Cristina Biondi: 34 Nuovo dizionario delle parole italiane. Da “A casa, fuori casa” a “A pioggia”

| 17 Novembre 2020 | Comments (0)

 

 

 

 

                                                                                          Disegno di Vittorio Giardino

 

A CASA, FUORI CASA

Stiamo molto a casa, l’importante è avere il cibo, che deve venire da fuori e che mancherà se il fuori diventerà un luogo arido e inospitale, ciò vale tanto per le verdure a chilometro zero quanto per il riso tailandese. La casa ci protegge dal freddo, dalla pioggia e dal covid, se nessuno lo fa entrare. Ci sono situazioni che ci impongono di uscire: la scuola, il lavoro (un tempo non era così, per le donne a lungo non è stato così), l’adolescenza, gli incendi, i terremoti e i bombardamenti.

Si può uscire dalla porta, dalle finestre, se la porta è sorvegliata o lambita dal fuoco, o leggendo un buon libro, mentre la televisione ci porta il gran mondo in casa, a nostro rischio e pericolo: da quando c’è, le nostre difese mentali sono in pericolo, se non sono già saltate in aria. Il telefono, quando era fisso, inchiodato alla parete, ci connetteva con una persona per volta, soprattutto con parenti e amici, poi ha cominciato a girare per casa e alla fine è uscito con noi e ci ha consegnati a tutto il mondo, è diventato un parco giochi, ricco di immagini e di brevi testi, messaggi senza messaggeri. Le donne sanno che gli uomini amano star fuori, affrontare i pericoli ed essere pericolosi l’uno per l’altro e solo chi fa confusione, è disorientato o ubriaco e non ha abbastanza campo d’azione all’esterno, porta la violenza in casa sua.

 

CASA AMERICANA

Non mi stanco mai di vedere quei film ambientati in case infestate da fantasmi o minacciate da psicopatici, dove improvvisamente i genitori si preoccupano per i bambini e i piccoli cercano la protezione di mamma e papà, tutti uniti dalla paura. La famiglia vuole salvarsi senza dimenticare nessuno, ma non vorrebbe nemmeno perdere la casa e spera di trovarvi un rifugio, temendo gli aggressori che vengono da fuori, dove ci sono la neve, la strada davanti e il bosco dietro. È strano che negli Stati Uniti, dove tutti sono armati sino ai denti, le porte sul retro restino aperte e le finestre siano accessibili a chiunque. Le case infestate da presenze ostili o assediate da maniaci omicidi sono state costruite in un clima d’innocenza, come piccole unità indipendenti senza storia, cresciute come funghi andando da est verso ovest, sempre più spaziose, sempre meno solide. La maggior parte delle abitazioni americane non resterebbe in piedi davanti al lupo che voleva mangiarsi i tre porcellini e in effetti il maltempo le abbatte come fossero castelli di carta, fatti più di legno che di mattoni. Noi europei abbiamo alle spalle un lungo passato, il nostro inconscio collettivo poggia su mura antiche e possenti come quelle di Micene, che non protessero Agamennone dalla furia della moglie che lo aspettava nella reggia, e spesso gli omicidi più celebri sono avvenuti in scenari grandiosi: Giulio Cesare venne pugnalato a morte nel senato romano e Giuliano de’ Medici venne assassinato nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, vittima della congiura dei Pazzi, che non erano sbandati psicopatici, ma potenti banchieri. Amo quei film dell’orrore che ci fanno tornare bambini, quando la nostra paura non conosceva luoghi più inquietanti dello stanzino delle scope.

 

QUOTE ROSA, OVVERO LA VISPA TERESA

Alla mia età si addice più il nero che il rosa, però “quota nera” suona male: il nero è stato monopolizzato dalla destra e, quando le streghe son tornate, non sono riuscite a riappropriarsene.

Il rosa è adatto alle neonate e alla vispa Teresa, quel tipo di donna che pensa che, uscita fresca, fresca dalla cucina, può sedere in parlamento, uscita dal parrucchiere può discutere di economia alla Bocconi, uscita dal suo boudoir può diventare Presidente dalla repubblica o, uscita dalla sala parto,

può diventare giudice della Corte Suprema. Al giorno d’oggi si cerca di coniugare l’innocenza e la responsabilità, e noi donne siamo innocenti della maggior parte dei crimini avvenuti sul pianeta nell’ultimo milione di anni, ma questo non ci abilita alla gestione di quei problemi che creati, gestiti, teorizzati, e complicati dagli uomini, sono diventati irrisolvibili. Siamo oltre il punto di non ritorno e allora è bello permettere che scenda in campo la vispa Teresa, che prima acchiappa la gentil farfalletta, poi la ascolta e, aprendo la mano, la libera. Tanta innocenza commuove, ma se ci associamo e ci compromettiamo con le imprese maschili, non possiamo più lavarcene le mani e, come lady Macbeth potemmo macchiarle in modo indelebile. Anche le streghe del Macbeth sono figure femminili ma, per farle sedere in parlamento, bisogna evitare di vedere la vie en rose, sperando che le loro esperienze le abbiano abilitate ad affrontare il lato oscuro della Forza.

 

BELLEZZA

Se da una parte ci sono i posti riservati grazie alle quote rosa, dall’altra ci sono i doni naturali, che sollevano la donna sui flutti del mare, come la conchiglia della Venere di Botticelli. Il dono per eccellenza è la bellezza che dà un vantaggio pericoloso: bisogna amministrarlo bene, perché svanisce con la giovinezza. Un tempo si pensava che solo le ragazze senza doti e senza cospicua dote avessero le motivazioni per studiare, oggi anche fanciulle carine, come Ursula von der Leyen, hanno capito che è meglio andare alla Bocconi che dal parrucchiere: la laurea resta, la permanente non può essere permanente perché i capelli crescono (i neuroni restano invariati). La propria bellezza si verifica allo specchio, che fa vedere all’uomo l’immagine di sé stesso, col rischio di far la fine di Narciso, alla donna l’immagine di un’altra, una fanciulla innocente, e lei rischia di far la fine della strega di Biancaneve. Il pericolo maggiore è però quello di fare un patto col diavolo, impersonato dai chirurghi estetici, ottenendo una sovrapposizione tra il viso giovane di Dorian Gray e il suo ritratto. Il più delle volte non sono le madri a incoraggiare le figlie a impadronirsi del sapere, ma quei padri che o non hanno eredi maschi, o scommettono che una bimba curiosa e capace di pensare possa continuare a farlo anche dopo il menarca.

 

IL DONO DI NATURA

L’eroina di oggi non è particolarmente bella e per nulla seduttiva. È orfana, o peggio ha subìto traumi inenarrabili, ma ha il dono che, a un certo punto della storia, quando tutti pensavano che sarebbe stata schiacciata dalla sfiga, ne fa una vincente. Il brutto anatroccolo diventa cigno, tutto grazie alla natura che la fa volare alto. Forse è una maga degli scacchi, un genio della matematica o canta come un angelo, balla come se non avesse fatto altro nella sua vita, mentre è ai suoi primi passi (lei ha il dono). Non vincerebbe a braccio di ferro, non è muscolare e nemmeno assertiva, come noi donne mortali che viviamo confrontandoci con logica maschile a fatica, come se fosse una corda insaponata posta in verticale. Noi abbiamo studiato, lavorato, tentato cure dimagranti, ma non conosciamo l’orgoglio di colei che non è soggetta alla forza di gravità, non abbassa mai lo sguardo ed è così esile da non portare nemmeno il reggiseno.

 

TALENTO

Il dono di natura porta in alto, stabilisce una superiorità, fa degli orfani, maghetti compresi, la chiave di ogni mistero, l’argine di ogni sventura. Il piccolo genio teme solo il Male, non ha motivo di diffidare delle proprie inclinazioni, ha l’innocenza di un bambino perché è un bambino e non deve rinunciare all’onnipotenza infantile, il problema sta nell’imparare a gestirla senza far uso di sostanze allucinogene che lo porterebbero a volare fuori dalla finestra senza una scopa magica o un drago alato e gentile. Diventare adulto senza acquisire un senso del limite può portare alla ricerca di amori auto o eterodistruttivi: Icaro vola troppo in alto, mentre sposando la sorellina dell’amico d’infanzia, si evita il rischio di legarsi a un’estranea e di venir in seguito abbandonati. Mai fidarsi degli sconosciuti.

I bambini con i capelli rossi rischiano di subire le angherie di chi vorrebbe figli e cittadini a propria immagine, ma mettono a frutto il proprio talento emancipandosi precocemente dalla dipendenza infantile e divenendo in seguito anticonformisti. Fiabe e racconti permettono a tutti i ragazzini di identificarsi con loro, smascherando il conformismo degli adulti. Mi risulta che non esistono bambini con i capelli rossi in Asia e questo concorrerebbe a spiegare la maggior docilità dei piccoli cinesi.

 

ALTRE SOLUZIONI

Le nostre idee sono migliori delle vostre e quando accanto ai meriti delle scelte fatte da voi emergono i difetti, accanto ai vantaggi si evidenziano gli svantaggi, allora invochiamo altre soluzioni. Le altre soluzioni sono proiettate oltre il contingente, guardano lontano, in direzione dell’innovazione, fanno tesoro degli errori fatti, dell’intelligenza (la nostra, misconosciuta e bistrattata) e degli ultimi ritrovati del progresso. Le altre soluzioni sono giovani, geniali, non comportano restrizioni, oneri, imposizioni, divieti, sono condivisibili, accettabili senza pregiudizi, le apprezzeremmo anche se venissero da voi, e avremmo anche la pazienza di attendere, se vi credessimo capaci di altre soluzioni. Invece sappiamo che continuerete a sfornare queste leggi, questi decreti, queste disposizioni, sordi alla nostra incessante richiesta di altre leggi, altri decreti, altre disposizioni. Siamo esasperati dalla vostra dabbenaggine, ma ci sostiene la certezza di essere nel giusto, noi dell’opposizione.

 

A PIOGGIA

I soldi vengono dati a pioggia. Mi sono sentita cattiva quanto Giovanni Senzaterra, il persecutore di Robin Hood, dopo aver ascoltato una notizia, data a margine di tante altre simili: verrà dato un sussidio anche ai tatuatori. “Ai tatuatori no!” Il mio rifiuto potrebbe darmi la forza di compiere un’azione necessaria, ma spietata, come scaraventare un Tirannosaurus Rex fuori dall’Arca di Noè: i tatuatori non mi sono mai piaciuti, è ora che cambino lavoro, anche se prima andava tutto a gonfie, adesso siamo nel dopo. Mai più tatuaggi, mai più piercing, mai più chirurgia estetica perché non ci sono soldi e si debbono ristorare solo i ristoratori. A noi medici è richiesta la massima serietà, una pronta individuazione delle priorità, noi dobbiamo vigilare, le macchie nere che i dermatologi temono di riscontrare sulla pelle sono melanomi e non gli occhi di una carpa giapponese.

Adesso che ho preso le debite distanze dai tatuatori, il mio odio si placa e giungo a più miti consigli. Nella nostra epoca sono a rischio estinzione un buon numero di specie che abitano il pianeta e forse anche l’ecologia sociale dovrebbe salvaguardare tutti i lavoratori, anche quelli che per mestiere bucano i lobi delle orecchie alle bambine. Il lockdown mi permetterà di mantenere un aristocratico pallore e la mia pensione mi permetterà di baloccarmi tra lini e vecchi merletti, ma l’arsenico non si addice all’arsenale terapeutico di un medico di buona volontà. Se per amor di patria dovessi decidere un giorno di farmi tatuare sono incerta tra un drago e la statua della libertà.

Category: Epidemia coronavirus, Libri e librerie, Osservatorio Europa

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