Paolo Pini e Roberto Romano: Dalla Grecia all’Europa che verrà per “i magnifici cinque”

| 2 Luglio 2015 | Comments (0)

 

Comunque vada a finire, la questione greca dimostra una volta di più che la costruzione dell’euro si fonda su troppi errori. Pensare di governare con la moneta unica un’area economica così complessa e nei fatti non omogenea ha determinato una sequenza di atti giuridici e finanziari che si sono dimostrati senza fondamenti economici e pure giuridici. Pensiamo al fiscal compact e alla odiosa norma che istituzionalizza il pareggio di bilancio e la riduzione del debito di un ventesimo della quota che eccede il 60% del PIL. L’impianto del fiscal compact come quello di altri documenti compromette il governo dell’economia europea, e che impedisce di affrontare shock asimmetrici, soprattutto quando non accompagnata da un adeguato bilancio europeo che assolva ai compiti di aggiustamento. L’unica politica economica europea diventa quella delle svalutazioni interne per indurre una crescita trainata dalle esportazioni. La domanda che continuiamo a fare è sempre la stessa: chi importa se tutti esportano in un mercato interno che si restringe a causa delle stesse politiche economiche e che purtuttavia spiega la quota preponderante dei flussi commerciali? La Grecia è vittima della politica europea non tanto e non solo per gli obiettivi di saldo primario che si vogliono imporre, ma per l’uso strumentale che i tecnocrati europei fanno della crisi che la attraversa da oltre 7 anni. Infatti, la Grecia è entrata nell’euro su pressione di Germania, Francia e Italia, nonostante i suoi conti pubblici fossero manifestamente truccati (Romano Prodi, 6 giugno 2015). Allora è prevalsa la ragione politica di inclusione, mentre oggi prevale la ragione politica di esclusione. Dal ricatto economico si è passati a quello politico. Alla fine la Grecia paga non solo tutti gli errori dei tecnocrati, europei e non, ma soprattutto l’assenza di una Europa degli Stati degna di questo nome.

Ma se il passato è pessimo, il futuro dell’Europa si annuncia come un incubo. Abbiamo oggi il progetto di riforma dell’UE Completing Europe’s Economic and Monetary Union dei “magnifici 5”: Juncker, Tusk, Dijsselbloem, Draghi, Schulz (22 giugno 2015). Se fissiamo i punti essenziali di questo progetto di riforma, al netto delle solite e note litanie su prosperità, sviluppo economico e piena occupazione, la finalità è quella di migliorare l’attuale governance europea, mentre i singoli paesi devono gettare le basi di un sostenibile ed efficiente bilancio pubblico. Un passaggio del report sottolinea che le politiche fiscali nazionali sono vitali per stabilizzare gli shock economici e per reagire velocemente alle crisi. In altri termini, la UE determina vincoli e limiti, gli stati devono rispondere alla crisi. Con quali strumenti? Non certo quelli di governo della moneta, ovvio, ma neppure quelli di bilancio. Nella visione dei “cinque”, mai una parola su fisco e bilancio europeo federale. Rimangono solo le politiche di offerta strutturali volte essenzialmente alla svalutazione del lavoro. La futura politica economica europea immaginata dai “magnifici 5” è, per assurdo, persino peggio di quella che stiamo sperimentando oggi. Il coordinamento delle politiche fiscali è finalizzato ad impedire ogni margine di flessibilità nelle politiche di bilancio nazionali, indispensabili per contrastare shock asimmetrici, ed al contempo si chiude ogni prospettiva per un bilancio europeo che rappresenti il 5% del Pil dell’intera Unione Europea. Non sorprende, allora, l’atteggiamento della Troika nel caso greco: il suo ruolo è quello di dettare le modalità del rispetto delle regole del “rigore”, non certo di realizzare una politica economica per una uscita dalla crisi.

In realtà è l’assenza di una giusta politica economica europea a consegnarci questa drammatica situazione. C’è un problema di democrazia che non ha precedenti ed è paradossale che i partiti di centro-sinistra abbiano rinunciato ai loro valori fondativi sull’altare del dio mercato. Krugman (29 giugno 2015) giustamente osserva che: “da un punto di vista politico, i grandi perdenti di questa dinamica sono stati i partiti di centrosinistra, la cui acquiescenza in fase di rigorosa austerità – e il conseguente abbandono di quei valori per i quali avrebbero presumibilmente dovuto battersi – produce danni ben più gravi di quelli che politiche analoghe mietono nel centrodestra”.

La Grecia necessita di riforme di struttura enormi, e nessuno confonda riforme di struttura con riforme strutturali che la Troika continua ottusamente a voler imporre. Sarebbe un errore imperdonabile.

Alla fine vogliamo che la Grecia possa sostenere il proprio debito o desideriamo riavere indietro i soldi del debito pregresso? L’una e l’altra soluzione rispondono a politiche economiche profondamente diverse. Perseverando nell’austerità gli stati europei non possono rispondere alla crisi, ma produrranno effetti di impoverimento progressivo e, inevitabilmente, il fallimento del progetto europeo. Qualcuno gioca con il fuoco, per obiettivi che si svelano politici. Osserva Stiglitz: “La vera natura della attuale disputa .. riguarda il potere e la democrazia, molto più che la moneta e l’economia” (29 giugno 2015).

Ma l’aspetto più pericoloso è un altro. I ministri delle finanze europei pensano che l’attuale situazione possa essere gestita. In questa logica però la salvezza dell’euro passa dalle convenienze che hanno gli speculatori in questa Europa, e non certo da una politica economica europea. Così l’Europa non è protagonista del suo futuro, ma ostaggio dei mercati e degli speculatori, grande esempio di tecnocrazia al potere.

 

 

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Category: Economia, Osservatorio Europa

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About Paolo Pini: Nato a Rimini nel 1956, laurea in scienze politiche indirizzo economico Università di Bologna e Master of Science in Economics alla London Shool of Economics and Political Science. Presidente del Centro di Ricerca sulla economia dell'Innovazione e della Conoscenza (CREIC) dell'Univresità di Ferrara, professore ordinario di Economia politica Università di Ferrara. Collabora a Sbilanciamoci e a Inchiesta

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