Considerazioni a margine di un progetto di moneta locale

| 22 Dicembre 2011 | Comments (0)

La Moneta nella sua convenzionalità (se non immaterialità) ha da sempre rappresentato un fattore di coesione e/o di separazione a seconda dei momenti storici e delle alterne congiunture economiche. È indubbio ad esempio che l’unione monetaria europea è stato un importante processo di aggregazione a livello europeo specie nella fase ascendente del ciclo economico, ma si è rivelata penalizzante quando lo stesso ha assunto un andamento declinante.

Anzi molti osservatori nell’attualità considerano l’Euro una delle cause della crisi europea in quanto ha accentuato le asimmetrie di competitività e di struttura economica dei paesi aderenti. Pertanto in questa fase si moltiplicano le iniziative volte a mitigare lo strapotere di una moneta di scambio internazionale e a introdurre forme monetarie di natura locale.

Recentemente è circolato in rete un documento “Alzira (Valencia) acuña su propia moneda para revitalizar sus empresas y comercios(Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php a cura di SUPERVICE) di cui riporto integralmente il testo:

Il Municipio della località valenciana di Alzira ha previsto di introdurre una sorta di moneta propria, con cui pagherà gli aiuti e le sovvenzioni ai propri cittadini, che potrà essere utilizzata solo nelle imprese e nei negozi della località. Si tratta di una misura per “fomentare” il commercio locale e per fare in modo che “i soldi di Alzira rimangano ad Alzira“. In questo senso, il consigliere per la Promozione Economica di Alzira,
José Luis Palacios, ha ricordato che la località ha già avuto una propria moneta nel 1937 ma che ora non sono nelle condizioni per
poter creare “
questa moneta con lo stesso concetto che abbiamo della carta o del metallo“, come segnalato a Europa Press Televisión, a cui ha riferito l’utilizzo di questo sistema di pagamenti per “aiutare il commercio e l’economia“. Il consiglio di Alzira non ha definito ancora il sistema con cui si realizzeranno questi pagamenti, se con una quietanza o con una specie di carta di credito, anche se ha previsto di introdurli nel prossimo esercizio economico a partire dal 1° gennaio. I cittadini utilizzeranno queste lettere o biglietti nei negozi del posto e queste aziende dovranno poi cambiare questi “vaglia” in euro all’interno del municipio. Palacios ha dichiarato di voler introdurre questi biglietti o quietanze
affinché tutte le sovvenzioni per l’impiego, l’abitazione o l’educazione” che un’impresa o un cittadino riceverà del municipio vengano “utilizzate
obbligatoriamente
” nei negozi di Alzira. “In definitiva, è per fare in modo che il denaro generato ad Alzira non venga utilizzato fuori, ma che rimanga sul posto“, ha aggiunto. Bisogna aiutare il commercio e l’economia locale“, ha indicato Palacios, che ha suggerito che “ogni municipio ha la responsabilità di aiutare gli scambi nelle proprie località e non quelli di altri territori“. A partire da gennaio, il Municipio ha previsto di avviare questo sistema con gli aiuti che concede per gli stimoli all’impiego, circa 500.000 euro. Non è riuscito a quantificare l’apporto dell’iniziativa all’economia locale perché “è molto difficile riuscire a sapere cosa consumavano i cittadini con gli 800.000 o il milione di euro che venivano concessi sotto forma di aiuti municipali.” Il consigliere comunale ha ricordato che Alzira ha già avuto “una
moneta propria
” durante la Guerra Civile, anche se quella che ora verrà “instaurata” non segue “il concetto che abbiamo di carta e metallo“.
Ma è in qualche modo una moneta locale, considerando il fatto che oggi il mezzo di pagamento più usato dalle imprese e dall’amministrazione
non è il denaro contante
“, ha aggiunto. A riguardo, il cronista ufficiale della località e archivista municipale ha indicato che Alzira ha già coniato una propria moneta nel 1937, come altri municipi, anche se durò solamente per otto o nove mesi. “Si cercava di sostenere un po’ il commercio locale e che questa potesse far compiere le transazioni in modo normale”, ha indicato.

L’archivista Aureliano Lairón ha spiegato che il Municipio realizzò nel 1937 un’emissione del valore di 50.000 pesetas, in biglietti da 25, 50 centesimi e da una peseta. Questa moneta propria, che il commerciante cambiava al termine della giornata con il denaro dello Stato, “contribuì ad attivare in buona misura il commercio locale“.

“Spenderlo dove si vuole”
La maggioranza dei commercianti e dei cittadini di Alzira vede di buon occhio questa iniziativa poiché, come dicono, aiuterà a favorire e a rivitalizzare il commercio del paese. Nonostante qualcuno, come Pepa, pensi che ognuno deve spendere il denaro “dove vuole e in quello che vuole“. In questo senso, ha commentato che se il Municipio concede del denaro, il cittadino deve usarlo “in
quello che ritiene conveniente
” e non deve dire dove andrà speso. “Sicuramente va speso nel paese, ma non mi piace che mi venga detto dove lo devo spendere“, ha insistito.

Per Bibiana si tratta di una “buona iniziativa” per accertarsi che il denaro rimanga nel municipio. “Se i soldi sono delle persone del municipio, mi sembra giusto che tornino ai negozi del posto“, ha detto.

Allo stesso modo Julia ha affermato che se il denaro offerto dal Municipio “è quello versato da tutti i contribuenti” è “giusto” che “lo spendano ad Alzira“. Ramón, da parte sua, crede che sia un’idea “stupenda” che servirà per “rivitalizzare” il commercio, in particolar modo per i lavoratori autonomi come lui“.

Credo, per dovere intellettuale, che la sperimentazione di una moneta locale come quella proposta dalla municipalità di Alzira meriti un’analisi attenta scevra da facili e superficiali entusiasmi.

Indubbiamente la Moneta ha oggi assunto una fisionomia quasi del tutto indipendente dal valore reale del bene/servizio che rappresenta e di cui dovrebbe facilitare lo scambio. Le Monete che siano Euro o Dollaro sembrano essere diventate i parafulmini su cui si scaricano le tensioni valutarie e finanziarie internazionali.  Sono pertanto necessari dei correttivi ma, allo stesso tempo, occorre evitare le approssimazioni altrimenti si rischia di cadere nell’ apartheid economico e culturale.

L’analisi dell’iniziativa in oggetto, che presenta alcuni elementi di criticità, può essere però utile per fare una breve riflessione sul concetto di moneta locale.

Innanzitutto tale moneta locale viene introdotta dal municipio di Alzira quindi in qualche modo dall’alto e non dal basso e sarebbe interessante al riguardo conoscere il substrato ideologico /politico di chi la sostiene (il timore è di un eccesso di localismo dai caratteri secessionisti). La sensazione è che l’iniziativa sia  emotivamente (e forse politicamente) determinata e rivolta al mercato inteso in senso allargato e ai meccanismi di potere che lo governano per rifugiarsi nel piccolo, nel quasi-autarchico. Non per niente l’esperienza storica similare a cui viene fatto riferimento risale al ‘37, ai tempi della dittatura franchista e questo desta qualche interrogativo.

Viene da chiedersi se ha un qualche senso economico/sociale far circolare Moneta (sempre di denaro si tratta) in un ambito circoscritto per valorizzare l’economia locale. Mi sembra che la scelta strategica spagnola verta su di una condizione di marginalità economica che rischia di vedere recisi i rapporti con l’esterno. Quanto può durare tale meccanismo prima che si inceppi o che raggiunga un livello di estrema costrizione/frustrazione dell’economia locale? Mi sembra un’operazione di tipo dirigista che può funzionare in una pseudo dittatura. Inoltre il meccanismo di cambio di “alziras” (?) contro euro diventa così farraginoso che diviene  inutile emettere “alziras”. Il comune potrebbe trovare forme alternative di sostegno all’economia locale dal carattere meno “mediatico” e più pratico. Condivido circa la necessità di trovare forme di compenetrazione/bilanciamento tra  economia locale e globale (glocalismo economico e monetario) però occorre puntare sulla valorizzazione dei rapporti reali in un qualsivoglia ambito (ristretto o allargato) anzichè sulla mera rivisitazione della loro espressione monetaria.

In altri termini il problema non è come vengono espressi i fattori di produzione (terra, capitale, lavoro) ma come vengono utilizzati. La Monetà può essere un mezzo e non il fine di una riconsiderazione in chiave critica del nostro modello economico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Economia solidale, cooperativa, terzo settore

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About Luciano Fiordoni: Luciano Fiordoni, dopo gli studi in ambito economico-finanziario, ha svolto assistenza universitaria in Economia aziendale presso l’Università di Siena. Successivamente ha lavorato al Monte dei Paschi di Siena occupandosi di finanza (specializzandosi in finanza islamica) , ricerca e studi macroeconomici e congiunturali a livello nazionale ed internazionale. Redattore della rivista MPS «Economic Trends», è stato responsabile dell’analisi rischio paese a livello di gruppo MPS. Ha svolto collaborazioni con il Sole 24 ore pubblicando settimanalmente studi sui paesi emergenti. Attualmente collabora al Master per l’internazionalizzazione dell’Università per stranieri di Perugia dove tiene un ciclo di lezioni sulla finanza islamica in rapporto con quella convenzionale.

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