Bruno Giorgini: Elezioni il giorno dopo. Le stelle in parlamento: democrazia o caos?

| 26 Febbraio 2013 | Comments (0)

 

 


DOSSIER DOPO ELEZIONI  1. La coalizione di centrosinistra vince per un soffio – centomila voti – alla Camera dove scatterà il premio di maggioranza, seguita da quella di centrodestra berlusconiana, e in voti vince anche al senato, dove però il meccanismo elettorale premia il PDL con una maggioranza relativa di senatori, ma comunque con una maggioranza assoluta difficile da costruire. Monti rimane rasoterra rispetto alle ambizioni, nel mentre lo tsunami dei cinque stelle è arrivato più robusto del previsto, entrando in parlamento come primo partito alla Camera con oltre il 25% dei suffragi.

Tutti gli osservatori e commentatori dicono strappandosi i capelli: ahimè, siamo nel caos, come si potrà fare un governo stabile? E già sono in movimento i mercanti, che del resto scorazzavano per l’Italia con nomi cognomi e miliardi al seguito durante la campagna elettorale, il famigerato spread cresce, le borse fin quelle asiatiche calano e quant’altro sapranno inventare per guadagnare altri miliardi, ovviamente mettendo in crisi e sotto i piedi i popoli, nonchè fottendo il più possibile, il verbo è volgare ma a essi mercanti adatto, la democrazia. Cioè leggo dalla Costituzione: La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. E non nelle forme e nel limiti dei merca(n)ti! In questo quadro una prima considerazione è che la rappresentanza del parlamento si amplia in modo consistente e, direi, qualitativo, cioè si accresce la democrazia.

Ovvero la protesta, l’indignazione, la rabbia dei cittadini per come fin qui è stata condotta la cosa pubblica, entra in parlamento. Altro che antipolitica, quella rabbia è diventata un programma politico, che si può condividere o meno in tutto in parte, ma che però esiste chiaro e si può leggere sul blog del movimento, per esempio sul consumo del suolo, il reddito minimo garantito, la scuola ecc. Il programma ha raccolto una domanda di cambiamento radicale con una partecipazione di massa,  organizzata in una nuova del tutto inedita forma partito che coniuga il tentativo di democrazia egualitaria orizzontale tramite la rete, con una direzione centralizzata schizodemocratica, un po’ autoritaria un po’ libertaria, costituita dalla coppia Grillo Casaleggio, senza dimenticare i 77, se non sbaglio, comizi a piazze strapiene fatti da Grillo, con la presenza dei candidati che pure prendevano la parola. E’ un bene per la democrazia che tutto questo entri in parlamento. Infatti che altro deve essere un parlamento se non la camera dove siedono i rappresentanti del popolo, tutto il popolo anche il popolo degli arrabbiati e di quelli che vogliono un cambiamento radicale. E’ una delle forze e delle sfide proprie alla democrazia, riuscire a rappresentare in una dialettica parlamentare anche i conflitti più aspri, e gli strati sociali e/o i gruppi di cittadini/e più critici se non furibondi/e, condizione necessaria per evitare derive verso la”guerra civile”, essendo la rappresentatività delle istituzioni elettive  il luogo principe di garanzia della convivenza civile. Ovviamente questo ampliamento, benvenuto e positivo, della rappresentanza ha spezzato la logica bipolare, che nel corso degli anni era venuta riducendo fino a umiliarlo il ruolo legislativo autonomo secondo Costituzione, del parlamento, che incarna il potere legislativo, giova ricordarlo, distinto e indipendente dal potere esecutivo, leggi governo. In nome della governabilità, fatta dogma quasi sacrale e ideologia cogente, con un profluvio di decreti legge e voti di fiducia “obbligatori”, il parlamento è stato ridotto  a notaio che al più registrava, certificava e ratificava quel che già era stato deciso altrove, fosse l’ufficio del Presidente della Repubblica, quello del capo del governo, o quelli di una o più segreterie di partito.

L’estrema umiliazione del parlamento avvenne coll’invenzione del governo tecnico, e facendo senatore a vita un uomo che non ne aveva alcuna caratteristica. Dopo queste elezioni invece il parlamento riacquista tutto il potere legislativo che gli compete, nonchè la centralità per un eventuale governo, perchè il Presidente del Consiglio incaricato, chiunque sia, dovrà i voti per la fiducia cercarseli in parlamento con un programma chiaro. Per esempio Stefano Boeri, assessore del comune di Milano, indipendente in quota PD, sul suo blog prima delle elezioni citava quattro provvedimenti da assumere in modo urgente, legge sul conflitto di interessi, ius soli per i bimbi stranieri che nascono in italia, falso in bilancio, legge contro il consumo del suolo, cui si potrebbe aggiungere una legge elettorale decente. A meno che non nasca in modo extraistituzionale, cioè in un qualche salotto quirinalizio o televisivo, per messaggi trasversali o con titoli dei giornali, un governo PD-PDL, il che sarebbe una sciagura. Per l’Italia ma anche per loro, il PD in primis, perchè sarebbe fragilissimo e darebbe l’ennesimo spettacolo di infingardaggine volta solo a salvare le loro poltrone. Un’altra buona notizia che ci viene dalle urne è il risultato misero di Monti. L’ex-rettore della Bocconi doveva costruire il nuovo partito della borghesia italica e europea in sintonia coi merca(n)ti, con gli imprenditori, ricordate la sua presenza a braccetto di Marchionne alla Fiat di Melfi mentre la FIOM era tenuta fuori, con le banche, BCE in testa, con la UE in formato Merkel, col Corsera, col Vaticano, aprendo la strada al liberismo trionfante con tanto di riduzione drastica dei diritti dei lavoratori e dei diritti sociali dalla sanità alla scuola, e liberandosi della melma berlusconiana nonchè delle resistenze “aracaiche” di CGIL e parte della sinistra, ebbene questo disegno di mettere in campo una nuova Democrazia Cristiana molto più classista dell’antica, è fallito. Rimane una forza di centro piuttosto stantia, che al più potrà giocare un ruolo sussidiario. Infine veniamo alla sinistra detta radicale, SEL e Rivoluzione Civile, con risultati minimi, e questa è una brutta notizia. SEL comunque entra in parlamento mentre la lista di Ingroia esce annichilita.

Ci sarà tempo per pensarci su, ma per l’intanto è evidente che il tentativo di Rivoluzione Civile per tenere insieme  i vecchi partiti, residuati bellici della scomparsa del PCI, con scampoli di società civile e movimenti, è fallito. La natura del fallimento è in un certo senso la stessa di quello di Monti, e soltanto un nuovo inizio, ripartendo da zero e non da tre (idv,prc, pdci), liberato dalle scorie di un passato che fu glorioso ma da anni è ormai soltanto  di testimonianza se non puramente burocratico, potrà riaprire forse una dialettica generativa di una sinistra alternativa, critica e libertaria che sappia operare nella società acquisendo anche consensi significativi, coscienti che la strada sarà lunga, e accidentata. Infine ci sarebbe da analizzare l’ostinata resistenza di Berlusconi a andare in pensione, con l’impasto sociale reazionario e popolare che lo sostiene. Però sarà per un’altra volta. Voglio invece concludere parlando del PD che dovrà riflettere parecchio su se stesso e a cui molte critiche si possono portare, ma oggi sarebbe un po’ come sparare sulla croce rossa e non si fa. Invece vorrei ricordargli che comunque una maggioranza relativa, seppure molto ristretta, degli elettori l’ha conquistata. Ma oggi il PD appare un partito terrorizzato, e senza testa. Già questa notte nella sede del centrosinistra non si trovava un dirigente nemmeno col lanternino disponibile a rispondere alle domande dei giornalisti di tutto il mondo, e delle moltissime persone incollate a radio televisioni internet che volevano sapere, pareva l’8 settembre quando gli ufficiali del re si squagliarono. Non una bella impressione, e inoltre la paura si sa è cattiva consigliera: il governissimo in funzione anti cinque stelle e/o contro il caos e/o in nome della governabilità sarebbe addirittura blasfemo.

C’è una strada che già ha indicato Vendola, il dialogo parlamentare col Movimento Cinque Stelle, cambiando paradigma, con l’assunzione piena della fine del bipolarismo nonchè delle roboanti sirene montiane. Dialogo in primis sulle scadenze e cariche istituzionali, presidenze delle camere e presidenza della Repubblica. Come ha detto un folle, ma nella follia si annida spesso la saggezza, ascoltatore di Radio Popolare di Milano, la sinistra finalmente ha vinto in Italia, se si somma il 30% del centrosinistra e il 25% del movimento cinque stelle, siamo al 55%! Detto così è un po’ troppo rapido, ma è una strada. Certo che il PD dovrà cambiare parecchio. Infine manca il risultato delle regionali, e se in Lombardia vincerà Maroni, questa sarà una cattiva, cattivissima notizia. Forse la peggiore.

 

POST SCRIPTUM

” La democrazia non dà al popolo il governo più abile, ma fa ciò che il governo più abile è spesso impotente a creare: diffonde nel corpo sociale una attività insonne, una forza esuberante, una energia che non può esistere senza di essa e che, per poco che le circostanze siano favorevoli, può fare prodigi.”

Alexis de Tocqueville

 

 

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Category: Elezioni politiche 2013

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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