La bandiera rossa sulla Guglia degli operai ha preso un fulmine

| 11 Novembre 2011 | Comments (0)

 

Abbiamo documentato (vedi area “Lavoro e Sindacato”) l’impresa di un gruppo di anonimi alpinisti dell’Alto Vicentino che hanno scalato e issato il primo maggio sulla Guglia degli operai (gruppo del Pasubio, sottogruppo delle Sgralaite) una bandiera rossa di 2 metri e mezzo per 3 metri issata su di una asta di 6 metri con relativo basamento in cemento. Come ci ha informato il gruppo di anonimi alpinisti “per tutta l’estate la rossa ha sventolato drittamente impavida. Sia si percorresse i sentieri di cresta, sia ci si sdraiasse sui prati basali era mestieri non accorgersene”. Poi ai primi di ottobre per colpa probabilmente di un fulmine questa bandiera si è un po’ inclinata come si può osservare dalla documentazione fotografica. Attualmente il gruppo degli anonimi alpinisti non può farci niente perché è arrivata la neve e come ci hanno scritto gli alpinisti anonimi “la bandiera è stata piantata lassù perché sia di esempio alle giovani generazioni. Se a loro (le giovani generazioni) gliene frega qualcosa salgano a raddrizzarla”. In ogni caso, non fidandosi delle giovani generazioni, a primavera il gruppo di anonimi alpinisti ritornerà sulla la vetta e provvederà a rendere più stabile la bandiera rossa e, ovviamente, su Inchiesta on line verrà pubblicata la documentazione fotografica relativa. Per una rivista che sostiene la Fiom le sorti di una bandiera rossa non possono che essere significative.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Lavoro e Sindacato, Osservatorio comunità montane

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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