Dimitris Argiropoulos: Alain Goussot. Icone di presenza di un amico

| 12 Aprile 2016 | Comments (0)

 

 

Pubblichiamo il ricordo di un amico recentemente scomparso. Il 26 marzo 2016 è morto Alain Goussot, Professore Associato di Pedagogia Speciale nell’Università di Bologna. Tra i suoi libri: (con Adrea Canevaro a cura di) la difficile storia degli handicappati (Carocci, Roma 200); Il pensiero pedagogico di Ovide Decroly (Erickson, Trento 2005); Epistemologia, tappe costitutive e metodi della pedagogia speciale (Aracneeditrice, Roma 2008); L’approccio transculturale di Georges Devereux (Aracneeditrice, Roma 2009); Bambini «stranieri» con bisogni speciali (Aracneeditrice, Roma 2011); Pedagogie dell’uguaglianza (Edizioni del Rosone, Foggia 2011).

La perdita di Alain non è la creazione di un vuoto. La sua presenza fra di noi continua attraverso la sue parole, dette e scritte, i suoi insegnamenti, le amicizie vissute nei corsi, negli interventi educativi, nel territorio e nei legami più intimi con tanti di noi, colleghi, compagni di strada, interlocutori … di ricerche, questioni, problemi, indirizzi di studio. Condivisioni che attraversano gli anni della sua presenza a Bologna e che continuano ad esserci e a interessarci.

Per evocare la sua presenza, parto da voi (corsisti Tfa sostegno) e dai messaggi che mi avete indirizzato in questi giorni. Da uno in particolare, poiché nasce dalla nostra ricerca, il nostro interrogarsi sui mediatori utili nella scuola e arriva a diventare un tema collegato ai nostri rapporti e  a segnare in un certo modo la presenza di Alain, ora che non c’è, contribuendo a non farla diventare una assenza….

Nei nostri incontri lezioni, lo sforzo comune di pensare le mediazioni ci ha portato di evocare immagini di mani che si stringono, i ponti, il delta, la meccanica degli ammortizzatori dell’auto, il cerchio e la sua periferia, l’istmo (soprattutto di Corinto) e ora la Corda tesa che porta i bambini appesi da una caruncola e accompagnati ad attraversare il fiume Panaro per poter arrivare e frequentare la loro scuola. Sicuramente, Alain, l’avrebbe considerata e ammirata questa foto, avrebbe pensato e scritto evocazioni ed emozioni sul contesto del territorio e  della scuola, sicuramente ci sarebbe lasciato trascinare da qualche ricerca per capire se qualcun altro ha scritto cose e cosa… sicuramente avrebbe contribuito a mantenere la Corda tesa, dando continuità ad una funzione di mediatore trasversale nei tempi e nel pensare la corda tesa dell’importanza dell’educazione. Sicuramente ci saremmo lasciata ad una “litigata” cercando di capire le la donna della foto che accompagna i bambini appesi a scuola sarà stata una madre o la loro insegnante e sicuramente gli avrei proposto, pure per fargli piacere, che forse si trattava di una partigiana della zona (Appennino montenese) in attività di accompagnamento per contribuire alla realizzazione della Costituzione italiana……

La Corda tesa, è il mediatore che ci permette di pensare Alain e le cose che ci ha lasciato. La corda tesa diventa Intesa, in – tesa, Interesse convergente e accordo per attraversare con dignità e curare l’incontro in educazione e nelle amicizie. Diventa inter – essere per potere vedere, intra – vedere le cose del nostro mondo, esercitando lo sguardo in direzione di causa e documentata, forse “ostinata e contraria” nel stare con chi è disegnato senza possibilità, gli ultimi.

La passione educativa, dello storico Alain, nasce in Piazza Giovanni da Verrazzano dove ci conosciamo e lavoriamo come educatori gestendo una Comunità residenziale  (coop CSAPSA, fine anni “80)

Ci accorgiamo che non sappiamo cosa fare e i nostri ragazzini. Sono “duri” provengono dalla famiglie di migranti italiani del sud, portano con loro esperienze traumatiche e difficilmente si lasciano “imbastardire” dagli altri e … cercano di proteggerci. Proteggere noi educatori da una realtà che non conosciamo. Avevano capito che non  conoscevamo e per questo non capivamo il che cosa fare con loro e con loro nelle periferia e nella città di Bologna. Certo i progetti c’erano, le carte ben scritte descrivevano azioni e mansionari,  le relazioni arrivavano puntualmente all’USL ma  non c’era l’intesa (la corda tesa) e non si sapeva rispondere ad una domanda molto amata da Alain “il che fare?” eravamo educatori nominati e spaventati dal groviglio e dalla quantità delle questioni affrontate e che richiedevano risposta. Personalmente avevo una certa destrezza con il marciapiede, “perdevo” tempo conoscevo e mi facevo conoscere in strada. Alain leggeva molto, “perdeva” tempo sui libri e conosceva bene la storia, la storia del “900 e i suoi elementi particolari. Siamo diventati amici perdendosi in strada e nei libri. Ho letto molto, grazie ad Alain e da parte sua ha imparato molto dei movimenti in strada ascoltandomi. Si rievocava la storia e la rivoluzione francese. Ad Alain attraeva Jean-Jacques Rousseau, a me affascinava Danton.. discussioni ma anche liti per riscoprire ed citare Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre, l’incorruttibile, oppure Rigas Ferraios rivoluzionario greco e pan balcanico. Abbiamo riletto il Poema pedagogico di Makarenko e ci siamo “confrontati” pesantemente sulla soggettività individuale dei contadini e la perdita di questo bisogno “alienante” nel processo di industrializzazione …. Per litigare poi sulla pronuncia del nome … si dice Anton Makarenko, oppure Antòn Makarenkò. Alain metteva l’accento all’ultima sillaba anche per pronunciare il nome di Lenin che diventava Lenìn… ho cominciato a chiamare Makarenko, Mankarenkopoulos, per un po’mi ha tenuto il muso e poi ha smesso, anche io ho smesso.

Si studiava per cercare di capire con i nostri ragazzi descritti come soggetti a “rischio di devianza” e siamo arrivati, interessati e in accordo alla figura Gavroche e ci siamo ricreduti dando ascolto ai nostri, i ragazzi della comunità. Nascono amicizie profonde e ricordo il rapporto di alain con Ruggero Baraldi, morto giovanissimo. Alain ne parla alla prefazione del suo libro, Pedagogie dell’Uguaglianza, edizioni il Rosone Foggia 2011. Negli anni “90 Alain fonda l’associazione “Gavroshe” cercando di mettere insieme altre solitudini nelle sfide del dopo la “caduta del muro”

Dall’ascolto parte la passione per i contesti più grandi ed estesi e forse per questo inavvicinabili, forse ritenuti immodificabili… In ogni nostra uscita e ogni volta che si incontrava la Polizia, i nostri adolescenti, esperti del territorio, si fermavano e alzavano preventivamente le mani, segno di resa e di “buona condotta” nonché di “riconoscimento” a quelli superiori della “pula”  Ci invitavano di fare altre tanto e a nostra volta li chiedevamo di smetterla…  Ovviamente gli agenti quasi sempre meridionali, scrutando gli accompagnatori  dei ragazzi erano più interessati alle nostre persone che a loro. Per scoprire che si trattava di “due che si dichiarano educatori, uno belga e l’altro greco” Il belga vestito di golden color verde pino con il cappello besilo Coppola e il greco…” Puntuale il fermo per accertamenti, sempre indirizzato a noi, “favorisca i documenti” “Permesso di soggiorno”. É su queste due esperessioni, emblematiche e ripetute che nasce la passione per l’Europa, continente in divenire per la convivenza, la mescolanza, la liberazione dalle appartenenza strette. È da queste espressioni che nasce la passione di Alain per l’intercultura e la transculturalità. Passione e sogno; Europa come Buona Apertura attraverso la reciproca conoscenza.

E stato sempre un credente, si dichiarava cattolico. L’ho visto stare “sospeso” in momenti di una certa importanza e spesso chiedendogli se aveva qualcosa, spesso mi rispondeva che pensava, e timidamente che stava pregando. Lo lasciavo pregare cercando di rispettare la sua “sospensione”  ha avuto e maturato una grande e importane amicizia con Pietro Barcellona, si sono frequentati e discusso molto. Ha recitato, spostandoli dai miti di Esopo, con i miei figli il “Padre Nostro”  Cercava nella figura e negli insegnamenti di Gesù quella prospettiva rivoluzionaria, necessità impellente del nostro mondo spessi i suoi riferimenti a Tolstoj e a Dostoevskij.

L’ultima nostra condivisione è stato il testo “La lotta per un linguaggio colto”  di Lev Davidovic Trotzkij, 1923 dalla “Pravda”, 16 maggio 1923, ora in Leon Trotsky, La vita è bella, Chiare lettere, 2015 libro curato da David Bidussa edito in occasione dei 75 anni dalla morte di Trotzky, ipotesi di lavoro da meditare e sviluppare come una delle chiavi per rileggere la sconfitta del comunismo noventesco.

Alain, citava: “Il linguaggio scurrile e la volgarità sono un lascito della schiavitù, dell’umiliazione e della mancanza di rispetto per la dignità umana, la propria e quella degli altri” e ancora “Voi supponete che un uomo abbia il diritto di plasmare gli altri uomini come egli stesso vuole. Dimostratemi pure la legittimità, di questo diritto, ma non con l’argomentazione che l’abuso del potere esiste ed è esistito da sempre. Non siete voi i querelanti ma noi, e voi dovete rispondere”

Ho cercato di ragionare con Alain sul lavoro di Giavanna Axia, non abbiamo avuto tempo… ci siamo contrapposti e gli ho risposto con Alain, Emile-Auguste Chartier

“i modi volutamente gentili non sono gentilezza. Per esempio, un uomo realmente beneducato potrà trattare duramente e perfino con violenza una persona spregevole o cattiva…”  Alain, Propositi di felicità, edito da Elliot, 2013. Alla fine  mi è scappata una espressione volgare “che Trosky”. Mi prende la rabbia per la sua “perdita” e la ripeto spesso.

 

 

 

 

Category: Editoriali

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About Dimitris Argiropoulos: Dimitris Argiropoulos è docente di Pedagogia all’Università di Bologna, città dove vive e lavora a partire dagli anni ’80. Educatore, si occupa di pedagogia della marginalità e delle emergenze e di pedagogia speciale. È particolarmente interessato ai contesti della marginalità estrema relativamente alle migrazioni, alla profuganza e alle minoranze etniche. Ha condotto ricerche riguardanti le condizioni di vita e la riduzione della partecipazione e delle attività dei rom in situazione residenziali di campi “nomadi” e ha indagato il rapporto tra immigrazione e disabilità. Attivista e membro della Fondazione Romanì, ne coordina il Comitato Scientifico, ed è coinvolto in attività di cooperazione educativa internazionale. Si occupa di schiavizzazione e traffico di esseri umani e si interessa della formazione degli Educatori di Strada.

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