Appello del primo maggio: Basta agguati al governo

| 1 Maggio 2020 | Comments (0)

 

Diffondiamo da Il Manifesto del primo maggio

Non passa giorno senza che opinionisti (e politici in cerca di visibilità) mettano in croce il governo, con ogni più vario argomento.

Dopo la conferenza stampa del 26 aprile, l’accanimento ha raggiunto livelli insopportabili. I “retroscena” impazzano e molti fanno di tutto per accreditare un Conte poco autorevole e drammaticamente non all’altezza della situazione, oppure un Presidente del Consiglio che si atteggia quasi a dittatore calpestando i diritti e la Costituzione.

Ma siamo di fronte ad una “notizia” o piuttosto ad una “narrazione” artificiosa e irresponsabile? O anche all’espressione degli interessi e delle aspirazioni di coloro che vogliono sostituire questo governo e la maggioranza che faticosamente lo sostiene, per monopolizzare le cospicue risorse che saranno destinate alla ripresa?

Il governo Conte non è il migliore dei possibili governi, sempre che da qualche parte possa esistere un governo perfetto.

In aggiunta, viviamo in una condizione di inedita emergenza e anche di straordinaria incertezza, di cui nemmeno le discipline scientifiche vengono a capo pienamente.

È certo che i messaggi di Palazzo Chigi non hanno sempre la chiarezza necessaria e che, con l’intento di orientarci nei meandri della nostra vita quotidiana, possono generare ambiguità interpretative e incertezza.

Si possono (e si dovrebbero) discutere le priorità, comunque provvisorie, che il governo ha indicato, ci sono certamente stati alcuni errori nell’uso degli strumenti normativi che ha di volta in volta adottato (alcuni costituzionalisti e opinionisti lo hanno fatto notare).

Non c’è dubbio, neppure, che siano stati limitati alcuni diritti fondamentali come quello alla libertà di movimento (limitazioni peraltro previste dall’art. 16 della Costituzione), e sia stato limitato il pieno esercizio del diritto al lavoro, all’istruzione, alla giustizia nei tribunali.

Ma niente ha intaccato la libertà di parola e di pensiero degli italiani e comunque il Governo non è parso abusare degli strumenti emergenziali previsti dalla Costituzione.

In ogni caso, il nostro convincimento è che questo governo abbia operato con apprezzabile prudenza e buonsenso, in condizioni di enormi e inedite difficoltà, anche a causa di una precedente “normalità” che si è rivelata essere parte del problema.

Molte di tali difficoltà dipendono infatti dallo stato di decadimento di gran parte del sistema sanitario, frutto di anni di scelte dissennate di privatizzazione e di una regionalizzazione sconsiderata e scoordinata. Ed invece sembra che tutto il male origini in questo governo, spesso bersaglio di critiche anche volgari e pretestuose, veicolate dai media.

Nessuno tra i critici si prende davvero la responsabilità di dire cosa farebbe al suo posto, come andrebbe ponderata una libertà con l’altra, una sicurezza con l’altra, e quale strategia debba essere messa in campo per correggere le lamentate debolezze dell’esecutivo.

Negli ultimi giorni, questa campagna che alimenta sfiducia e discredito ha raggiunto il suo acme.

Dietro alcuni strumentali e ipocriti appelli alla difesa dei diritti, o del sistema delle imprese e dell’occupazione, si coglie il disegno di gettare le basi per un altro governo: un governo dai colori improbabili o di pretesa unità nazionale, di cui non s’intravede nemmeno vagamente il possibile programma, tolto un disinvolto avvicendamento di poltrone ministeriali e la spartizione di cariche di alto rango.

Il problema di questo paese non sono gli italiani, che si stanno dimostrando in media più che all’altezza della situazione, peraltro aggravata in qualche caso da gestioni regionali arroganti e approssimative.

Il problema sta nella sua classe dirigente, tra i registi dell’opinione pubblica o dentro quello che si diceva un tempo “il ceto intellettuale”. Dove il segmento per quanto ci riguarda più problematico è proprio quello “democratico”.

Dalla destra populista non ci attendiamo nulla e ce ne guardiamo. Non ci incantano le sue repentine conversioni al liberalismo nel nome del “tutto subito aperto, tutti liberi”.

Ci preoccupano gli altri, invece, i democratici “liberali”, i grandi paladini della democrazia e della Costituzione, i cui show disinvolti e permanenti non fanno proprio bene al paese, anzi lo danneggiano.

Prime adesioni

Franca Alacevich, Luigi Alfieri, Manuel Anselmi, Daniele Archibugi, Luca Baccelli, Laura Bazzicalupo, Francesco Belvisi, Salvatore Biasco, Gabriella Bonacchi, Stefano Bonaga, Sandra Bonsanti, Michelangelo Bovero, Lorenza Carlassare, Barbara Carnevali, Guido Carpi, Thomas Casadei, Luciana Castellina, Raimondo Catanzaro, Adriana Cavarero, Rita Cenni, Pierluigi Chiassoni, Vannino Chiti, Pasquale Colella, Furio Colombo, Paul Corner, Paolo Corsini, Dimitri D’Andrea, Ota De Leonardis, Giuseppe Di Palma, Mario Dogliani, Ida Dominijanni, Anna Falcone, Nino Fasullo, Alessandro Ferrara, Luigi Ferrajoli, Davide Ferrari, Antonio Fico, Anna Fiore, Antonio Floridia, Simona Forti, Vittoria Franco, Rita Fulco, Nadia Fusini, Anna Elisabetta Galeotti, Giunia Gatta, Rino Genovese, Marco Geuna, Valeria Giordano, Gustavo Gozzi, Riccardo Guastini, Luciano Guerzoni, Barbara Henry, Alfonso Maurizio Iacono, Piero Ignazi, Celeste Ingrao, Raniero La Valle, Enrica Lisciani-Petrini, Anna Loretoni, Sonia Lucarelli, Andrea Mammone, Giovanni Mari, Giacomo Marramao, Alberto Martinelli, Oreste Massari, Alfio Mastropaolo, Tecla Mazzarese, Maurizio Melucci, Gian Giacomo Migone, Luciano Modica, Paolo Montesperelli, Guido Ortona, Giovanni Palombarini, Laura Pennacchi, Andrea Pertici, Paolo Pezzino, Ilenia Massa Pinto, Maria Serena Piretti, Andrea Pisauro, Stefano Pivato, Pier Paolo Portinaro, Mariano Puxeddu, Lucia Re, Marco Revelli, Claudio Riolo, Giulia Rodano, Franca Roncarolo, Mariuccia Salvati, Ambrogio Santambrogio, Gianpasquale Santomassimo, Luca Scuccimarra, Carlo Smuraglia, Anna Soci, Siriana Suprani, Annamaria Tagliavini, Carol Beebe Tarantelli, Francescomaria Tedesco, Fabrizio Tonello, Carlo Trigilia, Nadia Urbinati, Fabrizio Valletti, Roberto Zaccaria.

 

 

 

Category: Epidemia coronavirus, Politica

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