Maurizio Scarpari: Il soft power della Cina. Da epicentro dell’epidemia a epicentro dei soccorsi

| 22 Aprile 2020 | Comments (0)

 

 

 

 

Diffondiamo da www.magazine.it  del 21 aprile 2020 l’intervista di Natale Ciappina a Maurizio Scarpari

Appena due mesi fa, tra un’economia in caduta libera e inedite proteste sui social network contro il governo, la Cina sembrava essere stata messa in ginocchio, sotto l’impatto schiacciante dell’epidemia. Il mondo, tuttavia, cambia velocemente, e proprio le dinamiche del Coronavirus, che hanno sconvolto la quotidianità del pianeta intero, dovrebbe ricordarcelo.È di domenica scorsa la notizia, rilanciata dall’agenzia Xinhua, dell’ennesima fornitura sanitaria partita da Pechino in direzione Europa, questa volta nella Macedonia del Nord, che a oggi conta oltre 1200 infettati; e fra cui rientra anche il vice primo ministro, Bujar Osmani, che in un messaggio video ha ringraziato la Cina per la vicinanza dimostrata in questo duro momento.

Qualche chilometro più a Nord, e un paio di settimane prima, Aleksandar Vucic, il presidente della Serbia, è stato più esplicito. «Vi chiedo di mandarci tutto quello che potete. Abbiamo bisogno di mascherine, guanti, ventilatori polmonari e, soprattutto, delle vostre conoscenze e di persone che possano venire qui a dare una mano» ha detto Vucic, che qualche secondo dopo ha rincarato la dose, affermando di rivolgersi ai cinesi proprio perché «si è scoperto che l’Europa ha difficoltà a difendersi da sola». Quelle del presidente serbo sono parole che aiutano a delineare le fattezze dell’opportunità che la Cina stava cercando ormai da mesi: quella di rifarsi agli occhi della comunità internazionale dopo le vicende di Wuhan, apparendo come uno Stato responsabile: da epicentro dell’epidemia a epicentro dei soccorsi.

Secondo Maurizio Scarpari, sinologo ed esperto di lingua e cultura cinese, si tratta di una narrazione che la Repubblica Popolare Cinese ha solo vantaggi ad alimentare. «Da un lato copre le sue responsabilità, dall’altro si inserisce in quei vuoti che si sono creati in questa confusione mondiale; specie con gli Stati Uniti che si sono ritirati da ogni forma di intervento, in Europa e nel resto del mondo.La Cina sta approfittando di una situazione creata da lei stessa, per presentarsi come una sorta di salvatrice dell’umanità, che è funzionale ai suoi obiettivi geopolitici».

In Italia la mano cinese si è fatta sentire, enfatizzata dalle parole del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che rappresenta quella parte del governo più vicina alla Cina, come lui stesso ha tenuto a ribadire, ricordando il memorandum d’intesa firmato appena un anno fa («Chi ci ha deriso sulla Via della seta ora deve ammettere che investire in questa amicizia ci ha permesso salvare vite in Italia» ha detto ai microfoni del Tg2). Una Via della seta che ha peraltro già iniziato a operare ad alti livelli di traffico, per quanto riguarda i rifornimenti ospedalieri: nel solo mese di marzo, Pechino ha registrato nelle proprie casse circa 1.43 miliardi di dollari nell’esportazione di prodotti sanitari – peraltro, non tutto materiale di prim’ordine, come testimoniano le circa 600mila mascherine acquistate dall’Olanda e fatte poi rispedire al mittente cinese, una volta rivelatesi difettose.

«I doni portati alla ribalta dal ministro Di Maio, in realtà non si sono poi rivelati così cospicui, anche perché erano sì donazioni, ma solo in minima parte: per il resto, si trattava di acquisti» conferma Scarpari, sottolineando poi un aspetto centrale all’interno del sistema-Cina, cioè quello dell’informazione.«In generale, l’intera questione è stata fin dall’inizio affrontata in modo poco trasparente. I tentativi di soffocare le notizie sul nascere hanno ritardato la consapevolezza della gravità della situazione, influendo di conseguenza sulla gestione dell’epidemia dentro la Cina, e della pandemia fuori dai suoi confini».

Se in quest’ultimo caso molte sono state le critiche indirizzate all’Organizzazione Mondiale della Sanità, per quanto riguarda le informazioni che circolano all’interno del mondo cinese la questione è meno netta di quello che si potrebbe pensare, come evidenzia Hugo de Burgh, professore dell’Università di Westminister, dove dirige il China Media Centre.«Bisogna considerare che i cinesi, specie i netizen (termine utilizzato soprattutto in Asia per indicare quelle persone che esercitano la propria cittadinanza su internet, ndr), sono molto critici con i burocrati e il governo in generale, che sono pertanto terrorizzati dall’opinione pubblica, ripiegandosi spesso in rapidi cambiamenti nelle dichiarazioni. Infatti, se all’inizio, da parte del governo, l’istinto era quello di sopprimere la conoscenza del virus, con il passare dei giorni questa narrazione è venuta meno».Emblematico, a tal proposito, il caso di Li Wenliang, l’oculista cinese punito dai funzionari locali per aver fatto emergere sui social media la pericolosità del virus, e in seguito riabilitato dal governo centrale come eroe, dopo la sua morte proprio da Covid-19 lo scorso febbraio.

Maurizio Scarpari, sinologo: «La Cina fa il suo mestiere: cerca di acquisire una posizione di leadership. Siamo noi, in Occidente, che dobbiamo trovare il modo giusto per rapportarci alle politiche espansionistiche cinesi, non limitandoci solo a guardare alle questioni economiche. Per non ripetere gli errori commessi, lungo la Via della seta, da altri Paesi, soprattutto in Africa e Asia, che si sono visti strangolati da debiti eccessivi, da pagare con materie prime o perdendo importanti pezzi di sovranità».

Intanto, mentre la Cina si afferma con quella viene già definita come la “diplomazia delle mascherine”, gli Stati Uniti non sembrano aver intenzione di cooperare in questa serie di aiuti internazionali. Donald Trump e alcuni media americani hanno definito il SARS-CoV-2 come il “Chinese-virus”, attirandosi la condanna del ministro degli Esteri di Pechino. Per molti, si tratta del punto di rottura più profondo nel rapporto fra Usa e Cina dai tempi del massacro del 1989 a Piazza Tienanmen. Una situazione che per Maurizio Scarpari ha mostrato i limiti dell’America First del presidente statunitense, mettendo a nudo problematiche che dovranno essere risolte anche da una possibile amministrazione Biden, in caso di vittoria dei democratici nelle prossime elezioni americane. «Dando per buona questa prospettiva, non si tornerà comunque alla gestione dei tempi di Obama, di cui Biden era il vice; è ormai passata troppa acqua sotto i ponti dai tempi di quella politica di concertamento, in cui si cercava di contenere il dinamismo cinese.Quel che è certo – prosegue Scarpari – è che negli Stati Uniti quello della Cina è un problema condiviso fra democratici e repubblicani, perché mette a rischio la leadership americana, specie per quanto riguarda settori strategici come quello delle telecomunicazioni, come si evince dalla vicenda Huawei».

Fra i tantissimi dubbi che la pandemia si porta dietro, l’unico aspetto su cui tutti sembrano concordare per davvero, è che il mondo post-Coronavirus sarà un posto economicamente più debole, anche rispetto a quello della crisi del 2008; in quell’occasione, la Cina dimostrò alla comunità internazionale la propria responsabilità, con un programma di stimoli da 568 miliardi di dollari, mostrando al pianeta intero l’arsenale di liquidità a disposizione del Celeste impero, proiettandolo nel suo progetto di affermazione globale.In un mondo più povero, la prospettiva di diventare la prima potenza mondiale si potrebbe fare sempre più concreta per la Cina, spiega sempre Scarpari. «La Cina fa il suo mestiere: cerca di acquisire una posizione di leadership. Siamo noi, in Occidente, che dobbiamo trovare il modo giusto per rapportarci alle politiche espansionistiche cinesi, non limitandoci solo a guardare alle questioni economiche. Per non ripetere gli errori commessi, lungo la Via della seta, da altri Paesi, soprattutto in Africa e Asia, che si sono visti strangolati da debiti eccessivi, da pagare con materie prime o perdendo importanti pezzi di sovranità».

Category: Epidemia coronavirus, Osservatorio Cina, Osservatorio internazionale, Politica

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

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