Vittorio Capecchi: Nel fondo del mar. La canzone del Guarracino

| 1 Aprile 2015 | Comments (0)

 

 

Diffondiamo da “Inchiesta” a stampa gennaio.marzo 2015  l’editoriale di Vittorio Capecchi

 

Nel fondo del mar

Quando le notizie che arrivano da tutte le parti del mondo parlano di opacità, violenza e morte (ampiamente documentate anche in questo numero di Inchiesta) consiglio di leggere La canzone del Guarracino illustrata da Antonio della Gaggia (Editore Patron, Bologna 2014) libro dedicato ad Angelo Vassallo.  E’ un libro bellissimo in cui c’è il matrimonio tra due pesci festeggiato da tanti altri pesci. Il pesce che vuole sposarsi è il Guarracino (Lo Guarracino che jeva pè mare/Le venne voglia de se nzorare [sposarsi]/Se facette nu bello vestito/ De scarde de spine pulito pulito/ Co na perucca tutta ‘ngrifata/De ziarelle [nastrini] ‘mbrasciolata/ Co lo scialbò [gorgiera], scolla e puzine/De punto ‘ngrese fine fine). Il Guarracino fa la serenata alla Sardella che prima scappa sotto uno scoglio (La Sardella ch’a sentette/Rossa rossa se facette/pe lu scorno ca se pigliaie/sotto nu scoglio se’mpizzaie) ma poi accetta la corte (S’affaciaje a la fenestrella/E fece l’uocchie a zennariello [strizzò l’occhietto]/ A lo speruto [languido] ‘nnamuratiello). Il finale è strepitoso con la festa di  tutti i pesci nominati uno per uno dalle “scuorfane, cernie e alice” alle “muchie, ricciole, musdee e mazzune”.

Antonio della Gaggia, il disegnatore, regalò il libro a me ed Amina  nella sua casa molto bella di  San Mauro Cilento offrendo, insieme a sua moglie Maria Vittorio Acquaviva, agli amici bolognesi guidati da Sergio Caserta (eravamo scesi in occasione del quarto anniversario della morte di Angelo Vassallo) non solo una ricchissima tavola imbandita ma anche la sua lettura della poesia di Edoardo De Filippo (poi trasformata in commedia) del ladruncolo De Pretore Vincenzo che da morto cerca di convincere San Pietro, la Madonna e San Giuseppe ad accoglierlo in Paradiso.

La canzone del Guarracino può essere letta ascoltando “Nel fondo del mar” di Vinicio Capossela  dove “La foca barbuta, sempre piaciuta/Che è solitaria, le piace cantar” e dove “puoi sempre incontrare un pesce pagliaccio” e “Quando sei triste basta una siiiireeeennaaaaaaa/Sbarazzina, civettuola, piena di squame dalla coda alla gola”.


Ricordo di Raimondo Coga .

E’ morto a 79 anni il 15 febbraio 2015  Raimondo Coga il fondatore delle Edizioni Dedalo che continuano ad editare questa rivista. Ho incontrato Raimondo esattamente quarantacinque anni fa. Nel 1970 ci incontrammo a Milano in un bar vicino al grattacelo Pirelli  attraverso un amico comune, Mario Spinella, e in quel bar Raimondo accettò subito di pubblicare Inchiesta prendendo il formato de Il Manifesto che da mensile (stampato da Dedalo) stava per diventare quotidiano (mi disse solo che la copertina doveva scrivere il sommario per strisce verticali e non orizzontali come era “Il Manifesto” mensile). Da allora abbiamo sempre continuato a parlare di libri e di politica. L’ho sentito l’ultima volta quattro mesi mese fa: era triste, avvilito da un corpo che non gli somigliava. Preferisco ricordarmelo quando era al massimo delle sue energie e, a Bari, Claudia era la bambina che veniva a trovarci nella casa editrice, Luciana era la “giovane” che curava “Inchiesta” e Raimondo era capace di guidare l’auto di notte per non perdere tempo.

E’ stato un amico  pieno di intelligenza e di energia ed è  ancora oggi impressionante il numero di riviste di sinistra che ha attivato (sono trentasette da Fabbrica e Stato a Effe, da Prisma a Monthly Review, da Il Piccolo Hans a Magistratura democratica, da Classe a Bozze) che si aggiungono alle sei che ancora stampa  (Sapere, Inchiesta, Quaderni di storia, Critica liberale, Critica marxista, New Medt). Ugualmente significativi per la sinistra i libri che ha editato (Jean-François Lyotard, Gaston Bachelard, Georges Bataille, Maurice Duverger, Karl Mannheim, Louis Althusser, Henry Lefebvre  e tra gli italiani Luciano Canfora, Giuseppe Vacca, Carlo Aymonimo, Vittorio Lanternari, Giulio Carlo Argan). E’ stato un grande imprenditore fondando nei primi anni ‘60 la Dedalo Litostampa arrivando a stampare nel 1896 su rotativa l’edizione del quotidiano La Repubblica per la Puglia e la Basilicata. Quando dopo la sua morte ho sentito Gino Aquilino che compone Inchiesta gli ho chiesto come va la casa editrice dopo la morte di Raimondo. Mi ha risposto “ci sentiamo soli”. E io mi associo alle sue parole.

 

Riflessioni sulle uccisioni e sulla morte.

Marco Marzi ricostruisce dopo cento anni l’uccisione a Reggio Emilia di due giovani lavoratori ad opera delle “forze dell’ordine“ made in Italy durante una manifestazione contro la guerra. Sergio Caserta scrive una recensione al libro di Gabriele Polo sulla uccisione di Nicola Calipari da parte delle “forze dell’ordine” made in USA. Un dossier curato da Amina Crisma con interventi di Amina Crisma e Bruno Giorgini riflette sulle uccisioni a Parigi del 7 gennaio da parte delle “forze dell’ordine” made in ISIS. Queste morti violente si intersecano con la diagnosi scritta dallo psichiatra bolognese Emilio Rebecchi che si interroga sulle ansie di una donna di quaranta anni che di fronte al suicidio dell’amica più cara teme di non farcela. In questi cupi scenari, ci sono segni di speranza: è un segno di speranza il fatto che, dopo l’attentato di Copenhagen, o Oslo i musulmani per iniziativa di una ragazza diciassettenne, si siano schierati a protezione della sinangoga mano nella mano.

 

Sfide

Prima sfida: La Fiom e i suoi nemici.

In questo numero sono presenti molti saggi e interventi che precisano il punto di vista della Fiom nei suoi scontri con la FCA ex Fiat (Michele De Palma responsabile settore auto Fiom nazionale), contro il Jobs Act (Simonetta Ponzi, segreteria regionale Cgil Emilia Romagna), contro chi vuole rottamare lo Statuto dei lavoratori (il giuslavorista Umberto Romagnoli). La presa di posizione del segretario della Fiom Maurizio Landini parla della necessità di sfidare il governo Renzi con una “coalizione sociale” e nel documento preparatori al primo incontro a Roma del 14 marzo 2015 con le associazioni della società civile scrive che “la politica non e proprietà privata”. I nemici della Fiom sembrano invincibili ma Keynes scriveva che “presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia in bene che in male” e le idee della Fiom sono buone e trionferanno sui suoi nemici.

 

Seconda sfida: Come cambiare il sindacato?

Tre interventi sono rilevanti per questa seconda sfida. Un intervento che la redazione di Inchiesta ritiene significativo e su cui ci impegnamo come rivista a fornire aggiornamenti continui è l’intervento di Francesco Raparelli  che documenta l’esperimento romano innovativo dei CLAP (Camere del lavoro Autonomo e Precario). Un esperimento di “coalizione sociale”. E’ questa una delle vie per rispondere alla sfida di cui parla Landini? Sempre su questa tematica ci sono gli interventi a due voci di Riccardo Terzi e Lia Cigarini sulla “democrazia nel sindacato” e anche su questo tema ci impegniamo a proseguire il dibattito

 

Terza sfida: Come cambiare l’Europa?

Francesco Garibaldo si interroga sul capitalismo e sui capitalismi e gli interventi a due voci (Argiris Panagopouluos intervistato da Tommaso Cerusici e Tonino Lettieri) hanno come tema la sfida greca che è una sfida per cambiare tutta l’Europa.


Quarta sfida: E’ possibile un’economia solidale?

Dall’America Latina ci arriva un dossier a cura di  Nexus, con interventi di Paul Singer, Pablo Guerra e Sabina Breviglieri, sull’ economia solidale dopo la III conferenza nazionale di economia solidale tenuta a Brasilia nel novembre 2014. Questa sfida come si inserisce in Italia nel dibattito sul movimento cooperativo? E’ possibile una ripresa di movimenti dal basso, una “coalizione sociale”, in uno scenario alternativo al neoliberismo?

 

Category: Editoriali

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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