Cinzia Nalin: Orestiade. La pacificazione tra la rabbia e la ragione

| 12 Ottobre 2020 | Comments (0)

 

 

ORESTIADE. LA PACIFICAZIONE TRA LA RABBIA e LA RAGIONE

A settembre abbiamo visto alle stampe una edizione nuova della traduzione pasolinana dell’Orestiade [Garzanti 2020].

La bellissima introduzione che cura il volume la si deve al Professor Massimo Fusillo e ci guida a scoprire una delle vette straordinarie non solo della letteratura ma della storia del pensiero occidentale.

Secondo lo studioso si tratta della “pacificazione con la morte, di un Eschilo espressionista”che usa il linguaggio del teatro per interpretare il punto zero dell’evoluzione civile e democratica del pensiero. Eschilo scrisse la trilogia, unica ad essere giunta a noi tra quelle del teatro tragico greco, alla metà del quattrocento a.c. e nel 458 vinse con essa, le grandi Dionisiache. E’ doveroso ricordare che le prime due parti, Agamennone e Coefore si rifanno a miti antichi e ad antiche diatribe di stirpi del mondo degli dei e Eschilo probabilmente si rifece nella stesura alla storia di Oreste di Stesicoro.

Le Eumenidi, terza parte della trilogia sono anche la parte più moderna e rivoluzionaria, totalmente creata dal drammaturgo greco.

L’introduzione di Fusillo non può che basarsi sulle parole che il traduttore Pasolini aggiunse come nota e che risultano, pur nella brevità dello scritto, centrate appunto sulla straordinaria contemporaneità dell’opera eschilea.

Vittorio Gassman incaricò infatti lo scrittore friulano di tradurre l’opera che poi avrebbe dovuto essere messa in scena al teatro di Siracusa. E Pasolini non perse l’occasione di regalarci un’altra delle sue dimostrazioni d’amore per l’ambivalenza umana tra il sacro e la ragione, una riflessione tra antico e moderno che l’autore porterà avanti tutta la vita e che trova ne Gli scritti corsari la sua esposizione più articolata del problema.

In questa traduzione ci troviamo davanti ad una antica operazione che è perfettamente bilanciata nella sua ambivalenza strutturale di pensiero evolutivo.

Le Eumenidi si collocano sul punto di crisi (cambiamento in greco) apicale tra la fine del periodo umano legato al mito, ai riti più antichi e ctòni e la

nascita della ragione, del pensiero equilibratore che l’uomo stava acquisendo ed applicando nella Polis della democrazia ateniese nel suo splendore classico. Un uso della ragione equilibratore tra mondo arcaico e mondo moderno. Pasolini nella nota descrive come meglio davvero non si può questo momento topico

“ (…) l’irrazionale, rappresentato dalle Erinni, non deve essere rimosso (ché poi sarebbe impossibile), ma semplicemente arginato e dominato dalla ragione. Così l’irrazionale diventa energia attiva, passione producente e fertile. Le Maledizioni si trasformano in Benedizioni. L’incertezza esistenziale della società primitiva permane come categoria dell’angoscia esistenziale o della fantasia nella società evoluta. (…).

In questa nota pasoliniana, il Professor Fusillo trova la lettura della traduzione e la sua potente forza politica ed ideologica molto lontana dalle traduzioni del periodo degli anni sessanta ancora molto classicistiche. Queste ultime, secondo Pasolini, avevano la percezione tutta romantica del greco come lingua di toni sublimi, paradigmatici e storicamente astratta.

Il traduttore volle eliminare la sintassi con aloni ed echi classicistici dei secoli precedenti, facendo emergere il greco di Eschilo – e di tutti gli autori greci – come lingua di toni civili, concisa ed asciutta nelle idee e sulle forme del pensiero che andava costruendo e per il quale era nata.

Privata di questa tradizione fuorviante, la lingua della tragedia risulta volta ad un ragionamento molto concreto e storico verificabile: una lingua allusiva nel senso di una descrizione di figure contraddittorie ma pienamente umane. Fusillo vede in esse dei simboli, degli strumenti per esprimere sulla scena delle idee o delle ideologie, nel linguaggio odierno.

Per venire alla tragedia e alla profonda emozione che da essa emana, soprattutto dalla terza parte, pare connotativo soffermarsi su due aspetti che sottostanno alla sua scrittura dell’opera.

Il primo dato riguarda il processo al matricida Oreste. Data per conosciuta la storia mitologica che porta alla celebrazione della votazione, dalla tragedia passa, durante la lettura dei versi, la profonda impressione che diventa emozione oggi nell’ascoltare le parole della dea Atena che altro non è che la Ragione equilibratrice. La dea dice:

(…) cittadini di Atene, ascoltate ciò che ho deciso, voi che per primi al mondo giudicate un delitto. D’ora in poi, per sempre, questo popolo avrà diritto a questa assemblea.(…)

Come restare impassibili davanti a quello che nasce in queste righe. Per la prima volta la democrazia nascente dà alla Ragione la delega a poter

decidere e costruire un processo dove i diritti delle parti, l’esposizione pagata delle posizioni contrapposte e alla fine la nascita dei giudici umani e decretati.Inoltre si deve sottolineare come il processo si tenga nell’Areopago di Atene che della democrazia greca fu in punto centrale. I giudici possono con la forza etica della coscienza, da soli, come uomini autonomi, decidere l’assoluzione o la condanna di fronte al delitto, in coscienza e pacatezza, senza ricorso a Dei o a indovini la cui sorte è tramontata. Atena poi continua:

(…) Se voi rispetterete questo ordine sempre vivrete sereni nel cerchio delle vostre mura,come nessun altro popolo al mondo.

Questa assemblea che oggi istituisco resterà incorrotta, venerata, pura a vegliare sopra la pace del paese.(…)Adesso alzatevi,portate il vostro voto, e giudicate leali al vostro nuovo giuramento.

La prima celebrazione di un processo della storia, di un processo dove la libertà della ragione umana prevale sull’arcaica legge troppo coesa con il pensiero religioso e da esso dipendente, è un momento emozionante per chi crede nell’autonomia decisionale della ragione che opera al di fuori e sganciata dalla sfera d’influenza religiosa. Non si può sottolineare l’estrema modernità della decisione della Dea di fronte all’esito pari del verdetto: la parità decreta l’assoluzione. La norma è ancora valida nell’attuale giurisprudenza umana.

Ed è la traduzione e la rivisitazione pasoliniana a caricare o meglio a sottolineare, come detto, la valenza politica ed ideologica dell’istituzione nuova di un autore del V° secolo prima di Cristo. E’ Eschilo, con il suo greco tagliente ed arcaico, nuovo per l’umanità, a incidere, attraverso il dramma, e portare nei secoli futuri la svolta antropocentrica della Storia.

Con questa meraviglia letteraria si introduce la seconda notazione fondamentale dell’opera. La mutazione delle Erinni in Eumenidi: in altre parole Atena nella sua ragione prevalente vuole operare la sintesi tra la cultura arcaica, magica e portatrice del Sacro con la nuova cultura razionale. Sempre il curatore ci ricorda come Pasolini metta l’accento sullo spostamento tra una cultura matriarcale e uterina, informe e indifferente della natura oscura delle Erinni e la cultura virile della ragione che crea le istituzioni democratiche dell’Assemblea e del Suffragio.

Forse più importante è ammirare la capacità e grandezza dell’opera eschilea di intuire come le forze primitive del sacro siano quelle che contengono la spinta del rimosso che, brutale, chiede sangue e vendetta fuori dal principio di ragione. Al contempo la necessità nel consesso civile democratico della regolamentazione civile delle controversie degli uomini abitanti della Polis, ovvero la necessità della politica nel pieno della valenza etica. L’ambivalenza colta da Atena porta le Erinni ad essere placate e a soggiornare sottoterra: nell’inconscio. Sono trasformate nelle Eumenidi dispensatrici di bene e prosperità. Il punto cruciale è la consapevolezza dell’esistenza della parte aggressiva, violenta e sanguinaria dell’essere umano là dove venga toccato nei totem più antichi che riguardano i legami tribali. Questa parte dell’animo umani, pur tenuta a bada dalla Ragione, può sempre riemergere con tutta la sua rabbia. Ecco infatti in primo piano l’estrema modernità dell’opera mediatrice della ragione democratica e la sempre presente e pericolosa sfida della tirannia che elide drammaticamente la celebrazione millenaria dei riti civili insiti nella radici della democrazia e nel pensiero greco che la genera.

La pubblicazione di questa traduzione dell’opera di Eschilo, oggi voluta e curata dal Professor Fusillo risulta particolarmente importante e pregnante in un segmento storico che vede l’uomo spostato troppo verso il pensiero e la reazione pulsionale. La ragione equilibratrice sembra venir meno, come la lettura e la riscoperta delle opere del pensiero greco dove riposa tutta la nostra civiltà, dove si possono trovare a sorpresa le origini di ciò che si da oggi come frutto del momento. Esso sono invece ciò che caratterizza la parte più importante e ricca del nostro bagaglio culturale.

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