UE: Deustchland uber alles? No grazie

| 4 Novembre 2011 | Comments (0)

 


Stando a molti giornali, i tracolli di borsa verificatisi martedì 1 novembre sarebbero stati causati dal panico seminato sui mercati dalla proposta del premier greco Papandreu di sottoporre il piano dei tagli imposti dalla UE, a referendum popolare. Stravaganti “mercati” pretesi oggettivi e ‘naturali’ come la pioggia, i quali si spaventano per una ipotesi di consultazione democratica  (al di là delle ragioni probabilmente non nobili di Papandreu, il referendum è comunque un’occasione di espressione della volontà popolare), che francamente non dovrebbe essere il loro campo, la democrazia. In realtà si è trattato di una violenza feroce per impedire un atto di democrazia, violenza che disvela fino in fondo il profondo spirito antidemocratico che anima i mercanti che dietro gli anonimi “mercati” si nascondono.

Scrive «PeaceReporter» qualche giorno fa: «New Scientist ha rivelato nei giorni scorsi i risultati di una ricerca condotta da un team di economisti dell’Istituto Svizzero di Tecnolgia, che rivela come una rete di poche decine di multinazionali, soprattutto banche, controlli di fatto l’economia mondiale. I ricercatori guidati dal professor James Glattfelder hanno analizzato le relazioni che intercorrono tra circa 43mila multinazionali, scoprendo che al centro della mappa della struttura del potere economico mondiale vi sono 1.318 multinazionali che detengono l’80 per cento della ricchezza economica globale. Tra queste, secondo la ricerca, ce ne sono 147 che controllano il 40 per cento del sistema. Le più potenti di queste super-entità sono quasi tutte banche (Barcalys, JP Morgan Chase, Ubs, Merryl Lynch, Deutsche Bank, Credit Suisse, Goldman Sachs, Bank of America, Unicredit, Bnp Paribas), più alcune grandi società finanziarie americane e compagnie assicurative». Le agenzie di rating cosidette fanno tutte più o meno riferimento a questo consorzio di padroni del vapore e infatti Moody’s, non più tardi di un paio di settimane fa, è intervenuta a gamba tesa nella campagna elettorale francese, annunciando che metteva sotto sorveglianza la Francia, in vista di un declassamento del suo rating (il suo voto) dalla attuale “tripla A” a non si sa bene… Proprio dopo il successo delle primarie socialiste, guarda caso.

Ovviamente i due grandi timonieri autonominati, Merkel e Sarkozy (l’ordine non è alfabetico ma gerarchico), hanno subito cercato di mettere in riga il riottoso e sconsiderato Papandreu con dichiarazioni varie, e ancor più eserciteranno pressioni dirette durante il G20.

Ma vediamo qualche numero interessante, che misura l’effetto delle politiche economiche e di bilancio ispirate da Berlino e Parigi, sulla base della cosidetta regola aurea del pareggio (estinzione tendenziale del debito pubblico, «una follia» vi dirà qualunque economista serio, ma tant’è).  I disoccupati in Grecia sono arrivati al 17,6%, (ancora un anno fa erano il 12%) e i giovani senza lavoro al 40% (sì, avete letto bene: quaranta per cento). In Spagna invece le persone disoccupate vanno al 22.8%! E con tutto questo l’inflazione cresce inesorabilmente. Come dire, si ammazza l’uovo oggi e anche la gallina domani. Né l’Italia, altro Paese nel mirino, sta molto meglio sul piano dell’occupazione, in specie giovanile che sfiora il 30%, con un’inflazione che sale al 3,4% nel mese di ottobre (3% a settembre).

Facciamo pure finta che la crisi non sia globale e strutturale, giochiamo il gioco truccato, anzi falso (basta leggere Krugmann, Stieglitz e molti altri per accorgersene), che tutti i guai vengano dal debito pubblico e dalla debolezza dell’euro. Ma allora esistono un paio di misure già proposte da più parti insieme efficaci e rapide. La prima è l’istituzione degli eurobond, lo hanno detto Delors e parecchi altri, persino Tremonti e «Il Sole 24Ore» in un recente articolo di Bellasio e Brivio. La seconda è che la BCE operi come la FED, che non è la sigla di una pericolosa organizzazione sovversiva ma della Banca Centrale USA, la quale quando è necessario, rifinanzia il debito pubblico ai tassi decisi dalla banca stessa, ovvero funziona da calmiere del mercato, considerando la FED (!) che il bilancio statale è un bene pubblico. Una terza ce ne sarebbe ma più impegnativa sul piano politico, ovvero l’istituzione di una tassa europea sulle transizioni finanziarie.

Risulta evidente come le pensioni, gli orari di lavoro, la sanità, la scuola, la stessa produttività, i lavoratori pubblici da dismettere, ecc… insomma l’attacco sfrenato ai diritti sociali e al valore della forza lavoro non c’entrino rigorosamente niente con la crisi del debito. C’entrano molto con la volontà di comando quasi totalitario e di profitto del capitale finanziario, con le sue propaggini nelle multinazionali e, in consistente misura, mafiose.

Ma la Germania, nella persona della cancelliera Merkel, si oppone. Di eurobond e di BCE ridefinita nel senso della FED non vuol sentir parlare. Perché sul debito della Grecia, della Spagna, eccetera, l’economia tedesca ingrassa, mentre nasconde la debolezza delle sue banche, inquinate dai titoli spazzatura. La politica di austerità (degli altri) giova alla salute della Germania e, al traino, della Francia. Vediamo per esempio le banche. Ebbene la prima e per ora unica grande banca europea a fallire è stata la Dexia, franco-belga, eppure tracolli globali o speculazioni selvagge non ne ha provocati. Ma anche la Deutsche Bank non naviga in acque buonissime, risultando esposta nel rapporto tra titoli tossici e patrimonio di vigilanza per il 95%; Bnp-Paribas per il 37%;  il Credit Agricole per il 24%; mentre, per dire, l’Unicredit è esposta per il 18% ( fonte «Il Sole 24Ore»). Però, guarda caso, la European Banking Authority (Eba), «strongly affected by the german action», per dirla all’inglese, cioè in mano alla Germania, ha imposto aumenti di capitale alle banche italiane, spagnole, irlandesi, portoghesi e greche (i PIIGS) perché piene di buoni del tesoro (sic!). Ovvero nulla viene fatto per sterilizzare i titoli spazzatura franco tedeschi, mentre vengono in un certo senso resi “tossici” (cioè messi in mora o in dubbio) i titoli pubblici nazionali preferiti, proprio perché di stato, dalle banche italiane, spagnole, ecc… aprendo così la via alla speculazione internazionale su quegli stessi titoli. Si tratta di una precisa scelta istituzionale per spostare il peso della speculazione sugli Stati “più deboli” a livello del debito, distraendosi dalle banche francesi e tedesche. Detto in linguaggio meno tecnico, la Germania ha iniziato una vera e propria guerra finanziaria contro altri Stati europei, in funzione di un imperialismo economico e di una egemonia politica, tendenze già insite all’origine della moneta unica, che si disse euro, ma in filigrana si scrisse marco.

Ovviamente è un gioco sul filo del rasoio, perché una cosa è spingere un Paese sull’orlo del fallimento per poter comprare le sue ricchezze a prezzo scontato, come le aziende e le banche tedesche stanno facendo a man bassa, un’altra è che il fallimento arrivi, che la politica di austerità produca depressione generalizzata e tassi di disoccupazione oltre la soglia sostenibile – quella soglia che i sociologi chiamano «la soglia di rivolta» , the riots threshold. Nonchè il possibile fallimento dell’Italia sarebbe tutt’altro che indolore per i tedeschi e per l’intera economia mondiale. Insomma chi scherza col fuoco rischia di bruciarsi, signora Merkel inclusa, che inoltre dalle guerre monetarie si rischia di passare alle guerre armate, dio non voglia. Intanto, in Francia cresce un sentimento antitedesco ogni giorno più palpabile, poiché anche se le banche si arricchiscono, l’austerità, assimilata al modello tedesco, colpisce la maggioranza della popolazione, mentre si apre una battaglia elettorale che sarà senza esclusione di colpi tra destra e sinistra. Una vittoria della sinistra nella primavera prossima renderebbe l’egemonia tedesca più problematica e se per avventura anche la Merkel cadesse, allora la sinistra rosso verde tedesca potrebbe rimettere in moto un meccanismo europeo cooperativo.

Concludendo, soltanto una robusta iniezione di democrazia a livello europeo può arrestare la degenerazione di una oligarchia finanziaria e tecnocratica che non esita di fronte a nulla, in nome del potere e del profitto. Ricordando a tutti che lo spirito dell’Unione Europea alle origini, subito dopo la Seconda guerra mondiale, fu guidato da una doppia parola d’ordine: «mai più Auschwitz mai più guerra».

L’articolo è stato pubblicato su peacereporter.net

Category: Economia, Osservatorio Europa

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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