Luigi Vinci: Pisapia e Vendola. Due mezze verità.

| 13 Dicembre 2016 | Comments (0)

 

Diffondiamo da www.puntorosso.it del 13 dicembre 2016 l”intervento di Luigi Vinci: Pisapia e Vendola. Due mezze verità da portare, tramite cooperazione, a verità completa.


Cosa sostiene Pisapia. Occorre, da sinistra, che venga offerta a Renzi la possibilità di ricostruire l’alleanza di centro-sinistra, e all’uopo la sola condizione che in questo momento gli andrebbe posta è che chiuda ogni cooperazione, in qualsiasi forma, con la destra politica berlusconiana o ex berlusconiana. La sinistra per ricostruirsi deve mettere assieme sindaci o ex sindaci a capo di giunte di centro-sinistra (da Sala, Zedda, Doria, De Magistris, Marino alla miriade di figure a capo di giunte “minori”), le liste civiche collegate a questi sindaci, altri tipi di associazioni collocate in quest’area, pezzi di sinistra politica organizzata, altre figure significative della politica (Laura Boldrini, ecc.). Ciò comporta di non mettere becco nlla lotta in corso dentro al PD, anche se ciò può disturbarne le sinistre interne.

Che vuol dire, esattamente “pezzi di sinistra organizzata”? Mi pare molto chiaro: che Pisapia non ritenga fungibile a una tale ricostruzione quei partiti o correnti di partito o gruppi politici che considera settari, e che egli ponga tra i settari una parte del complesso stesso di SEL e di quanto a SEL si associa in Sinistra Italiana.

Cosa sostiene Vendola. Come questi ha dichiarato polemicamente, Pisapia rimuove gli effetti organicamente antisociali delle misure del governo Renzi, dal jobs-act alla “buona scuola” ecc. ecc., rimuove la miseria nella quale sono precipitati un italiano su quattro, la precarizzazione del la- voro, le ragioni fondamentali dunque del “no” votato da operai, giovani, Mezzogiorno, periferie urbane. Pisa- pia, inoltre, rimuove la pesantezza e i danni istituzionali e culturali della demagogia e dell’assalto populista di Renzi e renziani al Parlamento, alla rappresentanza elettorale, alle auto-

nomie e ai poteri locali, alla stessa funzione politica e ai suoi specialismi, dichiarati in toto come “casta”, burocratismi, parassitismi, posizioni di inaccettabile privilegio, spreco dissennato di denaro pubblico, ecc. Obiettivo dunque di quanto si collochi politicamente a sinistra, da SEL-SI alle sinistre interne al PD, dichiara Vendola, non può che essere la sconfitta radicale di Renzi e del “renzismo”; il mezzo di ciò, il reimpegno della sinistra politica nel suo complesso nella ricostruzione del proprio storico legame, saltato per aria da un pezzo, con classi popolari e mondo organizzato del lavoro. Quanto a ri- schi di venire condizionati da posizioni settarie, Vendola ritiene di non vederne dentro all’operazione SI, e che il vero pericolo sia quello di un “governismo” a tutti i costi.

Aggiungo di mio che nella posizione di Pisapia (come di Zedda) forse si coglie come la necessità, stando alla guida di un’amministrazione locale, di un buon rapporto istituzionale con il governo centrale (onde disporre agevolmente, per esempio, di supporti finanziari: cosa questa possibile quale che sia il colore del governo) tenda a trasformarsi in un’apertura di credito politico anche sul terreno di questioni fuori dalla portata delle amministrazioni locali, sulle quali Renzi ha posizioni organicamente di destra. Può darsi, ancora, che a determinare in Pisapia l’apertura a Renzi siano state anche recenti operazioni del suo governo, dai sostegni al reddito di quote povere di popolazione alle unioni civili, del trattamento dei migranti alla polemica in sede europea contro il “rigore” tedesco, ecc. Ma si tratta di troppo poco per fare una posizione accettabile.

Come ho titolato, a mio avviso si confrontano in questa discussione due mezze verità; di conseguenza, si confrontano due mezze rimozioni o due mezze censure di pezzi di verità. Personalmente ritengo valida la parte del ragionamento di Vendola che critica come astratto e illusorio il ragionamento di Pisapia (e di Zedda, Laura Boldrini, ecc.).

Trovo perfetto quanto scritto da Asor Rosa: che Renzi sia a tal punto “un politico mediocre” da infilarsi “in un tunnel cieco come quello del referendum”, e che, “oltre a commettere errori, sia incline a combinare disastri: oggi il referendum, domani chissà. Ma c’è di più. Per l’attaccamento al potere e l’assoluta mancanza di valori, Matteo Renzi non è solo un politico catastrofico: è anche un politico pericoloso”. Occorre perciò che non solo il Parlamento ma anche il PD trovino il modo di liberarsene ecc.

Ma c’è anche nella posizione di Vendola una rimozione, il cui rischio consiste proprio nel settarismo e, di conseguenza, nell’isolamento minoritario e nell’impotenza: la rimozione della crisi verticale della propria parte politica. SEL-SI non a caso si trova lontana anni luce da una capacità mi- nima di intervento condizionante sui processi della politica e di costruzione di rapporti larghi e solidi con le stesse aree sociali che vorrebbe rappresentare e riorganizzare: più o meno un anno fa è stata portata a una deriva settaria ed estremizzante da parte di un sodalizio centrale (o della sua maggioranza interna, non so), che si sarebbe autoeletto a febbraio dirigenza plenipotenziaria, che si era appena inventato l’obiettivo, senza sapere fare niente, di fare di SEL-SI il “quarto polo” della politica italiana, e che poi finirà col fratturarsi litigiosa- mente a causa, prima di tutto, del disastro insensato combinato a Roma alle amministrative.

La militanza periferica di SEL, che ho imparato a conoscere, di bravissimi compagni e compagne, attivi, intelli- genti, è risultata da allora a oggi abbandonata a se stessa dal sodalizio in questione. Il tesseramento a SI è fallito. Ora, per carità, siamo tutti piccoli e brutti: ma certamente non si esce dai guai né rimuovendo la realtà della propria situazione soggettiva né con il ricorso alla retorica.

Ciò che vale per Vendola, l’espressione da parte sua di una mezza verità combinata a un mezzo errore, vale anche per Pisapia.

Di questi si è sin qui solo considerato il mezzo errore. Quale allora la mezza verità. A portare Pisapia alla presa di posizione di cui sopra c’è il fatto, che come ex sindaco conosce bene, dell’esistenza in Italia di una quantità enorme di giunte di centro- sinistra composte da figure del PD, di SEL, di realtà locali, talora anche di Rifondazione, apprezzate dalle loro popolazioni.

Una quantità enorme di amministra- zioni dentro alle quali è quasi sempre arduo distinguere, sul terreno dell’operatività ma anche dei ragiona- menti, tra i portatori delle diverse tessere di partito. Arduo distinguere, ancora, tra chi abbia votato “no” e chi “sì” al referendum costituzionale. Non solo. Quegli elettori che hanno votato per queste liste sono, nella loro quasi totalità, membri di una sorta di sinistra “generica”, al tempo stesso con opinioni diverse su questo o su quello ma senza che ciò precipiti in polemi- che rotture. E’ gente che si vuol bene, a differenza di ciò che accade nei ceti politici autoreferenziali.

Lo si vide chiarissimo a Milano nel contesto delle primarie, cui partecipa- rono oltre 60 mila cittadini, che selezionarono il candidato a sindaco: quasi mai risultava possibile individuare nelle assemblee l’appartenenza politico-partitica, quando esisteva, degli chi interveniva. Non credo che Milano sia stata un’eccezione. Non solo. A stragrande maggioranza questi cittadini, pur apprezzando figure e gruppi locali di SEL o SI impegnati nelle giunte o sui territori, non ci vedono una posizione a cui aderire, e non perché particolarmente convinti dal “renzismo”, anzi in molti non lo condividono e lo criticano, ma perché SEL o SI non rappresentano qualcosa di convincente, se non altro per l’esiguità.

Vendola davvero rimuove, a ben ragionarci, la realtà della sua parte politica? L’unica effettiva rimozione che mi pare di vedere è quella operata da Pisapia riguardo alla natura del renzismo. Vendola è piuttosto preoccupato di evitare la dissoluzione, in un modo o nell’altro, dell’operazione SEL-SI, e tenta perciò una sorta di richiamo patriottico. Lo ritengo un errore anche perché, lo dico francamente, a me pare fuori tempo massimo.

Paradossalmente mi appare più concreto e utile l’errore di Pisapia: in primo luogo, perché in qualche modo tenta di snidare Renzi, in una situazione di sinistra di popolo nella quale non è che Renzi non esista più come richiamo significativo; in secondo luogo, perché il rischio che la sua presa di posizione costituisca un en- dorsement a Renzi di portata significativa a me pare nullo, dato che, come accenna Asor Rosa, ne vedremo prossimamente dal lato di Renzi di ogni, e del tipo peggiore. Inoltre Pisapia è forte di risultati elettorali non da poco, e del rapporto con realtà dei cui sindaci e dei loro risul- tati si può dire lo stesso. Quindi al- meno una cosa di massa esiste politicamente a sinistra, e sono quelle figure e realtà (oltre ovviamente a CGIL e ARCI, fuori, purtroppo, dal pe- rimetro delle questioni che sto considerando).

In conclusione: sarebbe molto importante se Vendola e Pisapia (e altre figure significative, va da sé) tendessero a costruire un’intesa, definissero un percorso di verifiche e convergenze, coinvolgessero nella loro discussione anche pezzi di PD e loro esponenti. Senza quadri dirigenti reali non si fa nessun partito serio. Come insegna Marx, la soluzione delle antinomie teoriche, impossibile a livello astratto, può invece, in sede pratica, essere realizzata.

 

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Category: Politica

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About Luigi Vinci: Luigi Vinci (Roma, 1939) è un politico italiano, esponente di Avanguardia Operaia, di Democrazia Proletaria, di Rifondazione Comunista e già parlamentare europeo.È stato eletto deputato europeo alle elezioni del 1994, poi riconfermato nel 1999, per la liste del PRC. È stato vicepresidente della Commissione per le libertà pubbliche e gli affari interni; membro della Commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale; della Commissione temporanea per l'occupazione e della Delegazione per le relazioni con i paesi membri dell'ASEAN, il Sud-Est asiatico e la Repubblica di Corea. Ha aderito al gruppo della Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL). Tra i suoi libri: Il problema di Lenin (Edizioni Punto Rosso, 2014), Sinistra alternativa e costruzione europea (Edizioni Punto Rosso, 2004)

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