Vittorio Capecchi: Gramsci tra Padre Brown e Sherlock Holmes

| 19 Luglio 2015 | Comments (0)

 

 

Diffondiamo da “Inchiesta”  aprile-giugno 2015 l’editoriale scritto da Vittorio Capecchi

 

Due modi di fare inchiesta: dall’esterno o dall’interno.

Gramsci, nei suoi Quaderni Lettere dal carcere parla diffusamente delle differenze tra i due grandi detective. Abitualmente quando affronta la narrativa popolare la analizza dal punto di vista dello scontro tra le classi sociali ma in questo caso no: è proprio interessato al tipo di detection che viene posta in essere dai due protagonisti. Ecco le sue parole: “Padre Brown è un cattolico che prende in giro il modo di pensare meccanico dei protestanti e il libro è fondamentalmente un’apologia della Chiesa Romana contro la Chiesa Anglicana. Sherlock Holmes è il poliziotto protestante che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall’esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull’induzione. Padre Brown è il prete cattolico, che attraverso le raffinate esperienze psicologiche date dalla confessione e dal lavorio di casistica morale dei padri, pur senza trascurare la scienza e l’esperienza, ma basandosi specialmente sulla deduzione e sull‘introspezione, batte Sherlock Holmes in pieno, lo fa apparire un ragazzetto pretenzioso, ne mostra l’angustia e la meschinità. D’altra parte Chesterton è grande artista, mentre Conan Doyle era un mediocre scrittore, anche se fatto baronetto per meriti letterari; perciò in Chesterton c’è un distacco stilistico tra il contenuto, l’intrigo poliziesco e la forma, quindi una sottile ironia verso la materia trattata che rende più gustosi i racconti.» Le simpatie di Gramsci sono tutte verso Padre Brown e verranno seguite da altri detective come Philo Vance di Van Dine che nel giallo del 1926  La strana morte del signor Benson scrive che “solo l’esperto psicologo può dirti chi ha commesso un delitto” mentre “il procedimento indiziario è una vera calamità: consiste il più delle volte nel riunire un certo numero di maglie deboli con la speranza di formare una catena forte”. In realtà il procedere dall’esterno per indizi, come ha sottolineato Carlo Ginzburg in relazione al metodo di Sherlock Holmes, è ugualmente valido. Il testo di Gramsci è importante perché individua i due modi principali di fare inchiesta: procedere dall’esterno come Emile Durkheim e Irving Goffman oppure procedere dall’interno come Gabriel Tarde, giustamente rivalutato da Bruno Latour per la sua analisi dei soggetti collettivi. I saggi contenuti in questo numero di Inchiesta quale tipo di indagine prediligono?

 

Procedere dall’interno.

Procedere dall’interno è diverso se si tratta di soggetti collettivi o di soggetti individuali. Tra i soggetti collettivi in fieri Il saggio di Patrizia Re David, è una analisi che procede dall’interno del movimento per costruire una coalizione sociale che “ha l’ambizione di offrire uno spazio di elaborazione e discussione e di mettere in campo pratiche concrete, per sperimentare che un altro modello di convivenza è possibile”. Sempre dall’interno sono, in questo numero, i contributi di Iñigo Errejón dalla Spagna, Rafael Marquez dal Brasile e Paola Giaculli dalla Germania. Si tratta di diagnosi ma anche di testimonianze che nascono all’interno di un soggetto collettivo già formato oppure in via di formazione.  Se dai soggetti collettivi si passa ai soggetti individuali si trova il contributo dello psichiatra bolognese Emilio Rebecchi che così termina la sua analisi: “Di chi sono io? chiede il bimbo. Dovremmo rispondergli, io credo, che non sappiamo tante cose, che dobbiamo cercarle insieme, ma che certamente egli è suo, perché così siamo costituiti, come individui che nascono in compagnia ma muoiono da soli. Individui che nel breve arco di tempo della loro vita, hanno diritto di sperimentare e di conoscere, e di non essere riempiti come otri di credenze e obblighi di paure”. Si può intravedere dietro le parole di Rebecchi la figura piena di umanità di Padre Brown e capire perché Gramsci lo preferisca a Sherlock Holmes.


Procedere dall’esterno.

Di fronte ai crimini ambientali, economici e del lavoro è importante procedere dall’esterno e in questo numero di Inchiesta vi sono esempi di due modi di procedere. Un primo modo è quello indiziario, e nell’intervento di Nello Rubattu si parte da un indizio, sottovalutato nel dibattito politico nazionale, per delineare una diagnosi più ampia. Il consenso dato dal governo Renzi ai petrolieri per gettare nei mari della Sardegna le bombe sismiche irriguardose dei disastri naturali che provocano e provocheranno sono l’indizio di un crimine più generalizzato e identificano le connivenze tra questo governo e le multinazionali. C’è poi un secondo modo di procedere dall’esterno, ed è quello che richiede un distacco storico dagli avvenimenti recenti per poter poi ripartire per nuove avventure. In questa direzione sono gli interventi di Umberto Romagnoli, Bruno Maggi, Gino Rubini, Francesco Garibaldo, Tiziano Rinaldini e Bruno Giorgini.


Procedere dall’interno e dall’esterno .

Questo modo di procedere si trova nel saggio di Amina Crisma che analizza un tema tipico del procedere dall’interno (ripensare il maschile) utilizzando come risorse fonti confuciane e taoiste e luoghi della classicità che richiedono il necessario distacco storico. La prospettiva interculturale che avvolge questo intervento dall’interno si accompagna così al rigore di una riflessione filologica e storica dall’esterno.  Questo intreccio nei due modi di procedere si ritrova anche nel Dossier  Milano, oggi domani e dopodomani curato da Laura Balbo e Giuliana Chiaretti: le analisi e riflessioni dall’esterno si alternano  con la presentazione di mappe, alfabeti, testimonianze presenti in rete che provengono tipicamente dall’interno. Questo intreccio è anche presente nel Dossier Dove va la cooperazione? a cura di Luciano Berselli con interventi di Luciano Berselli, Lanfranco Turci, Sergio Caserta, Rhiot. In questo Dossier colpisce positivamente che le valutazioni fatte da Lanfranco Turci, politico nato nel 1940 in un comune vicino a Carpi con anni di esperienze nel mondo politico e cooperativo, coincidano con quelle di Rhiot, giovane graffitaro di Reggio Emilia. D’altra parte queste coincidenze non dovrebbero stupire. Uno dei graffiti fatto da Rhiot alla Casa Bettola di Reggio Emilia (una casa cantoniera oggi spazio autogestito)  è un rivisitazione della zattera della Medusa ed ha come titolo “Humanity has no borders”, titolo che attraversa tutti i contributi pubblicati in questo numero alla ricerca di “un altro possibile  modello di convivenza”.

 

Category: Editoriali

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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