Riccardo Terzi: La vittoria elettorale del PD non inghiotta la sinistra

| 6 Giugno 2014 | Comments (0)

 

Da l’Unità 6 giugno 2014

Si va verso un futuro in cui non ci sarà più dialettica politica tra destra e sinistra?

DOPO LO STRARIPANTE SUCCESSO DELLE ELEZIONI EUROPEE, TUTTO IL GRUPPO DIRIGENTE DEL PD È ENTRATO, COMPRENSIBILMENTE, IN UNA CONDIZIONE DI EUFORIA, perché quel risultato arriva dopo una lunga stagione di delusioni e di sofferenze. Sarebbe del tutto ingeneroso non riconoscere il grande valore storico di questa vittoria. Ma ho l’impressione che alcuni si siano lasciati inebriare dalla «vertigine del successo», perdendo di vista la materialità concreta dei rapporti di forza e delle condizioni politiche del Paese.

Mi ha molto colpito, e allarmato, la definizione del Pd come «partito della nazione », perché qui si compie un salto da un’idea maggioritaria a una totalitaria, e il partito diviene il «tutto», l’interprete esclusivo dell’interesse e dell’identità nazionale. È una formula del tutto inedita, ed essa ci rinvia a modelli che sono estranei alla nostra tradizione democratica, laddove non c’è nessuna distinzione tra partito e Stato.

È solo un inconsapevole slittamento linguistico, un artificio retorico che nasce in questo attuale clima di esaltazione collettiva? È probabile che si tratti solo di questo, ma sarebbe bene misurare il significato delle parole, e usarle con un criterio di severa razionalità. Dire «partito della nazione» vuol dire che non c’è, e non ci deve essere, nessuna dialettica politica tra destra e sinistra, che la politica non ha nulla a che fare con i conflitti sociali, e che c’è un’unica forza che riassume in sé il bene comune, e tutto il resto è solo un insieme di scorie, di detriti populistici o demagogici.

La nazione, in una logica democratica, si regge non su un partito ma su un sistema politico, su uno spazio democratico aperto al pluralismo delle idee e dei progetti. Se un partito si fa nazione è la democrazia stessa che viene spenta. Il partito non è altro che una parte, ed esso concorre assieme ad altri in una libera competizione plurale, e non può mai pretendere di essere qualcosa di più di questa sua parzialità.

Vorrei che su questo nodo, politico e teorico, riflettessero con più attenzione tutti quelli che si sono avventurati su questo terreno scivoloso, senza misurarne tutte le implicazioni. Sulla medesima lunghezza d’onda si muove l’intervista del ministro Orlando, che parla di «voto patriottico».

Stiamo attenti, perché si tratta di formule mistificatorie, che identificano il partito con lo spirito della nazione, e ci si avvicina così pericolosamente all’idea di un regime che non ammette nessuna possibile alternativa. Aggiungiamo a tutto ciò la proposta di una legge elettorale super-maggioritaria, la liquidazione delle ragioni della rappresentanza in nome della governabilità, e appare allora chiara una traiettoria che va in una direzione del tutto opposta rispetto alla domanda di una maggiore partecipazione popolare alle decisioni.

Che cosa è oggi il Pd, e che cosa vuole essere nel prossimo futuro, è questa una domanda cruciale, a cui non è affatto agevole rispondere. Per ora, ciò che appare chiaro è solo la volontà, e la capacità, di occupare con successo il centro della scena politica. Devo dare atto a Matteo Renzi di aver seguito, anche dopo le elezioni, una linea di sobrietà e di realismo, senza sottovalutare la forza dei suoi avversari, e senza chiudere i canali del confronto politico nelle diverse direzioni.

Consiglierei al Presidente del Consiglio di stare sul terreno concreto dell’azione politica e di governo, e di prendere le distanze da tutta la schiera di cortigiani che vogliono trasformare, lui e il suo partito, in un monumento nazionale. In questo contesto, mi pare del tutto fuori luogo l’idea di una unificazione politica della sinistra.

Se il Pd è il partito-nazione, ciò vuol dire che l’idea stessa di sinistra viene messa fuori gioco, e allora non si tratterebbe affatto di una nuova unità, ma solo di una liquidazione. La prima necessità è quella di far vivere le differenze, di far valere il pluralismo politico, in Italia e in Europa. Poi si vedrà, alla luce dei fatti e dei comportamenti concreti. E intanto, mentre si riconosce il grande ruolo centrale del Pd nella vita politica italiana, va contrastata apertamente la sua tendenza a essere il dominus esclusivo della situazione, l’asse su cui si costruisce una nuova forma di regime.

 

Category: Politica

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About Riccardo Terzi: Riccardo Terzi è segretario nazionale dello Spi Cgil. É nato a Milano l'8 novembre 1941.  Dal 1975 al 1981 ricopre l'incarico di segretario Provinciale dell'allora Partito Comunista Milanese. Esponente di spicco nella cultura della sinistra italiana collabora con diverse riviste, tra cui "Gli argomenti umani" ed è membro della Commissione nazionale per il progetto dei Ds. Il suo ingresso nel sindacato risale al 1983. Dal 1984 entra nella Cgil Lombardia per essere eletto poi segretario generale regionale. Incarico che ricoprirà dal 1988 al 1994. Successivamente e fino al 2003 viene chiamato dalla Cgil nazionale per diventare responsabile delle politiche istituzionali della confederazione. Torna in Lombardia per ricoprire l'incarico di segretario generale regionale Spi-Cgil, fino al 2006, quando, viene eletto segretario nazionale allo Spi-Cgil con delega all'ufficio Studi e ricerche.

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