Aulo Crisma: Ricordo di Silvio Gregori nato a Parenzo nel 1927

| 22 Maggio 2017 | Comments (0)

 

Silvio Gregori, mio compagno di scuola e di giochi, si era trasferito a Trieste con la famiglia prima della  fine della seconda guerra mondiale. E a Trieste ci siamo rivisti da ragazzi per trascorrere insieme una mezza giornata a fare il bagno sulla scogliera di Barcola e a tuffarci dal molo del porticciolo di Cedas. Poi le nostre vite hanno preso strade diverse e non ci siamo più incontrati. Qualche anno fa gli ho spedito il libro “PARENZO, gente, luoghi, memoria”, nel quale ricordavo anche la nostra fanciullezza. E dopo lunghi anni si è riannodato il dialogo. I ricordi della nostra via Carducci erano ancora vivi nella sua mente. Sapeva benissimo come si poteva abbattere un pipistrello per metterlo, per  irrisione, davanti alla porta di barba Toni Pipisdrel. Nelle lunghe e frequenti chiacchierate telefoniche riandavamo con il pensiero alla nostra fanciullezza, talvolta birichina, come quella volta che abbiamo scavato una buca profonda nel piazzaletto lungo il muro della vecchia caserma e nascosta la superficie con stecchi e terra per far cadere una donna dal fare misterioso, che abitava in una casa vicino ai Dellapicca, e che nel buio della notte camminava rasente ai muri. La donna, però, con nostro tardivo sollievo, non vi ha mai inciampato.

La conversazione, com’era naturale, trascendeva la nostalgia  per la terra perduta e si soffermava sulle vicende della nostra vita, sugli acciacchi dell’età, che Silvio sopportava serenamente, quasi con ironia. Un giorno mi ha parlato del suo lavoro che svolgeva con suo fratello Nino alla direzione artistica del settimanale Famiglia Cristiana e dell’incontro con il Cardinale Ratzinger. L’ho invitato a metterlo per iscritto per i lettori di In Strada Granda, il semestrale dei parentini in esilio. Ecco il suo racconto.

 

Silvio Gregori: LA VOLTA CHE FECI RIDERE PAPA RATZINGER

Quando era Cardinale, il Papa Ratzinger venne in visita alla sede milanese della Società San Paolo.  Il direttore di Famiglia Cristiana, Don Leonardo Zega, lo ricevette e presentò i redattori, i giornalisti, i segretari e infine presentò noi. Io e mio fratello Nino eravamo i direttori artistici, e direttori anche di noi stessi, perché illustravamo servizi, romanzi, copertine, attualità di Famiglia Cristiana.  Due stanze del piano degli uffici erano state trasformate in studio per pittori con mobili adatti, tavoli, tavolini, un acquaio e anche un fornello, che ci serviva per liquefare la colla necessaria per preparare l’ impasto per fondi di cartoni, compensati e tele. E siccome l’impasto era fatto con gesso e colla da falegname, m’immagino il viso del direttore, che aveva l’ufficio proprio sopra il nostro, a sentire l’odore puzzolente della colla caravella sciolta.   Non avevamo orari fissi (e a volte lavoravamo anche la domenica e anche alla notte). Non rispondevamo a nessuno del nostro lavoro. Non era presunzione, la nostra, ma qualcuno l’avrà pensato e forse anche Don Zega. E spiego il perché. Il Cardinale Ratzinger si congratulò con noi: “Ho visto i vostri lavori.

Siete bravi. Avete ricevuto da Dio un grande dono, così potete esaltare Dio e le sue opere da un’alta posizione”  E Don Zega, con un certo tono: “Eh, Eminenza, non dubiti. Chi è più in alto di loro? Solo Dio! Solo Dio è sopra di loro”.

E io: “ Veramente, Don Zega, sopra di noi ci sta lei. Non so se il paragone…”  Il Cardinale rise.  Per la prima volta lo vidi andare oltre il suo contenuto sorriso, e rideva proprio apertamente. E noi ridemmo tutti.

Silvio era nato a Parenzo il 3 gennaio 1927,  è morto a Milano il 25 gennaio 2017 e sepolto a Vallerano, in provincia di Viterbo, accanto alla moglie. Lo ha ricordato La Famiglia Cristiana come valente direttore artistico ed illustratore insieme con il fratello Nino per cinquant’anni. A Trieste, nel dopoguerra, durante l’amministrazione del Governo Militare Alleato, avevano entrambi collaborato come vignettisti alle pagine della Cittadella, inserto satirico del quotidiano IL PICCOLO. Trasferitisi a Roma hanno lavorato come cartellonisti. Con un premio vinto ad un concorso si sono comperata l’automobile. Nel 1967  sono giunti a Milano ed hanno lavorato sempre insieme. Un accordo perfetto fin dalla fanciullezza.

Erano creativi anche nel gioco e precisi nei lavori manuali. Disegnavano con estrema facilità e sicurezza del tratto. Nelle sere di maggio, con altri ragazzini della contrada, saltavamo alla cavallina dalla via Carducci lungo il viale dello squero, fino ai bagni Riviera.

Silvio è stato ricordato dall’amico Nicola Piermartini sul Corriere di Viterbo. Alleghiamo l’articolo, che testimonia il suo affettuoso attaccamento a Vallerano, il paese della moglie. Lo ha ricordato anche Famiglia Cristiana, che lo ha apprezzato, insieme con il fratello Nino, non solo per le doti di eccellente pittore [le tavole riportate in questo testo sono state realizzate da Nino e Silvio Gregori per l’edizione della Divina Commedia realizzata per Famiglia Cristiana]

 

 

Nicola Piermartini: FOLLA COMMOSSA PER L’ADDIO A SILVIO GREGORI

Vallerano. Presenze numerose, tra le quali quelle della “Confraternita del Rosario- Maria Santissima del Ruscello”, al funerale di Silvio Gregori (1927-2017), giorni addietro nella chiesa di Maria Santissima del Ruscello. Oltre al fatto di essere personalità di spicco nella grafica pubblicitaria e nella pittura, Silvio fu un valleranese acquisito sia per la provenienza della moglie Maria, sia per l’affetto che lo legava a Vallerano. Direttore artistico, insieme al fratello Nino, del prestigioso settimanale “Famiglia Cristiana” dal 1967, Gregori fu notissimo al pubblico dei lettori per aver illustrato dei capolavori immortali della letteratura: ” I promessi Sposi” e la “Divina Commedia”, tra quelli: Tavole indimenticabili per potenza espressiva e sensibilità cromatica.

Due sue opere sono custodite nella chiesa del Ruscello: la Vergine miracolosa + protagonista in ambedue la tele. Durante il rito funebre, concelebrato da monsignor Romano Rossi e dal parroco don Claudio Fune, la figura di Silvio (così era individuato confidenzialmente da amici e conoscenti) è stata presente in maniera quasi materiale per la presenza dei familiari soltanto. Tutti ricordavano i suoi legami con il paese l’affetto e l’ammirazione per il “Presepe vivente”, che pubblicizzò con enfasi sulla rivista;  l’attaccamento a tradizioni e iniziative (la straordinaria “Tombola de lo Bifanone”); la devozione per la Madonna del Ruscello, Patrona dei donatori di sangue; l’interesse per il santuario mariano valleranese: a più riprese Silvio espresse suggerimento e auspicò la valorizzazione della costruzione adiacente al santuario. Per inciso, la struttura sarà adibita ad attività oratoriali e a punto di accoglienza dei visitatori.

Un passo  dell’omelia di monsignor Rossi: “La scelta di essere sepolto nel cimitero comune valleranese testimonia il legame profondo con la moglie, sepolta qui anch’ella, e l’amore per il paese”. Al termine del rito, la corale “Jesu, redemptor omnium” ha indirizzato a Silvio il saluto estremo, interpretando, col sottofondo d’organo, l’ “Inno alla Madonna del Ruscello”.


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Category: Arte e Poesia, Editoriali

About Aulo Crisma: Aulo Crisma è nato a Parenzo nel 1927. Nel 1945 ha conseguito il diploma magistrale.Nel 1946 ha lasciato l'Istria come esule. Ha fatto il maestro elementare prima a Giazza, dove si è sposato con la collega Maria Dal Bosco, e poi a Selva di Progno. E' stato un attivo animatore culturale dirigendo il locale Centro di lettura, divenuto poi Centro sociale di educazione permanente. E' stato per molti anni corrispondente del quotidiano L'Arena di Verona. Ha condotto numerosi lavori di ricerca e documentazione sulla storia dei Cimbri, una popolazione di origine tedesca che si era insediata sui Monti Lessini verso la fine del XIII secolo, che ancora manteneva vivo nell'enclave di Giazza ,l'antico idioma alto tedesco.Ha fatto parte del Direttivo provinciale del Sinascel, sindacato nazionale della scuola elementare. Ha pubblicato "Guardie e contrabbandieri sui Monti Lessini" (con Remo Pozzerle), Ed. Taucias Gareida, Giazza-Verona, 1990; "Lessinia, una montagna espropriata" (con Remo Pozzerle), HIT Edizioni, San Martino Buonalbergo, 1999; "Bar lirnan tauc': Noi impariamo il cimbro, Ed. Curatorium Cimbricum Veronense,, Verona, 2001; "Parenzo, gente, luoghi, memoria" Ed. Itinerari educativi, Comune di Venezia, 2012. Attualmente vive con la moglie a Tencarola, in provincia di Padova, e collabora alla rivista Inchiesta.

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