Ciro D’Alessio: La Cgil deve cambiare rotta

| 16 Febbraio 2014 | Comments (0)

 

 

 

Ciro D’Alessio (delegato Fiom alla Fiat di Pomigliano d’Arco) è stato intervistato da Tommaso Cerusici per “Inchiesta” all’Assemblea nazionale promossa da iscritti e delegati della Cgil, che si è tenuta sabato 15 febbraio al PalaNord di Bologna e che ha visto la presenza di duemila persone (sono intervenuti il Segretario generale della Fiom Maurizio Landini,  il giurista Stefano Rodotà, il giuslavorista Umberto Romagnoli). Su questa importante iniziativa www.inchiestaonline.it pubblica e pubblicherà altri interventi.

 

D. Vista da Pomigliano, ci spieghi la gravità dell’accordo sulla rappresentanza tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria…

R. L’accordo che le confederazioni e Confindustria hanno firmato il 10 gennaio 2014, per noi che veniamo dall’esperienza di Pomigliano, è un atto gravissimo! Il testo di quell’accordo rinnega tutto quello che, come Fiom, abbiamo fatto negli ultimi quattro anni: la battaglia per la democrazia all’interno delle fabbriche, contro le sanzioni, contro la volontà aziendale di legare i diritti alla firma o meno di un Contratto.

Oltre a questo – che di per sé è gravissimo – vorrei ricordare che nel novembre scorso c’è stata addirittura una sentenza della Corte Costituzionale contro tutto questo! La Corte si è espressa proprio contro quello che stava avvenendo in Fiat e ha ristabilito la giustezza del diritto di rappresentanza, così come la Fiom l’ha sempre inteso: i lavoratori devono scegliere liberamente da chi essere rappresentati e le fabbriche sono luoghi in cui la nostra Costituzione deve avere piena cittadinanza.

Per questi motivi, riteniamo quanto avvenuto un atto gravissimo da parte della Cgil! La nostra organizzazione ha poi una responsabilità ancora maggiore: tutto è avvenuto sopra le nostre teste, senza nessuna forma di discussione democratica e senza consultazione interna.

Per noi è veramente inaccettabile!

 

D. Ci spieghi il senso dell’iniziativa che avete proposto oggi a Bologna e che ha visto un’ampia partecipazione da tutta Italia?

R. Sì…oggi c’erano tantissimi compagni da tutta Italia e molti sono stati gli interventi di dissenso rispetto a quanto sta avvenendo.

L’iniziativa è andata molto bene, dal nostro punto di vista, perché siamo riusciti ad ottenere una prima mobilitazione della base, dei delegati, degli iscritti alla Cgil, cioè di quelle figure che, fisicamente, vivranno sulla propria pelle gli sciagurati effetti di quell’accordo – in primis le sanzioni.

Oggi abbiamo cercato di aprire una discussione sul merito del testo dell’accordo del 10 gennaio 2014, che è proprio quello che manca attualmente in Cgil.

Detto questo, abbiamo anche posto delle richieste precise alla nostra confederazione: innanzitutto, ritiro della firma, consultazione vera tra i lavoratori e poi il voto dei diretti interessati. Insomma, noi chiediamo un cambio di rotta molto netto in Cgil, perché si sta veramente prendendo una deriva che a noi non piace!

 

D. Il cammino rispetto all’iniziativa di oggi…come proseguirete?

R. Abbiamo prodotto un testo finale, che è stato discusso e approvato dall’Assemblea.

In questo testo si dice chiaramente che non siamo disposti a fermarci e che, anzi, da oggi metteremo in campo una serie di iniziative sui territori per ottenere una consultazione democratica rispetto a  quell’accordo. Dai prossimi giorni, verrà anche creato un vero e proprio coordinamento nazionale con diramazioni territoriali.

Questo lo vogliamo fare a partire dai luoghi di lavoro, ma sappiamo benissimo che dobbiamo avere la capacità di uscire dalle fabbriche, dai luoghi di lavoro e invadere i territori. La nostra è una battaglia di democrazia che deve riguardare tutti!

Continueremo, a tutti livelli, a portare avanti una discussione sul merito dei punti previsti in quell’accordo, soprattutto con i delegati delle altre categorie della Cgil che, purtroppo, sono rimasti esclusi da tutta questa vicenda.

Si tratta di decisioni che riguardano tutti e tutti devono potersi esprimere!

 

 

1. Comunicato stampa dei delegati Cgil autoconvocati, in vista dell’assemblea al PalaNord di Bologna di sabato 15 febbraio 2014

 

Il Testo unico sulla rappresentanza firmato dalla Cgil il 10 gennaio non ci convince sia nel merito che nel metodo.

Nel merito, perché, tra le altre cose, mette seriamente a rischio l’autonomia sindacale attraverso il sistema delle sanzioni e dell’arbitrato e con la negazione dei diritti sindacali qualora non si firmi un contratto. La Cgil ha sempre rigettato queste ipotesi e non pensiamo che oggi si possa fare un accordo del genere senza aprire una discussione ed una consultazione vera che veda coinvolti tutti i lavoratori interessati.

Pensiamo che questo accordo abbia portato alla luce un serio problema di democrazia all’interno della Cgil. Per questo come delegati Cgil abbiamo lanciato “l’Appello delle delegate e delegati Cgil per il lavoro e la democrazia” e convocato un’assemblea, per aprire una discussione vera su questi temi. Le adesioni, in pochi giorni, sono già più di mille e arrivano da tutte le categorie della nostra Confederazione e da tutti i territori.

Oggi il Paese vive una profonda crisi di rappresentanza e di democrazia, quindi crediamo che sia fondamentale per la sopravvivenza stessa del sindacato aprire una nuova fase, che veda protagonisti i lavoratori, e chi quotidianamente fra mille difficoltà cerca di rappresentarli nei luoghi di lavoro. Proprio per questo crediamo che sia necessario incontrarci e discutere, per avviare una discussione vera all’interno della nostra organizzazione che consenta alla fine di far esprimere i lavoratori mediante il voto.
All’assemblea, che si terrà sabato 15 febbraio al PalaNord di Bologna, abbiamo invitato la nostra segretaria generale, Susanna Camusso, la segreteria Confederale e i segretari generali di Categoria. Per ora non abbiamo avuto risposta. Gli interventi saranno affidati ai delegati Cgil e interverranno, per aiutarci a capire l’accordo, Umbetro Romagnoli e Stefano Rodotà.

L’Assemblea nazionale si svolgerà dalle ore 10.00 alle ore 14.30 sabato 15 febbraio 2014 presso il PalaNord di Bologna, via Stalingrado, 83.


 

2. Rodotà mette Camusso ko: La Fiom è la libertà sin­da­cale, seque­stratà da que­sto accordo che stra­volge il senso della par­te­ci­pa­zione

Antonio Sciotto, Il Manifesto 15 febbraio

 

Un colpo duris­simo per la Cgil e per Susanna Camusso. Ste­fano Rodotà, costi­tu­zio­na­li­sta che non ha biso­gno di pre­sen­ta­zioni, in pre­di­cato per diven­tare pre­si­dente della Repub­blica a cavallo dei due man­dati di Napo­li­tano (e che potrebbe tor­nare a cor­rere per la carica, in un futuro non lon­tano), boc­cia senza appello l’accordo sulla rap­pre­sen­tanza fir­mato lo scorso 10 gen­naio dalla segretaria.

«Potrebbe con­te­nere pro­fili di inco­sti­tu­zio­na­lità», ha spie­gato il pro­fes­sore dal palco del Pala­nord di Bolo­gna, all’assemblea dei dele­gati auto­con­vo­cati con­tro l’intesa: visto che «appare con­tra­rio anche alla sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale che ha stron­cato l’articolo 19 della legge 300 in quanto lesivo della libertà sindacale».

Ancora, secondo il giu­ri­sta, non si pos­sono «usare due pesi e due misure»: e qui il paral­lelo con i pro­fili di inco­sti­tu­zio­na­lità che nelle scorse set­ti­mane lo stesso Rodotà ha indi­cato nell’«Italicum», la legge elet­to­rale figlia dell’accordo Renzi-Berlusconi.

Poi un apprez­za­mento per la Fiom, anche que­sto piut­to­sto bru­ciante per la Cgil e le sue cate­go­rie che oggi spo­sano il «sì» all’accordo: per Rodotà la Fiom negli ultimi anni ha avuto il merito di aver fatto «una delle più grandi bat­ta­glie di poli­tica costi­tu­zio­nale in que­sto Paese. La bat­ta­glia che si sta facendo in que­sto momento – ha detto par­lando alla pla­tea dei dele­gati e con­fer­mando il suo impe­gno – è «per la libertà sin­da­cale, seque­stratà da que­sto accordo che stra­volge il senso della par­te­ci­pa­zione. Un pro­blema che non può essere messo da parte». Anche per­ché il rischio è che pro­prio da que­sta intesa – «non so se sono troppo mali­zioso», ha con­cluso il giu­ri­sta – prenda le mosse la legge da più parti auspi­cata sulla rappresentanza.

Certo Rodotà non è nuovo alle ini­zia­tive della Fiom, alle mani­fe­sta­zioni con Mau­ri­zio Lan­dini, al soste­gno per le tute blu (ha difeso ad esem­pio gli ope­rai Fiat di Pomi­gliano). Ma nello stesso tempo, essendo molto amato a sini­stra (e non solo, anche dai gril­lini), in un modo del tutto tra­sver­sale e che va ben oltre la Fiom, il suo parere ha un peso poli­tico notevolissimo.

E non solo, la boc­cia­tura è piena anche nel merito: se l’accordo era già parec­chio con­te­stato, e in qual­che maniera “smon­tato” dalle cri­ti­che della Fiom – ma che per molti pote­vano sem­brare di parte o stru­men­tali – il parere di un intel­let­tuale così insi­gne lo squa­li­fica senza appello.

Ora sem­pre di più, potremmo infe­rire, le san­zioni da com­mi­nare ai dele­gati appa­iono chia­ra­mente anti­de­mo­cra­ti­che. Una vera minac­cia per l’esercizio della libertà sin­da­cale: la morte del sin­da­cato come lo cono­sciamo oggi. A meno ovvia­mente che non lo si voglia tra­sfor­mare in un uffi­cio di ser­vizi vari e di collocamento.

All’assemblea degli auto­con­vo­cati è inter­ve­nuto anche Lan­dini: il lea­der delle tute blu Cgil ha spie­gato che la Fiom «accet­terà il risul­tato di una vota­zione, solo qua­lora essa sia fatta tra i lavo­ra­tori delle cate­go­rie che hanno fir­mato con­tratti con gli indu­striali, e con regole e moda­lità tra­spa­renti e democratiche».

«Se le regole saranno que­ste – ha detto Lan­dini – se si vince, si vince. E se perdo, ho perso». La stessa Susanna Camusso, pro­po­nendo esat­ta­mente una set­ti­mana fa un refe­ren­dum, aveva detto che si deve andare al voto «così nes­suno avrà più alibi». Una resa dei conti che però rischia di inca­gliarsi, appunto, pro­prio nelle regole e nella pla­tea che verrà indi­vi­duata per la par­te­ci­pa­zione al voto.

Infine Lan­dini è tor­nato sull’episodio delle botte a Milano tra la Cgil e Cre­ma­schi: «Io e la Fiom lì non ci era­vamo, però non posso non notare una crisi nella demo­cra­zia del sin­da­cato. Biso­gna smet­terla con la gestione auto­ri­ta­ria, si devono poter espri­mere tutti, pur con­dan­nando le stru­men­ta­liz­za­zioni e le azioni violente».

 

 

 

3.  Landini: Non ci fermeremo finché non riusciremo a cambiare la Cgil dall’interno

Annalisa dell’Oca, Il fatto quotidiano, 15 febbraio

 

Assemblea a Bologna contro l’accordo di rappresentanza. Il leader della Fiom non è convinto da Renzi: “È possibile cambiare con questo Parlamento?”. Ospite anche Stefano Rodotà: “L’Italicum è una legge elettorale illegittima”

 

Nessuna scissione, “ma non ci fermeremo finché non riusciremo a cambiare la Cgil dall’interno, rendendola più forte, più democratica e più partecipativa”. E’ una dichiarazione di guerra contro Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil, quella che il leader della Fiom Maurizio Landini pronuncia sul palco dell’assemblea autoconvocata al Pala Nord di Bologna dai delegati Cgil di tutta l’Italia, insorti a migliaia contro il proprio direttivo nazionale che nei giorni scorsi ha sottoscritto, assieme a Cisl, Uil e Confindustria, il Testo unico sulla Rappresentanza sindacale. Un testo, “anzi – precisa Landini – un accordo che, di fatto, apre una crisi democratica all’interno della Cgil: che introduce sanzioni anche pecuniarie per i rappresentanti dei lavoratori, l’arbitrato interconfederale e che mortifica il ruolo dei sindacati.

E tutto questo senza consultare quegli stessi lavoratori a cui sarà imposto, ma che invece è stato presentato al direttivo sotto forma di mozione di fiducia, da accettare a scatola chiusa. In pratica, il testo dell’intesa è, secondo le tute blu, ma anche secondo le categorie che hanno aderito alla giornata di discussione voluta in seno alla Cgil – dai trasporti alla comunicazione, dai bancari alla funzione pubblica, dalla Fiat a Electrolux, a Deutch Bank – il modello Pomigliano trasferito ai contratti nazionali, “dimenticando che la Corte Costituzionale quel modello l’ha bocciato”. Nel documento, infatti, sono state inserite delle “clausole e/o procedure finalizzate a garantire l’esigibilità degli impegni assunti” con “conseguenze sanzionatorie per comportamenti attivi o omissivi”. Ma anche regole per definire “il peso” dei sindacati, che si calcolerà sull’incrocio tra le deleghe e i voti raccolti alle elezioni delle Rsu, e in presenza di più piattaforme, sarà favorita quella con almeno il 50%+1 della rappresentatività nel settore.

Insomma – ironizza Landini, per il quale Susanna Camusso ha chiesto via lettera al Collegio statutario una sanzione disciplinarenella legge elettorale di Renzi e Berlusconi, di cui non sono entusiasta, chi arriva primo e supera il 37% si prende il 55%, nel Testo unico chi vince con il 49,9% non conta nulla”. E con lui concorda l’ex candidato alla presidenza della Repubblica Stefano Rodotà, ospite d’onore al Pala Nord di Bologna assieme all’ex preside della Facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna, Umberto Romagnoli: “In pratica parliamo di una serrata – spiega Rodotà – l’Italicum è una legge elettorale illegittima scritta per chi è già dentro sistema politico, che blocca chi dall’esterno vuole entrare e si trova una soglia di sbarramento dell’8%, col rischio che 3,5 milioni di italiani rimangano senza rappresentanza. Lo stesso vale per l’accordo: è questo il tema che abbiamo di fronte oggi, un problema di libertà e rappresentanza“.

In un momento di transizione come quello che l’Italia sta vivendo, dove una “maggioranza, che mi è misteriosa perché è la stessa che ha portato al violento accantonamento di Enrico Letta, si sta costruendo, non bisogna dimenticare che non si può costruire nulla se si sequestra la democrazia”. Discussa, insomma, “la legittimità di una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale”, sottolinea Rodotà, “dobbiamo misurare ciò che cerca di imporre nel mondo del lavoro il Testo unico, che va confrontato con un’altra sentenza della Consulta, quella che ha dichiarato illegittimo l’articolo 19 stabilendo che sono stati violati gli articoli 2 e 3 della Costituzione”. La sentenza che ha, di fatto, reintrodotto la Fiom all’interno della Fiat.

Servirebbe, sottolinea Landini, “una riforma del lavoro, un piano per l’industria, e dico ‘servirebbe’ perché anche prendendo per buona la volontà di cambiare tutto di Matteo Renzi, il Parlamento è sempre quello, con Scelta civica, con Alfano. Ho criticato Monti e Letta perché sul lavoro non è stato fatto nulla, ma mi chiedo, come possiamo fare queste cose con questo Parlamento? I governi non eletti dalle persone non mi convincono, a proposito di crisi della democrazia”. Il problema della rappresentanza, secondo i delegati autoconvocati, non è quindi solo sindacale o solo politico: “E’ una crisi a tutto tondo – sottolinea Landini – e di fronte a una situazione simile ciò che un sindacato deve fare è ricorrere alla democrazia, e non limitarla. È così che la Cgil ha resistito 100 anni”.

Noi andremo avanti in questa battaglia – assicura Nico Vox, delegato Cgil per la Funzione pubblica, applaudito da un Pala Nord di Bologna pieno centinaia di sindacalisti – perché siamo un sindacato ma siamo anche cittadini”. Vox c’era a Milano durante gli scontri avvenuti il 14 febbraio tra il servizio d’ordine della Cgil, in sala parlava Camusso, e un gruppo guidato da Giorgio Cremaschi, storico esponente del sindacato dei metalmeccanici ora tesserato Cgil-Spi (pensionati), giunto nella sala dove era in corso un’assemblea per protestare contro l’accordo sulla rappresentanza che ha decretato la spaccatura Cgil-Fiom. “L’unico intervento contro il Testo unico era il mio e l’hanno cancellato – precisa Vox – segno che ormai l’apparato conta più della base. Ma il sindacato siamo noi, che senso ha una sigla se ci si dimentica della piazza, dell’unità senza steccati, di quei lavoratori che noi dobbiamo tutelare?”.

 

 

 

 

 

 

Category: Lavoro e Sindacato

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About Tommaso Cerusici: Tommaso Cerusici. Nel luglio del 2009 si laurea in Storia Contemporanea presso l’Università di Bologna con una tesi dal titolo “L’esperienza delle Tute Bianche in Italia (1994-2001): i documenti, i dibattiti, le voci dei protagonisti”. Nel marzo del 2013 consegue la laurea magistrale in Storia all’Università di Bologna con una tesi dal titolo “L’esperienza di Claudio Sabattini nelle lotte studentesche e operaie del ’68-’69 e nel movimento no global: pensiero e militanza di un sindacalista Fiom”. Attualmente è uno studente del Master in "Comunicazione storica" presso il Dipartimento di Storia dell'Università di Bologna. Da sempre attivo nei movimenti sociali e studenteschi, ha collaborato con l’emittente radiofonica bolognese Radio Kairos 105.85FM e con il sito di comunicazione Globalproject.info. E' attivista del centro sociale Tpo di Bologna e collabora con la Fondazione "Claudio Sabattini". Fa parte della redazione operativa della rivista "Inchiesta"

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