Vittorio Agnoletto: Il Forum Sociale Mondiale di Tunisi è terminato. Bilanci e futuro

| 29 Marzo 2015 | Comments (0)

 

 

Diffondiamo dal blog di Vittorio Agnoletto del 27-28-29 marzo 2015. Sul Forum Sociale Mondiale vedi dossier World Social Forum

 

1. Vittorio Agnoletto : Una riflessione critica sul futuro del Forum Sociale Mondiale

blog di Vittorio Agnoletto del 29 marzo 2015

 

“Fuori Israele dalla Palestina.” “Boicottiamo i prodotti Israeliani” “No alla guerra, si ad una soluzione diplomatica” questi sono alcuni degli slogan che hanno caratterizzato la manifestazione dedicata alla solidarieta’ con il popolo palestinese che ha concluso la XIII edizione del Forum Sociale Mondiale a Tunisi. Migliaia di giovani tunisini, in gran parte gli stessi protagonisti della primavera araba di quattro anni fa.
Il Forum si è concluso, come ormai è consuetudine, con le assemblee di convergenza che hanno cercato di sintetizzare il lavoro svolto in centinaia di seminari e di stabilire un’agenda di mobilitazioni per il futuro prossimo.

Ma a questo punto ritengo sia doveroso, soprattutto da parte di chi, come il sottoscritto, ha avuto delle responsabilità’ nel movimento altermondialista provare a fare il punto, evitando pratiche autoconsolatorie.
E’ stato giusto venire a Tunisi, mantenere il Forum nonostante l’attentato e i comprensibili timori per la propria sicurezza. Abbiamo dato una dimostrazione esplicita di come i movimenti democratici non arretrano davanti al terrorismo, abbiamo contribuito ad aiutare i movimenti tunisini nel difficile sforzo di convincere il proprio popolo che il ritorno al passato, a regimi autoritari. non e’ la soluzione per fermare il terrore e l’integralismo; c’e’ un’altra alternativa fondata sulla partecipazione e l’impegno per la democrazia e la giustizia sociale.

Tutto ciò’ e’ bene ed il Forum e’ servito a questo.
Ma se guardiamo in avanti, alle prospettive del Forum ciò’ non e’ sufficiente.
Nei nostri incontri continuiamo a ripetere: che l’8,7% della popolazione controlla l’ 85% della ricchezza mondiale e che al 69% più’ povero resta solo il 2.9% della ricchezza del pianeta; che il potere globale e’ nelle mani di un sistema finanziario controllato da qualche centinaia di multinazionali; che l’attuale modello di sviluppo porta l’umanità’ verso l’abisso.

Di fronte a tutto ciò’ non basta trovarsi una volta ogni due anni e confrontarsi in centinaia di seminari spesso concentrati su singoli progetti gestiti da ONG; non basta che ciascuno racconti la propria esperienza e non basta nemmeno la costruzione di decine e decine di reti ognuna su un tema sempre più’ specifico.
Nel 2001 a Porto Alegre quando e’ nato il Forum Mondiale le urgenze erano: comprendere le dinamiche della globalizzazione liberista, evidenziarne i protagonisti manifesti ed occulti, svelare il ruolo del FMI, del WTO, della Banca Mondiale ecc., scambiarci esperienze e conoscenze per costruire proposte alternative documentate, concrete e realizzabili. Per fare tutto ciò’ era prioritaria la costruzione di uno spazio universale, pubblico e aperto di confronto.
Oggi la situazione e’ differente: i meccanismi e i protagonisti della globalizzazione liberista sono svelati, di proposte alternative ne abbiamo e sono anche concrete e realizzabili (se ve ne fossero le condizioni politiche), internet e le nuove tecnologie permettono ogni scambio d’informazione e di conoscenza e spesso anticipano quanto poi viene comunicato ai Forum. Oggi la situazione e’ differente anche perché’ la Storia non si e’ fermata e le nostre peggiori previsioni sui destini collettivi si stanno realizzando.
E allora ci serve altro, uno spazio pubblico di confronto non è più sufficiente. Ci serve la capacità di organizzare delle vertenze globali sui terreni principali nei quali si muove il dominio liberista e dove maggiormente si sviluppa la conseguente sofferenza umana. Vertenze globali, in grado di unire i movimenti di ogni continente attorno ad obiettivi condivisi, precisi e pubblicamente dichiarati, seppure declinati seconda la propria specificità’ territoriale, con un’agenda comune, azioni sinergiche e la capacità’ di indicare, non in modo generico e sloganistico, chi sono i nostri avversari.

Ogni organizzazione continuerà ovviamente anche ad agire sulla propria specifica mission, ma il compito del Forum dovrebbe essere quello di individuare tre, quattro, massimo cinque campagne sui temi cruciali per il futuro dell’umanità’ (ad es. il diritto al cibo e all’acqua, la lotta contro le politiche che producono i cambiamenti climatici, l’opposizione al dominio della finanza speculativa), attorno alle quali organizzare realmente una mobilitazione globale condivisa Restituendo in tal modo visibilità’ ad un progetto politico complessivo alternativo al liberismo; ed in fondo proprio questo, seppure in un’altra epoca. era lo spirito originario di Porto Alegre, di Genova e del movimento dei forum sociali.

 

2. Vittorio Agnoletto: Tunisi. I contenuti e le contraddizioni del Forum

blog di Vittorio Agnoletto del 28 marzo 2015

Il Forum con centinaia di seminari e’ entrato nel vivo dei contenuti.
La lotta contro i cambiamenti climatici è ormai uno dei grandi temi del social forum mondiale anche in preparazione della COP 21, il più’ grande summit mondiale sull’ambiente che si svolgerà’ a Parigi a dicembre.
Legambiente ha organizzato un incontro su “popoli del Mediterraneo e cambiamento climatico” dove ha lanciato insieme a due associazioni tunisine, Alternatives e Randet e alla francese FNE e alla spagnola Ecodes l’ “Alleanza ambientalista per un Mediterraneo solidale e sostenibile” che si dovrà’ allargare ad altre associazioni ambientaliste della penisola balcanica e del Mediterraneo orientale.
Un Mediterraneo che ha acquistato in questi anni una nuova centralità. È cambiato il volume commerciale tra il mondo asiatico e l’Europa, sono esplosi nuovi conflitti, non sempre ascrivibili nella guerra per il petrolio, è esploso il dramma dei migranti.
Ma nel Mediterraneo si giocano oggi anche le ultime resistenze del mondo del fossile, che insiste per inutili e dannose trivellazioni, mentre il volume di traffico delle petroliere già espone il Mare Nostrum a rischi di inquinamento altissimi. Senza dimenticare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla pesca, sull’agricoltura, sulla sicurezza dei territori, sulla fragilità delle città, sui rischi di perdita di biodiversità. Tutte questioni collegate fra loro; oggi ci sono opportunità tecnologiche, politiche e sociali per contrastare i cambiamenti climatici riducendo le emissioni di CO2, sviluppando le rinnovabili e l’efficienza energetica.

Alternativa Mediterranea nel tentativo di avvicinare le due sponde di Mare Nostrum ha lanciato il progetto “Averroe’” dal nome del famoso filosofo e medico arabo del XII secolo. La proposta e’ molto semplice: considerato l’enorme successo ottenuto dal progetto “Erasmus” che permette ogni anno a studenti universitari di trascorrere un periodo di studio in un altro Paese europeo, l’idea e’ quella di chiedere ai governi e alle universita’ l’avvio di un’esperienza simile tra tutte le nazioni affacciate sul Mediterraneo. Non c’e’ dubbio che si favorirebbe un forte intreccio di culture, rapporti di studio e amicali che ridurrebbero notevolmente le distanze. Vedremo come risponderanno le istituzioni.

Ma non di solo Mediterraneo si è discusso.
Il Pakistan e’ diventato, purtroppo per i suoi cittadini, un caso emblematico di un Paese consegnato alle multinazionali. La rete stradale, in particolare quella delle strade al alta percorribilità’, e’ gestita dalla Corea, le imprese turche controllano le altre infrastrutture, quelle occidentali hanno il monopolio della sicurezza e della comunicazione, quelle cinesi controllano il mercato dell’edilizia. Un attivista argentino ha riconosciuto tale situazione simile a quella presente nel suo Paese nel 2000 quando vi fu la bancarotta argentina ed il Pakistan sembra indirizzato verso un destino simile. Il governo giustifica tale situazione con la necessita’ di attrarre capitali, ma le condizioni di vita di gran parte della popolazione peggiorano velocemente. Ma l’unica preoccupazione governativa sembra quella di sostenere l’apparato militare paventando una minaccia indiana.

Ma mentre discussioni simili coinvolgono migliaia di persone in centinaia di seminari, in un’altra parte dell’università dove si dovrebbe discutere di Maghreb si scatena un confronto, non solo verbale tra algerini e marocchini, la questione e’ ancora una volta il destino dal Saharawi, la regione che il Marocco ha occupato da decenni e che, nonostante l’indicazione dell’ONU, non ha alcuna intenzione di lasciare ad un processo di autodeterminazione. Purtroppo quanto accaduto al Forum dimostra in modo inequivocabile, quanto, almeno in questo caso, sia lontana la costruzione di un movimento unitario magrebino e come, anche tra gli attivisti sociali prevalga il richiamo all’identità’ nazionale. Certo il famoso appello ” proletari di tutto il mondo unitevi” appare, almeno in questa situazione, come una lontana utopia.

Ma anche un’altra vicenda ha animato la giornata del Forum: lo sciopero dei volontari per protestare contro la mancanza degli strumenti di lavoro, a cominciare dai computer e da una connessione internet decente senza i quali è difficile rispondere alle esigenze delle migliaia di partecipanti.

Quanto più’ scorrono le ore l’attenzione si rivolge alla manifestazione di chiusura del Forum dedicata alla Palestina che dovrebbe svolgersi sabato pomeriggio e al corteo indetto per domenica dal governo per ricordare le vittime del Bardo. Ma di questo parleremo nella prossima corrispondenza.

 

 

3. Vittorio Agnoletto: Tunisi, forum sociale. Debito e medio oriente al centro del dibattito

blog di Vittorio Agnoletto del 27 marzo 2015

 

Si è svolto oggi il Forum Parlamentare mondiale con al centro il tema della giustizia sociale e della critica all’enorme potere concentrato nelle mani di poche multinazionali. Sono interventi diversi parlamentari tunisini che hanno sottolineato come la Tunisia negli ultimi decenni sia stata terreno di conquista delle grandi compagnie soprattutto europee con la complicità del regime tunisino. “Ben Ali’ in 20 anni ha ricevuto grandi “prestiti” dalle nazioni europee; abbiamo restituito già  ben più di quanto abbiamo ricevuto – hanno dichiarato i tunisini – ma a causa degli interessi il debito non si estinguerà mai. Se l’Europa vuole veramente aiutare la Tunisia allora cancelli il debito residuo contratto dal regime precedente.
Se veramente l’UE è interessata al nostro futuro e alla lotta contro il terrorismo integralista allora ci aiuti nella lotta alla povertà che è l’antidoto migliore contro il reclutamento dei giovani da parte dei gruppi terroristi. Non si limiti la UE a chiederci di rafforzare i confini e a mandare fondi per costruire campi dove fermare i disperati che cercano di attraversare il Mediterraneo, ma cancelli il nostro debito.”
A questa richiesta fino ad ora ha risposto, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, solo l’Italia con la disponibilità a cancellare parte del debito.
Una senatrice svizzera intervenendo nel corso del Forum Parlamentare ha confermato che nelle banche del suo Paese sono stati congelati gli ingenti depositi fatti nel corso degli anni da Ben Ali, quando era il signore assoluto della Tunisia. La cosa più ovvia sarebbe restituire quei beni allo stato tunisino, considerando che si tratta di ricchezze sottratte alla collettività’ nazionale. Ma, secondo la senatrice, la questione è tecnicamente complessa e per ora si e’ in una situazione di stallo.

Il Forum e’ anche occasione per incontri fino a poco tempo fa impensabili.
Accompagnati dall’associazione “Un ponte per Baghdad” è giunta una delegazione di 25 iracheni rappresentanti di varie realtà’ locali impegnate in patria nelle vertenze sulla difesa dei diritti umani, per l’acqua pubblica ecc. All’interno della medesima delegazione convivono sunniti, sciti e realtà fra loro profondamente differenti impegnate in uno sforzo comune per ricostruire un Iraq degno di essere abitato. Queste realtà nel settembre 2013 avevano dato vita al primo Forum iracheno molto partecipato e qui a Tunisi hanno annunciato che ad ottobre di quest’anno si svolgerà la seconda edizione aperta a delegazioni di tutto il medio oriente e della Mesopotamia. Ma la cosa più interessante è la riunione a porte chiuse che si è svolta tra la delegazione irachena e i siriani partecipanti al Forum. Un primo tentativo di incontro tra rappresentanti della società civile di due Paesi attraversati dalla guerra che ha avuto come tema la ricerca di modalità’ per costruire percorsi condivisi e di pace in situazioni di conflitto. Il Forum è anche questo: fornire la possibilità’ d’incontrarsi tra soggetti che a casa propria percorrono strade differenti: un’esperienza importante di diplomazia dal basso che apre qualche spiraglio di speranza.

Tutt’altro clima quello che si è respirato in un altro seminario svoltosi poco distante: alcuni uomini e donne di Kobane hanno raccontato la tragedia della loro città, la distruzione, la guerra, la mancanza di cibo. Non è mancata oltre all’accusa alla Turchia di fiancheggiare l’ISIS, una dura critica ai paesi occidentali che si rifiutano di appoggiare in modo consistente i curdi. Una storia che conosciamo, ma ascoltarla dalla viva voce di queste donne produce un effetto ben diverso.

 


4. Vittorio Agnoletto: Il Social Forum in un paese che viole restare “normale”

blog di Vittorio Agnoletto del 26 marzo

 

”Dopo il 18 marzo il rischio è che nella popolazione cresca la richiesta di un regime forte, una dittatura, per fronteggiare il rischio del terrorismo e dell’integralismo islamico – mi racconta Fathi Chamkni, deputato tunisino del Fronte Popolare all’opposizione dell’attuale governo -.

Sull’esercito non abbiamo timori quattro anni fa ha difeso la rivoluzione e nella nostra storia è sempre stato leale verso chi governava, chiunque fosse e qualunque sistema ci fosse.
Diversa è la situazione della polizia che nel passato ha represso i movimenti democratici e in gran parte rimpiange il regime precedente. Oggi le cose vanno un po’ meglio perche’ e’ nato un sindacato di polizia che difende gli spazi di democrazia. Ma alcuni dei vertici della polizia che il governo ha dimesso dopo l’attentato del 18 marzo erano tra quelli che sostenevano il regime precedente. La polizia si divide quindi in tre parti: una minoritaria che sostiene la democrazia, una che ha simpatia verso settori islamici integralisti e la maggioranza che e’ a favore di un regime forte. E questo è un problema.

Il governo attuale è debole. Il Fronte Popolare ha convocato una propria conferenza nazionale per maggio, abbiamo grande urgenza di aggiornare la nostra strategia e dobbiamo riuscire a rendere evidente alla popolazione che esiste un’alternativa al terrorismo e al richiamo al governo forte e dittatoriale.”

Dopo la manifestazione di apertura che si e’ svolta ieri sera sotto una pioggia torrenziale si e’ aperto oggi il Forum. Decine di migliaia i partecipanti da tutto il mondo, moltissimi giovani tunisini, molte le delegazioni dai Paesi del Maghreb, ampia la presenza di giovani dal resto del continente africano e, come consueto, varie centinaia i sono i brasiliani.

Tantissimi sono i temi discussi nelle decine di seminari che si svolgono nell’Università di El Manar. Ampio spazio hanno sia i temi legati alla sovranita’ alimentare e alla lotta contro l’accapparramento delle terre con la denuncia da parte di Via Campesina del ruolo che giocano in questo fenomeno oltre alle grandi compagnie internazionali anche alcuni Paesi europei; sia la lotta al traffico degli esseri umani che e’ stata al centro di un seminario organizzato da Libera e da alcune associazioni tunisine al quale hanno partecipato i comboniani e la Federazione delle Chiese Evangeliche: in assenza di una collaborazione umanitaria tra gli Stati il tentativo e’ quello di rafforzare la collaborazione tra la societa’ civile dalle due sponde del Mediterraneo.

Se si eccettua il discreto controllo da parte della polizia al quale devono sottoporsi tutti coloro che entrano al Forum e la presenza di alcune camionette militari davanti ai punti sensibili situati nel centro della citta’ e i rotoli di filo spinato in alcune traverse della centrale Avenue Burghiba non è facile per i partecipanti al Forum rintracciare i segni della strage del 18 marzo. Ma il museo del Bardo rimarrà chiuso tutta la settimana.

Ho incontrato un gruppo di ragazzi tunisini che partecipano al Forum e ho chiesto loro come è cambiata la loro vita dopo il 18 marzo. “In nulla, tutto prosegue come prima – mi hanno risposto – non deve cambiare nulla, altrimenti diamo ragione ai terroristi. Certo che abbiamo paura, è vero che alcune migliaia di nostri connazionali combattono in Siria a fianco dell’ISIS ed anche vero che qui ci sono delle cellule dormienti, ma la nostra vita non deve cambiare. Noi dobbiamo difendere la democrazia che abbiamo conquistato con la nostra rivoluzione cinque anni fa e se sarà necessario sapremo resistere.”
Non sono solo i ragazzi presenti al Forum a pensarla cosi’. L’impressione che si ha qui a Tunisi e’ quella di uno sforzo nazionale collettivo per cercare di mostrare in ogni aspetto della vita quotidiana un senso di normalita’. La maggioranza dei quotidiani tunisini riporta le notizie relative alle indagini sui fatti del 18 in prima pagina ma spesso non dedica loro l’apertura e gli articoli riprendono nelle pagine interne e spesso precedute da altre notizie nazionali o internazionali. Questa scelta ha certamente anche motivazioni economiche: evitare un forte calo del turismo, si considera che siano alcune migliaia (tra i 3 e i 5.000) i turisti che hanno cancellato le loro prenotazioni per le vacanze pasquali. L’obiettivo delle autorità  tunisine è quello di considerare l’attentato una parentesi in un Paese che rimane “normale” a differenza di quanto avviene in tutti i Paesi confinanti.

 

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Category: World social forum

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About Vittorio Agnoletto: Vittorio Agnoletto (Milano, 1958) è un politico, medico e attivista italiano. È noto in Italia come uno dei volti più in vista del movimento no-global. È stato eletto europarlamentare nel 2004 come indipendente tra le file di Rifondazione Comunista, iscritto al gruppo della Sinistra Europea - Sinistra Verde Nordica. Al Parlamento europeo è stato membro della Commissione per gli Affari Esteri; della Commissione per il Commercio Internazionale, della Sottocommissione per i Diritti dell'Uomo, della Delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti d'America e della Delegazione all'Assemblea parlamentare paritetica UE/ACP (Africa, Caraibi,Pacifico). Dopo il liceo classico (il Berchet di Milano nel quale inizia l'attività politica nel collettivo scolastico del Pdup) si laurea nel 1985 in medicina e chirurgia all'Università degli studi di Milano. Nel 1988 si specializza in medicina del lavoro e lavora come medico di fabbrica. Dal 1992 al 2001 è presidente nazionale della LILA ,(Lega Italiana per la Lotta all'Aids), da lui fondata nel 1987 insieme ai rappresentanti di Medicina Democratica, Magistratura Democratica, Arcigay, Comitato per i diritti civili delle prostitute, i Giornalisti del Gruppo di Fiesole e con il supporto delle organizzazioni sindacali. Dal 1992 è professore e direttore degli studi su cause e conseguenze dell'AIDS all'Istituto Superiore della Salute a Roma. Tra il 1993 ed il 2001 è membro della Commissione Nazionale sull'AIDS presso il Ministero della Salute e membro della Commissione Nazionale Coordinamento sulla lotta alle droghe istituita dal Presidente del Consiglio dei ministri Carlo Azeglio Ciampi. Nel 1994 è "Dottore dell'anno" secondo la rivista specializzata "Stampa medica". Dallo stesso anno è membro della IAS (International AIDS Society) e della EATG (European AIDS Treatment Group), a cui parteciperà fino al 2000. Nel 1999 collabora con la IOM (International Organization for Migration) in Bosnia in progetti di prevenzione all'AIDS e alle droghe.Negli anni '90 coordina diversi progetti internazionali di ricerca sull'AIDS e sulle droghe. Dal 2000 al 2002 coordina in Sudafrica un progetto per la prevenzione della trasmissione materno fetale del virus HIV. Dal 2010 è direttore culturale di "OLE - Otranto Legality Experience" il Forum annuale internazionale su "Mafie, criminalità organizzata e globalizzazione finanziaria" organizzato da Flare(Freedom, Legality And Rights in Europe). È consulente per progetti sull'AIDS dell'INMP (Istituto Nazionale per le Malattie e la Povertà - Roma) Attualmente è membro del board internazionale di Flare, gruppo nato dall'associazione Libera , insegna "Salute e Diritti Umani" nel corso di laurea in Scienze sociali per la globalizzazione a Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano e lavora come medico nelle commissioni sull'invalidità all'INPS. Politica[modifica | modifica wikitesto] Dal 1983 al 1989 è membro della segreteria nazionale di Democrazia Proletaria e nel 1990 viene eletto consigliere della provincia di Milano dove resterà in carica fino al 1995. Nel luglio 2001, in occasione del vertice del G8 di Genova è portavoce del "Genoa Social Forum". In tale veste coordinò le manifestazioni contro il G8. Nel 2002 diviene membro del Consiglio del Social Forum Internazionale e nel 2004 è eletto parlamentare europeo tra le file del PRC. Nel 2009 Agnoletto si candida alle elezioni europee con la lista anticapitalista PRC-PdCI nelle circoscrizioni Nord Ovest e Sud totalizzando 34.416 preferenze non venendo però rieletto a causa dello sbarramento del 4% non superato dalla sua lista. Il 28 gennaio 2010 viene ufficializzata la sua candidatura alla presidenza della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra. Alle votazioni del marzo seguente ottiene il 2,4% non riuscendo così ad entrare nel Consiglio Regionale lombardo. Tra i suoi libri: Aids: aspetti storici, clinici, preventivi e sociali Quaderni del Centro di Psicologia e Analisi Transazionale, n. 2, Edizioni Master, Padova, 1990; "La società dell'AIDS - la verità su politici, medici, volontari e multinazionali durante l'emergenza" Agnoletto V., Baldini&Castoldi (2000); Prima persone: le nostre ragioni contro questa globalizzazione,, Laterza, Bari, 2003; Con il cuore nei giorni di Genova di Davide Rossi, Alea Edizioni, 2007 ; (con L. Guadagnucci) L'eclisse della democrazia: le verità nascoste sul G8 2001 a Genova, Feltrinelli editore 201; (con C. Gnetti) Aids. Lo scandalo del vaccino italiano, Feltrinelli editore 2012.

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