Ilva. Muore l’operaio investito da un getto di ghisa incandescente. L’ira dei sindacati

| 12 Giugno 2015 | Comments (0)

Diffondiamo da la gazzetta del mezzogiorno.it del 12 giugno 2015

TARANTO – Non ce l’ha fatta Alessandro Morricella, il 35enne operaio dell’Ilva, originario di Martina Franca, investito lunedì scorso da un getto di ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto. Il lavoratore, che era stato ricoverato al Policlinico di Bari, è morto a causa delle gravi ustioni riportate sul 90% del corpo. ​Alessandro Morricella, che lascia la moglie e due bimbi piccoli, era un giocatore della formazione di futsal Acqua & Sapone di Locorotondo, squadra di calcio a cinque che milita nel campionato di serie C2.

L’operaio si era avvicinato al foro di colata dell’altoforno 2 per effettuare i prelievi finalizzati al controllo della temperatura della ghisa quando è stato colpito dalla fiammata. A nulla sono valsi gli indumenti di protezione che il lavoratore indossava, una tuta ignifuga e il casco, che aveva pure iniziato a fondersi. Le condizioni del lavoratore erano apparse subito disperate.

Sulla vicenda è intervenuto il neo governatore, Michele Emiliano con un tweet: «Alessandro Morricella, operaio Ilva, è morto. Il suo martirio in una fabbrica che ci fissa negli occhi beffarda. Accetto la sua sfida di morte».

Il sostituto procuratore del tribunale di Taranto Antonella De Luca ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone. Sono stati inoltre concessi all’Ilva 60 giorni di tempo per “adottare tutti i provvedimenti necessari atti ad evitare pericolose esposizioni del personale alle proiezioni di metallo fuso durante le operazioni di colaggio dell’altoforno”.

Nei giorni scorsi, lo Spesal, il servizio dell’Asl che si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro, ha imposto all’Ilva (dando 60 giorni di tempo) di «adottare tutti i provvedimenti necessari atti ad evitare pericolose esposizioni del personale alle proiezioni di metallo fuso durante le operazioni di colaggio dell’altoforno».
Le misure imposte prevedono lo spostamento della postazione, da frontale a laterale, per il prelievo della ghisa al fine di controllarne la temperatura e la predisposizione di un’ampia copertura di protezione per evitare che il lavoratore addetto al prelievo – la funzione che lunedì stava esercitando Morricella quando è stato colpito – possa esser investito dal getto pericoloso di materiale incandescente.

Nel fissare questi adempimenti e nel dare all’Ilva due mesi di tempo per attuarli, lo Spesal, rilevano fonti sindacali, ha detto che l’altoforno 2, nel frattempo, può stare in marcia. L’impianto era stato fermato subito dopo l’incidente. Ma mercoledì sera, apprese le prescrizioni dello Spesal, il personale addetto all’altoforno 2 si è rifiutato di lavorare restando in sala mensa. Troppo elevato il rischio, secondo loro, ma soprattutto tanta la tensione accumulata, anche sul piano emotivo, dopo l’incidente occorso al loro compagno di lavoro. In pratica, si sarebbe ripetuto quanto verificatosi a fine novembre 2012 quando un tornado provocò la morte di un gruista dell’Ilva, Francesco Zaccaria, e per alcuni giorni i compagni di lavoro si rifiutarono di salire sulle gru degli sporgenti portuali dello stabilimento.

È quindi partito prima un confronto tra Ilva e sindacati, poi tra i sindacati e i lavoratori dell’altoforno 2, al fine di chiarire la situazione. Secondo fonti sindacali, l’Ilva avrebbe paventato la possibilità di fermare non solo l’altoforno 2 ma anche il 4 se l’attività sull’impianto non fosse ripresa regolarmente. L’Ilva si è appellata al fatto che lo Spesal non ha bloccato l’impianto ma ha ordinato degli interventi fissando un arco temporale entro i quali eseguirli. Stesso concetto i delegati sindacali hanno poi riportato ai lavoratori dell’altoforno 2 incontrati subito dopo l’azienda. «Sul piano di colata di solito ci sono quattro addetti, ma l’altra notte – dicono i sindacalisti – se ne sono presentati in sei. Abbiamo parlato, chiarito, e alla fine, verso le 2, in quattro hanno deciso di tornare al lavoro».

L’Ilva, dicono i sindacati, pur comprendendo lo stato d’animo del personale dell’altoforno 2 per quello che era successo, è stata altrettanto ferma nel dire che avrebbe fermato i due altiforni rimasti in marcia se la situazione non si fosse sbloccata. E questo, aggiungono i sindacati, avrebbe causato ripercussioni in tutto il siderurgico. L’Ilva, inoltre, ha comunicato ai sindacati che le prescrizioni di sicurezza imposte dallo Spesal per l’altoforno 2, adesso verranno estese anche agli altiforni 1 e 4 (l’1 è attualmente fermo per i lavori di risanamento ambientale dell’Aia). All’altoforno 5, invece, anch’esso fermo per i lavori di adeguamento, alcuni dei dispositivi prescritti dallo Spesal dell’Asl ci sarebbero già. Oggi infine è previsto l’arrivo nel siderurgico di un tecnico tedesco incaricato sia di esaminare l’altoforno 2 per chiarire i motivi dell’incidente, sia di assistere l’azienda nell’attuazione delle prescrizioni dello Spesal.

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COMMISSARI VICINI ALLA FAMIGLIA – I commissari straordinari dell’Ilva, il direttore generale e i dirigenti del Siderurgico  si “stringono attorno al dolore della famiglia” di Alessandro Morricella, l’operaio 35enne di Martina Franca morto oggi al Policlinico di Bari per le gravissime ustioni riportate in un incidente avvenuto lunedì scorso nell’area dell’Altoforno 2. L’azienda, che “ha aperto anche un’indagine interna, sta collaborando – precisa una nota – con la magistratura per accertare le cause dell’incidente”.

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UIL: SE E’ QUESTO IL PREZZO DEL RILANCIO: “Se questo è il prezzo del rilancio dell’Ilva, noi non ci stiamo. Il percorso che deve portare a una nuova tappa dello stabilimento ionico non può e non deve prescindere dalla sicurezza, dalla tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, nonché dell’ambiente. Non si possono perdere vite umane così”.
Aldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia, esprime “la vicinanza del sindacato alla famiglia di Alessandro Morricella”, il giovane lavoratore dell’Ilva morto dopo quattro giorni di agonia a seguito di gravi ustioni riportate durante il servizio.
“La tutela dei diritti, della salute e della sicurezza dei lavoratori – insiste Pugliese – non può essere svenduta, ma deve essere la base su cui costruire il futuro di un’azienda che ha enormi potenzialità, ma che è stata falcidiata da una gestione fallimentare, sotto ogni punto di vista, come quella della famiglia Riva, il cui conto è ancora salatissimo. Siamo disposti a trattare e a concorrere a trovare soluzioni utili a riportare in auge un’azienda strategica, fondamentale per il tessuto economico e produttivo pugliese e nazionale, ma non ad ogni costo”.

FIM: SIA FATTA CHIAREZZA – «Vogliamo che sia fatta chiarezza sulla dinamica di questo incidente mortale, affinchè non si ripeta mai più. Alessandro lascia la moglie e due figli di 6 e 2 anni». Lo scrive il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli commentando la notizia della morte di Alessandro Morricella, spirato oggi al Policlinico di Bari a quattro giorni di distanza dall’incidente avvenuto nell’area dell’Afo2. Il 34nne era stato investito da un getto di ghisa incandescente. «Tutti i metalmeccanici della Fim Cisl – aggiunge Bentivogli – si stringono attorno alla sua famiglia ed esprimono il più profondo cordoglio».

FIOM: SAREMO PARTE CIVILE – “Alessandro Morricella è deceduto a seguito delle gravi ustioni riportate a solo un anno dall’ultimo incedente mortale accaduto sempre all’Ilva ai danni di un lavoratore di una azienda dell’appalto. Una morte che, come tutte andava e doveva essere evitata”. Lo sottolinea Mauro Faticanti, coordinatore nazionale per la siderurgia della Fiom Cgil riferendosi alla morte dell’operaio dell’Ilva che lunedì scorso era rimasto gravemente ustionato mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2.
“Ora – aggiunge Faticanti – l’azienda risponda rispetto alle cause dell’incidente e alle procedure da modificare in quella precisa operazione produttiva dove si è verificato l’incidente”. La Fiom preannuncia che “si costituirà parte civile nel caso dovessero emergere responsabilità che gli organi preposti dovranno accertare”.

 

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Category: Ambiente, Lavoro e Sindacato

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