Referendum sulla legge elettorale. La coesione di Napolitano e il neo compromesso storico di Monti

| 13 Gennaio 2012 | Comments (0)

Quindi il popolo non potrà votare per il referendum sulla legge elettorale. Secondo sentenza della Corte Costituzionale. Nonostante il milione e passa di firme raccolte e validate. Sulla forma giuridica si discuterà a lungo, con cavilli e capelli divisi in quattro. Ma la sostanza è semplice, e nasce non in Piazza della Consulta, ma altrove.

Il Presidente Napolitano si sbraccia da mesi, se non anni, a predicare la coesione, versione elegante del “siamo tutti sulla stessa barca”, ma sulla stessa barca ci sono le classi, prima seconda terza e persino sotto la sentina, là dove sciaborda l’acqua, e quando il Titanic affondò, morirono annegati moltissimi della terza classe, molti meno in seconda, e assai meno in prima, per i bambini poi fu una strage per i più poveri.  Ma Napolitano ben lo ha spiegato nel suo discorso di fine anno, alla classe operaia e al Movimento Operaio toccano i sacrifici, alla borghesia la creazione di profitto, che poi, se va tutto bene, diventerà ricchezza un poco per tutti.

Per questo ci vuole il compromesso sociale, e ovviamente quello politico. Peccato che aumento della produttività significhi intensificazione dello sfruttamento, peccato che liberalizzazione significhi aumento dei profitti privati, peccato che riforma del mercato del lavoro significhi restrizione dei diritti e abolizione o giù di lì dei contratti collettivi nonché istituzionalizzazione del precariato, e aumento micidiale della disoccupazione. Plaude Confindustria, tremebondo è il sindacato, con qualche sfumatura,  le masse per ora si rannicchiano, forse preparandosi  al grande scossone.

Bastioni di resistenza sono la FIOM, e i molti disoccupati o in via per, che pullulano nel Paese, le donne furiose, probabilmente molti giovani, studenti e lavoratori, parecchi precari e le reti varie di dissenso coi centri sociali,  nonché tutti quelli/e che cercano di lavorare per una alternativa rispetto a un sistema economico sociale fallimentare, che invoca la “crescita” come il santo Graal, senza sapere in niente come produrla. E poi tutti quelli che nel referendum votarono contro la privatizzazione dell’acqua, un incubo per i capitalisti e per il loro governo, Monti e ministri associati. Tanto che cercano di vanificarlo quel referendum maledetto, agitando la bandiera dello Spread, la nuova peste, e quello della Coesione, il nuovo dogma.

Per l’intanto blocchiamo il Referendum elettorale, non sia mai che i cittadini possano decidere del sistema con cui votano. Eh, la democrazia mica è cosa dei cittadini, vuoi scherzare! Ma Napolitano sa che non basta il compromesso sociale, specie se raccogliticcio e da mezze maniche come quello che si prospetta, con sindacati imbambolati che contano poco e rischiano di contare sempre meno, ma tensioni sociali crescenti, e nessuno può dire fin quando la pentola in ebollizione resisterà senza scoppiare. E allora il Presidente propone la coesione politica, neocompromesso storico, soltanto che non ci sono più il grande PCI di Berlinguer e la grande DC di Moro, bisogna contentarsi del PD di Crozza, pardon Bersani, col PDL non si sa bene di chi, mentre il centro di Casini e Fini e Rutelli, nonostante le apparenze, sembra un reliquario, rifugio per politici democristiani di mezza tacca. Certo Mario Monti è bravo e democristiano, ma ancora non si sa se sia un cavallo di razza, vi ricordate Fanfani e Moro tutt’altra stazza, e a rigor di logica il rettore della Bocconi dovrebbe presentarsi alle prossime elezioni, quando la signora Merkel avrà la gentilezza di indirle, però anche Merkel non è proprio saldissima in sella. Senza contare i mercanti che, nonostante i complimenti, continuano a man bassa le loro speculazioni e la loro guerra monetaria contro l’euro.  Col che sul piano politico, se si escludono i mal di pancia del Giornale e di Libero, e qualche ululato della Padania, con Di Pietro a brontolare, il panorama dei partiti è così sbrindellato che altro non possono che mettersi in riga, PD quasi tutto, PDL probabilmente la maggioranza, se si fa un patto più o meno occulto talchè Berlusconi non finisca in manette, la Lega con Maroni, mentre Bossi aspetta, il centro è ovvio sull’attenti.

Per la sinistra, ormai agli stracci, SEL è allineata e coperta con funzione di foglia di fico perché le vergogne del PD non si vedano troppo, a Bologna con Amelia Frascaroli vicesindaco SEL sta facendo esercizio. Poi Rifondazione e il PCDI e altri rimasugli poco fanno e poco possono. Direi niente, coi giornali chiusi e le idee né originali, né brillanti, né innovative. Non dico rivoluzionarie, che di questo proprio in politica non si parla. Però, tornando ai movimenti della società, è vero che siamo il 99%, noi di Occupy Wall Street, poi quelli di Emergency and Peace, e quelli che hanno votato contro l’acqua razionata dal profitto, e a favore dell’acqua pubblica dei cittadini. Ricordando che il molto più serio e intelligente compromesso storico di Berlinguer e Moro incocciò col movimento del ’77, finendo a rotoli, fino a far cambiare idea allo stesso segretario del PCI, quando nell’80 andò davanti ai cancelli della FIAT portando la solidarietà agli operai che bloccavano i cancelli, e si preparavano all’occupazione.

 

L’articolo è stato pubblicato su «E-Il Mensile online» il 12 gennaio 2012.

 

Category: Politica

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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