Luciano Fiordoni: L’etica della responsabilità e la finanza

| 20 Febbraio 2013 | Comments (0)

 


Da alcuni interventi presentati all’Assemblea della Rete dei Comitati per la difesa dei Territori per discutere la piattaforma toscana, tenutasi il 3 febbraio 2013 a Firenze (vedi in allegato il Comunicato stampa), sono emersi  tra gli altri due aspetti importanti e in molti casi legati tra loro: 1) Il decisionismo acritico; 2) La finanziarizzazione dell’economia


1. Il decisionismo acritico

Il primo aspetto è caratterizzato dalla tendenziale irreversibilità del processo decisionale da parte dei detentori del potere politico/economico che prescinde dalle mutevoli condizioni reali del contesto socio economico di riferimento. A tale scenario si potrebbe applicare quella contrapposizione, ben rappresentata da Max Weber, tra i) etica della convinzione (o dei principi) ed ii) etica della responsabilità. Chi governa, a livello locale/nazionale fonda il suo comportamento su dei principi di base, un modello personale di economia e società, che spesso prescinde dagli effetti che i comportamenti indotti dall’implementazione di tale modello generano sul territorio e le comunità. E’ l’etica della convinzione che uniforma la politica delle grandi opere. Queste ultime hanno avuto un impressionante sviluppo dalla metà degli anni ’80 accompagnandosi al fenomeno della finanziarizzazione dell’economia. L’etica della responsabilità impegna invece il soggetto politico/economico a comportamenti che tengono conto degli effetti presenti e futuri e si fonda sui principi di partecipazione, trasparenza e integrità morale. Purtroppo sempre più si registra un uso improprio di tali termini per cui si tende a camuffare l’etica della convinzione per etica della responsabilità, onde rendere socialmente accettabili comportamenti forvianti e lesivi (v.sotto caso Monte dei Paschi).

 

2. La finanziarizzazione dell’economia

Il secondo aspetto, quello della finanziarizzazione dell’economia, ha assunto rilevanza negli ultimi decenni con la progressiva trasformazione del capitalismo da reale, quindi rivolto alla produzione di merci e servizi, a immateriale. Le banche grazie alla ingegneria finanziaria e alla abbondante liquidità monetaria hanno trasformato la loro attività da commerciale e di investimento in attività di creazione di finanza da distribuire nel mercato (in gergo si parla di strategia finanziaria ODT  – originate to distribuite). Una prassi seguita anche dalle grandi imprese (Fiat, Iri, Eni) che gradualmente si sono trasformate da organismi di produzione reale in organismi di produzione finanziaria.

In quanto membro del Comitato contro l’Ampliamento di Ampugnano ho avuto modo di riscontrare, nel corso della vicenda che ha avuto inizio nel 2007, condizioni sia di decisionismo acritico sia di finanziarizzazione nelle controparti pubbliche e private che hanno sollecitato e sostenuto tale ampliamento. Particolarmente contraddittoria la posizione assunta dalla Banca Monte dei Paschi, principale attore nello sviluppo del progetto Ampugnano.

Nel  bilancio sociale MPS (che ha avuto apprezzamenti e riconoscimenti pubblici),  nella carta dei valori, viene fatto esplicito riferimento  all’etica della responsabilità che “impegna la banca ad avere comportamenti orientati all’integrità e alla trasparenza, alla correttezza degli affari, alla salvaguardia dell’ambiente ed al rispetto delle persone”. In particolare per l’ambiente “la condotta della banca dovrebbe essere rivolta alla prevenzione dell’impatto ambientale, alla promozione di attività e tecnologia per la tutela dell’ambiente e diffusione della cultura e della sensibilità ambientale” (cit. in corsivo dal bilancio sociale  MPS 2011).

Pur tralasciando valutazioni circa il massiccio ricorso all’uso speculativo dei derivati da parte della Banca, che ha generato una bolla finanziaria che oggi mette a serio repentaglio la sua stabilità, vorrei sottolineare come la stessa abbia nell’ultimo decennio sposato i principi della finanziarizzazione a discapito del suo ruolo istituzionale di erogazione del credito. Basti pensare che i titoli di stato in portafoglio risultano pari a 30,4 mld € di cui oltre la metà con scadenza a dieci anni evidenziando un rapporto tra tali titoli e il capitale primario (tier 1) pari a oltre il 60%,, contro valori molto più bassi delle maggiori banche italiane.

Scelte gestionali che fanno registrare, nel bilancio di esercizio 2011, perdite per 4,5 mld € e nascondono nelle pieghe contabili i cosiddetti derivati. Operazioni speculative, a dir poco discutibili  ed avventate, che  contrastano con l’ “anima etica” della Banca in virtù della quale nel bilancio sociale dello stesso anno (a firma dello stesso presidente) ci si appellava ai principi della etica della responsabilità.

Il nostro Comitato ha avuto modo di verificare come la Banca già dal  2007 ricorresse all’uso di metodi eticamente poco ortodossi sia per l’irregolare procedura di privatizzazione della Società Aeroporto di Ampugnano (per la quale è in corso un processo per turbativa d’asta) sia per aver fatto ricorso, per la privatizzazione, alla Società Lussemburghese Galaxy. Un veicolo finanziario di private equity (partecipato da Cassa depositi e prestiti al 40% ) voluto espressamente da MPS. Al riguardo occorre osservare che all’epoca il presidente MPS svolgeva un ruolo importante all’interno dello steering committee della Cassa depositi e prestiti.

E’ noto che tali società di private equity comprano a poco imprese decotte per poi rivenderle sul mercato nel medio periodo, dopo averle “risanate”. E’ chiaro che  il risanamento poteva essere realizzato solo attraverso una radicale trasformazione dell’aeroporto da piccola realtà in una di grandi dimensioni, da oltre un milione di passeggeri annui.

Per il Comitato era (e lo è tuttora) impensabile la prospettiva di cedere il controllo di un bene comune a una società finanziaria privata, tenuto conto dei presumibili effetti che tale privatizzazione avrebbe sull’ambiente (in termini di inquinamento dell’aria  e dell’acquifero del luco sottostante al sedime aeroportuale nonché di lesione profonda dell’estetica del paesaggio) e sulla comunità. Al riguardo non è di secondaria importanza, in un momento di ciclo economico negativo, il consistente investimento di scarse risorse pubbliche in un progetto di ampliamento di un inutile aeroporto che produce improbabili ritorni in termini occupazionali e di indotto economico e distrae risorse da impieghi sociali essenziali per la comunità.

ll  Comitato pertanto ha svolto una incessante attività di informazione, sensibilizzazione e contrapposizione sul piano giuridico e politico. In una  parola ha realizzato una funzione di ecologia della responsabilità nei confronti della Banca, delle Amministrazioni locali, della Camera di Commercio, della Regione (tutti azionisti della Società). Poteri forti  che, avvalendosi della connivenza della stampa locale, hanno tentato in ogni modo di marginalizzare se non ridicolizzare le nostre motivate rivendicazioni per perseguire interessi puramente privatistici.

Un risultato importante è stato comunque raggiunto quello di far emergere le contraddizioni  nonché le responsabilità insite nella gestione del potere a livello locale e nazionale.  Ciò che rappresenta il bene comune non può essere oggetto di privatizzazioni selvagge in nome di una falsa idea di sviluppo fondata su soluzioni tampone di breve periodo. L’ecologia della responsabilità deve per noi passare anche attraverso una rivalutazione del vero significato delle parole e dei comportamenti

 

 

 

Appendice:

COMUNICATO STAMPA DELLA RETE DEI COMITATI PER LA DIFESA DEL TERRITORIO (www.territorialmente.it) scritto in occasione della Assemblea dei Comitati del 3 febbraio 2013 tenuta a Firenze nella Sala Fondazione Niels Stensen, Viale Don Minzoni 25 Firenze

Una Piattaforma sui problemi dell’ambiente, delle infrastrutture, del paesaggio in Toscana sarà presentata e discussa all’Assemblea della Rete dei comitati per la difesa del territorio, domenica 3 febbraio a Firenze. Frutto di un lungo lavoro di ricerca in collaborazione fra i Comitati e gli esperti della ReTe, la Piattaforma affronta con una documentazione di prima mano le maggiori questioni aperte sul territorio: energia, acqua e rifiuti; urbanistica e paesaggio; infrastrutture e grandi opere. “L’idea generale – dichiara il presidente della ReTe, Alberto Asor Rosa – è che, a ogni posizione critica, corrisponde un progetto alternativo. Siamo quindi lontani da posizioni puramente negative. Noi facciamo analisi e proposte e ai nostri interlocutori politici e istituzionali chiediamo un confronto sulle tematiche che solleviamo”.

Tra i casi su cui la ReTe sollecita il confronto, la Piattaforma indica: il tunnel TAV di Firenze, la geotermia sull’Amiata, le cave di marmo delle Apuane, il corridoio tirrenico, le “città d’arte” ridotte a “città merce”, la devastazione delle coste, il destino della Piana tra Firenze e Prato.

Secondo la ReTe, ci sono cose che devono decrescere, come il consumo di suolo, le grandi opere, la grande distribuzione, le grandi periferie, e altre che devono crescere, e sono gli spazi pubblici, le reti corte fra produzione e consumo, il ripopolamento rurale e montano, e soprattutto la cittadinanza attiva con nuove forme di partecipazione democratica alle scelte che incidono sulla qualità della vita. “È un’inversione di rotta possibile in Toscana più che altrove – sostiene Asor Rosa – proprio perché qui non sono stati ancora del tutto superati i confini dello sviluppo a tutti i costi. La Toscana va perciò considerata un laboratorio: le scelte sul territorio adottate qui avranno una ricaduta nazionale. Un’inversione di rotta può diventare un elemento propulsivo per tutto il paese”.

La Piattaforma rileva “lo spazio più che modesto, per non dire inesistente” dei temi dell’ambiente e del territorio nel dibattito elettorale, temi che la Rete considera invece centrali in termini di scelte politiche per uno sviluppo sostenibile, perché “investire in ambiente e paesaggio – si legge nella Piattaforma – produce reddito e occupazione”.

 

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Category: Economia

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About Luciano Fiordoni: Luciano Fiordoni, dopo gli studi in ambito economico-finanziario, ha svolto assistenza universitaria in Economia aziendale presso l’Università di Siena. Successivamente ha lavorato al Monte dei Paschi di Siena occupandosi di finanza (specializzandosi in finanza islamica) , ricerca e studi macroeconomici e congiunturali a livello nazionale ed internazionale. Redattore della rivista MPS «Economic Trends», è stato responsabile dell’analisi rischio paese a livello di gruppo MPS. Ha svolto collaborazioni con il Sole 24 ore pubblicando settimanalmente studi sui paesi emergenti. Attualmente collabora al Master per l’internazionalizzazione dell’Università per stranieri di Perugia dove tiene un ciclo di lezioni sulla finanza islamica in rapporto con quella convenzionale.

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