Raimondo Coga: la perdita di un editore coraggioso e di un amico

| 16 Febbraio 2015 | Comments (0)

 

 

Ieri, appena ho ricevuto la notizia della morte di Raimondo l’ho subito diffusa su www.inchiestaonline. Oggi riporto tre testi che lo ricordano  diffusi nei quotidiani

 

1. Editoria in lutto per Raimondo Coga fondatore della Dedalo

Da Repubblica 16 febbraio 2015

Addio a Raimondo Coga, il fondatore delle Edizioni Dedalo, specializzate nella saggistica e nella pubblicazioni di riviste che hanno a lungo animato il dibattito della cultura laica e di sinistra, come “Sapere”, l’edizione italiana della “Monthly Review” (1968), “Quaderni di storia”, “Controspazio”, “Il manifesto mensile” (1969), “Critica marxista”, “Classe”, “Fabbrica e Stato”, “Magistratura Democratica”, “Tempi moderni”, “Il piccolo Hans”, “Lavoro critico”, “Quaderni medievali” e “Gulliver”. L’editore aveva 79 anni ed è morto ieri mattina al policlinico di Bari. Oggi pomeriggio il saluto dai familiari, dai collaboratori, dagli autori e dagli amici durante una cerimonia laica nella Sala del Commiato del cimitero comunale del capoluogo pugliese.

Nato a Bari il 18 agosto 1935, Raimondo Coga fonda nel 1965 la Edizioni Dedalo. Il progetto editoriale di 50 anni fa aveva quale obiettivo il “superamento delle due culture”: la sua attenzione era rivolta soprattutto verso le scienze umane e le scienze “dure”, l’architettura e l’urbanistica, le tecnologie dell’edilizia. La casa editrice ha mantenuto, nel corso degli anni, il suo programma iniziale evitando sperimentazioni ed avventure in campi quali la letteratura e la narrativa, pubblicando sempre volumi di saggistica: gli argomenti privilegiati sono la storia, la scienza, la politica, la filosofia, l’antropologia, l’architettura.

“La scomparsa di Raimondo Coga è una notizia che ci colpisce duramente e ci addolora. Difficile inseguire parole che appaiano adeguate a dire di questo lutto. Con lui ci viene a mancare un bel pezzo di noi stessi e della nostra storia”. Così il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, commenta in una nota la scomparsa del fondatore della casa editrice Dedalo, avvenuta ieri.

Vendola definisce Coga “intellettuale raffinato, profondo conoscitore del Mezzogiorno, editore coraggioso. Attraverso la sua casa editrice Dedalo – sottolinea – è stato un testimone appassionato del Sud, sempre pronto all’attenzione e al dialogo. Bari e la Puglia perdono un punto di riferimento illuminato della scena culturale, che ha portato la nostra regione al centro del panorama editoriale italiano del Novecento”.

Il governatore pugliese ricorda ancora come Coga sia stato “un organizzatore straordinario della vita culturale e intellettuale degli anni ’60, quando ritrovarsi intorno ad un libro o ad una rivista di Dedalo era motivo di confronto, di discussione, di dibattito sui più svariati temi; incarnando – conclude Vendola – quello spirito di ricerca e quella visione della produzione editoriale che va oltre il libro in sé, per creare davvero cultura. Ci mancherà”.

 

 

2.  Oscar Iarussi : La scomparsa di Raimondo Coga

La gazzetta del Mezzogiorno 16 febbraio 2015

 

Nel 2015 la casa editrice Dedalo raggiungerà il traguardo del mezzo secolo di attività, ma il fondatore Raimondo Coga – scomparso ieri mattina all’età di 79 anni – di certo avrebbe scoraggiato le celebrazioni. Era un uomo schivo e fattivo. Il suo understatement aveva del proverbiale: rifiutò tre lauree honoris causa e resisteva alle rare interviste persino durante l’intervista stessa. Una decina di anni fa tornammo dalla zona industriale di Bari, dove ha sede la Dedalo, col taccuino colmo di storie. Ma Coga le aveva condite con il ricorrente invito a non trascrivere questo o quel ricordo: «Lasci perdere… È un dettaglio, ci porterebbe lontano». I giornali Coga li conosceva bene: negli anni Ottanta del ‘900 fu consigliere d’amministrazione della «Gazzetta del Mezzogiorno», e la Dedalo stampa da alcuni lustri un quotidiano romano in teletrasmissione.

Naturalmente, «lasciar perdere» non fu possibile  né sarebbe stato giusto perché erano in gioco le memorie di un protagonista della vita culturale italiana lungo stagioni feconde e decisive (in particolare gli anni Sessanta-Ottanta). La Dedalo resta una delle sfide vinte dal/nel Sud, nella Bari dei capitani coraggiosi  dell’editoria, produttivi senza boria: oltre a Coga, c’erano Vito Laterza erede ed innovatore di una importante tradizione, Vito Macinagrossa dell’Adriatica, Mario Adda, Nicola Cacucci e Diego De Donato.

La Dedalo nasce nella primavera del 1965 da una pregressa esperienza di Coga prima con l’Einaudi, di cui vendeva libri per potersi permettere il lusso di comprarne altri per sé, e poi con un’agenzia che rappresentava Feltrinelli, Guanda e Parenti. Coga non era riuscito a laurearsi in Lingue e Letterature straniere, ma all’università divenne amico di Mario Sansone e dei giovani intellettuali Tateo, De Castris, Marzi e Vittorio Bodini. E già nel 1961, in occasione delle manifestazioni torinesi per il centenario dell’Unità italiana, aveva ideato un’antologia sulla Puglia, con la grafica di Mimmo Castellano e i testi curati da Giuseppe Giacovazzo.

La Dedalo aderì all’obiettivo di un celebre saggio di Charles Percy Snow: «superare le due culture», mettendo in comunicazione le discipline scientifiche e quelle umanistiche. Niente letteratura e narrativa. Sociologia, diritto ed economia, da una parte; architettura,  urbanistica e medicina, dall’altra. E ancora oggi la casa editrice, il cui catalogo allinea oltre milletrecento titoli, predilige la saggistica e fa opera meritoria nel campo della divulgazione scientifica.

I primi consulenti, tra i baresi, furono il medievista Giosuè Musca e Achille Petrignani che insegnava architettura. A Milano, invece, un prezioso consulente venne individuato in Mario Spinella, letterato marxista e intellettuale a tutto campo che curò la prima collana, «La scienza nuova», con titoli  di sociologia, antropologia, linguistica, e autori del calibro di Bachelard, Poincaré, Henri Lefebvre, Virilio,  Derrida, Balandier, Vittorio Lanternari, Ferrarotti. Poi toccò alla collana «Storia e civiltà» in cui apparvero saggi di Francesco Gabrieli, Gabriele Pepe, Santo Mazzarino, il giovane Luciano Canfora, lo stesso Musca, Fernand Braudel, Georges Duby…

Ma dire «Dedalo» equivale soprattutto a dire «riviste». Coga ne varò a decine, sul sito web se ne contano quarantatré, praticamente in tutti i campi. Perché, gli chiedemmo, tanta passione per le riviste? «Semplicemente, per il ‘68. Parlo del desiderio di dibattere con strumenti agili e di intervento politico in varie discipline. Io cominciai l’anno prima, quando nel 1967 rilevai la testata della rivista “Sapere” dalle Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti che erano in dismissione. Affidai “Sapere” alla direzione di Adriano Buzzati Traverso e poi a Giulio A. Maccacaro che mandò in edicola numeri di straordinario interesse dedicati alla diossina di Seveso e alla legge Basaglia contro i manicomi».

E se da qualche tempo «Sapere» è rinata per volontà di Claudia Coga, che ha preso le redini della casa editrice, molte delle riviste sospese continuano a essere menzionate, studiate e rimpiante, da «Cinema nuovo» di Aristarco alla «Monthly Review» della sinistra radicale americana di Hubermann e Sweezy, dal «Piccolo Hans» a «Mediares». Fra tutte, poi, è impossibile dimenticare «il manifesto», nato nel 1969 come mensile Dedalo, dopo che Rossanda, Pintor e compagni, ancora iscritti al Pci, si erano rivolti invano sia alla Einaudi sia alla Feltrinelli. Approdarono a Bari e Coga disse subito di sì, ponendo la condizione della diffusione di massa, in edicola. Ne uscirono dodici numeri prima che la Dedalo regalasse la testata al collettivo per far nascere a Roma il quotidiano. Fu un successo: si vendevano  trentamila copie a numero, con picchi di settantamila.

«A darci una mano – ricordava l’editore – fu il mio amico democristiano Giacovazzo che, conducendo il Tg1 della notte, citava spesso “il manifesto”, sia pure per evidenziare le divisioni interne al Pci che avrebbero portato all’espulsione di Rossanda e compagni».Coga fu anche tra i primi in Italia a vendere software e si divertiva a progettare personalmente sistemi informatici («Lavorai, io uomo di sinistra, per un’azienda italiana che faceva circuiti per i missili Nato»). Nell’80 venne chiamato a presiedere la Net, la Nuova Emittenza Tv del Pci, ipotetica alternativa a Canale 5: «Un esperimento fallimentare. Berlusconi proponeva varietà e film, loro avevano pensato a programmi sulla storia del movimento operaio che non avrebbe visto nessuno. Con me c’era un giovane Walter Veltroni. Convinsi il Pci a vendere i macchinari e almeno non ci rimisero».

Coga non si faceva troppe illusioni sul futuro del suo – e nostro – mondo, che chiamava «ICM, l’Industria della Carta da Macero», tuttavia mai disperando e sempre sperimentando. Ha continuato a lavorare, nonostante la malattia, fino a qualche giorno fa.

 

 

3. Valentino Parlato: Addio a Raimondo Coga

Il Manifesto 16 febbraio 2015

 

Rai­mondo Coga ci ha lasciato e per noi del Mani­fe­sto è una per­dita dolo­rosa. Rai­mondo che nel 1965 fondò le edi­zioni Dedalo, a Bari, dove ope­rava la sto­rica casa edi­trice Laterza e anche la Di Donato.

Noi dob­biamo ricor­dare che nel 1969 Rai­mondo Coga, con la sua Dedalo pub­blicò il primo numero del Mani­fe­sto, rivi­sta men­sile che pro­vocò la radia­zione dal Pci dell’antico gruppo di Ros­sana Ros­sanda, Luciana Castel­lina, Luigi Pin­tor, Lucio Magri, Aldo Natoli altri ancora e Filippo Maone che perio­di­ca­mente teneva i rap­porti con Coga per la rivi­sta. È stato il nostro ini­zio dalla rivi­sta al quo­ti­diano e anche al Pdup, il Par­tito di unità pro­le­ta­ria per il comunismo.

Sono pas­sati ben 46 anni e sem­pre abbiamo man­te­nuto rap­porti con Rai­mondo, che negli ultimi tempi non stava tanto bene ma sem­pre attivo. Ma, mani­fe­sto a parte, vanno ricor­date alcune impor­tanti pub­bli­ca­zioni della Dedalo: le rivi­ste Magi­stra­tura demo­cra­tica, Classe, Effe, Con­tro­spa­zio, Polis, Tempi moderni, Gul­li­ver, Sapere, Qua­derni medie­vali, Qua­derni di sto­ria e ancora i volumi di Santo Maz­za­rino, Gabriele Pepe, Vit­to­rio Lan­ter­nari, Luciano Can­fora, Giu­seppe Vacca, Carlo Aymo­nino, Argan, Schiavone.

Forte per noi il ricordo della per­so­na­lità di Rai­mondo Coga, del lavoro che abbiamo fatto insieme e la tri­stezza di que­sta per­dita per il nostro malan­dato paese.

Con il dispia­cere di non poter essere a Bari alla ceri­mo­nia laica (e sot­to­li­neo laica) che si è tenuta ieri a Bari. Con la nostra par­te­ci­pa­zione al dolore della moglie Ros­sella dei figli Clau­dia e Ser­gio e dei parenti tutti.

Con Rai­mondo se ne va anche un po’ della nostra vita.


Category: Editoriali

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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