La prima sortita del nuovo ministro: Profumo finalmente si manifesta

| 13 Dicembre 2011 | Comments (0)

Alla conferenza di presentazione della “manovra salvaitalia” il ministro dell’istruzione non c’era. Poiché non risultava essere in Afganistan, o in qualche missione speciale, la cosa di per sé suscita qualche riflessione. Ma non è questo forse, dopo quello dei soli tagli, il momento dello “sviluppo”? E con lo sviluppo la scienza, la ricerca, l’istruzione non c’entrano neanche un po’? Ma pazienza, siamo degli inguaribili ottimisti, aspettiamo gli atti, scripta manent.

Ed ecco una scoperta ancora più triste: verifichiamo facilmente che anche nel provvedimento manca qualsiasi accenno al mondo della scuola e dell’Università. Qui le nuove tecnologie, tanto care e osannate, facilitano il compito: le parole “Università” e “scuola” non compaiono affatto (l’algoritmo di Knouth-Morris-Prattt, per lo string mathcing, è infallibile e addirittura ottimale). La parola “ricerca” compare sì, ma assieme a “sviluppo” e riferita all’industria. Naturalmente.

Se quanto abbiamo detto sopra basta ed avanza a chiarire quanta importanza attribuisca il nuovo governo al mondo dell’istruzione e della cultura (d’altra parte, era abbastanza ovvio: cercare soldi dove oltre che la carne si è già rosicchiato anche l’osso), dopo la triste ma scontata scoperta , la comunità accademica più impegnata nella fervida attesa che il prof. Profumo manifestasse in qualche modo il suo punto di vista.

D’altra parte, andavano tenuti in conto due fatti: 1) Da De Sanctis alla Gelmini. Si poteva peggiorare? Evidentemente no, e quindi, nel necessario subentro, tutti pendevamo dalle prime parole del nuovo Ministro, uomo del settore, ex (?) rettore. Questo almeno dovrebbe capire di cosa si parla, pensava qualcuno. 2) Bisognava pur dare atto al Rettore Profumo di avere adottato uno degli statuti più democratici possibili (s’intende, entro le maglie della 240), e di averlo anche determinato nel modo più democratico, addirittura con un referendum. Qualche speranza era giustificata. Poi finalmente l’epifania, è apparso qualcosa; si veda l‘intervista di Andrea Rossi su «La Stampa».

L’intervista si apre con una strana battuta su telegrammi che costerebbero 500 euro l’uno. Assumiamo che sia un misundertanding, senza indulgere a facili battute. Non fosse così, siamo pronti a offrire il servizio a 450 euro a telegramma…

Ma al di là delle facezie, il ministro dice delle cose serie. Più che criticare i tagli dissennati dei suoi predecessori, del governo Berlusconi (sit venia injuria verbis), treMonti, Gelmini, Profumo afferma che: «Però dobbiamo riflettere su un dato: non si è investito in tecnologia. La conseguenza è che una parte della spesa è parassitaria». Che cosa vuol dire, ingegnere, ci spieghi meglio: in fondo noi siamo quelli che dovrebbero gestire il travaso dalla teoria all’atto. Studiare Dante è una fesseria, perché non vengono fuori brevetti? O è Leopardi il suo problema? O, magari, è Aristotele che non serve alla Fiat? Dice l’intervistatore: «La scuola che Francesco Profumo ha in mente è così: senza burocrazia, senza carta, forse anche senza cattedre, magari con pochi soldi, però spesi bene».

Be’, per quanto riguarda il “senza cattedre” è ormai un tempo assai lungo che Conpass, Rete 29Aprile, e tanti altri parlano del ruolo unico. Senza cattedre in che senso, ingegnere? Più della metà del mondo accademico lo dice da un pezzo. Ma l’aveva in sostanza già detto Ruperti, con la 382; vien da pensare che l’unica cattedra, vera, sola, importante, essenziale al progresso dell’umanità sia quella che si occupa fisicamente con le proprie sacre terga. Quanto tempo è che si parla di ruolo unico, e quanto tempo è che i baroni veri, non quelli della massmediatica iconografia della Gelmini, si sentono tremare le vene de (qui il lettore può scegliere: “i polsi” se è borghese, “le terga” se è proletario).

Ma il Neo-Ministro non disdegna dal discettare sugli sprechi.

Chiede il giornalista: «Soldi buttati?». «Già – prosegue il ministro. Io voglio usare bene le risorse che ci sono. Finora non è stato fatto. C’è poca attenzione al controllo della spesa. Non si curano i dettagli. Invece chi governa dovrebbe avere a cuore che ogni euro sia impiegato bene. E solo a quel punto chiedere più risorse».

Ecco disvelarsi lo sdoganamento che il PDL aspettava. Diciamolo in sintesi: il governo Berlusconi, oltre alle leggi per il suo satrapo, non ha fatto un bel nulla. L’unico provvedimento di cui vantarsi è la “riforma epocale dell’università”. «Abbiamo sistemato l’università», abbiamo sentito sentenziare dalla generosa e profonda intellettualità della Santanché e della Gelmini, con Quagliariello e Stracquadagno a fare da contrappunto.

La parte più tragica è costituita da quella chiusa: «E solo a quel punto chiedere più risorse». Sottinteso (mica poi tanto): la Gelmini mica ha tagliato la cultura, ha tagliato gli sprechi. E anche: non si avrà mica l’ardire di chiedere soldi per la ricerca adesso? Come se le università non fossero al collasso; e come se i soldi dati alla ricerca non fossero un investimento, in un Paese che vuol crescere, ma l’ennesimo spreco, come le auto blu. Restiamo pure dunque il fanalino di coda dell’OCSE, fino a quel punto; ingegnere, non avrà mica in mente il punto improprio, o punto all’infinito della retta reale…

La prima operazione da fare, dunque, sarebbe quella che costituisce il succo della lettera di Modica. Certo, se il senatore Modica si fosse accorto un po’ prima di dove il centrodestra lo stava tirando per la giacchetta, saremmo stati più contenti; felicissimi che ora, sull’orlo del baratro, abbia un po’ di disagio anche lui. Profumo parla di giovani, scuola e ricerca; parole che non ci sono nel solito documento (accidenti all’algoritmo di string matching). E poi la scuola è stata immolata sull’altare dei soldi pubblici: «Dobbiamo riflettere su un dato: non si è investito in tecnologia. La conseguenza è che una parte della spesa è parassitaria».

Ministro, ci spieghi bene: chi è parassitario, in specie: Dante, Petrarca, Foscolo, Leopardi? Perché così smettiamo.. Vuoi mettere con un tubo cadotico? Ministro, il passato non promette bene. La scuola è stata immolata sull’altare dei conti pubblici. Riprendiamo di nuovo la risposta; vale la pena: « Io voglio usare bene le risorse che ci sono. Finora non è stato fatto. C’è poca attenzione al controllo della spesa. Non si curano i dettagli. Invece chi governa dovrebbe avere a cuore che ogni euro sia impiegato bene. E solo a quel punto chiedere più risorse». Cioè ha ragione la Gelmini? Abbiamo tagliato gli sprechi, mica depauperato la ricerca. Adesso che i soldi li spendiamo bene c’è la goduria per tutti?

Da investire in che modo?: «Dal punto di vista tecnologico l’Italia è rimasta nel vecchio millennio. La pubblica amministrazione non ha investito in de-materializzazione, semplificazione, tecnologie. Sono convinto che a parità di risorse, semplicemente spostandone una quota su questi versanti, si possano rilanciare formazione e ricerca».

Senza un soldo, Ministro? Va bene come s’è fatto? Ma lei non è quello che aveva detto che se passava la Gemini si dimetteva? Omonimia? O fulminazione sulla via di Damasco? O intercettazioni ambientali svisate? O ci hanno semplicemente informato male? Basta la tecnologia? O nella scuola mancano i saperi? «I nostri figli acquisiscono non più del venti per cento delle loro competenze in classe. Assimilano informazioni attraverso un’infinità di mezzi. Però non sanno organizzarle. La scuola deve insegnarlo». In che modo, Ministro, mandandoli a ragionare alla Bocconi? O per caso alla classe politica dà noia che ognuno le organizzi secondo la sua testa?

Il ruolo dell’insegnante cambierà?: «Ha senso passare trent’anni e più a ripetere le stesse nozioni? Dobbiamo chiederci se la scuola in cui uno spiega e gli altri ascoltano abbia ancora ragione d’essere».

Qui ci vengono in mente due cose, l’una ovvia e l’altra un po’ ardita. Quella ovvia è: ma se andiamo insegnando le stesse cose da tempo, non sarà che proprio quelle siano le “cose” da sapere? La seconda è appunto un po’ più sfidante. Una volta che l’ANVUR avrà prodotto tutti gli indici, le mode le mediane e le medie e le varianze che ora sembrano così inderogabili sin quasi alla sacralità, perché non fare un semplice, economicissimo esperimento: e se le applicassimo ai membri della CRUI? Non sarebbe bellissimo, l’idoneità per Rettore? E se venissero fuori dei valori inferiori a quanto serve per l’idoneità da associato?

Intanto le classi scoppiano: 30 allievi non sono troppi?: «Se superiamo il meccanismo delle lezioni frontali e il concetto dei laboratori, trasformando tutta la scuola in un vettore 2.0, allora trenta studenti possono persino essere pochi».

Ecco vedi non essere ingegneri: non ci avevamo proprio pensato. C’è una classe che è un pollaio, metti 34 studenti. Solo a interrogarli tutti si perde metà del tempo. Ma ecco la pensata geniale: vedila come un vettore. E perché poi solo un vettore? Vedila come matrice tridimensionale. E perché fermarsi? E l’iperspazio? Perché non vederla nella quinta dimensione? Grossmann insegna, 48 bambini per 5 insegnanti in uno spazio a 7 dimensioni. E Vaiiiiiiiiiiiii.

Cambierà le riforme Gelmini come molti le chiedono?: «Ho trascorso parte della vita occupandomi di gestione dei sistemi complessi. E ho imparato una cosa: quando si inizia un lavoro è indispensabile far funzionare quel che c’è. La riforma ha aspetti positivi e altri meno, ma questo Paese non può campare in eterno con rivoluzioni e fasi transitorie. Ha bisogno di stabilità».

Non abbiamo avuto due anni, dico due, di stabilità: proprio adesso che abbiamo la peggior legge dalla fondazione del Regno d’Italia insorge prepotente questo bisogno di quiete? Singolare davvero; ma si consoli, Ministro: c’è tutta la CRUI che le fa compagnia. D’altra parte, il 90% del corpo accademico chiede di cambiare, e subito, tutto il possibile. Ma che conta, in democrazia?

Come costruirà la scuola che ha in mente?: «In questi anni sono state avviate sperimentazioni di grande valore. Nei prossimi mesi voglio girare l’Italia, raccogliere queste esperienze, metterle a sistema, farne i cardini di un grande progetto Paese. Il momento è difficile. Purtroppo a lungo non abbiamo voluto dircelo. Adesso sono necessari sacrifici. Però l’Italia è meglio di quel che appare. Custodisce grandi individualità. Ma non possiede il senso del collettivo».

Ecco, Ministro, faccia un giro, e poi ci dica. Da sempre c’è un’accezione collettiva del tutto, e una distributiva. Il problema è che non capiamo il collettivo? Sarà, ma lei il distributivo l’ha capito bene? O le conviene fare le orecchie da mercante, pardon, da ingegnere?

Category: Scuola e Università

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About Maurizio Matteuzzi: Maurizio Matteuzzi (1947) insegna Filosofia del linguaggio (Teoria e sistemi dell'Intelligenza Artificiale) e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Studioso poliedrico, ha rivolto la propria attenzione alla corrente logicista rappresentata da Leibniz e dagli esponenti della tradizione leibniziana, maturando un profondo interesse per gli autori della scuola di logica polacca (in particolare Lukasiewicz, Lesniewski e Tarski). Lo studio delle categorie semantiche e delle grammatiche categoriali rappresenta uno dei temi centrali della sua attività di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: L'occhio della mosca e il ponte di Brooklyn – Quali regole per gli oggetti del second'ordine? (in «La regola linguistica», Palermo, 2000), Why Artificial Intelligence is not a science (in Stefano Franchi and Güven Güzeldere, eds., Mechanical Bodies, Computational Minds. Artificial Intelligence from Automata to Cyborgs, M.I.T. Press, 2005). Ha svolto il ruolo di coordinatore di numerosi programmi di ricerca di importanza nazionale con le Università di Pisa, Salerno e Palermo. Fra il 1983 e il 1985 ha collaborato con la IBM e, a partire dal 1997, ha diretto diversi progetti di ricerca per conto della società FST (Fabbrica Servizi Telematici, un polo di ricerca avanzata controllato da BNL e Gruppo Moratti) riguardo alle tecniche di sicurezza in informatica, alla firma digitale e alla tecniche di crittografia. È tra i promotori del gruppo «Docenti Preoccupati» e della raccolta firme per abrogare la riforma Gelmini.

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