Franco “Bifo” Berardi: Heroes: suicidio e omicidi di massa

| 29 Maggio 2015 | Comments (0)

 

Diffondiamo da www.indacoage.it del 29 maggio 2015

Giovedì 4 giugno alle ore 19.00 presso l’Associazione Culturale Menomale, in Via De Pepoli 1/a, Bologna, Franco Berardi detto Bifo – scrittore, teorico, attivista – presenterà il suo ultimo saggio, uscito in Aprile per Baldini e Castoldi – e in lingua inglese per Verso BooksHeroes. Suicidio e omicidi di massa: testo che investiga la relazione tra capitalismo e salute mentalein un viaggio attraverso la filosofia, la psicoanalisi e gli eventi di cronaca più recenti, in cerca delle ragioni sociali che stanno alla base dei disagi mentali della nostra epoca.

 

Questo libro è dedicato alla tendenza che domina l’età del capitalismo finanziario: il suicidio. Non si tratta soltanto dell’inquietante aumento del tasso di suicidio individuale (60% di aumento negli ultimi 40 anni), ma del fatto che l’umanità intera sembra avere scelto di suicidarsi. Forse la decisione l’hanno presa in pochi, ma tutti siamo costretti a prenderne atto. O forse non l’ha proprio deciso nessuno, ma tutti siamo in trappola in questa carlinga che vola nella notte della follia finanziaria, mentre non sappiamo come aprire la porta della cabina di pilotaggio. Tanto dentro il pilota non c’è. L’ha detto varie volte Mario Draghi, che passa per un signore molto assennato. Non importa per chi votate alle elezioni, ha detto Draghi. Non importa quale governo abbiano scelto i greci, non importa che voi siate d’accordo oppure no. La politica economica europea va avanti con il pilota automatico.
E dove ci porta il pilota automatico dovremmo averlo capito

 

 

Se ci fosse stato inchiostro all’Angleterre
non avreste avuto bisogno di tagliarvi le vene.

(Vladimir Majakovskij a Sergej Esenin)

 

Affrontando una vasta gamma di orrori – la sparatoria ad Aurora alla prima di Batman, Anders Breivik, i massacri scolastici americani, l’epidemia di suicidi in Corea e in Giappone e  la recente ondata di ‘suicidi da austerity’ in Europa –Heroes esplora l’ombra sinistra proiettata dall’ossessione contemporanea verso la competizione implacabile e l’iperconnettività.

Partendo dalle teorie di BaudrillardDebord, in questo saggio Bifo ragiona sul come le malattie mentali siano storicamente e culturalmente determinate e sul come queste comportino reazioni inusitate, violentissime e atroci (si pensi allo schianto tra i picchi alpini dell’airbus della Germanwings pilotato da Andreas Lübitz), ma ben spiegabili, alla luce del funzionamento stesso del capitalismo contemporaneo.

In Heroes, coronamento di quattro decadi di lavoro intellettuale radicale, Bifo sviluppa le teorie psicoanalitiche del suo amico Félix Guattari e propone l’ironia distopica come unica strategia per strapparci dall’abbraccio mortale dell’assolutezza capitalistica.

Come si inserisce questo testo nell’attualità politica italiana? Un recente post di Bifo su Facebook intitolato Dalla parte dei teppisti ha causato reazioni controverse. Per il teorico (che già a dicembre dello scorso anno aveva preso posizione riguardo alla politica di governo e alla disapprovazione/repressione di scioperi dei lavoratori, occupazioni di case e manifestazioni studentesche con una formula molto precisa – “Se c’è una nuova forma di azione della protesta sociale nell’ultimo periodo è la disperazione”) gli eventi di Milano in occasione dell’inaugurazione di Expo vanno letti alla luce di un’affermazione “brutale con spirito amichevole”: “a cosa serve manifestare per la democrazia? che utilità può avere sfilare per le vie della città dicendo: diritti, costituzione, democrazia?

E prosegue:

Abbiamo perso tutto, questo è il punto, e il primo maggio 2015 potrebbe essere il momento di svolta, quello in cui lasciamo perdere le battaglie del passato e cominciamo la battaglia del futuro. Non la battaglia della democrazia né quella per i diritti, meno che mai la battaglia per la difesa del posto di lavoro, che è stata l’inizio di tutte le sconfitte. La battaglia necessaria (e forse a un certo punto anche possibile) è quella che trasforma la potenza della tecnologia in processo di liberazione dalla schiavitù del lavoro e della disoccupazione. Quella battaglia si combatterà cominciando a comportarci come se il potere non esistesse, rifiutando di pagare un debito che non abbiamo contratto, rifiutando di partecipare alla competizione del lavoro e alla competizione della guerra. È impossibile? Lo so, oggi è impossibile, i giovani che hanno aperto gli occhi di fronte a uno schermo uscendo dal ventre della madre si impiccano a plotoni perché per loro il calore della solidarietà politica e della complicità amichevole sono oggetti sconosciuti. Ma se vogliamo parlare con loro è meglio che lasciamo perdere i gettoni, la democrazia e i diritti. È meglio che impariamo a parlare della vita e della morte.

Intervistato da Radio Città Fujiko (dove ricorda che intende vestire i panni del medico e non del giudice) e da Vice – di pareri diversi sugli eventi di Milano sono Luca FazioChristian RaimoBifo chiarisce e specifica ulteriormente la sua posizionePensi che una soluzione sia, non so, spaccare le vetrine? Risponde: Ma assolutamente no! Penso che le cose cambieranno soltanto nel momento in cui si metterà in moto un processo di autorganizzazione del lavoro cognitivo. Ma il vero problema è che intanto ci troviamo già in una fase di devastazione e di guerra, quindi capisci, arrivati a questo punto non provo più tanta tenerezza per il buon vecchio “movimento pacifico”, di cui pure faccio parte. Quella fase come ti dicevo è finita, forse è finita già 35 anni fa; poi sì, continuiamo pure a vederci e a fare i cortei, ma solo perché probabilmente è l’unico modo di mantenere un minimo di aggregazione umana.

 BIFO su No Expo e Heroes - intervista Vice

Come scrive Jérôme Roos commentando il saggio di Berardi ne Il nichilismo neoliberale e la politica del suicidio-omicidio di massa, riflessione comparsa in traduzione italiana suZNetItaly, Bifo si concentra sulle pulsioni che permeano la cultura attuale: nichilismo e spinta al suicidio, fenomenologia del panico, aggressione e conseguente violenza, pulsioni tali da rendere alcuni eventi impossibili da liquidare come episodi eccezionali: la morte di molti causati dal suicidio di uno “non è più un fenomeno marginale di psicopatologia isolata, ma sta diventano un agente importante della storia politica del nostro tempo.”

«Bifo osserva che “è possibile scoprire nelle azioni di molti assassini di massa contemporanei, un’intenzione spettacolare che ha qualcosa a che fare con la promessa di Warhol: “in futuro ognuno sarà famoso nel mondo per 15 minuti.’ Cioè, ha a che fare ha bisogno di essere visto alla televisione come sola prova della sua esistenza.” Questo forte desiderio di identificazione che trova la sua espressione patologica più distruttiva nel caso di uccisioni di massa come quella di Lübitz (il pilota di Germanwings che nel marzo 2015 ha causato la morte di 150 passeggeri, schiantandosi deliberatamente con l’aereo che pilotava, ndr) si è molto intensificato nei decenni  recenti, come conseguenza della quasi completa erosione dei legami di comunità e delle reti di protezione sociale. Il processo duale sfrenato  di globalizzazione e di finanzializzazione stanno totalmente deterritorializzando l’economia e sottomettendo tutte le relazioni sociali e le motivazioni individuali all’unica logica onnicomprensiva del mercato. Come dice Bifo, “la nostra intera vita precaria è sottomessa questa unico imperativo: competizione. Tutte le nostre energie collettive sono “reclutate” a un solo scopo: combattere contro tutti gli altri allo scopo di sopravvivere.”»

«Quando viene spinta agli estremi e quando le si impongono i “mondi della vita” di centinaia di milioni di persone, questa soggettività ansiosa e scontenta, di tensione permanente e di iper-competitività è destinata, a un certo punto, a produrre dei mostri – almeno tra una piccola sotto-sezione mentalmente vulnerabile della popolazione totale. In un commento sul massacro del volo della German Wings, Bifo scrive che per questo  gruppo particolarmente sensibile di persone (spesso uomini giovani), “il decretare di essere un  vincitore, paragonato con la consapevolezza che vincere è impossibile, significa che l’unico modo per vincere (almeno per il momento) è di distruggere la vita degli altri e poi di suicidarsi.”»

«Tuttavia, come osserva Bifo nel suo libro Heroes, “l’omicida che uccide molte persone in una volta, è soltanto una manifestazione eccezionale di una tendenza generale in questa mutazione della mente umana.” Quello che è stato stabilito al livello della psiche collettiva negli scorsi 30 anni è “una forma suicida della volontà neoliberale di vincere”: una spinta sfrenata verso una necessità sempre più grande di riaffermare noi stessi per mezzo di atti auto-distruttiviColoro che si ipotizza siano “riusciti” diventano assolutamente stakanovisti;  i “normali” sono soggetti a tensione inarrestabile e a dubitare di loro stessi;  e i “perdenti” diventano dipendenti da anti-depressivi e da sonniferi, o da sistematico abuso di droghe come forma di auto-cura. I più deboli, nel modo più tragico, si spengono tranquillamente da soli.»

«Fin qui la spietata analisi di Bifo» scrive Gabriele Romagnoli su La Repubblica. «Quanto ai rimedi, si sconta come spesso la maledizione di Karl Rove, gran consigliere di George W. Bush: “Noi creiamo la realtà, voi la studiate. E mentre voi interpretate quella realtà, noi ne creiamo un’altra che voi studierete e così via.” I Bifo studiano, i Rove creano. Se il seme del male è nella società in cui viviamo, occorrono creatori alternativi, non regressivi, capaci di fare mondi e di agire non sull’insieme, ma sul singolo, rendendo la sua mente aperta e disponibile all’impopolare eppur salvifica e perfino felice ipotesi dell’insuccesso

Gli omicidi/suicidi che hanno compiuto i giovanissimi Eric Harris e Dylan Klebold nella Columbine High School, il diciottenne Pekka-Erik Auvinen a Tussula, Finlandia, James Eagan Holmes che irrompe in un cinema di Aurora, Colorado, che proietta l’ultimo film di Batman, lo studente Seung-Hui Cho al Virginia Polytechnic Institute (ma non mancano casi affini in tempi meno recenti: la strage del ventiquattrenne Marc Lépine all’ École Polytechnique de Montréal, mirabilmente raccontata in un film asciutto e realista come Polytechnique di Denis Villeneuve, del 2009, le cui immagini commentano questo articolo) fino ad arrivare a Anders Behring Breivik e alla sua strage a Utoya, sono per Bifo “la manifestazione estrema di una delle principali tendenze della nostra era“, non scollegati da altri fenomeni, come la segregazione volontaria degli Hikikomori e l’aumento vertiginoso del tasso di suicidi tra i giovani giapponesi (viene analizzato proprio in questi giorni in un articolo su Il Fatto Quotidiano che commenta come per il terzo anno consecutivo nel paese del Sol levante il suicidio sia la prima causa di morte tra i giovani sotto i ventiquattro anni).

Il viaggio di Bifo tra gli omicidi di massa e i suicidi – così Mauro Trotta in Uscite di sicurezza dalla catastrofe su Il Manifesto – parte dalla consapevolezza che «”quando il caos ha prevalso, l’eroismo epico” è stato sostituito da gigantesche macchine di simulazione“: e il caos in cui tutti ci troviamo è la diretta conseguenza del nuovo modo di produzione, del «semiocapitalismo» – come preferisce chiamarlo l’autore – che ha trasformato la realtà concreta in astrazione, distruggendo l’intelligenza collettiva, o meglio parassitandola.»

«”Tutto è diventato «immagini, algoritmi, ferocia matematica e accumulazione del nulla nella forma del denaro“. Tutto è stato risucchiato in buco nero finanziario. Così l’umanità sembra sempre più incapace di empatia e solidarietà. La storia appare ormai come un flusso infinito in cui si ricombinano immagini frammentarie. La politica una frenetica e precaria attività senza alcuna visione strategica. Ma se è vero che, come afferma Hölderlin, proprio dove c’è pericolo si origina la salvezza, occorre appunto immer­gersi nell’orrore. Bisogna dunque cartografare la «terra desolata» dove l’immagimazione sociale giace come congelata e sottomessa all’immaginario ricombinante aziendalista. E da qui ripartire per provare a riattivare la sensibilità delle per­sone affinché l’umanità possa di nuovo riconoscere se stessa, le proprie capacità deside­ranti, empatiche, vitali.»

 

Category: Dibattiti, Movimenti, Politica, Storia della scienza e filosofia

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About Franco Berardi: Franco Berardi, detto Bifo (Bologna,1949), è uno scrittore, filosofo e agitatore culturale italiano.Nel 1970 pubblica il suo primo libro, Contro il lavoro (edito da Feltrinelli). Nel 1975 fonda la rivista A/traverso, un foglio che era espressione dell'ala "creativa" del movimento bolognese del 1977; nei suoi scritti definisce il centro della sua analisi, il rapporto tra movimenti sociali e tecnologie comunicative. Nel 1976 partecipa alla fondazione dell'emittente libera Radio Alice e subisce l'arresto nell'ambito dell'inchiesta contro Autonomia Operaia per i tragici eventi di Argelato, in cui era stato ucciso il carabiniere Andrea Lombardini, nel corso di un controllo in cui aveva sorpreso alcuni militanti del gruppo che stavano preparando una rapina. Per richiedere la sua scarcerazione, Radio Alice organizza una festa in Piazza Maggiore, a cui partecipano oltre diecimila persone. Bifo viene scarcerato poco dopo, e diviene il leader dell'"ala creativa" della protesta studentesca bolognese del 1977. Dopo la chiusura della radio da parte della polizia, contro Berardi viene spiccato un mandato per "istigazione di odio di classe a mezzo radio", per sottrarsi all'arresto fugge da Bologna. Si rifugia a Parigi dove frequenta Félix Guattari e Michel Foucault e pubblica il libro Le Ciel est enfin tombé sur la terre (Éditions du Seuil). Negli anni ottanta rientra brevemente in Italia e poi si trasferisce a New York dove collabora alle riviste Semiotexte e Musica 80. Viaggia a lungo in Messico, India, Cina e Nepal. In quel periodo inizia ad occuparsi della crescita delle reti telematiche e preconizza la futura esplosione della rete quale vasto fenomeno sociale e culturale. Alla fine degli anni ottanta si trasferisce in California dove pubblica alcuni saggi sul cyberpunk. Ritorna a Bologna e, in veste di protagonista, partecipa al documentario Il trasloco di Renato De Maria, prodotto dalla RAI nel 1991, incentrato sulla storia del suo appartamento. Collabora poi con varie riviste culturali fra cui Virus mutations, Cyberzone, Millepiani e varie casa editrici fra cui la Castelvecchi. Collabora inoltre alla stesura di testi per la trasmissione televisiva prodotta da RAI Educational e condotta da Carlo Massarini dedicata al mondo delle nuove tecnologie MediaMente. Dal 2000 al 2009 cura con Matteo Pasquinelli l'"ambiente di rete" Rekombinant. Nel 2002 fonda Orfeo Tv, la prima televisione di strada italiana. Nel 2005 un suo pamphlet che si scaglia contro le politiche sociali del nuovo sindaco di Bologna Sergio Cofferati viene ripreso con enfasi dalle testate giornalistiche nazionali. Attualmente lavora come insegnante presso l'istituto tecnico industriale Aldini Valeriani di Bologna . Pubblica regolarmente sul quotidiano Liberazione, sulla rivista alfabeta, sulla mailing-list Rekombinant e sul sito Through Europe. Ultimo suo libro La Sollevazione. Collasso europeo e prospettive del movimento. Manni Editori, 2011

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