Rossana Rossanda: Macron l’americano

| 26 aprile 2018 | Comments (0)

 

Diffondiamo da sbilanciamoci.info del 26 aprile 2018

Grande frastuono mediatico in Francia per la visita di Emmanuel Macron al presidente degli Stati Uniti: in questo momento, mentre scrivo, sta concludendosi con un discorso in inglese al congresso. Si sono sprecati gli abbracci, i baci e altre carinerie.

Tutti e due, il Donald e l’Emmanuel, avevano bisogno di una immagine rinfrescata; ma il bilancio politico del presidente francese appare modesto. Soprattutto sono emersi i dissensi a proposito del Medio Oriente e in particolare dell’Iran: Macron era molto più mite di quanto non sia stato il suo ospite americano, che ha addirittura alzato la voce contro i fatali persiani. “Abbiamo riempito il Medio Oriente con miliardi di dollari, senza averne nulla in cambio: adesso la musica cambia!” Macron ha cercato di rimediare la violenza di Trump, proponendo un rinnovo del contratto a suo tempo firmato da Obama, ma Trump non ha ceduto: la scadenza del vecchio contratto è il 12 del mese prossimo. In quel giorno, Trump farà sapere il suo parere.

Neanche sul problema dei dazi su acciaio e alluminio esportati dalla Francia si è lasciato commuovere, ma questo è secondario rispetto alle ambizioni di Macron di svolgere un ruolo internazionale come rappresentante degli stati europei. Effettivamente, è più lui ad aver bisogno dell’amico americano che il reciproco: Trump ha l’aria di stare benissimo anche da solo, mentre Macron si trova in una difficile situazione nel proprio paese.

Lo sciopero dei ferrovieri non declina, anche se è molto difficile da sopportare per gli utenti: anzi, i ferrovieri hanno segnato un punto rifiutandosi di continuare il dialogo fra sordi con la ministra dei trasporti Elisabeth Bornet. Hanno interrotto i rapporti con lei chiedendo di trattare direttamente col presidente del consiglio Edouard Philippe, e dopo qualche diniego, lo hanno ottenuto: l’incontro fra tutte e tre i sindacati e Philippe avrà luogo il 7 maggio. Sono in ballo non soltanto le sorti della SNCF e in particolare il suo ingente debito, ma anche lo statuto speciale dei ferrovieri, che il governo intende rinnovare: effettivamente, era diversa la condizione di lavoro quando i macchinisti dovevano riempire di carbone le locomotive in mezzo a un sudiciume e un calore asfissiante, tuttavia il pensionamento anticipato rispetto ad altre categorie e i vantaggi salariali non sono “privilegi” cui è facile rinunciare. Lo sciopero che si rinnova ogni 10 giorni e dura ogni volta 48 ore, non declina e fino ad oggi è appoggiato anche dall’opinione pubblica che continua ad amare i suoi cheminots. Non solo, ma la compagnia aerea di bandiera Air France si è aggiunta all’agitazione della SNCF, sia pure senza l’andamento a singhiozzo della mobilitazione dei ferrovieri. Anche alcune università si sono inserite nel movimento: niente però di simile alle molte rievocazioni del ’68.

In questa situazione, a Macron giova vantarsi di essere il primo rappresentante di un paese europeo che Trump ha invitato, non senza stendere il tappeto rosso e tutti gli onori del cerimoniale. Anche le due consorti Brigitte e Melania hanno fatto la loro parte: mentre gli uomini si occupavano di politica, cioè delle cose serie, esse, bianco vestite, visitavano una esposizione di Cézanne oppure (Melania) si occupavano del menu e della decorazione del tavolo serale. Naturalmente la stampa degli Stati Uniti ha dato all’evento minore rilievo di quella francese, che non ci ha risparmiato nulla dei tre giorni di visita.

 

Category: Osservatorio Europa, Osservatorio Stati Uniti, Politica

About Rossana Rossanda: Rossana Rossanda (Pola, 23 aprile 1924) è una giornalista, scrittrice e traduttrice italiana, dirigente del PCI negli anni cinquanta e sessanta e co-fondatrice de il manifesto, giornale con cui ha collaborato fino a novembre 2012. Nacque a Pola nel 1924. Fra il 1937 e il 1940 frequentò il Liceo Classico Manzoni di Milano e anticipò di un anno l'esame di maturità. Fu allieva del filosofo italiano Antonio Banfi, giovanissima partecipò alla Resistenza come partigiana e, al termine della Seconda guerra mondiale, si iscrisse al Partito Comunista Italiano. In breve tempo, grazie anche alla sua profonda cultura, venne nominata da Palmiro Togliatti responsabile della politica culturale del PCI. Nel 1963 venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. Nel 1968 pubblicò un piccolo saggio, intitolato L'anno degli studenti, in cui affermava la sua adesione al movimento della contestazione giovanile, sviluppatosi proprio in quell'anno. Contraria al socialismo reale dell'Unione Sovietica, insieme a Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri contribuì alla nascita de il manifesto, che, inizialmente, fu anche un partito, oltre che un quotidiano. Nonostante il parere contrario di Enrico Berlinguer[1], Rossanda fu radiata dal PCI a seguito del XII Congresso nazionale svoltosi a Bologna. Nel 1972 il manifesto partito ottenne solo lo 0,8% dei voti, e, anche a causa della sconfitta elettorale, si unificò con il Partito di Unità Proletaria, cioè con le parti del PSIUP e MPL che non avevano accettato di confluire nel PCI o nel PSI dopo la sconfitta elettorale del 1972, dando vita al PdUP per il Comunismo, di cui fu cofondatrice. Rossana Rossanda ha scritto la sua autobiografia: "La ragazza del secolo scorso", Einaudi, Torino, 2005

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