Tiziana Drago: Preferisco di no, un libro sull’antimondo

| 15 Ottobre 2012 | Comments (0)

 

 

 

Tiziana Drago ha recentemente pubblicato il libro dal titolo Preferisco di no: I ricercatori “indisponibili” e  la “riforma epocale”, Editore Guida, Napoli 2012. Tiziana Drago è ricercatrice di cultura greca presso l’Università Aldo Moro di Bari.

Rispetto al problema del significato, la visione ingenua vorrebbe che esso coincidesse con un pezzo di mondo: cose o stati-di-cose. Non è così. È molto più complicato di così. Basti pensare agli enunciati falsi: essi non corrispondono ad alcuno stato-di-cose, e tuttavia hanno significato: se no, non si potrebbe mentire. Mi domando come farebbero certi politici… Perché fosse così, ci vorrebbe, oltre che il mondo, l’antimondo, quello degli stati-di-cose delle negazioni del vero.

Questi banali pensieri, che ho fatto molte volte, mi sono tornati prepotentemente in mente leggendo il libro appena uscito di Tiziana Drago (Preferisco di no, Guida Ed., Napoli 2012). Il testo ricostruisce con grande ricchezza di documentazione la resistenza dei ricercatori universitari alla “epocale” controriforma Gelmini durante tutto l’iter della sua approvazione. Ad essere precisi, illustra anche l’opposizione che i più avveduti manifestarono negli anni precedenti, quando la visione sull’istruzione del Governo Berlusconi si poteva già intravedere; così come aggiunge qualcosa dei primi mesi successivi all’approvazione.

Che c’entrano gli enunciati falsi, che c’entra l’antimondo, quello in cui Roma è la capitale dell’Etiopia, e Ruby è la nipote di Mubarak? Il fatto è che, dopo ogni capitolo esplicativo, in cui si porge un lucido quadro della situazione, l’autrice prosegue nella forma epistolare, ancorché non cartacea: sopra tutto email e documenti prodotti dalle varie assemblee. Ecco il punto. Qui si aprono infinite questioni, infinite domande. Ora, in un epistolario, uno vorrebbe leggere lettere e repliche, per seguire un filo logico, perché cioè il confronto e il dibattito divengano comprensibili. Non è così. In questo libro troviamo solo le domande. Il lettore si immagina il non-libro, il suo complementare, quello delle risposte. Ma, semplicemente, questo è nel non-mondo, ex-siste, nel senso vichiano che sta fuori dall’essere. Mi spiego meglio. Da un lato lo stravolgimento distruttivo dell’università, e in altre modalità della scuola, ha provocato una quantità enorme di riflessioni, di analisi, di proposte da parte degli intellettuali più sensibili, preoccupati della catastrofe annunciata. Dall’altra parte, anziché risposte, tutto quello che si può trovare è un coacervo di falsità, dette e ridette, persino, o forse sopra tutto, dagli scranni dei nostri parlamentari, da altri nominati e non certo da noi voluti, o comunque eletti. Qualche esempio eclatante: le università in Italia sono ben 286, i professori universitari sono troppi, esistono corsi di laurea con un solo iscritto, o con 20 iscritti, ecc. Chiunque può verificare che le Università in Italia sono 76, che il numero dei professori, se si rispettasse il rapporto docenti/studenti che rappresenta la media OCSE, dovrebbe essere circa il doppio (e infatti ci sono 30.000 precari sottopagati che riempiono i “buchi”), che il mitico corso di laurea con un solo iscritto fu un dato sbagliato fornito da non so quale fonte MIUR a Gian Antonio Stella, ma la “notizia” andò sui giornali e perfino sul TG 5, che i corsi con 20 iscritti dipendono dal fatto che ci sono vecchi fuori corso, e fino a che non si sono laureati il corso di laurea esiste, ma solo sulla carta: non ha insegnamenti, non costa nulla, mentre i vecchi iscritti continuano a pagare le tasse (si ha dunque semplicemente un surplus di denaro per le università). Poi, parlo sempre del dibattito in aula, ci sono le uscite che, anziché essere false, sono semplicemente esilaranti: come chi legge senza capire quanto gli hanno scritto, chi parla di musicisti, chi è contro il numero chiuso a medicina perché ha paura di doversi fare curare da un extracomunitario, chi vuole più cattedre di sloveno. Questo il livello. Per gli increduli, ci sono le registrazioni e i verbali delle sedute. Si arriva ad approvare consapevolmente un testo palesemente contraddittorio, che in un articolo abroga un articolo della legge Moratti, e in un articolo successivo lo modifica. Ma non si può cambiare nulla, pena un altro passaggio all’altro ramo del Parlamento, con esiti esiziali. La contraddizione viene evidenziata dall’opposizione; e tuttavia, scientemente, la si vota, la si approva. Forse è un caso unico nella storia parlamentare: si vota A et non-A. Secondo logica (vedi teorema dello pseudo-Scoto, ex absurdo quodlibet), da qui in poi qualsiasi enunciato potrebbe essere dedotto. Anche che Ruby è la nipote di Mubarak (ma già, in effetti in seguito l’hanno dedotto, e pure votato). Mah.

A fronte della mobilitazione di protesta di migliaia di docenti, nel non-mondo il governo prova a formare una lista di supporter. Ne mette assieme qualcuno. Andando a controllare sull’anagrafe del MIUR, si può constatare che quasi nessuno era veramente un universitario. Ci risiamo: è il non-mondo, il mondo-che-non-c’è. Mentre l’esserci, il darsi, il Dasein, dovrebbe essere il primo connotato di un mondo esterno che faccia diligentemente il proprio mestiere. Certo, nel corpo docente, non si fa factica a trovare migliaia di indifferenti, anzi, diciamo pure, una maggioranza di indifferenti: tipico del narcisismo cronico della categoria, usa a subire le leggi senza discutere, ad obbedir tacendo, anzi, parlando d’altro, entro la famosa torre d’avorio; o perché sono anime belle, o perché i loro reali interessi sono ovunque fuor che dentro l’università pubblica, e quel che gli serve è di potere scrive “prof” davanti al proprio nome di professionista.

Poi c’è lo sparuto numero delle firme “eccellenti”, in tanto in quanto sono economisti, sono bocconiani, sono stati un po’ di tempo a un master americano con i soldi di papà, e quindi sanno come vanno le cose nel mondo, nei paesi avanzati. Ad essi sono riservati gli spazi del Corsera, di 24 Ore, dei media che contano insomma.

La conclusione è che c’è stato un dialogo tra sordi. Tutto l’ascolto a quanto la Drago documenta si è sostanziato nell’essere ricevuti da Napolitano in una piccola delegazione, per ricevere tranquillizzanti quanto vane parole di conforto. Altro che l’incomunicabilità cara ad Antonioni. Il mondo e l’antimondo non si parlano, cara Tiziana Drago: il tuo Preferisco di no ha il merito, più ancora di testimoniare quanto è successo, quello, forse ancor più prezioso e difficile, di testimoniare quanto non è successo: l’ascolto, il raziocinio, il dibattito intellettualmente onesto.

 

Category: Libri e librerie, Precariato, Scuola e Università

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About Maurizio Matteuzzi: Maurizio Matteuzzi (1947) insegna Filosofia del linguaggio (Teoria e sistemi dell'Intelligenza Artificiale) e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Studioso poliedrico, ha rivolto la propria attenzione alla corrente logicista rappresentata da Leibniz e dagli esponenti della tradizione leibniziana, maturando un profondo interesse per gli autori della scuola di logica polacca (in particolare Lukasiewicz, Lesniewski e Tarski). Lo studio delle categorie semantiche e delle grammatiche categoriali rappresenta uno dei temi centrali della sua attività di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: L'occhio della mosca e il ponte di Brooklyn – Quali regole per gli oggetti del second'ordine? (in «La regola linguistica», Palermo, 2000), Why Artificial Intelligence is not a science (in Stefano Franchi and Güven Güzeldere, eds., Mechanical Bodies, Computational Minds. Artificial Intelligence from Automata to Cyborgs, M.I.T. Press, 2005). Ha svolto il ruolo di coordinatore di numerosi programmi di ricerca di importanza nazionale con le Università di Pisa, Salerno e Palermo. Fra il 1983 e il 1985 ha collaborato con la IBM e, a partire dal 1997, ha diretto diversi progetti di ricerca per conto della società FST (Fabbrica Servizi Telematici, un polo di ricerca avanzata controllato da BNL e Gruppo Moratti) riguardo alle tecniche di sicurezza in informatica, alla firma digitale e alla tecniche di crittografia. È tra i promotori del gruppo «Docenti Preoccupati» e della raccolta firme per abrogare la riforma Gelmini.

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