Angelo Miotto: Un respiro che vale una rivoluzione

| 30 Dicembre 2015 | Comments (0)
Diffondiamo da Q code Magazine del 30 dicembre 2015
QUESTO RAPPORTO DI POTERE NASCE DA UN ATTO DOLOROSO, CHE CI ACCOMUNA TUTTI NEL MOMENTO DI PASSAGGIO DAL GREMBO MATERNO ALLA VITA ESTERIORE: QUANDO INSPIRIAMO ARIA PER LA PRIMA VOLTA.

Il respiro è un gesto meccanico, un potente moltiplicatore di sensazioni e ricordi per chi pratica esercizi e discipline, un soffio che scorre dentro di noi, vitale come già le antichissime scritture hanno sancito: fango e pneuma, soffio, per creare l’uomo nei racconti biblici del libro della Genesi.

Il rapporto di forza di oggi è racchiuso nei vostri ricordi, nella vostra consapevolezza, mentre leggete, di pensare e ascoltare il vostro respiro. Il ritmo cadenzato, l’affanno, il respiro dei vostri figli la notte, del partner, di un amico, dei vostri vecchi, di un malato terminale.

SE C’È UN PENSIERO CHE, FERMIAMOCI PER UN ISTANTE, PRODUCE SCONCERTO OGNI VOLTA CHE LO SI COMPRENDE NELLA SUA ESSENZA È IL BATTITO CARDIACO E IL RESPIRO. INTIMAMENTE LEGATI, INIZIANO IN MANIERE DIVERSE A FUNZIONARE E NON SI ARRESTANO SE NON ALLA FINE DEI NOSTRI GIORNI.

Quello che buttiamo dentro la nostra cassa toracica è, in buona sostanza, affare nostro, si potrebbe pensare. Dall’aria che respiriamo, al fumo che inaliamo o che subiamo. Cambia aria! Si dice a chi si vuol far allontanare. Il momento di forze che tirano in direzioni opposte sta nel subire una condizione legata a uno sviluppo economico e di viabilità che è penalizzante per noi tutti e che noi tutti non riusciamo a modificare, per le scelte disgraziate di pochi. Non è un caso ‘comunale’, che non esiste. Ma è un caso di sistema, che invece esiste e come, che ha visto dal secondo dopoguerra e per decine di anni avvantaggiare l’industria dell’automobile e il trasporto su gomma, rispetto a quello su ferro o su acqua, mentre la scommessa sull’ibridazione dei motori e delle energie alternative ha impiegato troppo tempo – cioè è stata boicottata – per diventare una realtà credibile.

DI TUTTA QUESTA VICENDA, CHE STA GIÀ NEI SAGGI E NEI LIBRI CHE CONSEGNEREMO ALLE PROSSIME GENERAZIONI SUI BANCHI SCOLASTICI, LASCIA SEMPRE STUPEFATTI COME UN INTERESSE GENERALE COSÌ PERSONALE E INTIMO COME IL DIRITTO A RESPIRARE, A FAR BATTERE IL CUORE, SIA RIVENDICATO IN MANIERA COSÌ TIMIDA.

Immaginare grandi manifestazioni o perlomeno riuscire a organizzare una leva di tipo elettorale rappresentativo verso gli indegni amministratori – per il Nord lombardo si guardi alla Regione, ché il Comune di Milano per esempio ha fatto bene assai la sua parte – dovrebbe essere alla portata di una semplice teoria. Quella di una maggioranza che sposta il proprio peso di decisione su interessi prioritari, che non vengono quindi regalati o concessi, ma resi esigibili nei confronti di chi amministra le condizioni della vita e della cosa pubblica in maniera da rispondere ai nostri diritti soggettivi e collettivi.

La regione, il governo nazionale. Esiste uno sviluppo del nostro sistema industriale (e questa sarebbe la prima domanda da fare, ma proseguiamo) che sia pensato e organizzato in linea con degli obiettivi precisi e prioritari, come per esempio respirare?

Cosa ce ne facciamo delle riforme che introducono il pareggio di bilancio in Costituzione quando mezza e più Italia (demograficamente parlando) non respira?

FRA LEOPOLDE E CINGUETTII, O LE MANCE IN BUSTA PAGA, NON CI SONO DELLE QUESTIONI CHE SONO DIRIMENTI – INQUINAMENTO E RESPIRO, COME TERRA DEI FUOCHI E SUOLO, IN UNA PAROLA HABITAT! – PER TUTTA UNA COMUNITÀ? SI POTREBBE AGGIUNGERE ANCHE UN RAGIONAMENTO SULLE RADIAZIONI ED ELETTROSMOG, MA, INSOMMA, IL SENSO DOVREBBE ESSERE CHIARO.

La parcellizzazione della protesta – si badi bene che il numero di manifestazioni per diversi motivi in Italia rimane comunque alto – è ancor più stupefacente perché potremmo sfilare addirittura per la famiglia o per rivendicare i giusti diritti sindacali, ma respirare non viene vissuto come pre-condizione alla nostra esistenza, salutando così alcuni mesi di vita e quindi morti premature per alcune decine di migliaia di italiani/anno, i numeri sono circolati in abbondanza in questi giorni in cui i giornali – sotto feste – han trovato un argomento eccezionale per le loro prime pagine. Schizofrenia da mancanza di ossigeno?

Alla fine, scrivendo di rapporti di potere più diversi, non si può che tornare sempre un punto fondamentale, in senso letterale. Cioè fondamento della possibilità di creare dei presupposti diversi rispetto a quello che ci viene imposto. Il diritto al mugugno è poca cosa se rapportato alla reale possibilità di cambiare le cose.

LA LAMENTAZIONE AL BAR DOVREBBE ESSERE PUNITA COME REATO PENALE E I PARTITI CHE CAVALCANO I SENTIMENTI DA BAR, DI CONSEGUENZA, CHIUSI, I LORO LEADER COSTRETTI ALLA GOGNA. È OVVIAMENTE UN PARADOSSO, PER CHI AMA LA LIBERTÀ; MA PER CHI AMA ANCHE IL DIRITTO A ESSERE RISPETTATO COME INDIVIDUO COMPONENTE DI UNA COLLETTIVITÀ ESISTE ANCHE UN DOVERE, CHE È QUELLO DI RIUSCIRE A FAR PREVALERE L’INTERESSE COLLETTIVO PRIMARIO.

In questo caso è respirare senza tosse, senza catarro, senza allergie, senza asma bronchiale che diviene cronica. È una cosa da esigere, non da chiedere. Deve essere data, non è merce di trattativa. E nel caso non venga assicurata, i responsabili devono essere individuati e indicati e contestati e ridotti nelle condizioni di non nuocere più alla collettività.

Per essere chiari, se i limiti fissati per legge vengono doppiati il presidente di regione Lombardia dovrebbe coordinare delle politiche e non fare polemichette con il sindaco o con gli esperti di una o dell’altra amministrazione.

Riprendiamoci il diritto, e il gusto, a ribellarci. Diamoci coraggio a vicenda. Con gli occhi aperti, perché c’è sempre chi semina provocazioni per tornaconto personale. Ma senza paura di far valere il più antico ingranaggio che i nostri neuroni possono controllare e ripetere in maniera del tutto naturale, quando inspiriamo, quando espiriamo. In fondo è solo della nostra vita che si tratta.

 

Category: Ambiente, Welfare e Salute

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About Angelo Miotto: Angelo Miotto è giornalista dal 1992, documentarista radiofonico, autore di saggi, testi teatrali e per l'opera. Ha vinto i premi Baldoni, Bizzarri, Anello Debole. Fra i pionieri del webdocumentario con produzioni riconosciute a livello internaizonale. Ha lavorato a Radio popolare, PeaceReporter, E il Mensile e nel Digital Brand. Nel 2013 ha fondato Q Code Mag, di cui è direttore insieme a Christian Elia

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