Malala Yousafzai: Matite e libri contro il terrorismo

| 13 Luglio 2013 | Comments (0)

 

 

 

Il 12 luglio a New York al palazzo dell’ONU il giorno del suo sedicesimo compleanno Malala Yousafzai ha parlato  per il diritto all’istruzione per ogni bambina e bambino davanti all’assemblea giovanile dell’ONU. La giovane attivista pachistana ha pronunciato il suo primo discorso pubblico da quando i Taliban hanno tentato di ucciderla, nello scorso ottobre, sparandole alla testa mentre tornava a casa dalla scuola. Volevano ridurla al silenzio per sempre, perché scriveva sul suo blog che le bambine hanno diritto di studiare. Invece, “hanno fallito”, come ha dichiarato con coraggio e voce ferma la ragazza, parlando di fronte ad una delegazione di 500 giovani presenti al Palazzo di Vetro. Nel suo discorso, Malala ha lanciato un accorato appello ai leader politici affinché garantiscano il diritto allo studio di tutti i bambini. Le Nazioni Unite, che hanno rinominato il 12 luglio “Malala Day”. La versione che diffondiamo è quella da Le Repubblica 13 luglio 2013. Alleghiamo poi tre testi su Malala Yousafzai

 

 

1. Malala Yousafzai: Discorso alle Nazioni Unite 12 Luglio 2013

Cari fratelli e sorelle ricordate una cosa. La giornata di Malala non è la mia giornata. Oggi è la giornata di ogni donna, di ogni bambino, di ogni bambina che ha alzato la voce per reclamare i suoi diritti.

Secondo le Nazioni Unite ci sono 57 milioni i bambini in età scolare che non ricevono istruzione nel mondo. Ci sono centinaia di attivisti e di assistenti sociali che non soltanto chiedono il rispetto dei diritti umani, ma lottano anche per assicurare istruzione a tutti in tutto il mondo, per raggiungere i loro obiettivi di istruzione, pace e uguaglianza.

Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e migliaia di altre sono state ferite da loro. Io sono soltanto una di loro. Io sono qui, una ragazza tra tante, e non parlo per me, ma per tutti i bambini e le bambine. Voglio far sentire la mia voce non perché posso gridare, ma perché coloro che non l’hanno siano ascoltati. Coloro che lottano per i loro diritti: il diritto di vivere in pace, il diritto di essere trattati con dignità, il diritto di avere pari opportunità e il diritto di ricevere un’istruzione.

Cari amici, nella notte del 9 ottobre 2012 i Taliban mi hanno sparato sul lato sinistro della fronte. Hanno sparato anche ai miei amici. Pensavano che le loro pallottole ci avrebbero messo a tacere. Ma hanno fallito. E da quel silenzio si sono levate migliaia di voci. I terroristi pensavano che sparando avrebbero cambiato i nostri obiettivi e fermato le nostre ambizioni, ma niente nella mia vita è cambiato tranne questo: la debolezza, la paura e la disperazione sono morte. La forza, il potere e il coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Così pure le mie speranze sono le stesse.

Cari fratelli e sorelle io non sono contro nessuno. Nemmeno contro i terroristi. Non sono qui a parlare in termini di vendetta personale contro i Taliban o qualsiasi altro gruppo terrorista. Sono qui a parlare a favore del diritto all’istruzione di ogni bambino. Io voglio che tutti i figli e le figlie degli estremisti, soprattutto Taliban, ricevano un’istruzione. Non odio neppure il Taliban che mi ha sparato. Anche se avessi una pistola in mano ed egli mi stesse davanti e stesse per spararmi, io non sparerei.

Questa è la compassione che ho appreso da Mohamed, il profeta misericordioso, da Gesù Cristo e dal Buddha. Questa è il lascito che ho ricevuto da Martin Luther King, Nelson Mandela e Muhammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non-violenza che ho appreso da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è quello che la mia anima mi dice: siate in pace e amatevi l’un l’altro.

Cari fratelli e sorelle, tutti ci rendiamo conto dell’importanza della luce quando ci troviamo al buio, e tutti ci rendiamo conto dell’importanza della voce quando c’è il silenzio. E nello stesso modo quando eravamo nello Swat, in Pakistan, noi ci siamo resi conto dell’importanza dei libri e delle penne quando abbiamo visto le armi. I saggi dicevano che la penna uccide più della spada, ed è vero.
Gli estremisti avevano e hanno paura dell’istruzione, dei libri e delle penne. Hanno paura del potere dell’istruzione. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. Ed è per questo che hanno appena ucciso a Quetta 14 innocenti studenti di medicina. È per questo che fanno saltare scuole in aria tutti i giorni. È per questo che uccidono i volontari antipolio nel Khyber Pukhtoonkhwa e nelle Fata. Perché hanno avuto e hanno paura del cambiamento, dell’uguaglianza che essa porterebbero nella nostra
società.

Un giorno ricordo che un bambino della nostra scuola chiese a un giornalista perché i Taliban sono contrari all’istruzione. Il giornalista rispose con grande semplicità. Indicando un libro disse: “I Taliban hanno paura dei libri perché non sanno che cosa c’è scritto dentro”. Pensano che Dio sia un piccolo essere conservatore che manderebbe le bambine all’inferno soltanto perché vogliono andare a scuola. I terroristi usano a sproposito il nome dell’Islam e la società pashtun per il loro tornaconto personale. Il Pakistan è un paese democratico che ama la pace e che vorrebbe trasmettere istruzione ai suoi figli. L’Islam dice che non soltanto è diritto di ogni bambino essere educato, ma anche che quello è il suo dovere e la sua responsabilità.

Onorevole Signor Segretario generale, per l’istruzione è necessaria la pace, ma in molti paesi del mondo c’è la guerra. E noi siamo veramente stufi di queste guerre. In molti paesi del mondo donne e bambini soffrono in altri modi. In India i bambini poveri sono vittime del lavoro infantile. Molte scuole sono state distrutte in Nigeria. In Afghanistan la popolazione è oppressa dalle conseguenze dell’estremismo da decenni. Le giovani donne sono costrette a lavorare e a sposarsi in tenera età. Povertà, ignoranza, ingiustizia, razzismo e privazione dei diritti umani di base sono i problemi principali con i quali devono fare i conti sia gli uomini sia le donne.

Cari fratelli e sorelle, è giunta l’ora di farsi sentire, di lottare per cambiare questo mondo e quindi oggi facciamo appello ai leader di tutto il mondo affinché proteggano i diritti delle donne e dei bambini. Facciamo appello alle nazioni sviluppate affinché garantiscano sostegno ed espandano le pari opportunità di istruzione alle bambine nei paesi in via di sviluppo. Facciamo appello a tutte comunità di essere tolleranti, di respingere i pregiudizi basati sulla casta, sulla fede, sulla setta, sulla fede o sul genere. Per garantire libertà e eguaglianza alle donne, così che possano stare bene e prosperare. Non potremo avere successo come razza umana, se la metà di noi resta indietro. Facciamo appello a tutte le sorelle nel mondo affinché siano coraggiose, per abbracciare la forza che è in loro e cercare di realizzarsi al massimo delle loro possibilità.

Cari fratelli e sorelle vogliamo scuole, vogliamo istruzione per tutti i bambini per garantire loro un luminoso futuro. Ci faremo sentire, parleremo per i nostri diritti e così cambieremo le cose. Dobbiamo credere nella potenza e nella forza delle nostre parole. Le nostre parole possono cambiare il mondo. Perché siamo tutti uniti, riuniti per la causa dell’istruzione e se vogliamo raggiungere questo obiettivo dovreste aiutarci a conquistare potere tramite le armi della conoscenza e lasciarci schierare le une accanto alle altre con unità e senso di coesione.

Cari fratelli e sorelle non dobbiamo dimenticare che milioni di persone soffrono per ignoranza, povertà e ingiustizia. Non dobbiamo dimenticare che milioni di persone non hanno scuole. Lasciateci ingaggiare dunque una lotta globale contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo e lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.

 

 

 

2. Valeria Mazza: Un libro per far conoscere la storia di Malala

Valeria Mazza  ha  scritto un libro per ragazze e ragazzi La storia di Malala edito da Mondadaori e illustrato da Paolo D’Altan. L’autrice spiega nel suo blog in data 16 luglio 2013 perché questo libro è stato scritto.

Questo libro è nato per raccontare la storia di una ragazza coraggiosa: Malala Yousafzai. Coraggiosa, perché non è facile difendere i tuoi diritti quando gli altri – più grandi, più forti, più prepotenti di te – la pensano diversamente. Malala ha alzato la voce per difendere ciò in cui credeva, non solo per se stessa, ma anche a nome delle altre ragazze. L’ha fatto rischiando la sua stessa vita. Era il 9 ottobre 2012 quando le hanno sparato, mentre andava a scuola nella valle di Swat, in Pakistan. Aveva 15 anni, e voleva semplicemente imparare. Ho scritto di Malala prima sulle pagine de Il Corriere della sera e poi in questo blog . Alla fine ho deciso di scrivere questo libro, a metà tra cronaca e romanzo, per farla conoscere ai suoi coetanei. Oggi, nel giorno in cui Malala compie 16 anni e parla all’Onu, condivido qui uno stralcio di questa storia di speranza.

Malala, Malala guardiamo le foto! — Per fortuna ci sono ancora i cuginetti con cui provare a distrarsi un po’.
Impazziscono dalla voglia di sfogliare i vecchi album. E si divertono, loro, a farle mille domande.
— E chi è questo?
— Come si chiama quest’altro?
— Cosa facevate lì?
Anche a Malala, in fondo, piace guardare le foto del passato, in particolare quelle dei picnic di famiglia.
 È una tradizione della domenica a casa Yousafzai. O perlomeno lo è stata.
Per i cugini, soprattutto per i più piccoli che sono nati in tempo di guerra, guardare le foto mentre Malala descrive quei posti è come ascoltare le favole della buonanotte, storie di un mondo di pace cha non hanno mai conosciuto.

Questa è Marghazar. C’è il famoso Palazzo Bianco, tutto di marmo, dove una volta il principe di Swat trascorreva l’estate, prima che la valle diventasse parte del Pakistan.
— E questo è il parco di Fiza Ghat. Abbiamo mangiato tanto pesce da scoppiare, quella domenica! Continuavamo a guardare le montagne… dovete sapere che c’è un tesoro di smeraldi nascosto al loro interno.
— Questa è Kanju…
A Kanju sono stati feriti due bambini, qualche mese fa, nella stazione di polizia. Qualcuno è entrato e ha cominciato a sparare contro gli agenti. Quei bambini, chissà come, si sono trovati nel mezzo. Ma questi Malala non lo racconta ai cugini . – E’ ora di andare a letto ! dice invece chiudendo l’album. La mamma si è già ritirata nella sua stanza, come sempre vengono a casa uomini estranei che non fanno parte della famiglia- Monellacci a nanna anche voi – dice il papà ai figli. A lei, invece, i grandi permettono di restare sveglia fino a tardi. A un tratto Malala guarda il paesaggio dalla finestra: il crepuscolo le sembra carico di premonizioni. Il capo dei talebani, Maulana Fazlullah si nasconde da qualche parte su quelle alture: da lassù parla alla radio e da lì si sposta per colpire i suoi nemici.

Tra poco le montagne diventeranno invisibili, e le piccole luci di Mingora si accenderanno timide, una dopo l’altra, come per non farsi notare troppo. Dietro ognuno di quei lumicini un po’ sfuocati ci sono tante famiglie come la sua, riunite intorno a un pasto e alle proprie storie. E in quel momento Malala capisce una cosa importantissima: i talebani possono sparare, bombardare, gettare l’acido in facci, ma non possono distruggere tutto. Non possono cancellare i ricordi felici delle persone.

 

3. Mia Cambronero (Avaaz.org) Una campagna per l’istruzione di tutte le bambine e bambini del mondo

Un gruppo di giovani donne pachistane stava tornando a casa da scuola quando alcuni terroristi hanno fatto esplodere il loro autobus, lasciando che in 14 bruciassero vive. Le sopravvissute furono portate di corsa in ospedale, dove esplose un’altra bomba, ferendo i loro amici e le infermiere che le avevano soccorse.

A volte dalle situazioni peggiori scaturiscono atti straordinari. Di fronte a tanto orrore Malala, a soli 15 anni, ha osato lottare per l’istruzione delle ragazze pachistane. Per questo, l’anno scorso le hanno sparato alla testa. Ma lei è sopravvissuta e, con il sostegno di quasi un milione di noi, è riuscita a ottenere una nuova legge che garantisce il diritto all’istruzione delle ragazze pachistane!

Ma il suo impegno non si è fermato lì. Venerdì Malala ha parlato all’ONU per proporre un nuovo obiettivo globale: garantire l’istruzione a ogni bambino del mondo. La sua richiesta è incredibilmente a portata di mano: è un’operazione che costerebbe, secondo gli esperti, quanto due centrali nucleari! Entro le prossime 24 ore mostriamo ai leader mondiali che Malala, chiedendo loro di agire, parla anche a nome di milioni di noi. Trasformiamo l’orrore dei Talebani in una nuova speranza, l’istruzione per tutti. Sottoscriviamo la campagna sul sito di www.avaaz.org

Questo venerdì, Malala ha portato la nostra campagna al Segretario Generale dell’ONU. Sta lavorando con un esercito di giovani delegati da tutto il mondo per fare pressione sul Consiglio di sicurezza dell’ONU perché approvi una risoluzione che riconosca la crisi mondiale dell’istruzione e stabilisca passi concreti per promuovere l’educazione per tutti. In seguito, li aiuteremo a portare il messaggio in tutte le capitali del mondo, finché i governi non firmeranno assegni e cambieranno le leggi.

Questi sono i punti principali del piano:

-Garantire uguaglianza per le ragazze e per i giovani emarginati cui è stata ingiustamente negata l’istruzione

-Prevedere una rigorosa formazione per gli insegnanti

-Aumentare i fondi destinati all’istruzione tramite aiuti più consistenti da parte di donatori e un maggiore controllo sulle spese da parte di tutti i paesi per arginare il problema e garantire a ogni bambino almeno 9 anni di istruzione

Garantire l’istruzione a ogni bambino può sembrare ambizioso, ma è un obiettivo del tutto raggiungibile. Con un modesto aumento del sostegno economico internazionale di 26 miliardi di dollari, potremo garantire un futuro di pace in tutto il mondo. Cogliamo questa opportunità e rendiamo tutto questo possibile.

Quando spararono a Malala, la nostra comunità è corsa in suo sostegno, aiutandola a costruire una strategia efficace per sviluppare la sua causa e lavorando a stretto contatto con Gordon Brown, inviato speciale dell’ONU per l’istruzione, per premere sul governo pachistano perché annunciasse un programma di fondi per garantire l’istruzione a tutti i bambini. Facciamolo ancora e diffondiamo la magia di Malala in tutto il mondo.

Con speranza e determinazione, Mia, Diego, Ricken, Alex, Anne, Dalia, Pascal, Wen-Hua e tutto il team di Avaaz. [12 luglio 2013]

 

 

 

4. Asia News: Oslo candida Malala Youfazai al Premio Nobel per la pace 2013 [1 febbraio 2013]

del partito di governo hanno presentato in via ufficiale la richiesta. La giovane attivista pakistana, vittima della violenza talebana, ha condotto una “coraggiosa battaglia” per “il diritto allo studio delle ragazze”. Ancora oggi è sottoposta a cure mediche per le ferite alla testa causate dai proiettili. Blogger pakistano: “Allah ti protegga e benedica

Islamabad (AsiaNews) – Un gruppo di parlamentari norvegesi, esponenti della fazione laburista al governo nel Paese, ha presentato in via ufficiale la candidatura al Nobel per la pace 2013 di Malala Yousafzai, icona della lotta per l’istruzione femminile in Pakistan. Firmatari dell’iniziativa i deputati Fredy de Ruiter, Gorm Kjernli e Magne Rommetveit, che hanno auspicato l’assegnazione del premio alla giovane finita nel mirino degli islamici nell’ottobre scorso , e ferita alla testa con colpi di pistola. Ancora oggi la 15enne è sottoposta a cure mediche per ricomporre le fratture al cranio; nelle scorse settimane era stata lanciata una petizione on-line dalla rete attivista Change, che ha già raccolto migliaia di adesioni in tutto il mondo.

Nel presentare la candidatura ufficiale di Malala, i leader di governo norvegesi hanno ricordato che “la studentessa e blogger” ha conquistato la ribalta mondiale “quando è stata colpita alla testa dai talebani”, per aver “criticato con forza” il gruppo militante Tahreek-e-Taliban Pakistan (Ttp). La giovane ha condotto una “coraggiosa battaglia” per “il diritto allo studio delle ragazze” e “il suo impegno è sembrato così minaccioso alle forze estremiste, che hanno tentato di ucciderla”.

Le Nazioni Unite, su iniziativa del segretario generale Ban Ki-moon, hanno già voluto celebrare la sua lotta istituendo per il 10 novembre – a 30 giorni esatti dall’attacco – il “Malala Day”, perché essa rappresenta una “fonte di ispirazione per l’istruzione femminile in tutto il mondo”. L’iniziativa dei politici norvegesi è stata accolta con favore anche in Pakistan, con giudizi positivi su siti on-line dei giornali. Il blogger pakiindi scrive “ben fatto” e vuole mandarle “un bacio sulla fronte per l’onore” che ha saputo dare a “questa sfortunata nazione”. E aggiunge: “possa Allah proteggerti e benedirti”.

Malala Yousafzai – vincitrice di un premio nazionale giovanile – il 9 ottobre scorso è rimasta vittima di un attentato talebano nella Swat Valley, area montagnosa della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan, roccaforte degli estremisti islamici. È stata colpita mentre si trovava a bordo dello scuolabus che l’avrebbe accompagnata a casa, dopo aver concluso le lezioni del mattino. La giovane era diventata famosa nel 2009 all’età di 11 anni, per aver tenuto un blog sul sito in lingua locale della Bbc in cui denunciava gli attacchi dei fondamentalisti islamici pakistani contro le ragazze e gli istituti scolastici femminili. Lungo la frontiera nord-occidentale, dove in alcune aree vigono Sharia e Corti islamiche, sono state centinaia le scuole – anche cristiane – chiuse per attentati o distrutte dagli estremisti. A farne le spese sono decine di migliaia di studentesse e almeno 8mila insegnanti donne, il cui lavoro è a rischio.

 




Category: Donne, lavoro, femminismi, Guerre, torture, attentati, Osservatorio internazionale, Scuola e Università

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