Bruno GiorgIni: Rammomerazione di Roberto Roversi poeta

| 25 Giugno 2019 | Comments (0)

 

 

 

Giovedì 20 Giugno alle sei del pomeriggio a Villa Ghigi in Bologna si è tenuta una lettura di testi dedicata a Roberto Roversi poeta. E bouquiniste come lui sottolineava. La Palma Verde libreria antiquaria che aveva inventato e con Elena resa un nodo mondiale per chi cercava testi altrove introvabili, ma anche un semplice elenco telefonico, era in qualche modo il luogo costituente la sua poesia. Una sorta di miniera dove si accumulava la materia che poi veniva messa in forma di poesia. E Roberto era assai fiero dell’abilità manuale con cui impacchetava i preziosi volumi per spedirli all’altro capo del mondo, da Tokio all’Australia, oppure dietro l’angolo da Forlimpopoli a Vasto nel suo Abruzzo, dove quando si infuriava con Bologna e le sue autorità cittadine, diceva di voler tornare. Le stesse mani che impacchetavano libri scrivevano versi, che la poesia nasce dalle interazioni tra mani e cervello, tutta la poesia ma in Roversi con particolare pregnanza.

Non bisogna pensare a Roversi come uomo solitario rinchiuso tra pareti di libri, e non solo perchè la Palma Verde fu un crocevia di persone, in specie giovani, che ogni giorno la frequentavano, uscendone inebriati di poesia e coscienza critica del mondo. Egli fu anche tra gli animatori di una rivista come Officina, con Pasolini, Scalia e altri. Una rivista che l’intero universo letterario conosce, salvo essere quasi clandestina a Bologna. Perchè Bologna “comunista e consumista…, non solo è una città dove non c’è alternativa, ma è una città dove addirittura non c’è alterità” come scrive Pasolini nelle Lettere Luterane, ovvero l’alterità della Palma Verde e di Roversi doveva essere confinata talchè non disturbasse il manovratore. Lo stesso fu quando Roberto Roversi inventò Dispacci un foglio di poesia al fronte per così dire, dove collaboravano molti giovani cercando le parole per dire il loro desiderio di rivolta e giustizia al di fuori dello stereotipo linguaggio politico. Perchè Roversi fu un poeta combattente, la poesia per lui e’ un combattimento tramite la scrittura contro ingiutizie e malvagità. Questa fu la sua risposta alla domanda che qualcuno pose alla fine della seconda guerra mondiale, se dopo Auschwitz fosse ancora possibile poetare. Certo che sì, anzi proprio dopo l’estremo del genicidio, di poesia c’è bisogno non per consolazione ma per la lotta. Questo racconta Roversi in ogni verso per esempio delle Descrizioni in Atto, uno dei poemi più densi, significativi e belli del secondo dopoguerra, un poema di lotta e rivolta. Lo incontrai per caso una volta di notte sul treno per Roma, non esisteva al tempo l’alta velocità, e si saliva verso la mezzanotte su un Intercity che arrivava all’alba. Stavo leggendo Coppi e il Diavolo di Gianni Brera, che lui manco a dirlo conosceva a menadito e chiaccherando finimmo alle Descrizioni in Atto, perchè Roversi era stato convocato a Roma da un qualche magistrato che indagava sulle Brigate Rosse in merito a alcune affermazioni contenute nel poema. Era una cosa fuor di ogni senso a mio avviso, epperò Roberto cogli occhi ridenti mi disse “ eh la poesia, la mia poesia, non è innocua, prende partito, persino un giudice se ne è accorto” Era ironico ma anche serio, con un certo orgoglio. Così come era fiero che la sua creatura non fosse stata pubblicata da una casa editrice, ma da lui stesso tramite macchina da scrivere e ciclostile, da lui stesso rilegata, numerata e firmata, in una tiratura di 400 copie (1985).

Ma torniamo alla lettura di Villa Ghigi, quando nel luogo dove sono state piantate una palma per Roberto e un melograno per Elena, sua compagna e moglie, molte persone hanno letto testi e versi di Roversi. Persone che vorrei qui nominare una a una, sperando di non tralasciare nessuno.

Antonio Bagnoli, Bruno Brunini, Carla Castelli, Mattia Fontanella, Maria Gervasio, Valerio Grutt, Salvatore Jemma, Nicola Muschitiello, Ivonne Mussoni, Mino Petazzini, Jean Robaey, Caterina Roversi, Matteo Totaro, Paolo Valesio. Poi c’era la mamma di Caterina, Stefania Scarponi.

Ricordarle una a una perchè non è ovvio nel mondo di oggi passare un pomeriggio a leggere e ascoltare versi, quando le fonti d’angoscia scaturiscono in ogni dove, dalla guerra incipiente tra USA e Iran al cambiamento climatico che tempesta Bologna di grandine con chicchi grossi come uova. Eppure quelle poesie ci aiutano, per dirla con Calvino, a “cercare e saper riconoscere chi e cosa in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio”.

Category: Arte e Poesia, Guardare indietro per guardare avanti, Roberto Roversi e la rivista "Inchiesta"

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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