Landini e Rodotà : A Roma un’assemblea l’8 settembre e una manifestazione il 5 ottobre

Redazione | 7 agosto 2013 | Comments (0)

 

 

 

Il 6 agosto 2013  Stefano Rodotà e Maurizio Landini hanno tenuto una conferenza stampa annunciando a Roma un’assemblea l’8 settembre e una manifestazione il 5 ottobre. Riportiamo i contenuti dei loro interventi pubblicando due testi distribuiti in rete da Huffington Post e L’Espresso

 

1. Angela Mauro : Da Stefano Rodotà e Maurizio Landini nsce il fronte per la Costituzione e “un’altra maggioranza”

[Huffington Post,   6 agosto 2013]

Stiamo tentando di non rimanere impigliati nelle polemiche giornaliere. La questione della grazia a Berlusconi è durata due giorni, eppure c’è la legge a dare risposte: è una via tecnicamente non percorribile, prima ancora che politicamente. Ma il punto è che in Italia va ricostruito il tessuto politico, sennò saremo sempre vittime del ricatto…”. Stefano Rodotà non ne vuole sapere di limitare il suo ragionamento alla questione che più scalda i palazzi della politica in questo inizio agosto, cioè la condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale. Questa è solo una spia di un problema più vasto che ha a che fare con quello che Rodotà chiama “vuoto della politica, che è autoreferenziale, ha un orizzonte che non va oltre il giorno dopo…”. Dunque è tempo di “agire”. Ecco perché, sull’onda della sentenza Mediaset, ciliegina sulla torta di una situazione politica e democratica “precaria”, Rodotà e Maurizio Landini della Fiom hanno deciso di convocare una conferenza stampa per lanciare due iniziative: un’assemblea a Roma l’8 settembre e una manifestazione, sempre nella capitale, il 5 ottobre. L’auspicio: che in questa situazione di emergenza, istituzioni e forze politiche non si impicchino alla formula di alleanza Pd-Pdl, ma “esplorino” anche altre maggioranze. Con i cinque stelle, è un non-detto ma va da sé.

Non sarà un armistizio, malgrado la data dell’assemblea coincida esattamente con il 70esimo anniversario dell’armistizio proclamato da Badoglio. Sarà piuttosto una chiamata alla “mobilitazione” per un “autunno non caldo, ma intenso e partecipativo”, spiega Rodotà. Con lui e Landini ci sono idealmente anche Gustavo Zagrebelsky di Libertà e Giustizia, don Luigi Ciotti di Libera e Lorenza Carlassarre, l’ex saggio che ha abbandonato la commissione riforme in polemica con il metodo impostato dal governo. In sostanza, si tratta del prosieguo del cammino intrapreso a Bologna il 2 giugno scorso, quando diverse associazioni, da Emergency a Micromega e naturalmente Fiom e Libertà e Giustizia, scesero in piazza in difesa della Costituzione. Lì nacque una rete, contraria al presidenzialismo (“Si accelererebbero dinamiche distruttive”, insiste Rodotà), convinta che “la Costituzione non vada cambiata, ma applicata”, sottolinea Landini parlando della recente sentenza della Cassazione che ha dato ragione ai tre licenziati della Fiat di Melfi senza che l’azienda abbia applicato la sentenza e senza che il dibattito politico abbia fatto il minimo accenno al problema. Ora quella rete, finita quasi in sonno quando la prospettiva delle larghe intese Pd-Pdl sembrava avviata a vita duratura, riprende vigore. Sociale più che strettamente politico.

Perché non c’è intenzione di tradurre tutto questo sforzo in una lista per le europee o per le politiche, se si dovesse ritornare al voto. Men che meno in un partito. Questo lo chiariscono sia Rodotà che Landini. “Si tratta di creare un terreno comune che riunifichi ciò che oggi è diviso”, dice il segretario della Fiom. “Questo governo non ha creato un posto di lavoro in più, non ha una politica industriale. Quando vedo un condannato che manifesta penso ai tanti che hanno perso un posto di lavoro… E’ ancora in vigore la legge chiesta dalla Fiat e fatta dal governo Berlusconi che, grazie all’art.8, permette di non rispettare i contratti. Sono questi i temi che vogliamo porre e se questo significa fare politica, sì allora facciamo politica”. Zagrebelsky lo dice in un collegamento telefonico: “Non siamo qui per difendere un pezzo di carta. . La Costituzione è uno strumento per recuperare passione politica e partecipazione. Ci siamo detti che non è più tempo di appelli e parole: ci si chiede di fare. Come? E’ il tema che vogliamo sviluppare e costruire. Ci rivolgiamo a chi si è distaccato dalla politica, ai disillusi, agli insoddisfatti. Dobbiamo indicare obiettivi politici e scopi per una mobilitazione politica. Se non lo facciamo, i luoghi della politica saranno occupati dai faccendieri: potere e danaro spiegano il degrado attuale”.

Non è un armistizio. Ma “resistenza e proposta”, così la mette Rodotà, dall’alto dei suoi ottant’anni. Tanto per dire: invece di perdere tempo su un percorso “pericoloso” di riforme costituzionali, si pensi a eliminare subito il Porcellum, visto che ègià nel mirino della Corte Costituzionale che si pronuncerà il 3 dicembre. Un’idea c’è: “Eliminare il Porcellum e sostituirlo con il Mattarellum, è la cosa più semplice in questo momento – dice Rodotà – se potessi direi: non si va in vacanza per fare la legge elettorale”. Ma c’è dell’altro. Non è una novità assoluta ma suona particolare, in questi giorni caldissimi per il governo avviato verso un autunno difficile. “Il problema è che si ragiona in un’ottica di emergenza che diventa vincolo a legarsi ad una sola maggioranza”, quella Pd-Pdl. Invece, sostiene Rodotà “bisognerebbe esplorare quello che è possibile, questo non è illegittimo. Scalfaro lo fece e fu accusato di ribaltone… ma non deleghiamo tutto al presidente della Repubblica. È compito delle forze politiche…”.

 

 

2. Luca Sappino: Cosa fanno Landini e Rodotà?

[L'Espresso, 7 agosto 2013]

Non ha ancora un nome (forse si chiamerà ‘Lavoro e Costituzione’) e non è un nuovo partito, anche se potrebbe diventarlo. I suoi fondatori dicono che «serve a riempire un vuoto di politica e a dar voce a fette di società». Insomma, a preparare l’alternativa. Partito, ancora no. Ma pronti, il giurista Stefano Rodotà e il leader della Fiom Maurizio Landini, sono pronti. «Non vogliono bruciare le tappe», assicura una fonte vicina ai due, «ma l’idea di misurarsi elettoralmente c’è».

D’altronde, Rodotà è ormai un leader a tempo pieno, dopo la candidatura alla Presidenza della Repubblica, con un’agenda di incontri da campagna elettorale permanente, e Landini è da tempo descritto sul filo della discesa in campo. E se anche questa volta pone dei distinguo, e si concentra genericamente sul «vuoto di rappresentanza da colmare», «chi lo conosce – è l’istruzione per l’uso – sa che di passi ne ha fatti molti e che non è certo il tipo che si sbottona». Anzi. «Non ho intenzione di smettere di fare il sindacalista», ripete, «e penso infatti che quello che stiamo facendo è esattamente fare il sindacato». Poi però aggiunge: «penso anche che il vuoto c’è e il vuoto, in qualche modo, va riempito».

Non si sbottona Landini, non è ancora il momento di lanciare un nome (“Lavoro e Legalità”, potrebbe essere, oppure “Lavoro e Costituzione”) ma, appunto, fa passi in avanti. E a domanda maliziosa, risponde: «Sì, vogliamo far politica. Dobbiamo coprire il vuoto lasciato da chi si occupa d’altro». Certo, è il modo per lanciare una mobilitazione («Cos’è difendere la Costituzione se non fare politica», dice il leader Fiom) e due appuntamenti romani, l’8 settembre per un’assemblea pubblica e il 5 per una manifestazione di piazza, «magari a piazza san Giovanni». Ma in Fiom ormai sono in molti a dare per scontato il passo. Non tutti condividono, ma la stessa conferenza stampa di lunedì, con Rodotà e Zagrebelsky, è stata messa in piedi solo grazie alle forze del sindacato metalmeccanico.

Il più grande nemico è la fretta. Stefano Rodotà lo dice chiaramente: «Non abbiamo l’obiettivo di presentare le liste». Tira il freno, il professore, quasi avesse paura di correre troppo: «abbiamo già assistito al fallimento clamoroso di formazioni di sinistra nate in fretta e furia per le elezioni». E chissà come fischiano le orecchie di Ingroia: «Fortuna che a nessuno è venuto in mente il nome “Rivoluzione Costituzionale”», è la battuta di un addetto ai lavori.

Non aiuterebbe dunque un precipitare degli eventi, anche se le larghe intese vengono al meglio definite «anomale». «Questo è un governo per cui nessuno ha votato», ci spiega Landini, «e anzi per cui tutti hanno votato contro», dice ricordando i toni della campagna elettorale.

Dice ancora Landini: «Quando quasi il 50 per cento delle persone non va a votare, non è antipolitica ma una richiesta di nuova politica». E nuova politica non vuol dire per forza un nuovo partito, ma anche sì. «Noi intanto vogliamo porre semplicemente il problema dell’applicazione della Costituzione, a cominciare dal lavoro»,continua il volto Fiom, preoccupato, «perché quando un condannato manifesta nelle piazze e minaccia le istituzioni penso sia a rischio la stessa democrazia».

Non che serva per forza Berlusconi, anzi. «Noi della Fiom sappiamo bene, cosa vuol dire il vuoto: lo sappiamo quando la Corte Cstituzionale dice che Fiat non applica la Costituzione, lei se ne infischia e il governo non fa nulla». «E’ fare politica?». Può essere: «sicuramente è un’azione politica, di quelle che non si vedono da troppo tempo». Continua Landini: «Chi parla di legge della rappresentanza, di riduzione dell’orario di lavoro e del reddito di cittadinanza? Chi parla del fatto che pezzi interi dell’economia sono in mano alla criminalità organizzata? Che un parlamento eletto con una legge incostituzionale si è posto l’obiettivo di modificare la Costituzione? Ne abbiamo parlato noi».

Noi Rodotà e Fiom, ma anche Don Ciotti e Gino Strada. «Lo abbiamo già fatto il 18 maggio scorso», ricorda Landini. «Vogliamo continuare quel percorso». Il passo in avanti. Non troppo lungo, mi raccomando. «Rodotà e Landini propongono i temi del lavoro e dei diritti alla politica che c’è e a quella che bisogna costruire», raccoglie Giorgio Airaudo, ex Fiom e oggi parlamentare di Sel. Anche lui non vuole forzare, ma poi dice: «certo sarebbe bello se, di deputati con queste idee, ce ne fossero altri».

 


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Category: Movimenti, Politica

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