Un’ economia femminista per un mondo in trastormazione. Verso il FORUM di BARCELLONA 25-28 GIUGNO 2020

| 29 Maggio 2020 | Comments (1)

 

 

escuelitazapatista

1. Un’economia femminista per un mondo in trasformazione

Diffondiamo documento del 27 maggio  RIFLESSIONI DELLA CONFLUENZA FEMMINISTA VERSO IL FORUM SOCIALE MONDIALE DELLE ECONOMIE TRASFORMATIVE, DI FRONTE ALLA PANDEMIA DA COVID19 . Immagine tratta da Euronomade

Traduzione italiana di Adriana Maestro Testo originale in inglese e spagnolo sul sito Transformadora.org

Nelle eccezionali condizioni di distanziamento sociale con cui si cerca di far fronte alla pandemia da COVID19, le nostre società stanno affrontando ogni giorno le sfide della cura della vita in mezzo all’emergenza e all’incertezza, senza perdere di vista il futuro immediato in un mondo che già non è né sarà più lo stesso, e che è in rapida trasformazione.
Sono le donne che stanno rispondendo per prime, articolando lavori, saperi e proposte a partire da una logica della “cura” – che il femminismo assume come concetto chiave – consapevoli delle vecchie e nuove disuguaglianze e ingiustizie, esacerbate ulteriormente in questo momento. In queste settimane, ci si sta rendendo conto che non ci può essere vita né economia senza “cura”, come pure del grado di squilibri del capitalismo neoliberista che ci ha condotto a questa crisi.

Tra problemi e alternative che si mescolano in modo intenso e contraddittorio, si rafforza l’urgenza di costruire un’economia per la vita.

Quindi:

• Nella “vita di prima” abbiamo denunciato lo sfruttamento del lavoro delle donne e la violenza sessista che caratterizzano questo sistema e che oggi si accentuano. Il confinamento domestico ha significato concentrare in spazi spesso precari persone, attività e faccende vecchie e nuove.

• Ai lavori di cura abituali ora si sono aggiunte nuove attività come il “telelavoro” e lo spostamento virtuale della scuola a casa. Questo schema, che continuerà con qualche sfumatura nella prossima fase del “distanziamento sociale”, lungi dal rappresentare un miglioramento nel sistema di assistenza reale, costituisce invece una battuta d’arresto nelle forme già limitate di organizzazione dei servizi quanto a risorse, tempi e spazi. Questo, tanto per le reti familiari e sociali, che per le istituzioni prestatrici di servizi e per gli istituti scolastici – che in alcuni casi includevano anche il servizio di mensa.

• A questo si aggiunge il rafforzamento di una visione della famiglia nucleare, androcentrica ed etero-patriarcale come nucleo dell’organizzazione sociale ed economica, che implica anche una recrudescenza della violenza di genere, come dimostra il moltiplicarsi delle denunce in molti paesi. Così, mentre si riconosce l’importanza e la centralità dei lavori di cura per la vita e per l’economia, si assiste contemporaneamente anche a un arretramento delle loro condizioni. Cambiare questa situazione è una priorità che implica, allo stesso tempo, pensare a una
ripresa economica di tipo nuovo.

• Nei servizi sanitari, da sempre femminilizzati e in molti casi precari a causa dei tagli alla spesa pubblica e della privatizzazione neoliberista, le donne svolgono la maggior parte del lavoro di cura e di assistenza alle vittime di COVID19. Con giornate di lavoro estenuanti, in condizioni di lavoro precarie e protezione minima, esposte al contagio e non di rado alla morte. La priorità di un sistema di salute pubblica universale, che garantisca questo fondamentale diritto umano, va di pari passo con la necessità di superare questa disparità di condizioni degli operatori sanitari, così come di ridefinire il profilo privato e commerciale dell’industria farmaceutica, che continua a far sentire il suo potere corporativo, ignaro della vita, nel bel mezzo della crisi.

• Mentre le catene di supermercati e le industrie alimentari traggono profitto da questa situazione che favorisce i settori con potere di acquisto, le economie contadine e le esperienze di economia sociale, solidale e comunitaria stanno sviluppando moltissime iniziative per garantire a tutta la popolazione i prodotti alimentari di base. È evidente l’importanza strategica della produzione locale, della sua capacità di risposta – basata su reti socio-produttive, sulla solidarietà e la complementarità – che ora richiede forme di presenza differenti, per le restrizioni della quarantena. In altre parole, si rivela il potenziale delle esperienze promosse dalle donne rispetto all’attenzione ai bisogni fondamentali della riproduzione e della cura della vita.

• La pandemia mette a nudo e accentua le disuguaglianze, diventando al tempo stesso pretesto per un’escalation di forme di fascismo governativo e sociale. La vulnerabilità economica comporta una netta diminuzione o sospensione del reddito, elevate possibilità di contagio e minima attenzione per i lavoratori precari, per le donne migranti e rifugiate, in carcere, ecc. L’impennata di classismo, razzismo e xenofobia è arrivata al punto di incolpare queste fasce di popolazione per la diffusione del virus e di diffondere, direttamente o velatamente, l’idea che esistano vite usa e getta, inutili. Vengono incoraggiati atteggiamenti sociali di sorveglianza, non di solidarietà.

• Il distanziamento sociale ha segnato una inflessione nelle dinamiche di mobilitazione sociale degli ultimi mesi contro il neoliberismo. Nel mezzo delle restrizioni alla mobilità, nuove iniziative stanno prendendo forma in relazione diretta con l’attenzione alle esigenze più urgenti di cibo e salute. Le donne hanno attivato forme alternative di espressione, contatto e azione solidale, non sulla scala delle cucine popolari o simili di altri periodi di crisi, ma che supportano, ad esempio, l’acquisto di alimenti agro-ecologici da donne contadine, sapone e mascherine da produttori dell’economia solidale, e la loro distribuzione a fasce di popolazione non protetta.

Di fronte all’opposizione “vita o morte” che ha sollevato la pandemia, risultano evidenti gli elementi per un’agenda trasformativa e sta crescendo la consapevolezza della necessità di un’economia per la vita, non contro la vita.
Sebbene ciò sia evidente, assistiamo a programmi inerziali, che insistono sul trasferimento di risorse pubbliche e sociali alle aziende, per salvare “i mercati”, reiterano formule di debito che esercitano una ulteriore pressione sulle economie nazionali e familiari già sovraindebitate.

Vediamo anche reazioni di altro profilo, che hanno adottato misure di protezione sociale,
migliorando l’accesso alla salute e alle cure, garantendo redditi di base, trasferimenti di denaro o ferie retribuite per i lavoratori/trici, sostenendo in particolare il personale sanitario e assistenziale, ecc., cioè misure necessarie ma non sufficienti, data l’entità dei problemi precedenti.
A partire dagli ambienti economici e sociali impegnati nella riproduzione della vita, sta prendendo forza un’agenda di cambiamento delle priorità, delle forme di organizzazione della produzione, degli scambi, del consumo. Oltre all’evidente fallimento del capitalismo che si sta manifestando nella pandemia, esiste una vasta gamma di esperienze che fornisce supporto e strumenti per proposte trasformative: nuova architettura finanziaria, giustizia fiscale, commercio equo, valute alternative, economia sociale e solidale, agroecologia, sovranità alimentare, eccetera.
Data la priorità di soddisfare le necessità primarie di alloggio, istruzione, reddito di base, salute, per tutti e tutte, è necessario un consenso sociale rispetto all’imperativo di tassare le grandi ricchezze per andare verso forme alternative di ripresa economica. Il che comprende la ridefinizione dei lavori socialmente necessari e dei lavori che sono invece biocidi, i quali dovranno essere riconvertiti in un nuovo schema di lavoro e produzione in chiave eco-femminista.

Resistiamo collettivamente, non abbandoniamo lo spazio pubblico, ci moltiplichiamo negli altri. Stiamo disegnando una nuova economia che andiamo tessendo con pazienza e che ci condurrà verso un’umanità migliore.

UN’ECONOMIA PER LA VITA NON CONTRO LA VITA

Un ringraziamento particolare per i contributi a Alejandra Santillana Ortiz – Instituto de Estudios Ecuatorianos e Observatorio de Cambio Rural, Analía Woloszczuk – Universidad de Huelva, Alicia Rius Buitrago – ESS REAS, Gina Vargas – AFM, Magdalena León – REMTE, Miriam Nobre – SOFMarcha Mundial de Mujeres, Rosy Zúñiga – CEAAL; e ad Alejandra Scampini – DAWN per il coordinamento e la redazione.

HASHTAG PER LE RETI SOCIALI

#LaSostenibilidadDelaVidaEnElCentro
#EconomíaparalaVidaNOaExpensasdelaVida

Per unirti alla Confluenza Femminista verso il FSM ET e per saperne di più scrivi a:

Florencia Partenio florencia.partenio@gmail.com

María Atienza Maria.atienza@reasnet.com

 

2. Primo Incontro italiano verso il FORUM SOCIALE DELLE ECONOMIE TRASFORMATIVE – FSMET 2020

—> 9 novembre 2019, h10-18, presso la sede di Scup in Via della Stazione Tuscolana 82-84b – Roma

Introduzione

Ad aprile di quest’ anno è partito ufficialmente un lungo e articolato percorso per dar vita al primo Forum sociale mondiale delle economie trasformative. Si terrà a Barcellona dal 25-28 giugno del 2020 e cercherà di dare risposte concrete a chi è alla ricerca di percorsi e progetti condivisi che possano, partendo dalla dimensione locale, provare a invertire la rotta intrapresa dai modelli economici dominanti. L’obiettivo è un’agenda globale, che definisca alcune delle azioni e degli scenari non teorici verso la costruzione di una società post-capitalista. Il percorso è stato avviato da alcune reti internazionali che stanno lavorando e mettendo in connessione le esperienze e le pratiche di economia sociale e solidale già molto diffuse in ogni continente.

Per “economie trasformative”, si fa riferimento dunque a tutte quelle pratiche che in diverso modo si stanno contrapponendo ai modelli neoliberisti e stanno rifiutando i dogmi capitalistici della crescita economica e della finanziarizzazione dell’economia. Tra queste azioni di  obiezione al modello di sviluppo troviamo: le economie sociali [e] solidali, le reti sulla sovranità alimentare e l’agroecologia, le forme di economie partecipative e collaborative, le diverse realtà che fanno riferimento ai common, le economie comunitarie e quelle femministe, i movimenti attenti alla prospettiva di genere e quello cooperativo, il commercio equo e le esperienze di mutualismo sociale, la finanza etica, l’imprenditorialità sociale di economia circolare, le economie del bene comune, quelle della decrescita ed altre reti e organizzazioni che, in diverso modo, stanno agendo in questa direzione. Anche alcune istituzioni nel campo della formazione e della ricerca (Università) hanno manifestato interesse a partecipare a questo percorso; è stato proposto anche un asse trasversale sulle politiche pubbliche trasformative, con una visione della co-costruzione partecipativa.

Il confronto di aprile 2019 si è basato su quattro assi tematici, rappresentativi dei movimenti internazionali che hanno promosso il Forum 2020:

– Economia sociale e solidale

– Economie femministe e prospettiva di genere

– Movimento agro-ecologico e sovranità alimentare

– Beni Comuni (naturale, urbano, digitale, conoscenza)

Oltre a questi coesistono in una visione comune altri due assi trasversali: quello dell’educazione e formazione e quello delle politiche pubbliche a sostegno dell’economia trasformativa. Già da quell’incontro, inoltre, sono emersi altri temi, ugualmente trasformativi: economie migranti, indigene, giustizia climatica, etc.

Facendo seguito al primo appello lanciato a novembre 2018 sulle pagine di economiasolidale.net, intendiamo avviare un primo momento di confronto nazionale (una giornata di lavoro) tra le realtà che appartengono ai vari assi presi in considerazione (femminismo, agroecologia, beni comuni, economia sociale e solidale) valutando assieme il tipo di contributo e quale processo è possibile avviare per facilitare progettualità eco-sistemiche tra le diverse economie trasformative nel prossimo futuro. Il semplice fatto di incontrarci provando a ragionare su come generare confluenze fra identità diverse, crediamo che abbia già un valore in sé, per cui potremmo partire da qui e verificare un percorso comune.

COME FAREMO?

L’idea è quella di generare un dialogo intorno ad alcuni temi chiave su cui avviare questo primo confronto.

L’appuntamento che proponiamo è per il 9 novembre 2019 a Roma presso  Scup Via della Stazione Tuscolana 82-84b dalle 10-18.

L’obiettivo è quello di co-costruire una piattaforma italiana per il Forum 2020.

Abbiamo ritenuto opportuno predisporre una prima serie di “domande” per stimolare ed agevolare lo scambio ed alimentare il processo; ovviamente si possono fare delle correzioni o aggiungere ulteriori “domande”, che saranno fatte circolare durante la fase preparatoria dell’incontro,

1)     Le pratiche economiche “trasformative”, nei loro diversi aspetti (produzione, finanziamento, distribuzione commerciale e consumo), dovrebbero essere percepite come mezzo (e non come fine) al servizio dello sviluppo delle persone, della comunità e dell’ambiente.  Come alternativa al modello economico prevalente, questo modo di fare e concepire l’economia si propone come strumento di trasformazione sociale, orientato a promuovere uno sviluppo alternativo e sostenibile, equo e partecipativo di un territorio. In che modo la vostra organizzazione o movimento si sente parte di queste economie trasformative?

2)     Per costruire progettualità più strutturate, che si pongono come obiettivo un cambio di paradigma economico, è di fondamentale importanza costruire connessioni e progettualità comuni con altre esperienze e organizzazioni presenti nei territori.  Quali sono le esperienze che state praticando che vanno verso questa direzione? Quali metodologie avete sperimentato o vorreste sperimentare per favorire sinergie con altri attori strategici e trasformativi? In particolare: che passi credete si possano realizzare nella costruzione di una piattaforma nazionale che lavori sul percorso verso FSMET2020 ed oltre? Ci sono altri assi o attori che considerate importanti per la riunione?

3)     Se guardiamo al ruolo delle “attività economiche trasformative” come motore di un nuovo paradigma di sviluppo locale, diviene importante considerare le modalità con cui una diversa visione dell’economia può affermarsi e trovare applicazione, attraverso il confronto e l’interazione con tutti gli attori locali, tra cui anche le istituzioni pubbliche, in tutti gli spazi in cui si sviluppa progettualità comune e/o si definiscono le direzioni dello sviluppo. Che ruolo ricoprono le politiche pubbliche (locali o nazionali) rispetto al proprio agire economico e sociale? Sono un ostacolo o un’opportunità per andare verso una visione più sistemica dell’economia e del territorio? In che modo ritenete che le vostre pratiche siano portatrici di una riflessione su un modello di sviluppo alternativo? Quale è la vostra esperienza rispetto all’esistenza/utilizzo di spazi di governance in cui proporre un modello alternativo?

Vi ricordiamo che è fondamentale iscriversi per avere un numero abbastanza definito delle presenze e per gestire le richieste di vitto e alloggio. Per cui chi non lo avesse ancora fatto basta inviare una mail a: forumbarcellona2019.20@gmail.com

Per tutti coloro che vogliono iscriversi o aiutarci a diffondere QUI potete trovare il post Facebook e QUI l’evento.

Per avere maggiori info scrivi a: forumbarcellona2019.20@gmail.com

Category: Donne, lavoro, femminismi, Economia solidale, cooperativa, terzo settore, Epidemia coronavirus, Lavoro e Sindacato, Movimenti, Osservatorio Europa, Osservatorio internazionale

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