Clara Melloni: I suoni del qigong come chiave per salute e conoscenza

| 4 Luglio 2014 | Comments (0)

 

Riportiamo da “Inchiesta” di aprile-giugno 2014

Ringrazio l’Organizzazione per avermi invitato a partecipare a questo workshop interdisciplinare di grande interesse. Nonostante l’uditorio si sia assottigliato, mi piace essere l’ultima voce del programma poiché l’ascolto delle relazioni precedenti mi offre numerosi agganci concettuali e dà forza a intuizioni e a affermazioni che verrò a proporre.
Premetto comunque che della mia relazione resterà poco, se non una serie di interrogativi, nati da considerazioni basate sulla pratica del qigong. Interrogativi che intendo affidare a chi tra noi può sviluppare una ricerca che soddisfi le esigenze della moderna scienza.


Poiché il qigong non è noto a tutti, vi fornisco alcune coordinate spazio temporali per poterlo situare. Il qigong nasce dall’elaborazione protoscientifica dei taoisti ed ha almeno 3000 anni di storia, anche se alcuni reperti archeologici permettono di supporre che esso venisse praticato prima ancora che si fosse sviluppata la scrittura. Potremmo definire il qigong come l’arte di percepire, gestire e scambiare l’energia vitale presente in noi e nella natura.
Nei tempi antichi è stato chiamato in molti modi che indicano azioni diverse inerenti l’alimentazione e la respirazione: li analizziamo brevemente per raccontare il percorso che nei millenni ha portato alla consapevolezza sempre più raffinata di ciò che si andava sviluppando.
Fù qì significa assunzione di qì (indicando con qì l’energia vitale) , col termine che si usa per l’assunzione di un medicamento: quindi, ingestione di energia come di una medicina. Questa denominazione nasceva dall’attenta osservazione di comportamenti umani analizzati e compresi nella loro funzione specifica: tali dati sono poi stati raccolti in un corpus conoscitivo che ne ha permesso un utilizzo pratico secondo modalità sperimentate.
Tu nà, dove tu significa sputare, espettorare e nà ricevere e incanalare nella giusta direzione,
sposta l’attenzione dalla ingestione alla funzione respiratoria, indicando una più profonda conoscenza e una migliore decodifica delle funzioni e degli effetti delle diverse energie.
Sono infatti stati i ricercatori studiosi di qigong a sviluppare la conoscenza medica tradizionale cinese dell’essere umano e delle energie non percettibili coi sensi comuni, analizzando le relazioni tra la pratica respiratoria, il suo utilizzo nelle diverse ore della giornata e gli effetti sul corpo. La percezione, la decodifica e la scoperta del flusso interno del qì ha infine condotto alla conoscenza della rete dei canali energetici , noti anche come meridiani, e delle regole di fisiologia energetica.


Il termine qìgong apparve per la prima volta tra il III e IV secolo e il suo uso venne ripreso negli anni ’30, sostituendo tutti gli altri termini poichè è una espressione che sintetizza e raccoglie i significati di tutti gli altri termini, significando gong: abilità, capacità, risultato. Si può pertanto tradurre il termine qìgong come la capacità di gestire l’energia vitale come frutto di un impegno: arte del qì.
Colpisce, nella storia evolutiva del qigong, la peculiarità legata al fatto che la sperimentazione sull’energia vitale, condotta secondo metodi trasmessi per via diretta da maestro a allievo, venga esperita nel corpo stesso dello sperimentatore. Il fisico di chi pratica, quindi, è esso stesso laboratorio in cui elaborare il metodo sperimentale taoista. Le conoscenze sviluppate dalle diverse generazioni di praticanti, controllate e verificate nell’affinarsi del metodo, sono poi state codificate nell’arco dei millenni in testi ermetici, comprensibili solo in chi entri in possesso, per esperienza personale, della chiave del codice.
Peculiare nella pratica di qigong è l’uso della respirazione, condotta fino a una sottigliezza tale da originare nel praticante la taixi , respirazione embrionale, in grado di condurre in dimensioni diverse da quella spazio/temporale comunemente esperita.
Capitolo importantissimo del metodo respiratorio è poi l’uso di “suoni”, o mantra, usando un termine indiano.
Ricordo che quando mi avviai alla conoscenza del qigong medico rimasi sorpresa dall’idea di poter influire sul corpo e le sue funzioni attraverso l’uso e la modulazione di suoni. La parola che noi traduciamo come “suono”, in realtà, in cinese significa parola autentica ,cioè un suono che non assume valore semantico ma che il corpo riesce a recepire e a decodificare in modo inequivocabile , come portatore di un significato autentico, ugualmente valido nel tempo e alle diverse latitudini, potendo il corpo anche rispondere a esso in modo corretto (tutto questo quando la formulazione del suono è corretta e totalmente sintonica alla vibrazione naturale, perfetta come una chiave. Questo richiama il noto fenomeno della risonanza: in natura è presente la vibrazione del suono con una certa frequenza: la “corda” presente nel mio corpo, grazie alla pratica, viene accordata e liberata finchè può vibrare sintonicamente, venendo mantenuta attiva dal suono presente in natura in modo perfetto, costante e fisiologico. Questo è uno dei modi in cui la pratica sostiene il recupero e il mantenimento della salute)

Secondo il metodo sperimentale empirico che ha permesso ai taoisti lo sviluppo della conoscenza della fisiologia energetica del corpo umano, il “suono” è stato decodificato come espressione in natura di una direzione cosmica, correlata per analogia e per verifica sperimentale a un colore, un sapore, un organo, una funzione sensoriale, un aspetto psico-emozionale, un numero….. “compreso” nel suo effetto sulle vie percorse dal qì e sugli organi e sulle aree energetiche ( dan tian).
Il “suono”, pertanto, è stato assunto quale veicolo di qì come energia ma anche informazione, come strumento sempre utilizzabile per riaccordare il corpo del praticante ai suoni cosmici avvertiti in natura e anche come strumento di valutazione e di auto-diagnosi rispetto a carenze o ostruzioni nel sistema energetico ed infine come veicolo dell’attenzione del praticante verso l’indagine e la scoperta di aree energetiche e di funzioni corporee sconosciute. E’ noto infatti come esistano, soprattutto nel cervello, aree di tessuto di cui non si sa con precisione la funzione, così come non si conoscono tutte le ragioni della presenza, nei cromosomi, di parti silenti che si è arrivati a definire persino “spazzatura” e che però vengono regolarmente tramandate alla discendenza. Queste regioni sconosciute tutt’oggi alla scienza, sono una frontiera che offre una sfida al praticante di qigong, pronto ad accettare di inoltrarsi in una conoscenza inedita della propria realtà e natura. Anche i suoni sono strumento per questo percorso.

Tuttavia, ragionando nei termini della scienza oggi riconosciuta, cosa c’è nel suono che permetta al corpo di riconoscerlo e di riceverne gli effetti? Come agisce il suono sul corpo umano e sulle sue diverse componenti? Consideriamo che il corpo umano è costituito in grande percentuale da acqua, che nell’acqua il suono si sposta a una velocità di circa 1500 mt/sec: se il praticante pronuncia correttamente un suono “autentico”, in un millesimo di secondo esso ha percorso l’intero sistema e ha reso informate tutte le cellule del corpo, considerando come l’acqua sia componente prepondernate della matrice intercellulare che costituisce la via abitata nel vivente dai canali energetici. Consideriamo anche le strutture intercellulari, in particolare i mitocondri, con le loro ordinate creste, le molecole libere nei citoplasmi e nei fluidi intra e intercellulari: la loro struttura tridimensionale può risentire del suono: come? Sappiamo bene come sia importante nelle molecole l’aspetto fisico oltre a quello chimico: la stessa vitamina è attiva solo nella forma levo: l’altra molecola, speculare, chimicamente è riconosciuta come identica ma fisicamente risulta essere una cosa inutile, un’altra cosa, che no funziona. Può quindi il “suono” “parola autentica” veicolare informazioni che modificano lo stato o la struttura di componenti così sottili? E nei diversi tessuti, considerando la struttura istologica degli organi, quale sarà l’effetto? Pensavo , come semplice associazione di idee, a come cambi il comportamento di un materiale quando sottoposto a azioni fisiche particolari e ordinate: per esempio, l’alluminio viene trattato con forze fisiche per costruire metamateriali: una volta trattato, risulta essere sempre alluminio ma il suo comportamento è totalmente diverso, per esempio, in relazione al suono o alla luce…..

Quando un praticante allena un suono e giunge ad ottenerne gli effetti nel proprio corpo, cosa accade in realtà alle sue cellule, alle proteine? Si attivano enzimi? Si catalizzano reazioni? Si ha effetto di slatentizzazione o attivazione di geni? Si muove qualcosa nelle aree cerebrali a funzione ignota? Ricevendo la struttura materiale del praticante una sollecitazione coordinata e regolare, una “informazione autentica”, cosa cambia nella sua alternanza pieno/vuoto a livello molecolare?

Con quali strumenti potremmo indagare questi effetti? Per esempio, l’elastografia degli organi può aiutarci a capire di più? L’organizzazione diversa assunta da un organo che si sintonizza con una “parola autentica”, dà origine a un comportamento diverso del tessuto dell’organo stesso?
Alla Mayo Clinic è stato studiato l’effetto di ultrasuoni pulsati sul tempo di riparazione delle fratture ossee, verificando come alla modulazione in bassa frequenza si aumentasse la velocità di riparazione. Perché?

Nei millenni, i taoisti e i buddhisti tibetani hanno individuato e scelto suoni che hanno effetti benefici sul corpo e determinano moti energetici al suo interno. Sono suoni che si possono produrre in diverse parti del corpo ottenendo effetti particolari in funzione delle caratteristiche del suono stesso. Possono incrementare il livello energetico interno o, al contrario, condurre all’eliminazione di scarti.
Consideriamo come esempio il suono WENG ( trascrizione convenzionale), suono primordiale di cui i taoisti dicono che si trovi al centro dell’universo e che, vibrando, dia origine a tutta la realtà ( il riferimento alla relazione della dott.ssa Iotti che richiamava l’incipit del Vangelo di Giovanni suscita ovviamente particolari suggestioni) . Nella pronuncia e nella ricerca della corretta vibrazione del suono, la bocca viene mantenuta il più possibile cava e rotonda, essendo il suo centro di risonanza principale. Tuttavia, come anche modulano il suono emesso i cantanti lirici, facendo vibrare il torace o i seni faciali, così nella pronuncia del suono weng si può spostare la vibrazione verso l’occipite o verso il basso, ottenendo suoni diversi. Così al faringe diventa il suono A, al perineo il suono HONG, all’ombelico il suono BEI.

ione di un suono diventa la verifica della correttezza della pronuncia. I “suoni”, infatti, vengono anche presentati come “parole luminose”, cioè portatrici di una informazione acustica ma anche luminosa. Il suono WENG, pertanto, manifestandosi con la luce bianca, si esprimerà con luci di colore diverso nelle sue trasformazioni quando lo si guida attraverso le diverse parti del corpo.
Questa particolare caratteristica, di poter attivare stimolazioni sensoriali diverse rispetto a quelle acustiche, pone ulteriori interrogativi. Inoltre, i praticanti allenati sanno bene che l’effetto migliore dalla pratica di un suono si ottiene quando lo si pratica non pronunciandolo ma “pensandolo”. La stimolazione sul corpo e la manifestazione luminosa sono infatti più precise e nitide. E’ evidente che anche questo fenomeno pone interrogativi non piccoli. Può essere questa luce percepita qualcosa di “altro” dalla luce conosciuta in fisica? Può essere la manifestazione di serie di processi nel corpo per cui tutti rispondono a quello stimolo preciso (attivazioni biochimiche? Attivazioni degli altri organi di senso?)?

Nell’anno passato, abbiamo avuto modo di registrare in condizioni ottimali i suoni emessi da praticanti di qigong. Dalle analisi che vi mostro, si vedono con chiarezza le armoniche, molto ben organizzate, e le caratteristiche diverse nelle diverse persone, anche forse correlabili al genere
( praticanti maschi e femmine). Interessante è vedere la presenza costante di una fascia di infrasuoni e questo permette di ipotizzare che la componente infrasonora possa essere di importanza rilevante nell’ottenimento degli effetti sul corpo. Ricordo di uno studio di parecchi anni fa che rilevò l’emissione di infrasuoni da parte del feto umano a termine della gestazione e ipotizzò quel segnale emesso dal feto come uno stimolo inducente l’avvio del travaglio di parto.
Secondo la medicina cinese, l’epoca precedente la nascita si situa nella dimensione di “cielo anteriore”, cioè una dimensione ancora estranea allo spazio/tempo. Si pone pertanto l’ipotesi per cui la capacità, nella pratica di qigong, di sviluppare frequenze infrasonore ordinate ed efficaci, possa essere anche un segnale di recupero di caratteristiche di cielo anteriore. Oppure, anche, che informazioni percettibili e riconoscibili da parte del corpo umano nel cielo posteriore possano essere capaci, in quanto “autentiche”, di risvegliare componenti di cielo anteriore sopite.
I suoni “parole autentiche”, perciò, si propongono non solo come chiavi di accesso a un equilibrio energetico che conduce a salute ma anche di accesso ai contenuti di parti di noi stessi ancora a noi stessi sconosciuti. Si aprono percorsi di conoscenza di sé a livelli di profondità inusitati.

Come vedete, questa breve relazione si esaurisce in una serie di quesiti destinati in parte ai fisici, ai fisiologi, ai ricercatori di biologia molecolare ma in parte anche ai veri praticanti di quell’”arte del qì” che, se coltivata nel suo contenuto autentico, può guidare a scoperte imprevedibili.

Ringrazio tutti per l’attenzione.

Category: Musica e scienza

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