Noi professori italiani, i più ricchi del mondo senza saperlo

| 13 Aprile 2012 | Comments (0)

Repubblica martedì 3 Aprile ospita un articolo di Zunino che sostiene che i professori universitari italiani sono tra i più pagati del mondo.

Ho sempre fatto caso a una cosa. Quando i giornalisti parlano di cose generiche, di cui sono ignorante (sono le più), trovo spesso gli articoli interessanti, Poi, quando parlano di cose che riguardano più o meno il mio campo di studi, mi metto le mani nei capelli. Cito un solo caso: i logaritmi-grimaldello dei nuovi Robin Hood, (la Repubblica domenica 24 maggio 2009); dove l’autore confonde “logaritmi” con “algoritmi”, costruendo un estetico e affascinante nonsense, incomprensibile ai più e fortemente comico per gli addetti ai lavori.

Zunino, ora che i suoi danti causa e stipendio si sono chiaramente schierati (mai ho letto dei panegirici come quelli di Scalfari su Monti, se si eccettua la pietosa e farsesca  fattispecie di Emilio Fede a beneficio di Berlusconi), ha colto la mutata atmosfera e ha capito che deve sparare anche lui contro i prof; e con lo stesso spirito eroico di Garibaldi è stato rapido a rispondere “obbedisco”.

Con le analisi approssimative e persin volgari di questo livello poco vale cimentarsi: il 90% dei lettori non capirebbe. E magari anche degli autori. Per di più il pezzo pare un semplice rimaneggiamento di alcune parti dell’articolo di Guttenplan dell’Herald Tribune  2 Aprile (il quale significativamente si intitola: Professors glory in status but not in salary).

Bene, prendiamo atto che abbiamo un gelmo-tremontico in più, da associare ai Giavazzi, ai Perotti, e a tutta la corte neoliberista che, diceva mio nonno che era incolto, spara cazzate;  e che io, che ho fatto il liceo classico, dico che non inquadra al meglio il problema.

Un nemico in più? Evviva, molti nemici molto onore.  Brindiamo agli stipendi alti (teorici, è vero, ma un po’ di fantasia, please),  alla nostra condizione di privilegio, ai 60.000 precari che fanno il lavoro che va fatto con la paga di una colf. E grazie a Zunino, adesso che sappiamo di essere dei privilegiati, ci sentiamo tutti meglio.  E’ per questo che tutti i Nobel cercano di venire in Italia, che  i giovani ricercatori di tutto il mondo ci cercano, che nessuno se ne vuole andare dall’Italia,  saremo prosperi e ricchi negli anni prossimi venturi.

Category: Scuola e Università

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About Maurizio Matteuzzi: Maurizio Matteuzzi (1947) insegna Filosofia del linguaggio (Teoria e sistemi dell'Intelligenza Artificiale) e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Studioso poliedrico, ha rivolto la propria attenzione alla corrente logicista rappresentata da Leibniz e dagli esponenti della tradizione leibniziana, maturando un profondo interesse per gli autori della scuola di logica polacca (in particolare Lukasiewicz, Lesniewski e Tarski). Lo studio delle categorie semantiche e delle grammatiche categoriali rappresenta uno dei temi centrali della sua attività di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: L'occhio della mosca e il ponte di Brooklyn – Quali regole per gli oggetti del second'ordine? (in «La regola linguistica», Palermo, 2000), Why Artificial Intelligence is not a science (in Stefano Franchi and Güven Güzeldere, eds., Mechanical Bodies, Computational Minds. Artificial Intelligence from Automata to Cyborgs, M.I.T. Press, 2005). Ha svolto il ruolo di coordinatore di numerosi programmi di ricerca di importanza nazionale con le Università di Pisa, Salerno e Palermo. Fra il 1983 e il 1985 ha collaborato con la IBM e, a partire dal 1997, ha diretto diversi progetti di ricerca per conto della società FST (Fabbrica Servizi Telematici, un polo di ricerca avanzata controllato da BNL e Gruppo Moratti) riguardo alle tecniche di sicurezza in informatica, alla firma digitale e alla tecniche di crittografia. È tra i promotori del gruppo «Docenti Preoccupati» e della raccolta firme per abrogare la riforma Gelmini.

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