Maurizio Matteuzzi: Le scelte del Rettore dell’Università di Bologna per inaugurare l’anno accademico

| 8 Gennaio 2015 | Comments (0)

 

 

 

 

L’altra sera a otto e mezzo era ospite Fabiola Gianotti la futura direttrice del Cern di Ginevra. In modo molto sintetico, e con grande chiarezza, ha spiegato perché un paese che non investe in istruzione, e nella ricerca di base, e non solo in quella applicata, è destinato a un irrimediabile declino. E ha aggiunto che l’Italia investe in ricerca e istruzione molto meno dei paesi civili, c’è una differenza di almeno un fattore 2. L’ha detto da fisico. Traducendo in volgare, investe meno della metà. Il buon Beppe Severnigni ha capito un fattore un mezzo, e ha colto l’occasione per giocare la carta ormai sdrucita della mancanza di “meritocrazia”. Ma questo è un leit Motiv cui il giornalismo che conta ci ha abituati, niente di nuovo.

Questa entità della metà non può che richiamare alla mente qualcosa che fu detto non appena approvata la ormai celebre, se non epocale, legge Gelmini 240/10:

“Il Ministro avrebbe dovuto avere il coraggio di chiudere la metà delle università italiane: servono più a mantenere i baroni che a soddisfare le esigenze degli studenti”. E’ un passaggio dell’intervista del sindaco di Firenze Matteo Renzi a Max, […] di cui è stata diffusa una sintesi.

Chi sta dalla parte delle università, della ricerca, dell’istruzione, Fabiola Gianotti o Matteo Renzi? Non dovrebbe essere una domanda difficile. Riflettendo su quanto sopra, anzi, si  potrebbe pensare che un qualsiasi accademico non possa che detestare l’uno, e simpatizzare con l’altra. La quale, notiamo en passant, ha anche detto che i nostri ricercatori sono eccellenti, che le nostre università, malgrado tutto, danno una formazione di prim’ordine. E qui il Severnigni deve aver sofferto, forse, non inquadrato, con l’abbondante e candida chioma ondeggiante, in se medesmo si volgea co’ denti, come dice il Poeta.

Bene, adesso una domanda altrettanto facile, strettamente connessa alla prima: per inaugurare sabato 10 gennaio 2014 l’anno accademico novecentoventisettesimo della più antica università del mondo, tu, lettore onesto ed ingenuo, chi avresti invitato, Matteo Renzi o Fabiola Gianotti? Chi sta dalla parte della cultura, chi meglio rappresenta la ricerca italiana?

 

Be’, non è andata così.

 

Category: Scuola e Università

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About Maurizio Matteuzzi: Maurizio Matteuzzi (1947) insegna Filosofia del linguaggio (Teoria e sistemi dell'Intelligenza Artificiale) e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Studioso poliedrico, ha rivolto la propria attenzione alla corrente logicista rappresentata da Leibniz e dagli esponenti della tradizione leibniziana, maturando un profondo interesse per gli autori della scuola di logica polacca (in particolare Lukasiewicz, Lesniewski e Tarski). Lo studio delle categorie semantiche e delle grammatiche categoriali rappresenta uno dei temi centrali della sua attività di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: L'occhio della mosca e il ponte di Brooklyn – Quali regole per gli oggetti del second'ordine? (in «La regola linguistica», Palermo, 2000), Why Artificial Intelligence is not a science (in Stefano Franchi and Güven Güzeldere, eds., Mechanical Bodies, Computational Minds. Artificial Intelligence from Automata to Cyborgs, M.I.T. Press, 2005). Ha svolto il ruolo di coordinatore di numerosi programmi di ricerca di importanza nazionale con le Università di Pisa, Salerno e Palermo. Fra il 1983 e il 1985 ha collaborato con la IBM e, a partire dal 1997, ha diretto diversi progetti di ricerca per conto della società FST (Fabbrica Servizi Telematici, un polo di ricerca avanzata controllato da BNL e Gruppo Moratti) riguardo alle tecniche di sicurezza in informatica, alla firma digitale e alla tecniche di crittografia. È tra i promotori del gruppo «Docenti Preoccupati» e della raccolta firme per abrogare la riforma Gelmini.

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