Chiara Benassi e Niccolò Durazzi: L’attacco di Cameron al sindacato e il Trade union bill

| 24 Febbraio 2016 | Comments (0)

 

 

Su segnalazione di Tommaso Cerusici diffondiamo questo testo di Chiara Benassi ( lecturer a Royal Holloway, University of London.) e  Niccolò Durazzi ( dottorando nel Dipartimento di Social Policy di LSE e Ricercatore Associato a LSE Consulting).

 

La Gran Bretagna è solitamente considerata, a ragione, un paese in cui i sindacati sono in una posizione marginale nel processo politico rispetto al continente europeo. E allora perché Downing Street si è lanciata in un attacco frontale nei confronti delle organizzazioni sindacali mirando a indebolirle ulteriormente attraverso il Trade union bill attualmente in discussione in parlamento? Un’analisi delle principali misure della legge rivela come le proposte contenute nel trade union bill riflettano un’ampia strategia che non è confinata soltanto alla limitazione della democrazia sul posto di lavoro, ma che rafforza ulteriormente il piano di austerità permanente del governo e mira ad indebolire l’opposizione.

Il Trade union bill, annunciato dalla regina il 27 maggio 2015 e presentato come “una legge che riforma il sindacato e protegge i servizi essenziali dagli scioperi”, costituisce l’attacco più duro al sindacato dai tempi di Margaret Thatcher, che abolì il closed shop e stroncò gli scioperi dei minatori negli anni ‘80. La nuova legge, attualmente rimandata in commissione dalla camera dei lords dopo la seconda lettura, imporrebbe misure più restrittive per gli scioperi. I sindacati dovrebbero nominare i supervisori dei picchetti, i quali dovrebbero essere resi riconoscibili da un badge o un braccialetto al polso e tenere a portata la lettera di autorizzazione del picchetto da presentare su richiesta della polizia e di “qualsiasi persona che chieda ragionevolmente di vederla”.  Nel caso i requisiti non vengano soddisfatti, il picchetto può essere sciolto e il sindacato multato. Inoltre lo sciopero deve essere annunciato 14 giorni prima anziché una settimana prima, con un evidente impatto negativo sulla possibilità da parte del sindacato di mettere pressione durante le negoziazioni.

Con il pretesto di aumentare la democrazia sul posto di lavoro, il governo vorrebbe inoltre richiedere che il 50% degli iscritti nei servizi “essenziali” (tra cui sanità, istruzione e trasporti) partecipi alle votazioni sullo sciopero e che il 40% dei votanti sia a favore. Allo stesso tempo, però, non accetterebbe il voto elettronico, uno dei mezzi di voto più democratici, e ironicamente usato dai tories stessi per eleggere i propri candidati, ad esempio il sindaco di Londra. Inoltre i sindacati sarebbero obbligati a fornire maggiori informazioni sulla votazione sia ai lavoratori sia ai datori sia all’ufficio certificatore. Sarebbe previsto che il mandato per scioperare conferito dal voto scada dopo quattro mesi, alla fine dei quali servirà una nuova votazione per scioperare. L’intento di queste misure è fin troppo chiaro, e ha poco a che vedere con una maggiore democrazia sul posto di lavoro. Al contrario, l’obiettivo del governo è rendere più complesso lo sciopero nel settore pubblico, un settore che è stato e sarà colpito duramente da misure di austerità nei prossimi anni, con i salari dei dipendenti pubblici “congelati” fino al 2018.

Il terzo punto fondamentale del bill riguarda il rapporto economico tra sindacato e partiti, che in sostanza si riduce al rapporto tra sindacato e Labour. L’iscrizione al sindacato in Gran Bretagna implica l’automatica contribuzione al fondo politico del sindacato, che supporta il partito laburista. La nuova legge prevedrebbe che gli iscritti in futuro debbano dichiarare esplicitamente di voler contribuire a tale fondo e firmare un accordo per l’opt-in che deve essere rinnovato ogni 5 anni. Tale cambiamento, apparentemente di poco conto, e’ stato stimato poter produrre un buco di circa 6 milioni di sterline all’anno per il partito laburista, e ne comprometterebbe significativamente l’attività politica. Anche in questo caso, la questione è più ampia. Il governo sta infatti tentando unilateralmente di colpire una delle forme di finanziamento fondamentali, per ovvie ragioni storiche e politiche, del maggior partito di opposizione, senza aver proposto una revisione generale delle modalità di finanziamento dei partiti. In altre parole, Cameron propone che vengano rese più complesse le donazioni del sindacato al partito laburista, senza aver contestualmente proposto alcuna misura che riveda il rapporto tra il partito conservatore e il suo principale sostenitore economico, la city. E’ proprio su questo elemento che il governo ha però subito la prima sconfitta politica sulla proposta di legge, essendo finito in minoranza alla camera dei lords grazie ad un’alleanza tra Labour e Lib Dem che insieme detengono la potenziale maggioranza nella camera  alta (a differenza della camera dei commons). I lords hanno dunque votato a favore di una mozione presentata dal Labour e che prevede che quest’aspetto della legge torni in commissione e sia soggetto a ulteriore scrutinio prima di tornare alla camera alta per la terza lettura.

Insieme al Trade union bill, il Department for Business, Innovation and Skills ha inoltre aperto le consultazioni su altre tre misure, che renderebbero ancora più profondi gli effetti negativi del trade union bill sul potere negoziale dei sindacati: la prima misura permetterebbe alle aziende di usare lavoratori interinali per sostituire i lavoratori in sciopero, una pratica che è bandita in Gran Bretagna dal 1973 ed è proibita per legge in tutti i paesi europei. In secondo luogo, sarebbe introdotto il reato di “intimidazione dal picchetto” nei confronti dei lavoratori che non stanno scioperando ma che possono venire minacciati dai loro colleghi che hanno preso parte al picchetto. Dulcis in fundo, il governo ha dichiarato l’intenzione di eliminare il check-off system, che prevede che la tassa di iscrizione al sindacato non venga più prelevata automaticamente dal salario.

Il Trade union bill e le altre norme discusse in questi giorni non solo tentano di delegittimare ulteriormente le organizzazioni sindacali ma rispondono ad un più ampio progetto politico che mira ad indebolire il Labour party e rafforzare il clima di austerity già fortemente presente nel paese. Il fatto che i lords abbiano però inflitto una prima sconfitta alla maggioranza di governo dimostra che esiste la possibilità di coalizioni che si oppongano con successo ai sinistri obiettivi del trade union bill. L’auspicio è che tali coalizioni si formino più frequentemente e dimostrino maggior vigore politico.

 

 

 

Category: Lavoro e Sindacato, Osservatorio Europa

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About Tommaso Cerusici: Tommaso Cerusici. Nel luglio del 2009 si laurea in Storia Contemporanea presso l’Università di Bologna con una tesi dal titolo “L’esperienza delle Tute Bianche in Italia (1994-2001): i documenti, i dibattiti, le voci dei protagonisti”. Nel marzo del 2013 consegue la laurea magistrale in Storia all’Università di Bologna con una tesi dal titolo “L’esperienza di Claudio Sabattini nelle lotte studentesche e operaie del ’68-’69 e nel movimento no global: pensiero e militanza di un sindacalista Fiom”. Attualmente è uno studente del Master in "Comunicazione storica" presso il Dipartimento di Storia dell'Università di Bologna. Da sempre attivo nei movimenti sociali e studenteschi, ha collaborato con l’emittente radiofonica bolognese Radio Kairos 105.85FM e con il sito di comunicazione Globalproject.info. E' attivista del centro sociale Tpo di Bologna e collabora con la Fondazione "Claudio Sabattini". Fa parte della redazione operativa della rivista "Inchiesta"

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