoroso: Il nuovo “ordine” mondiale, una nuova resistenza

| 5 Ottobre 2015 | Comments (0)

 

 

 

Diffondiamo dal blog  del 5 ottobre 2015 di Riccardo Petrella Banning Poverty 2018

Destabilizzazione politica, marginalizzazione economica: il risultato è un sistema di apartheid globale. Dal caos sapientemente prodotto e governato (guerre e migrazioni) si sta alimentando la domanda di un “nuovo” ordine mondiale, quello della Globalizzazione.

Questo viene oggi servito per garantire che tutto cambi per dare spazio e proteggere i nuovi poteri finanziari e militari. Diritti, sindacati, partiti, democrazia, società civile, cosviluppo sono un ricordo del passato, il crollo di un’utopia.

Il nuovo ordine si chiama Globalizzazione e le sue istituzioni governano il disordine mondiale. Opporsi sembra oggi impossibile perché dalla disperazione non nascono solidarietà e unità, ma solo divisioni  e “guerre civili”. Infatti, i sistemi di welfare europeo sono stati travolti senza alcuna resistenza.

La loro forza consisteva anzitutto nella capacità di coniugare crescita economica, e diffusione del welfare dentro i valori comunitari dello Stato nazionale.  La “governance” dei nuovi poteri è assicurata oggi dalle istituzioni militari (NATO), dal Big Business (energetico, industriale, tecnologico), e da pochi centri di potere della finanza internazionale. Impedire a questa “governance” di funzionare mettendo sabbia nei suoi meccanismi e distruggendo le sue istituzioni, è il passo necessario per ridare spazi di democrazia e ossigeno agli Stati nazionali, che oggi sono soffocati in Europa dentro la camicia di forza dell’Unione Europea.

Le guerre e le migrazioni sono gli strumenti utilizzati dalla Troika per impedire ogni alternativa. Per impedire che le crisi si trasformassero in nuove solidarietà sono state introdotte misure che proibiscono la solidarietà tra i popoli come avviene oggi con l’occupazione della Banca Centrale Europea affidata alla guida gelida e sapiente di uno dei maggiori “sicari dell’economia”. Una Banca Centrale che finanzia guerre, rapine, garantisce con il ricatto la dipendenza dei governi dalla Troika. Da qui bisogna ripartire, non frammentando le lotte e le domande di nuova economica, ma unificandole per rovesciare questo che è il più grande ostacolo al cambiamento e per porre fine al massacro e impoverimento delle masse.

Le guerre e le migrazioni sono oggi un grande business che serve a dividere alternative e opposizioni: dividendo gli Stati europei nella camicia di forza delle norme dettate dai vincoli di bilancio sapientemente introdotte al momento giusto,  dividendo la società civile (ONG ecc.) attratta da finanziamenti (gli “aiuti” che servono si a garantirgli la sopravvivenza ma di certo non a porre fine allo scempio), dividendo il mondo del lavoro offrendo privilegi a chi partecipa al dividendo della Guerra.

La Campagna DIP (dichiariamo Guerra alla povertà) è nata su questa analisi e su queste premesse, cercando di contribuire alla creazione di una nuova resistenza,  che travolga le divisioni e gli interessi particolari e organizzi un movimento di disobbedienza civile e di solidarietà attiva che contrasti le soluzioni criminali e illusorie che si cerca di contrabbandare tramite i mass media.

La prima fortezza da espugnare è la Banca Centrale Europea, di cui va abolita a furore di popolo l’autonomia dalla politica e dalle istituzioni nazionali, e le cui funzioni devono avere come obiettivo il divieto di finanziare guerre, di favorire speculazioni finanziarie, di agire in modo autonomo sulle scelte politiche dell’UE e dei singoli Stati.

Nel contempo va intensificata la denuncia del ruolo svolto dai sicari dell’economia, a iniziare da Mario Draghi, richiedendo e attuando la costituzione di un tribunale popolare che raccolga i documenti necessari per l’esproprio di tutti i beni accumulati e il risarcimento dei danni prodotti con la speculazione finanziaria ai danni dei cittadini, le guerre e la migrazioni.


Category: Dichiariamo illegale la povertà, Economia, Osservatorio Europa

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About Bruno Amoroso: Bruno Amoroso (1936) si è laureato in economia all'Università La Sapienza di Roma, sotto la guida di Federico Caffè. Negli anni dal 1970 al 1972 è stato ricercatore e docente all'Università di Copenhagen. Dal 1972 al 2007 ha insegnato all'Università di Roskilde, in Danimarca, dove ha ricoperto la cattedra Jean Monnet, presso la quale è professore emerito. Amoroso è docente all'International University di Hanoi, nel Vietnam. È stato visiting professor in vari atenei, tra cui l'Università della Calabria, la Sapienza di Roma, l'Atılım Üniversitesi di Ankara, l'Università di Bari. È presidente del Centro studi Federico Caffè dell'Università di Roskilde ed è condirettore della rivista italo-canadese Interculture. È membro del consiglio di amministrazione del FEMISE-Forum Euroméditerranéen des Instituts de Sciences Économiques, e coordinatore del comitato scientifico dell'italiana Fondazione per l'internazionalizzazione dell'impresa sociale (Italy). Fa parte, inoltre, del comitato scientifico FLARE Network (Freedom, Legality and Rights in Europe), la rete internazionale per la lotta alla criminalità e alla corruzione; è membro ed esperto di DIESIS (Bruxelles) organizzazione non profit dedicata allo sviluppo dell'economia sociale, nelle forme cooperative, di impresa sociale, e di impresa autogestita dai lavoratori, attraverso attività di supporto, consulenza e valutazione dei progetti. È decano della Facoltà di Mondiality, all'Università del Bene comune (Bruxelles-Roskilde-Roma), fondata da Riccardo Petrella; è membro del comitato scientifico del progetto WISE dell'Unione europea, ed è stato direttore del Progetto Mediterraneo promosso dal CNEL (1991–2001). Tra i suoi ultimi libri in italiano: Il "mezzogiorno" d'Europa. Il Sud Italia, la Germania dell'Est e la Polonia Orientale nel contesto europeo, (a cura di) (Diabasis, 2011); Euro in bilico (Castelvecchi, 2011); Per il bene comune. Dallo stato del benessere alla società del benessere (Diabasis, 2010); Il Mediterraneo: incontro di culture (con Mario Alcaro e Giuseppe Cacciatore), (Aracne, 2007); Persone e comunità. Gli attori del cambiamento, (con Sergio Gomez y Paloma) (Dedalo, 2007); La stanza rossa. Riflessioni scandinave di Federico Caffè (Città Aperta, 2004); Europa e Mediterraneo. Le sfide del futuro (Dedalo editore); L'apartheid globale. Globalizzazione, marginalizzazione economica, destabilizzazione politica (Edizioni Lavoro, 1999); Il pianeta unico. Processi di globalizzazione (con Noam Chomsky e Salvo Vaccaro) (Eleuthera, 1999).

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