Gianni Rinaldini: Le ragioni del NO

| 24 Ottobre 2016 | Comments (0)

Costituzione

Il 4 dicembre saremo chiamati a votare una proposta del governo che modifica 46 articoli della costituzione italiana.
Già questo fatto in sé indica la gravità della lesione democratica a cui siamo arrivati nel corso di questi anni, perché l’ordinamento costituzionale nasce proprio Dall’esigenza di porre limiti al potere della maggioranza.
Non è un caso che la nostra costituzione antifascista sia stata elaborata da una assemblea costituente eletta su base proporzionale e approvata dall’83% dei suoi componenti che rappresentavano le forze politiche e sociali più rappresentative, dalla DC al PCI. Sono state elaborate in questo modo, le norme di un ordinamento costituzionale che definisce l’ambito, il confine democratico, dell’attività legislativa dei governi e delle dinamiche sociali e politiche, con il pieno riconoscimento del conflitto sociale e politico tra sistemi diversi punti di vista alternativi della società.
Adesso la costituzione viene maneggiata alla stregua di una legge ordinaria ed una maggioranza parlamentare del 55%, in sostanza il governo decide di cambiare 46 articoli affermando un principio che apre la strada a tutte le possibile avventure politiche di carattere autoritario.
Questa è la posta in gioco, uno sfregio alla democrazia reso ancora più evidente dal fatto che questo parlamento e conseguentemente questo governo, sono stati eletti con un sistema elettorale, cosiddetto “Porcellum”, sanzionato dalla Corte Costituzionale con la sentenza numero 1/2014 come incostituzionale. Senza il premio di maggioranza incostituzionale previsto dalla Legge elettorale denominata “Porcellum”, alla camera il PD avrebbe ottenuto 175 – 186 seggi, con il premio previsto ne sono stati attribuiti invece 340. Bloccare questo processo devastante con il voto contro le modifiche alla Costituzione  riapre inevitabilmente la discussione e il confronto sulla nuova legge elettorale cosiddetta “Italicum”, non sapendo allo stato attuale, quale sarà il giudizio della Corte Costituzionale sulla istanza di incostituzionalità della stessa legge ” Italicum”.
Il premio di maggioranza dell’Italicum è semplicemente abnorme e modifica di fatto, il delicato equilibrio costituzionale.
Basti pensare all’articolo 138 della Costituzione che regola le leggi di revisione costituzionale, laddove prevede che questo sia possibile con un voto dei 2/3 dei componenti del Parlamento.
La finalità è del tutto evidente, quello di un ampio consenso in presenza di un sistema proporzionale assume un significato opposto in presenza di un premio di maggioranza che può essere del 15%. Si potrebbero fare altri esempi ma lo schema è sempre lo stesso perché tutto è finalizzato al rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e la cosiddetta semplificazione è un inganno, una bugia perché il Senato non viene assolutamente abolito e le relative nuove competenze sono incomprensibili e complicheranno l’iter legislativo.
L’unica cosa chiara è che il Senato non viene più eletto dai cittadini ma bensì sono “I Consigli regionali eleggono, con metodo proporzionale i senatori tra i propri componenti”. Come sia possibile che un consigliere regionale e o sindaco di una città svolga contemporaneamente il ruolo di senatore rimane un mistero.
La Cgil nel corso di questi mesi ha compiuto scelte importanti e positive:
– il giudizio negativo nel merito delle modifiche costituzionali  e l’indicazione di votare NO
–  la raccolta delle firme sia sulla proposta di una nuova Carta dei Diritti Universali delle lavoratrici e dei lavoratori, sia per attivare il referendum abrogativo dell’articolo 18, la cancellazione dei Vaucher e la regolamentazione degli appalti.
In questo modo la Cgil coniuga le ragioni del lavoro con la Costituzione e questo rapporto deve vivere nella nostra iniziativa perché rappresenta il senso più profondo di ciò che sta accadendo.
L’offensiva sulla Costituzione  si è sviluppata nel corso di questi anni a partire dal lavoro con la demolizione dei diritti, delle tutele, della contrattazione e dello stato sociale. La Costituzione  materiale sul lavoro e i diritti sociali hanno  già cambiato la Costituzione formale perché tutto è stato reso funzionale all’obiettivo del mercato e della competitività.
Lo Statuto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori era stato conquistato il nome della applicazione della Costituzione nei luoghi di lavoro, adesso è stato cancellato il nome della flessibilità e delle esigenze delle imprese. Del resto tutto è possibile quando un governo è un parlamento con il voto dei 2/3 dei componenti modifica l’art. 81 della Costituzione per raggiungere il pareggio di bilancio.
Il pareggio di bilancio come norma costituzionale, una vera follia, che a dire il vero non è addebitabile al governo Renzi.
Non è mia intenzione aprire polemiche sul passato,  di un lungo percorso che ci ha portato in questa situazione, perché oggi abbiamo la possibilità di fermare questa devastazione. La torsione autoritaria del nostro paese investe tutti gli aspetti della vita della società che vanno ricondotti ad una sola dimensione, quella della competitività e del mercato come il paradigma della insicurezza e della precarietà nella vita e nel lavoro. È l’altra faccia dell’aumento delle disuguaglianze sociali e della indigenza.
Le decisioni della Cgil sono state oggetto di una discussione nel gruppo dirigente, si sono confrontate e posizioni diverse che riguardano lo stesso futuro dell’organizzazione sindacale. È importante che ci sia stato questo confronto proprio per la valenza, il significato generale delle decisioni che abbiamo assunto.
Adesso tutte le strutture dell’organizzazione sindacale devono fare vivere la nostra posizione nei luoghi di lavoro e nella società.
Promuovere iniziative di confronto tra le diverse posizioni a sostegno del NO e del SI è positivo, ma non può in alcun modo, sostituire le iniziative a sostegno della posizione della Cgil che indica di votare NO, questo non lo può fare nessuna struttura dell’organizzazione.
Per quanto ci riguarda opereremo in questa direzione per far conoscere la posizione della Cgil e per bloccare questa deriva come condizione per ragionare sul futuro.

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Category: Lavoro e Sindacato, Politica

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About Gianni Rinaldini: Gianni Rinaldini (1951) ha iniziato la sua esperienza sindacale come delegato alle Ceramiche Rubiera, divenendo successivamente Segretario della Filcea (il sindacato chimici della Cgil). Entrato poi a far parte della segreteria della Camera del lavoro di Reggio Emilia, viene eletto Segretario generale nel 1989. Successivamente, è stato Segretario generale della Cgil dell'Emilia Romagna e, dal 2002 al 2010, ha ricoperto la carica di Segretario nazionale della Fiom. Attualmente è coordinatore dell’area programmatica «La Cgil che vogliamo» e presidente del Centro studi per l’Alternativa Comune, il cui manifesto politico-culturale è stato presentato a Roma nel settembre del 2011. «Inchiesta» ha pubblicato numerose sue interviste e interventi.

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