Michelangelo Cocco: Bomba all’idrogeno? Pechino non crede al bluff e tira le orecchie a Kim.

| 6 Gennaio 2016 | Comments (0)

 

Diffondiamo da www.cinaforum.net del 6 gennaio 2016

“La Cina resta ferma sulla sua posizione secondo cui la Penisola coreana deve essere denuclearizzata e la proliferazione atomica fermata, per preservare pace e stabilità nell’Asia nord-orientale”. Questa la dichiarazione ufficiale con la quale Hua Chunying ha risposto all’annuncio, giunto stamattina da Pyongyang, del primo test di una bomba all’idrogeno portato a termine con successo dalla Corea del Nord. “Invitiamo energicamente la Corea del Nord a onorare il suo impegno alla denuclearizzazione e a fermare ogni azione che possa peggiorare la situazione”, ha sottolineato la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino.

Pechino, che pure contribuisce a tenere in piedi il regime di Pyongyang, da tempo non nasconde la sua irritazione per le mosse spericolate del giovane leader nordcoreano Kim Jong-un, con il quale il presidente cinese, Xi Jinping, finora non si è mai incontrato. Per la Repubblica popolare cinese – scrive l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua – “la questione nucleare (nordcoreana) va risolta attraverso i colloqui a sei” (Corea del Nord, Corea del Sud, Cina, Stati Uniti, Giappone e Russia), mentre Kim continua a lanciare i suoi “messaggi” direttamente a Washington.

Il sito dove è avvenuta l’esplosione odierna è a un centinaio di chilometri dalla frontiera cinese e il terremoto sviluppato dall’esperimento nordcoreano è stato avvertito nella provincia nord-orientale cinese di Jilin, dove il crollo di un edificio ha costretto all’evacuazione gli studenti di un liceo.

Per una conferma ufficiale sulla natura del test atomico potrebbe essere necessario qualche giorno o qualche settimana.

 

1. “Pyongyang non ha la tecnologia per la bomba H”

Tuttavia gli esperti cinesi ritengono che il sisma non sia stato causato da un’esplosione termonucleare.

“C’è un gap enorme tra la potenza sviluppata normalmente dalle bombe all’idrogeno e quella generata dal test odierno”, ha dichiarato alla governativa CCTV l’esperto militare cinese Du Wenlong.

“È difficile credere che la Corea del Nord possa fabbricare con successo una bomba all’idrogeno senza l’aiuto di altre nazioni, perché la sua industria non è in grado di produrla”, ha detto al Global Times Zhai Dequan, ricercatore della China Arms Control and Disarmement Association.

“Lo sviluppo di una bomba termonucleare ha bisogno di tecnologie sofisticate: quella che Pyongyang chiama ‘bomba all’idrogeno’ è probabilmente un ordigno a metà tra una bomba nucleare convenzionale e una all’idrogeno”, ha spiegato Jin Qiangyi, direttore dell’Asia Research Center dell’Università Yanbian.
La notizia ufficiale era arrivata in mattinata dalla televisione nordcoreana: “Il primo test di una bomba all’idrogeno della Repubblica è stato portato a termine con successo alle 10:00 del 6 gennaio 2016”, ha scandito enfaticamente l’annunciatrice. E, subito dopo: “Non rinunceremo al nostro programma nucleare fino a quando gli Stati Uniti manterranno il loro atteggiamento aggressivo”.

Poco prima, un terremoto di magnitudo 4.9 era stato rilevato sia dal China Earthquake Network Center, sia dal Geological Survey statunitense nei pressi del sito di sperimentazione di Punggye-ri, nel nord-est del paese asiatico, diviso in due dopo l’armistizio del 1953 e tecnicamente ancora in guerra con la Corea del Sud.

Subito dopo la mossa di Pyongyang – su richiesta di Washington e Tokyo – è stata convocata una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il mese scorso, tra lo scetticismo degli esperti, era stato il leader nordcoreano Kim Jong-un ad annunciare che il suo regime si era dotato della bomba H (detta anche “termonucleare”) basata sulla fusione di isotopi di idrogeno e sviluppata per la prima volta dagli Usa nel 1952.

“Si tratta di una chiara provocazione e di una minaccia per le nostre vite e la sicurezza del nostro popolo”, ha reagito la presidente sudcoreana Park Guen-hye.
Bruce Bennet, esperto di difesa della RAND Corporation, sottolinea che “la Corea del Nord ha manifestato difficoltà a organizzare anche le basi di un’arma basata sulla fissione atomica e ciò suggerisce che, a meno che Pyongyang non abbia ricevuto aiuto da esperti stranieri, è improbabile che abbia raggiunto una bomba a fusione di idrogeno a meno di tre anni di distanza dal suo ultimo test nucleare”.

 

2. Perché un accordo con la Corea del Nord sembra impossibile

Tre dei quattro test nucleari finora effettuati da Pyongyang (nel 2009 e nel 2013, oltre quello di ieri) hanno avuto luogo durante l’amministrazione di Barack Obama. “Kim Jong-un vuole parlare con il presidente degli Stati Uniti – ha dichiarato alla CNN Jasper Kim, del Center for Conflict Management della Ewha Womans University di Seoul – è per questo motivo che il test avviene ora”.

Nei mesi scorsi, l’amministrazione statunitense è riuscita a raggiungere un accordo sul nucleare iraniano mentre il dialogo a sei con Pyongyang non è mai decollato. E, al posto di un’intesa, sono arrivate nuove sanzioni, apparentemente incapaci di frenare le ambizioni atomiche di Kim Jong-un.

Un editoriale del sudcoreano Korea Times evidenzia così i motivi dell’impasse: “Il problema è che la Comunità internazionale non ha altra opzione che imporre ulteriori sanzioni contro il regime di Pyongyang nonostante i dubbi sulla loro efficacia”, ma “Seoul deve essere molto più coraggiosa nella ricerca di soluzioni per lo stallo delle relazioni” tra le due coree.

Ren Weidong, ricercatore del China Institutes of Contemporary International Relations sottolinea invece che le sempre più frequenti esercitazioni militari di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone intorno alla Penisola coreana hanno prodotto una forte pressione su Pyongyang che, non avendo a disposizione una risposta convenzionale adeguata, sarebbe stata costretta a ricorrere a quella nucleare.

Gao Fei, della China Foreign Affairs University, ha spiegato al Global Times che la questione nucleare nordcoreana fornisce agli Usa una “scusa per dispiegare la sua potenza militare in Estremo Oriente” e che il premier Shinzo Abe “ha colto la palla al balzo per militarizzare il Giappone”.

 

 

 

 

 

Category: Guerre, torture, attentati, Osservatorio Cina, Osservatorio internazionale

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About Michelangelo Cocco: Michelangelo Cocco si è laureato all'Orientale di Napoli con una tesi sul processo di riconciliazione post-apartheid in Sudafrica.Terminati gli studi universitari si è scritto ad una scuola di specializzazione in giornalismo, la Luiss di Roma ed è diventato corrisponde estero de Il Manifesto in Grecia scrivendo sulla crisi greca il libro "Il fuoco di Atene" (ed. Il Manifesto Libri 2011). E' poi stato come giornalista in Palestina e in Cina e attualmente oltre che al Manifesto collabora a Cinaforum.

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