Marco Trotta: Ricordando Oscar Marchisio

| 21 Ottobre 2015 | Comments (0)

 

Il 20 ottobre 2015 alle 17 presso la sala Di Vittorio della Camera del lavoro di Bologna è stato organizzato un incontro con vecchi e nuovi amici per ricordare Oscar Marchisio che è morto  improvvisamente  per infarto il 7 agosto 2009  a 59 anni nella sua casa di Carpasio (Imperia) lasciando la moglie Ornella e le figlie Isotta e Tatiana.  Oscar è stato un amico di  Capecchi e di “Inchiesta”  e poco prima di morire stava preparando per “Inchiesta”  un dossier  che voleva intitolare “Keynes a Pechino” trovando che il titolo dato da Giovanni Arrighi al suo libro “Adam Smith a Pechino” fosse riduttivo di quanto stava avvenendo in Cina. Per ricordarlo viene pubblicato l’intervento di Marco Trotta scritto dopo la sua morte che è servito come traccia all’intervento di Marco nell’incontro del 20 ottobre.
La prima volta che incontrai Oscar fu ad un dibattito pre G8 nel 2001 in un circolo Arci a Reggio Emilia. Io alla mia prima esperienza nei social forum, lui che intratteneva una platea di un centinaio di persone per parlare della “globalizzazione”. Ma a modo uso, usando storie spesso raccolte sul campo. Come quella degli studenti cinesi che nel ’99 andarono a tirare pietre all’ambasciata USA in reazione a un missile a stelle e strisce che come “danno collaterale” aveva colpito l’ambasciata cinese a Belgrado poco prima.  Nell’immaginario collettivo rimase la scena una schiera di poliziotti impassibili a difesa dell’ambasciata che non alzarono un dito mentre gli studenti lanciavano qualsiasi cosa a portata di mano.

Oscar raccontò come quegli stessi studenti dopo la sassaiola andarono a riempire un vicino mc’donalds per festeggiare l’impresa facendosi macchiare dita e magliette da ketchup yankee. La Cina di lì a breve sarebbe entrata nel WTO e fino ad allora il dibattito sulla distribuzione della forza lavoro mondiale era monopolizzato da “No Logo” della Klein con le sue denunce delle maquilas messicane. Ma Oscar era così, vedeva già lontano, ed intuiva dove si sarebbe spostato il baricentro della produzione mondiale di merci da lì a breve (tanto che finì per aprire un ufficio a Pechino) ed aveva il dono di portarti dentro i termini della questione con immagini e storie fulminanti.

Qualche tempo dopo volle regarlarmi alcuni suoi libri. Scrivevamo entrambi su Carta, lui di scenari geopolitici io di nuove tecnologie che trovava modo di commentare in qualche modo, magari per farne provocazione che per lui erano però proposte politiche concrete. Come quando in una assemblea di movimento in via Mascarella nel 2002 parlò della crisi della Bipop Carire (la banca popolare di Reggio Emilia che aveva perso dei soldi in un investimento finanziario internazionale) e disse che il ruolo di un moderno ed afficace sistema di credito era sostenere i nuovi modelli di economia che nascevano dal territorio (“finanziare i social forum”, disse testuale) non avventurarsi nel far west finanziario globale.

Il dibattito sulla tobin tax aveva reso chiaro a quale livello di follia si era giunti con le teorie economiche applicate alla finanziarizzazione speculatrice, ma doveva ancora arrivare la crisi dei sub prime, le banche salvate dagli stati, ecc.Altre volte affidava le sue idee ad iniziative ed articoli che avevano lo stesso potere di spiazzamento e di visione del futuro. Nel 2004 riuscrì a coinvolgere la CGIL in un ciclo di seminari sul nuovo Welfare ed i diritti sociali al quale fu invitato anche Cofferati fresco di candidatura a sindaco di Bologna. Quelle proposte poi furono assolutamente disattese una volta diventato primo cittadino, ma segnarono un passaggio importante nel percorso sindacale che ripensava i diritti del lavoro non più svincolabili dai diritti in generale.

Oppure, più di recente quando di fronte ad un dibattito assolutamente strumentale sui graffiti in città, lui propose  un festival dove tutte le forme di espressione libere e spontanee che nascevano dal territorio e dai tessuti cittadini (lingua, software, graffiti, ecc.) potessero trovare cittadinanza. Oscar lo considerava l’inizio di un vero e proprio cantiere metropolitano dove Bologna poteva trovare nuovi stimoli e la sinistra, che non poteva e non voleva farsi dettare i temi dalla cultura televisiva berlusconizzante o dai think tank alla d’alema, una visione di futuro che la riconciliasse con i nuovi soggetti della trasformazione sociale.

Che distanza siderale tra questi argomenti e le recenti decisioni  sul tema dei graffiti della giunta Delbono!. Molti di questi stimoli venivano raccolti di recente dalla sua ultima fatica: la casa editrice Socialmente . Che a lui serviva per fare quello che amava di più, raccogliere stimoli e proposte e metterli a confronto con persone che venivano da percorsi diversi ed inimmaginabili. Ma Oscar era così, lavorava sui margini, tra le pieghe, nelle intersezioni. Per questo era capace di parla di urbanistica chiamando a parlare di “Polifonica Land”  dove si proponeva di far disegnare le città agli agronomi, un sociologo, un rappresentante del mondo dei consumatori ed un biologo.

Altre volte i suoi contributi erano assolutamente di approfondimento. Come l’inchiesta su Bologna Operaia che rimane una valida lettura, nonché un esempio di come si fa inchiesta di questi tempi, per chi vuole capire come è cambiata la città negli ultimi anni e cosa ci aspetta a settembre quando il peso della crisi si farà sentire anche da queste parti.
O come quando pubblico il libro di Antonella Beccaria, Il programma di Licio Gelli. Una profezia avverata? che dimostra dati, fatti e documenti alla mano l’involuzione antidemocratica di questo paese. Qualche tempo dopo lo chiamai per dirgli che Licio Gelli stava per fare un contestatissimo programma sulla storia d’Italia in TV mi disse “Meglio, no? Così ci fa anche pubblicita e dimostra che abbiamo ragione!”.

Oscar era sempre in vena di scherzi. La sintesi più completa delle sue intuizioni negli ultimi anni, di marxista eretico e di intellettuale che si sporcava le mani con la realtà l’ha più pubblicata in Ipermarx. Il conflitto lavoro/capitale come geografia del mondo dove discute anche dell’ultimo tema di cui si stava occupando, la Cina e l’impatto di uno sviluppo capitalistico basato sul binomio petrolio-macchina di cui ha scritto sul Manifesto una settimana fa.

L’ultima volta che l’ho visto è stato a fine luglio nel centro di Bologna, per caso.
Gli ho chiesto cosa stava facendo e quando sarebbe andato in vacanza. Lui, sempre ironico: “Io sono sempre in vacanza”. Ed io: “No tu fai un lavoro che ti permette di fare sempre qualcosa come se ti trovassi in vacanza”. Mi presentò la moglie, che non avevo mai incontrato, e poi mi chiese cosa succedesse a Bologna. Ed io: “Niente, cosa vuoi che succeda qui? Hanno normalizzato tutto”. E lui che non si dava mai pace, invece, volle farmi leggere le dichiarazioni  dei colleghi di Luca Disarò, operaio di Bologna, morto suicida a 32 che stava per essere messo in mobilità.
Mi disse: “Sono molto arrabbiato, dobbiamo fare qualcosa contro questi. Non si possono permettere di trattare le persone così”. Mi vergognai pensando a quello che avevo detto poco prima. Non era vero, avevamo tante cose in cui impegnarci e gli promisi di sentirci a settembre.
Mi mancherà, Oscar. Mi mancheranno le sue telefonate dai posti più impensati e alle ore più impossibili. I mille appuntamenti dati e annullati cinque minuti prima per un “passaggio veloce da Bologna”. Le sue storie. Quelle del suo libro  sul Cyberspace di cui voleva fare un social network. Quelle di quando programmava i primi computer che avevano la potenza di calcolo di una calcolatrice che si trova nei fustini di detersivo e lui utilizzava con le schede perforate!

Mi mancheranno le sue idee che ti arrivano addosso nei momenti più impensati e che spesso erano di conforto più di qualsiasi analisi scritta o sentita in politicante sinistrese così di moda di questi tempi.E come a me, Oscar mancherà a chi lo ha conosciuto. A chi non ha fatto in tempo. A chi voleva impegnarsi in qualcuna delle tante proposte che nella sua vita a lanciato. In chi non l’ha fatto e con il tempo ha capito di aver sbagliato.

Oscar mancherà alla sua generazione ed in particolare a quelli che come lui si sono sempre impegnati fino allo stremo in quello in cui credevano senza mai cambiare idea. Mancherà a questo paese ed alla parte migliore di esso che difende ancora con rabbia ed l’onesta intellettuale un posto diverso dove vivere.
Buon viaggio, Oscar. E grazie di tutto.

 

Category: Editoriali, Lavoro e Sindacato

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About Marco Trotta: Programmatore informatico, mediattivista e giornalista free lance. Da sempre in “direzione ostinata e contraria”, impegnato con le reti, le organizzazioni con i movimenti della società civile degli ultimi anni: da quelli pacifisti nel '99, passando per il Social Forum di Bologna e il movimento “No war” del 2003. Tra i fondatori del Bologna Free Software Forum, si occupa di diritti nella società dell'informazione, economia solidale ed ecologia. Attualmente collabora con diversi media indipendenti come Carta dei Cantieri Sociali ed il network ecopacifista Peacelink. Fa parte della redazione di «Inchiestaonline» ed è curatore dell'omonimo sito web.

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