Roberto Alvisi: La nuova via ferroviaria della seta. Da Milano a Pechino in treno in 26 ore

| 13 Gennaio 2017 | Comments (0)
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Per la rubrica “Ricerca e innovazione” di www.inchiestaonline.it ho segnalato il 4 agosto 2016 la straordinaria passerella di vetro denominata “Spirale del drago” che collega due vette della montagna di Tian Men.  La notizia che segnalo oggi ha molte maggiori conseguenze economiche e politiche e sulla Via della seta si rinvia al testo di Maurizio Scarpari 27 dicembre 2016 nella sezione “Osservatorio Cina”
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1. Da Milano a Pechino con la New Railway  Silk Road in ventisei ore
da Si viaggia.it

Da Milano a Pechino in treno in 26 ore, per un totale di 9710 chilometri. Da Torino a Pechino il tempo di percorrenza per i 9838 chilometri che separano le due città è sempre di 26 ore, minuto più minuto meno. Benvenuti nella nuova via ferroviaria della seta, la New Railway Silky Road, la ferrovia intercontinentale del futuro che unirà le principali città di Europa e Asia via treno ad alta velocità.

Già da oggi potete calcolare online le distanze tra le città che vi interessano dalla pagina Silk Metro, che rende l’idea sulla filosofia che ha animato il progetto: se l’antica via della seta era una combinazione di percorsi e linee e collegava una rete di città tra Europa e Asia, oggi, combinando tecnologia e connettività moderne, si può ottenere una sorta di metropolitana intercontinentale ad alta velocità.

Ad oggi sono 30 le grandi città che hanno aderito all’iniziativa, con l’obiettivo di arrivare a 50 città entro l’anno. Il prossimo appuntamento è il 3 giugno a Sochi, in Russia, dove i sindaci delle città cinesi e russe firmeranno la loro adesione.

Nel frattempo Russia e Cina si stanno portando avanti, con una nuova linea veloce Mosca-Pechino e un accordo di finanziamento di 25 miliardi di euro della tratta Mosca-Kazan, che costituirà una parte fondamentale della nuova linea ferroviaria della seta.
Intanto in Europa si lavora per costruire i 9 corridoi della rete TENT-T, con il Corridoio Mediterraneo e il tunnel di base del Moncenisio che collegherà Torino e Lione attraversando le Alpi.

Lo scorso 21 aprile sono arrivati a Lione i primi container della compagnia cinese Wuhan Asia Europe Logistics, dopo un viaggio su rotaia di 11.300 km attraverso Cina Kazakistan, Russia, Bielorussia, Polonia, Germania e Francia. Un viaggio di 15 giorni (in nave ce ne vogliono 45), durante il quale si sono alternati alla guida circa 20 macchinisti. “Quando ci sarà l’attraversamento delle Alpi” ha spiegato il direttore generale di Tunnel Euralpin Lyon-Turin, Mario Virano, “si passerà dall’Italia attraverso il Corridoio Mediterraneo perché sarà l’itinerario più competitivo, risparmiando almeno 1.500 chilometri. E’ un’occasione da non perdere, altrimenti quelle relazioni si svilupperanno lo stesso, ma per altre vie”. Dopo che a novembre si era svolto a Torino  il primo “Forum delle Città della nuova via ferroviaria della seta“, durante il quale sindaci di varie nazionalità si erano impegnati a promuovere il progetto, la sede europea del Forum è stata posta nel capoluogo piemontese . Qui, a partire da metà luglio, tutti i giovedì e venerdì si potranno avere informazioni sullo sviluppo del progetto. “Il Forum delle città della nuova via ferroviaria della seta delinea una grande opportunità geo politica e geo economica di connessione tra Atlantico e Pacifico nel solco della grande tradizione di Marco Polo”, ha concluso Verano.

 

2. Nei prossimi giorni arriverà a Londra il primo treno merci che collega la Cina con la capitale britannica

da www.l’antidiplomatico.it

 

E’ operativo dal 1  gennaio 2017  un treno merci che trasporterà prodotti di piccole dimensioni dalla Cina al Regno Unito, riporta l’agenzia di stampa Xinhua . Gestito dalla China Railway Corporation, il treno partirà dalla stazione di di Yiwu, nella provincia orientale di Zhejiang, e viaggerà 18 giorni, per oltre 12.000 Km, per raggiungere Londra. Prima della sua destinazione finale, il treno merci cinese passerà attraverso il Kazakistan, la Russia, la Bielorussia, la Polonia, la Germania, il Belgio e la Francia. La città di Yiwu è considerato ‘il più grande mercato del mondo’ e ha un potenziale che risiede nella produzione di prodotti di piccole dimensioni, che costituirà la maggior parte del carico del treno. Il carico include articoli per la casa, abbigliamento, tessuti, borse e valigie. Il percorso tra Cina e Regno Unito è parte di un progetto soprannominato ” Una cintura, una via ‘  (OBOR, per il suo acronimo in inglese) promosso dal governo della Cina nel 2013″ e che coinvolge paesi in tre continenti: Asia , l’Africa e l’Europa. Due anni fa, il progetto OBOR ha inaugurato “la linea ferroviaria più lunga del mondo”, il collegamento  Yiwu-Madrid   Dal punto di vista commerciale, si legge sulla BBC, i treni merci, “offrono un’opzione intermedia per gli esportatori, più economica ma più lenta del trasporto marittimo e aereo, ma molto più costosa del trasporto veloce”.

PECHINO – Dalla Cina sudoccidentale all’Europa centrosettentrionale in quindici giorni via terra, invece che in quaranta via mare. È questa la nuova strada ferrata, lunga 8 mila chilometri, che permetterà a treni merci da 80 container, di spostarsi da Chengdu a Rotterdam, il più grande porto d’Europa che prova così a scalzare definitivamente Amburgo e Anversa. I due estremi della nuova strada ferrata diventeranno a loro volta due ulteriori snodi della ragnatela con cui le ferrovie (e le merci) cinesi stanno avvolgendo il mondo. Specie l’Eurasia, dove esiste una strategia ben precisa con tanto di slogan: «yidai, yilu», «una cintura, una via».

 

 

3.  Giordano Stabile: La battaglia delle ferrovie per la nuova Via della Seta

da La stampa 3 dicembre 2016

Cina, Russia e Iran si sfidano per il controllo del mercato in Oriente. Al centro dei loro progetti infrastrutture da costruire in Pakistan e Afghanistan

In futuro il confronto tra le grandi potenze orientali si giocherà attraverso il controllo dei traffici su rotaia Il Grande gioco in Asia centrale ora si disputa sui binari. Due grandi progetti stanno per trasformare Afghanistan e Pakistan nella futura piattaforma degli scambi commerciali fra Cina, India, Russia e anche Europa. Con rivalità che ricordano quelle fra le grandi potenze coloniali di due secoli fa. Per l’Afghanistan, uno dei pochi Paesi al mondo che non ha mai avuto una ferrovia, è un balzo in avanti impressionate e anche una delle ultime chance di ancorarsi all’Asia in pieno boom e mettersi alle spalle il Medio Evo dei Taleban. Ma proprio gli studenti coranici barbuti, assieme al rivale strategico di sempre, il Pakistan, sono i maggiori ostacoli al sogno del presidente afghano Ashraf Ghani. Il progetto della linea Turkmenistan-Afghanistan-Tajikistan (Tat), che da Atamyrat dovrebbe arrivare a Panj, dovrà attraversare tutto il Nord del Paese, compreso il distretto di Kunduz in gran parte occupato dagli islamisti. Quattro giorni fa il leader afghano ha inaugurato la prima tratta, assieme al presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhammedov. Quattro chilometri sono in territorio afghano, fino alla cittadina di Aqina.

Giochi di potere L’Afghanistan è rimasto fuori dalle reti asiatiche che hanno cominciato a svilupparsi già nella seconda metà dell’Ottocento, in India e nell’Impero zarista. Nelle fasi finali del Grande gioco, Gran Bretagna e Russia decisero che il Paese dei fieri guerrieri Pashtun doveva essere un cuscinetto fra i loro domini, quindi isolato, in modo che nessuno potesse sfruttarlo per spedizioni militari.

Oggi la sua sopravvivenza dipende invece nel collegarsi il più rapidamente possibile alla nuova Via della Seta, ferrovie, autostrade, porti, che la Cina sta realizzando a tappe forzate e che la collegherà al vicino Pakistan. La Tat, 635 chilometri in tutto per un costo previsto in 2 miliardi di dollari, è invece sponsorizzata dall’Iran, e in misura minore dalla Russia. Permette di collegare il Turkmenistan al Tagikistan, bypassando l’Uzbekistan, ostile a Teheran, e in prospettiva di offrire uno sbocco al mare ai prodotti cinesi senza passare dal Pakistan, gigante musulmano sunnita mal visto dagli iraniani. Per Kabul invece si tratta anche di un modo per avvicinarsi all’Europa, perché il Turkmenistan è collegato alla vecchia rete sovietica che arriva fino ai confini dell’Ue.

Progetti alternativi La Tat però va a rilento e i problemi di sicurezza non promettono sviluppi rapidi. All’inaugurazione dei binari, su traversine di cemento immacolate, Ghani e Berdymukhammedov hanno parlato di «momento storico» e un nuovo via “alle relazioni commerciali”. Due giorni dopo però i cinesi hanno risposto con l’apertura del primo collegamento treno-nave fra la regione interna dello Yunnan alla costa e di lì fino al porto pachistano di Karachi. L’antipasto di quello che sarà il tassello fondamentale della Via della Seta, le linea ferroviaria diretta Cina-Pakistan, 1800 km fra Kashgar e il porto pachistano di Gwadar. Correrà parallela a una nuova autostrada per costo complessivo di 18 miliardi. Il progetto è stato lanciato lo scorso dicembre. Preoccupa Kabul, che teme di restare isolata nella morsa Cina-Pakistan. Pechino è l’alleato storico di Islamabad ma guarda anche all’Afghanistan. E ha cercato di rassicurare il presidente Ghani con un’altra proposta. Unire la nuova linea a Kabul con due deviazioni, da Quetta e Peshawar. Il viceministro degli Esteri cinesi Kong Xuanyou l’ha illustrata al palazzo presidenziale e ha sottolineato che la Via della Seta “sarà decisiva” anche per l’Afghanistan. Chissà se i nuovi binari, se mai vedranno la luce, riusciranno a mettere d’accordo i rivali di sempre.

 

 

 

4. Cecilia Attanasio Ghezzi: La ferrovia voluta da Xi Jinping trasporta le merci in 15 giorni contro i 40 via mare

da La Stampa del 30 settembre 2016

 

PECHINO – Dalla Cina sudoccidentale all’Europa centrosettentrionale in quindici giorni via terra, invece che in quaranta via mare. È questa la nuova strada ferrata, lunga 8 mila chilometri, che permetterà a treni merci da 80 container, di spostarsi da Chengdu a Rotterdam, il più grande porto d’Europa che prova così a scalzare definitivamente Amburgo e Anversa. I due estremi della nuova strada ferrata diventeranno a loro volta due ulteriori snodi della ragnatela con cui le ferrovie (e le merci) cinesi stanno avvolgendo il mondo. Specie l’Eurasia, dove esiste una strategia ben precisa con tanto di slogan: «yidai, yilu», «una cintura, una via».

La nuova “Via della seta” è una ferrovia di 8.000 km che unisce Cina e Olanda. L’idea che ha caratterizzato la politica estera di Xi Jinping da quando si è insediato quattro anni fa, è quella di una «nuova Via della Seta» che sfrutti gli itinerari commerciali dell’antichità per spostare merci da un capo all’altro del continente euroasiatico e ricostruire i legami economici, politici, culturali tra le varie nazioni. Le merci dovranno tornare a viaggiare via mare e via terra sfruttando la nuova rete di infrastrutture che si va costruendo. Si tratta di porti, ferrovie, autostrade, gasdotti e oleodotti su un territorio che coinvolge 64 Paesi, il 70% della popolazione mondiale, il 75% delle riserve energetiche e il 55% del prodotto lordo globale. Secondo il Financial Times solo per i progetti già sulla carta saranno necessari 890 miliardi di dollari. E infatti sono già state costituite due banche che metteranno a dura prova l’egemonia della Banca mondiale: la Banca per gli investi menti nelle infrastrutture asiatiche (Aiib) e la Banca per lo sviluppo asiatico.

 

Category: Osservatorio Cina, Osservatorio Europa, Ricerca e Innovazione

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About Roberto Alvisi: Riportiamo la Biografia di Roberto Alvisi (nato a Bologna nel 1938) per la lista "La rosa per Bologna". Per le elezioni 2016 Roberto Alvisi si è candidato sempre per "La rosa per Bologna" con la Lista Bologna viva. "Ho fatto il sindacalista per una vita. Dai picchetti davanti alla Sasib di Bologna, alla militanza nella Fiom-Cgil, poi l'esperienza unitaria con la Flm. Era il '68 quando ho compreso che la lotta o era dentro il sindacato, o non era per niente. Parole d'ordine come militanza, solidarietà, equità, eguaglianza, contrattazione divennero allora il mio pane quotidiano. Le stesse parole - poi - che vent'anni dopo ho messo in campo come presidente di una combattiva associazione, la Uildm di Bologna: la Unione per la lotta alla distrofia muscolare. Un altro “padrone” da combattere, una nuova problematica da affrontare, una dura esperienza nel settore socio-sanitario-assistenziale con uno strumento diverso : il volontariato. Per me la politica e l'impegno civile si mescolano sempre: una parola, una sola: solidarietà. Se dovessi riassumere i miei ultimi vent'anni da presidente della Uildm, non trovo altri termini. Solidarietà era la stessa parola che usavo spesso quando facevo il sindacalista, e che non ho smesso di usarla anche in una piccola ma ascoltata associazione che si occupa di disabilità”. Mio figlio Bruno ha di recente concluso la sua esperienza di vita di persona distrofica; anche nel suo ricordo continuerò ad operare nel volontariato, nel privato sociale e nella ampia rete delle strutture istituzionali che la città possiede per migliorare la qualità della vita delle persone".

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