Vittorio Capecchi: Fare didattica con il tablet

| 4 Febbraio 2013 | Comments (0)

 

 

 

Il 25 gennaio 2013 al Centro congressi Camplus Bononia è stato tenuto un convegno molto interessante dal titolo “Dagli occhi alla mente, passando per un touch: la didattica con il tablet con gli studenti di oggi”. Il convegno è stato organizzato dalla Fondazione Malavasi, l’ente gestore delle scuole Marconi di Bologna ed ha avuto come attento moderatore e animatore Fabrizio Binacchi direttore della sede Rai Regionale per l’Emilia Romagna.

Giovanna degli Esposti, coordinatrice didattica delle Scuole Manzoni, ha spiegato molto bene perché è importante la didattica col Tablet. Non si tratta solo di utilizzare Lavagne interattive, Ipad ecc.. ma di partire dalle possibilità permesse dalla innovazione tecnologica per realizzare dei progetti didattici che dovrebbero diventare condivisi da tutti gli attori (docenti, alunni, famiglie). In questi progetti didattici l’obiettivo è di eliminare la predominanza delle “lezioni frontali”, con il professore che spiega e gli alunni che ascoltano, e realizzare in aula un laboratorio in cui gli studenti siano spinti a produrre libri digitali, utilizzando le diverse fonti disponibili nel web e, sotto la guida dei professori (occorre imparare a valutare e selezionare queste fonti), creare di fatto una biblioteca multimediale a disposizione di tutti. Le scuole Manzoni hanno aderito al progetto europeo Impara Digitale e si sono appoggiate al Liceo Lussana di Bergamo che coordina una rete di oltre trenta scuole sparse in tutta Italia.

Cesare Benedetti, Distinguished educator della Apple, ha parlato della sue esperienza di insegnante nella periferia di Milano e ha sintetizzato l’importanza di una didattica basata sull’ Ipad in tre termini: trovare, elaborare, condividere. Per imparare a utilizzare l’Ipad è innanzi tutto importante conoscerlo bene ed è per questo che il professor Benedetti ha dato l’Ipad ai colleghi prima delle loro vacenze in modo che, liberi da impegni scolastici, si abituassero alle sue potenzialità. Una volta poi che in classe viene definito un obiettivo occorre imparare a trovare le connessioni giuste c(con tetsi, foto, video ecc..) e poi elaborarle in modo da realizzare l’obiettivo essendo essenziale la loro condivisione. Mentre vi possono essere relazioni con il computer di tipo solitario l’Ipad insegna a lavorare insieme.

Alberto Vellani, docente di lettere alle Scuole Leonardo da Vinci di Reggio Emilia, ha sottolineato che con una didattica basata sul web si possono realizzare due obiettivi importanti: avvicinare la scuola alle famiglie e avvicinare la scuola al mondo di chi studia. Vellani ha sottolineato che la sua generazione si è soprattutto formata su i libri mentre le generazioni più giovani amano di più il teatro, le immagini, il laboratorio. Ciò che spesso amano è facebook e quindi perché non utilizzare l’ambiente facebook per corrispondere e apprendere in classe? E’ importante non lo strumento in se ma le idee di didattica che lo strumento può suggerire. L’apprendimento cessa di essere solo lineare e il processo di apprendimento diventa un po’ quello di entrare in una stanza e poi passare ad un’altra. Il contenitore Facebook in classe (contenitore che è aperto solo agli studenti di quella classe) permette di navigare e di avere collaborazioni con selezionate persone esterne per cui ad esempio la sua classe ha avuto contatti con una poetessa e sono stati realizzati dai suoi studenti filmati ispirati alle sue poesie. L’attenzione alla comunicazione ha portato, ad esempio,  a utilizzare una web cam e sono state  realizzate connessioni  interessanti: dalla connessione con studenti cinesi a quella con studenti ammalati che dovevano passare del tempo in ospedale lontani dall’aula scolastica.

Dopo questi interventi che hanno riferito esperienze didattiche in classe Fabrizio Binacchi ha fatto intervenire due docenti che hanno puntualizzato sia i rischi sociologici che quelli psicologici che si possono presentare quando le nuovissime generazioni incontrano Internet e le nuove tecnologie per la didattica.

Filippo Bernardi, direttore della Unità Operativa di Pediatria d’urgenza dell’Università di Bologna e presidente della Società Italiana di Pediatria dell’Emilia Romagna, ha riferito di esperienze europee dalla piattaforma kids on line (www.kids -online.net) in cui ragazzini e ragazzine possono crearsi un proprio website e trovare una molteplicità di giochi e di stimoli, alle ricerche di Sonia Livingstone, docente di Psicologia sociale e direttrice del Department of Media and Communications della London School of Economics autrice del libro Children and the Internet e di ricerche comparate su questa tematica al livello europeo e internazionale. Sulla base di queste ricerche comparate Bernardi ha riferito su molti problemi e rischi sociologici che si possono presentare quando un ragazzino o una ragazzina entra nel mondo del web. Per evitare questi rischi Bernardi ha soprattutto sottolineato l’importanza di realizzare corsi di alfabetizzazione digitale critici per genitori e per insegnanti così che le nuove generazioni non si trovino sole di fronte a un mondo del web che contiene anche immagini pornografiche, messaggi di odio ecc..

Franco D’Alberton, psicologo, psicoterapeuta e psicoanalista, Dipartimento tutela della salute della donna, del bambino e dell’adolescente Unità operativa di Pediatria Prof Cicognani Azienda ospedaliera universitaria S. Orsola Malpighi, ha sottolineato come sia importante che il bambino e la bambina imparino a contenere le frustrazioni e ad elaborare un pensiero simbolico. In una società liquida in cui ci può essere la spinta a un certo conservatorismo è importante il ruolo di intermediazione esercitato da insegnanti che non propongano solo delle nuove tecnologie o un ruolo amicale ma siano in grado di presentare alternative e punti di vista diversi perché i ragazzi e le ragazze hanno soprattutto bisogno di “avversari leali” e non di semplici amici.

 

Due riflessioni da parte dichi scrive sulle relazioni presentate in questo convegno:

(a) E’ evidente l’interesse e l’importanza di una didattica utilizzante il mondo del web che permetta un rapporto attivo e critico con la tecnologia creando dei “laboratori” in cui i ragazzi e le ragazze siano stimolati alla ricerca, imparino a impostare i problemi e a cercare soluzioni, realizzino percorsi personalizzati e imparino a costruire testi e connessioni che permettano di conoscere e avvicinare punti di vista diversi.

(b) Le nuove possibilità didattiche potrebbero permettere la trasmissione di contenuti che oggi nei confronti delle nuove generazioni sono carenti nelle due direzioni. Nella direzione delle discipline scientifiche come direttore da più di quaranta anni della rivista in inglese stampata da Springer Olanda dal titolo Quality and Quantity. International Journal of Methodology (rivista che si occupa di modelli matematici applicati alle scienze sociali come i modelli basati su reti neurali artificiali) posso affermare come oggi l’attenzione verso queste potenzialità della matematica siano del tutto trascurate nelle scuole superiori italiane e non è un caso che la percentuale più elevata dei lettori di questa rivista (il 35-40%) sia cinese e i testi arrivino in redazione per essere approvati per il 60% dall’Asia. Le nuove possibilità didattiche aperte dal web potrebbero colmare queste carenze e trasmettere in modo avvincente e non noioso competenze matematiche importanti. Anche nella direzione delle discipline umanistiche si avvertono molte carenze soprattutto legate al fatto che chi arriva all’università spesso non ha ricevuto sufficienti informazioni sulle componenti culturali, storiche ed economiche delle nazioni che sono al di fuori dell’Europa e degli Stati Uniti. Capire cosa è avvenuto e cosa sta avvenendo nella nazioni asiatiche, africane o dell’America latina è d’altra parte essenziali per muoversi in una società che anche in Italia è già multiculturale. Una impostazione didattica come quella presentata negli interventi del convegno può essere straordinariamente valida anche in questa seconda direzione.

 

 


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Category: Nuovi media, Scuola e Università

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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