Bruno Giorgini: Il mio amico Pietro

| 28 Aprile 2021 | Comments (0)

 

 

Inchiesta , che nella sua versione cartacea ha compiuto il suo primo mezzo secolo, durante gli anni di piombo ha avuto come punto di riferimento politico prima la FLM e poi la Fiom. I miei ricordi personali sono  la partecipazione ai funerali di Guido Rossa a Genova il 27 gennaio 1979. Rossa lavorava all’Italsider di Genova, era iscritto al PCI e facava parte del consiglio di fabbrica per conto della Fiom. Rossa denuncò  l’infiltrazione delle Brigate Rosse in fabbrica testimoniando contro il brigatista Francesco Berardi e viene ucciso per questo da un commando delle BR il 24 gennaio 1979. Sempre sul filo dei ricordi personali la morte di due amici dovute alle BR: quella dell’economista Ezio Tarantelli, ucciso il 27 marzo 1985 al termine della sua lezione alla facoltà di economia della Sapienza a Roma, e quella di Marco Biagi, ucciso dalle Nuove Brigate Rosse davanti al portone della sua casa a Bologna il 19 marzo 2002.

L’articolo di Bruno Giorgini che pubblico su inchiestaonline parla di una storia politica e di un’amicizia diversa, più vicina alla testimonianza data da Adriano Sofri, che scrive  su Il Foglio del 28 aprile 2021. Scrive Sofri: “Pietrostefani lavorava in Francia prima d’esser condannato, venne spontaneamente in galera quando fu il momento, decise molto a malincuore di non tornarci dopo la revisione mancata della nostra condanna: aveva ragioni famigliari stringenti che prevalsero sul suo orgoglio. In Francia – ricordato Sofri – ha sempre lavorato, avuto residenza regolare, pagato le tasse, condotto vita discreta di vecchio uomo e di nonno. Il suo indirizzo era noto a chiunque volesse trovarlo. La Francia che gli ha dato ospitalità gli ha dato anche un fegato di ricambio, salvandogli la vita con un trapianto in un’età che in Italia non lo avrebbe consentito. La sua condizione sanitaria è cronicamente arrischiata, e il suo avvocato provvederà, o avrà già provveduto, a documentarla al giudice. Pietro vive di lunghi ricoveri regolari e di improvvisi ricoveri d’urgenza, oltre che di quotidiani farmaci vitali. Ha in programma di qui a poco un ennesimo intervento di riparazione nel suo ospedale parigino. Tutto ciò non deve intenerire nessuno, né i privati né, tantomeno, il cuore dello Stato. Da quando ho ricevuto la notizia del suo arresto sono combattuto fra due sentimenti opposti, quasi cinici: la paura che muoia nelle unghie distratte di questa fiera autorità bicipite transalpina e cisalpina, e un agitato desiderio che torni in Italia. Un desiderio da vecchio amico, e anche lui è vecchio, forse ce l’ha anche lui un desiderio simile”.

La pubblicazione di questi testi segue l’indicazione del cartello del 68 riprodotto in alto: “Vogliamo pensare”.

(Vittorio Capecchi)

 

 

Bruno Giorgini: Il mio amico Pietro

Guardo RAI News 24 e nel servizio sugli arresti di Parigi, dieci “exterroristi” di cui sette messi in manette stamane, e per ora tre irreperibili, compare tra le facce dei ricercati la foto di Francesco Lo Russo! Del tutto incongrua. Lo Russo fu ammazzato a Bologna da un carabiniere nel corso di scontri in strada l’11 marzo del ’77, e lo sparatore fu persin inquisito, all’acqua di rose ma poco importa. Quindi cosa c’entra Francesco?! C’entra, c’entra. Si vuole suggerire che siamo tutti della stessa erba un fascio.Chi è ucciso e chi ha meditato o tentato di uccidere. Finendo sospettato, o accusato o condannato.

Non vogliono che togliamo il disturbo per cause naturali. No! Borghesi e pattumaglia varia dell’establishment vogliono martellarci, infamarci, toglierci l’onore prima che morte ci colga. Così un gruppo di persone che almeno dagli anni ’80 del secolo scorso ha abbandonato la pugna si ritrova in manette. Perchè tramano nell’ombra? Perchè frequentano ambiti vicini e/o contigui alla lotta armata, magari solo sognata o invocata? Altre cose dal profumo sovversivo? No. Vengono portati in carcere solo e soltanto per quel che pensarono, dissero e fecero quaranta anni fa in Italia. Alcuni/e sono accusati dalle procure, altri sono stati giudicati, qualcuno in via definitiva – quanti non so, almeno uno, il mio amico Pietro, Pietrostefani Giorgio.

Pietro fu con Ovidio Bompressi e Adriano Sofri condannato in via definitiva a ventidue (22) anni di detenzione per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi avvenuto a Milano il 27 maggio del ’72. In un processo travagliato, con molti corsi e ricorsi, interamente fondato sulla “confessione” di Leonardo Marino al tempo militante di LC , confessione rilasciata ai carabinieri dopo una permanenza insieme, i CC e il colpevole pentito”, di diciassette(17) giorni senza alcuna verbalizzazione dei colloqui. Un extra legem inaudito. Nè mai emersero in una qualche udienza circostanze fattuali che andassero nel senso di una colpevolezza degli imputati.

Un processo talmente travagliato e controverso che in uno dei dibattimenti la loro non colpevolezza venne sancita dalla sentenza di una giuria popolare.

Dopo anni di tormento giudiziario quindi Pietro decise di espatriare in Francia, a Parigi. Vigeva al tempo la dottrina Mitterand, ovvero l’impegno dello Stato francese all’accoglienza degli esuli italiani (ma non solo) perseguiti nel nostro paese per reati politici e/o sottoposti a processi tanto contorti, a volte faziosi e densi di pregiudizi palmari, da essere in ultima analisi in tutto o in parte, ingiusti, cioè in conflitto con i criteri dello stato di diritto. L’ultima volta che incontrai Pietro alcuni anni fa era assai contento per avere ottenuto un permesso di soggiorno valido per cinque anni, premessa per un permesso permanente.

Con gli arresti del 28 aprile lo Stato francese si copre di vergogna, e infatti già s’affannano a proclamare che, dopo questi, altri non ce ne saranno.

Perchè vergogna. E’ semplice, l’accoglienza proclamata da Mitterand non era la posizione di un singolo per quanto importante, no era un impegno assunto dallo Stato e dalla Nazione francesi. Al di là delle Alpi il Presidente incarna appunto lo Stato e rappresenta la Nazione tutta. Tanto è vero che neppure Sarkozy, pur uomo di destra, osò venir meno al solenne patto d’onore. Invece il minuscolo Macron, enfant finto prodige della finanza d’arrembaggio, senza onore e ideologia, lo ha fatto. Sperando per l’intanto di avere la copertura europea. Il che c’invita a una mobilitazione su scala continentale dove già giace la pietra d’inciampo catalana. Ma anche altre.

Epperò è d’obbligo chiederci perchè Macron abbia infilato la testa in questo sacco. Certo non è un’aquila, però non può non sapere, e se non lo sa lui, certo lo sanno i suoi consiglieri. Quindi? Quindi Macron è tremebondo.La sua autorità che non fu mai grande, ora barcolla. In questo momento i generali, e non degli ultimi, hanno con una lettera manifestato pubblicamente il loro malcontento quale mai si era visto dai tempi della guerra d’Algeria. Capofila il generale Pierre De Villiers intelligente, dedito alla Republique, democratico uomo d’arme e d’ingegno. Che ovviamente nega ogni ambizione, così confermando la sua dedizione al bene comune, oltre ogni desiderio di potere. Diremmo: il Presidente perfetto in una situazione di crisi.

Perchè mentre Macron si balocca con “exterroristi” oggi piuttosto improbabili in versione combattente, le fratture sociali e politiche dell’esagono emergono ogni giorno di più. La voragine delle banlieues s’allarga e s’approfondisce, i gilet gialli stanno a pelo d’acqua pronti ad azzannare, la crisi economica morde ceto medio e piccola borghesia. Così non sapendo dove sbattere la testa il Presidente si barcamena come può, sperando e aspettando tempi migliori. Intanto costruendo un bersaglio di comodo: gli exterroristi appunto. Che, come ben noto, chi ha peccato una volta, non può esimersi dal riprovarci.

Una realtà assai sgradita all’Eliseo, spira sulle terre di Francia e di Navarra un brutto vento, che qualcuno già chiama guerra civile a bassa intensità. Un vento che la pandemia acuisce, mescolando paure sacrosante a terrori di stampo medievale, una miscela pericolosa e facilmente infiammabile. Così si cerca di richiamare in vita vecchie paure e rischi, che in qualche modo essendo ben conosciuti non spaventino più di tanto.

E se ci pensate per una società e città come Parigi che ha visto le sue strade percorse dai terroristi jahdisti i quali hanno colpito a morte Charlie Hebdo e i suoi redattori, e non solo, questi exterroristi italiani sono rilassanti come vecchi compagni di viaggio.

In fine caro amico e compagno Pietro, mi vien voglia d’abbracciarti, e dirti che la nostra fu e è, nonostante, una buona vita. Ben spesa. Augurandoti di tornare al più presto in libertà. Che ne hai tutto il diritto e merito.

Category: Carceri, Guardare indietro per guardare avanti, Osservatorio Europa, Politica

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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