Alessandra Mecozzi: Non c’è lavoro senza diritti

| 26 Gennaio 2012 | Comments (0)

Con la sua politica la Fiat non attacca solo lavoro e libertà sindacali in Italia, ma viola anche il diritto internazionale del lavoro. Una campagna per i diritti

Si sa che in tempi di crisi la solidarietà è la pianta che più fatica a crescere: bisogna curarla, coltivarla, perché si sviluppi; invece l’attacco ai diritti e alle libertà è invasivo: se lo si lascia attecchire, non si riesce più a fermare. Fuor di metafora, la solidarietà non è un’espressione formale, per questo o quel gruppo di donne e uomini colpiti, ma una difficile costruzione di azioni nell’interesse di tutti! Se si subisce l’attacco a diritti e democrazia in una fabbrica o in un paese è certo che, senza risposte e resistenze forti, dilagherà facilmente. È per questo che la campagna della Fiom contro la distruttiva politica della Fiat, avviata a Pomigliano nel dicembre 2010 e consolidata con l’accordo separato che estende a tutto il gruppo l’attacco alle condizioni di lavoro e alle libertà sindacali, si è alimentata di scioperi e manifestazioni, e anche di azioni legali e continuerà su questo doppio binario.

Ma la Fiat/Chrysler è una azienda globale: le violazioni dei diritti e delle libertà in Italia riguardano anche tutti coloro che lavorano nei suoi stabilimenti nel mondo, perché con la sua politica la Fiat non attacca solo lavoro e libertà sindacale in Italia, ma viola anche il diritto internazionale del lavoro, contenuto nelle principali Convenzioni dell’OIL. In particolare la n.87 sulla libertà sindacale (1948) e la n. 98, sul diritto di organizzazione e contrattazione collettiva (1949), entrambe ratificate dal Governo italiano nel 1958. E del resto negli anni scorsi per ben due volte la Fiat ha rifiutato di negoziare con la Federazione Internazionale dei sindacati (FISM) un accordo quadro internazionale (che già diverse aziende dell’auto hanno sottoscritto) per la globalizzazione dei diritti fondamentali (core labour standards) contenuti nelle Convenzioni OIL.

È per questa ragione che la campagna nazionale “Voglio la Fiom in Fiat” è diventata anche una campagna internazionale, in collaborazione con il sito LabourStart (“Dove i sindacalisti cominciano la loro giornata”), a partire dai giorni immediatamente successivi all’accordo separato. Ad oggi sono circa 6.500 sindacalisti, attivisti sindacali e dirigenti, ad aver firmato e, dato interessante, una buona metà di firme proviene da Stati Uniti e Canada, e poi dall’Europa, in testa la Gran Bretagna, la Francia, la Germania. Ma in tutti i continenti c’è stata una risposta: dall’India all’Australia al Nord Africa.

Per quanto incoraggiante, non basta una raccolta di firme: perciò intendiamo fare un ricorso all’OIL, l’unica agenzia dell’ONU tripartita (imprese, governi, sindacati) che ha l’incarico, una volta esaminata la situazione, di sollecitare il Governo e prendere misure adeguate a far applicare le Convenzioni. Abbiamo dunque incontrato (Fiom e Cgil) rappresentati dell’OIL, per la verità molto sorpresi che in Italia potesse essere accettata senza alcun intervento una situazione del genere, dove le violazioni della lettera e dello spirito delle convenzioni sono palesi, oltre che delle leggi nazionali e della stessa Costituzione!

In che democrazia viviamo se la politica tace di fronte alla estromissione dai posti di lavoro del sindacato più rappresentativo e il divieto per chi lavora di eleggere il sindacato che vuole, oltre che dover subire un peggioramento della condizione di lavoro? Questa domanda verrà fatta ad alta voce da metalmeccanici e metalmeccaniche insieme ad altri soggetti che la condividono e che non si rassegnano alla regressione e all’ingiustizia, nella manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per l’11 febbraio “Democrazia al lavoro”. La lotta dei lavoratori Fiat non riguarda solo loro né solo i metalmeccanici, a cui è stato rubato il contratto nazionale, ma la società di cui facciamo parte. Nella profonda crisi sociale e democratica, in cui vive l’Europa, lottare per la democrazia e il lavoro non è solo un diritto, ma un dovere civile.

 

L’articolo è stato pubblicato su www.sbilanciamoci.info

Per sottoscrivere la campagna nazionale e internazionale (testo in più lingue):
http://www.labourstart.org/cgi-bin/solidarityforever/show_campaign.cgi?c=1207

www.fiom.cgil.it

I testi delle due Convenzioni internazionali si trovano in

http://www.notizieinternazionali.net/index.php?pagina=news&id=1025

Fonte: www.sbilanciamoci.info, 20 gennaio 2012

Category: Lavoro e Sindacato

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About Alessandra Mecozzi: Alessandra Mecozzi Nata a Roma il 14 novembre 1945. Né marito né figli. Ho due sorelle, un fratello e un mucchio di nipoti, madre novantunenne. Liceo Tasso e Università La Sapienza di Roma. Laureata nel 1970 con una tesi sulla Cgil. All’Università ho conosciuto la politica e il movimento studentesco, incontrato per la prima volta il sindacato. Non iscritta a nessun partito, dopo 2 anni di FGCI. Dalla fine del 1970 alla Fiom nazionale. Dal 1974 al 1990 alla FLM prima, poi alla FIOM di Torino/Piemonte. Nel 1975, con il gruppo dell’Intercategoriale donne cgil cisl uil di Torino, conosco e pratico il femminismo, nel sindacato e alla casa delle donne. 1983: primo convegno internazionale su donne e lavoro “Produrre e riprodurre”; 1987 : costruiamo Sindacato Donna nella CGIL. La politica per la pace, la incontro a Gerusalemme e nei territori palestinesi occupati, nel 1988, con donne italiane, palestinesi e israeliane (“Donne a Gerusalemme”, Rosenberg&Sellier), dopo una breve esperienza nei campi profughi palestinesi in Libano, in seguito a un appello di Elisabetta Donini. Nel 1989, eletta nella Segreteria Nazionale della Fiom, torno a Roma. Dal 1996, responsabile dell’Ufficio internazionale e, successivamente, anche della rivista della fiom Notizie Internazionali. Contribuisco alla nascita di “Action for Peace” (2001) un progetto di molte associazioni, per la presenza di missioni civili in Palestina/Israele; dal 2002 nel Coordinamento Europeo per la Palestina (ECCP). Partecipo dal 2001 - Genoa Social Forum - al processo del Forum sociale mondiale e del Forum sociale europeo. Dal 2012, “libera dal lavoro”, sono volontaria con “Libera” per l'area medio oriente e maghreb-mashreq e presidente della associazione “Cultura è Libertà, una campagna per la Palestina”.

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