Mauro Mangiacotti: Gesù psicologo. Un libro dell’editrice Sardini

| 5 Luglio 2016 | Comments (0)

 

 

Su segnalazione di Roberto Alvisi si invita alla lettura del libro di  Mauro Mangicotti: Gesù psicologo, Sardini Editrice, 2014

Mauro Mangiacotti (nella foto) nasce a San Giovanni Rotondo (Fg) nel 1977. Dopo il diploma di maturità linguistica, consegue la Laurea in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova nel 2002. Si trasferisce a Bologna dove acquisisce il titolo di psicoterapeuta presso la Scuola Quadriennale di Specializzazione in Psicologia clinica nel 2008. Avvia uno studio professionale e collabora con diverse associazioni in campo socio-sanitario, in particolare con UILDM in ambito di disabilità. Nel 2012 fa rientro nel paese di origine dove fonda il Centro di Psicologia e Cultura “VivaceMente “ di cui è attualmente direttore. E’ autore del libro “Gesù psicologo”- Sardini Editrice 2014 e ideatore di numerosi corsi di psicologia generale. L’ultimo suo lavoro, in fase di pubblicazione, si intitola “Tra proverbi e psicologia”. Per invitare alla lettura del libro vengono diffusi alcuni estratti.

 

 

Introduzione

Questo libro si presenta come un commentario psicologico ai quattro Vangeli ufficiali. Il testo è composto da circa 200 citazioni, ognuna accompagnata da relativo spunto di  riflessione critica.Esula volontariamente da questo manoscritto l’aspetto religioso e spirituale del protagonista. L’ottica specifica con cui si guarda a Gesù è squisitamente psicologica. Si scopre un fine conoscitore della psicologia umana, sia a livello di epistemologia (il modo, cioè, in cui la psicologia inquadra l’uomo) che di applicazione clinica. Inoltre, il Rabbì evidenzia una spiccata propensione alla leadership nei confronti dei suoi collaboratori e una forte padronanza nell’uso di specifiche tecniche di colloquio.

 

1. L’essere umano non è individuo, ma relazione.

Gv 15,13

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.

Da un insegnamento così disarmante per la semplicità della sua esposizione, si può cogliere l’ottica psicologica dell’uomo visto come un “essere in relazione”. Appare chiaro ed evidente che per ogni uomo, l’apice del benessere personale sia raggiungibile solo ed esclusivamente attraverso un percorso di sane e soddisfacenti relazioni interpersonali. Dal fondo di questa riflessione, sgorga un elisir di personale e reciproca gratificazione: mantenere buone relazioni con chi ci è vicino è la strada giusta per sentirci, personalmente e insieme, vivi e felici.

 

2. La relazione clinica.

Lc 5,31; Mt 9,10

Gesù rispose: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati”.

Questo è un semplice assunto che indica ruoli e funzioni, che non vanno mai dimenticati o messi da parte, in una relazione d’aiuto. E’ fondamentale saper riconoscere la condizione in cui l’altro si trova per potercisi rapportare in modo fruttuoso.

Mt 7,6

“Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi”.

E’ importante calibrare i nostri interventi su chi ci sta di fronte. Occorre inoltrarsi nel terreno dell’altro, parlare il suo linguaggio per far sì che il nostro messaggio venga recepito in maniera efficace.

Mc 10,51-52; Mt 8,10; Gv 20,16

Allora Gesù gli disse: “Che vuoi che io ti faccia?”. E il cieco a lui: “Rabbunì, che io ricuperi la vista”. E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

Il sofferente si avvicina al terapeuta: un terapeuta zelante si affannerebbe a curare immediatamente il sofferente, intuendone la malattia e improntando la relativa cura. Qui, invece, il Rabbì con una domanda semplice e diretta vuole che sia il malato a scegliere la terapia migliore per lui. Dopo aver ricevuto una chiara indicazione, il Maestro non esita neanche un istante a guarirlo.

 

3Tecniche di colloquio.

Mc 2,24; Mt 12,1-8; Lc 6,1-5; – Mc 2,27

I farisei gli dissero: “Vedi! Perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?”. E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!”.

Il Rabbì replica a un’accusa ribaltandone i termini. Ciò che aveva il primato di valore (il sabato) cede il posto a ciò che era di secondaria importanza (l’uomo). Poi, proseguendo su questo nuovo terreno concettuale, nella citazione successiva, il Maestro prende la palla al balzo e scaglia forte una domanda.

Mc 3,4-5; Mt 12,9-14; Lc 6.6-11

Poi domandò loro: “E’ lecito in giorno di sabato fare il bene o fare il male, salvare una vita o toglierla?”. Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata.

Non ricevendo alcuna risposta, Gesù passa all’azione ma non senza aver prima guardato negli occhi i suoi interlocutori. L’atto del guardare in faccia l’altro dopo che non ha saputo rispondere esprime forte sdegno verso l’interlocutore e, nello stesso tempo, carica ancora più di valore l’azione che si va a compiere.

Mc 7,9

E aggiungeva: “Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione”.

Attraverso una sottile ironia, si accentua la forza del rimprovero. Non c’è modo migliore per screditare l’altro che esaltarlo nei suoi errori.

 

4. Capacità di leadership.

Lc 10,1

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Il Rabbì vuole accanto a sé altre persone a cui assegnare delle mansioni da svolgere. Da buon capo-gruppo, capisce di dover allargare il numero dei componenti affinché il lavoro possa essere svolto al meglio. Ha subito le idee chiare su quali compiti affidare  alle nuove leve. È interessante notare come il Maestro non mandi singolarmente, ma in coppia, i suoi messaggeri ad annunciare il suo arrivo nei posti dove sta per andare. L’essere in due ha molte connotazioni positive: ci si sente più forti, ci si motiva a vicenda e, in più, accresce, agli occhi di chi guarda, il valore di quanto gli si sta proponendo. Un bravo leader, poi, non manda allo sbaraglio i nuovi adepti.

Gv 14,29

“Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate”.

Qui, il Rabbì anticipa quanto in seguito succederà. E’ questo il modo più efficace e pericoloso per acquistare o perdere credibilità. Evidentemente, il Maestro sa quel che dice e, caricandosi di questa responsabilità, è disposto a correre questo rischio. Così si comporta un grande leader, sicuro di sé e delle sue parole.

 

5. Come da contro copertina:

L’autore mette in luce l’immagine di un Gesù , esperto psicologo, che potrà tornare utile a chi voglia migliorare le proprie capacità di dialogo/relazione con gli altri.

 

 

 

 

Category: Culture e Religioni, Libri e librerie

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About Roberto Alvisi: Riportiamo la Biografia di Roberto Alvisi (nato a Bologna nel 1938) per la lista "La rosa per Bologna". Per le elezioni 2016 Roberto Alvisi si è candidato sempre per "La rosa per Bologna" con la Lista Bologna viva. "Ho fatto il sindacalista per una vita. Dai picchetti davanti alla Sasib di Bologna, alla militanza nella Fiom-Cgil, poi l'esperienza unitaria con la Flm. Era il '68 quando ho compreso che la lotta o era dentro il sindacato, o non era per niente. Parole d'ordine come militanza, solidarietà, equità, eguaglianza, contrattazione divennero allora il mio pane quotidiano. Le stesse parole - poi - che vent'anni dopo ho messo in campo come presidente di una combattiva associazione, la Uildm di Bologna: la Unione per la lotta alla distrofia muscolare. Un altro “padrone” da combattere, una nuova problematica da affrontare, una dura esperienza nel settore socio-sanitario-assistenziale con uno strumento diverso : il volontariato. Per me la politica e l'impegno civile si mescolano sempre: una parola, una sola: solidarietà. Se dovessi riassumere i miei ultimi vent'anni da presidente della Uildm, non trovo altri termini. Solidarietà era la stessa parola che usavo spesso quando facevo il sindacalista, e che non ho smesso di usarla anche in una piccola ma ascoltata associazione che si occupa di disabilità”. Mio figlio Bruno ha di recente concluso la sua esperienza di vita di persona distrofica; anche nel suo ricordo continuerò ad operare nel volontariato, nel privato sociale e nella ampia rete delle strutture istituzionali che la città possiede per migliorare la qualità della vita delle persone".

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