Maurizio Matteuzzi: La questione Bartleby. Muri, Marrani e pareti

| 27 Gennaio 2013 | Comments (0)

 

 

 

 

7. Baruch Spinoza (accentato sull’ultima, e non sulla prima come

spesso si sente) discendeva da una famiglia di Marrani.

Ora, Marrano era colui che, costretto a convertirsi a forza al cristianesimo,

conservava entro sé la fede originaria.

Da cui il “vil Marrano” del gergo cavalleresco, a loder dire a un dipresso

“falso di dentro” e in certa misura anche vigliacco.

 

Ci invitano illustri colleghi a che: “toni e parole simili siano meglio meditati,

e che non trovino ascolto né solidarietà presso chi lavora

responsabilmente nell’Università e per l’Università”.

 

Da quasi due anni andiamo dicendo con grande pacatezza che la 
questione Bartleby andrebbe affrontata  in modo negoziale, con il dialogo, 
con la ricerca comune di una soluzione. 
Non parrebbe, a tutta vista,  una posizione così eversiva, o così rivoluzionaria.
 E' pur vero che lavoriamo dentro all'università; 
ma proprio questo ha insegnato ad alcuni di noi a ritenere di potere pensare 
come vogliamo,  come ditta dentro, direbbe il Poeta.
 Ora pare che, tuttavia, non sia più il caso di potere anche andar significandolo
La soluzione che è stata scelta dalle Autorità è presto detta: costruire un muro. 
Strano negoziare,  che riporta alla mente solo soluzioni infelici, 
risparmio al lettore una nutrita ipotiposi. Muro, murus in latino, 
dalla stessa radice di moenia, fortificazione, chiusura, 
riferita ai nemici. 
In italiano è equivoco, vuol dire due cose opposte: muro come 
contrapposizione, muro come parete, 
come calore intimo e domestico. In latino paries, invece, da cui il nostro parete.
 
 
Spesso gli etimi aiutano a capire. Che cosa s'è fatto, in via 
San Petronio vecchio, un muro o una parete
La risposta la lasciamo indovinare, ciascuno giudichi liberamente.
Ma, insomma, ammettiamolo, ci si rivolge ai nemici e non ai famigliari.
Idea di “studente” che noi, che pure indegnamente 
“operiamo dentro l'università”, avremmo qualche difficoltà
 a condividere.
 
 
Spiacenti per i colleghi critici verso il nostro atteggiamento. 
Possiamo non essere contenti? O, Marrani come siamo,
 dobbiamo fare finta di pensarla come voi?
 Preferiremmo di no...

 

 

 

 


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Category: Bartleby a Bologna

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About Maurizio Matteuzzi: Maurizio Matteuzzi (1947) insegna Filosofia del linguaggio (Teoria e sistemi dell'Intelligenza Artificiale) e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Studioso poliedrico, ha rivolto la propria attenzione alla corrente logicista rappresentata da Leibniz e dagli esponenti della tradizione leibniziana, maturando un profondo interesse per gli autori della scuola di logica polacca (in particolare Lukasiewicz, Lesniewski e Tarski). Lo studio delle categorie semantiche e delle grammatiche categoriali rappresenta uno dei temi centrali della sua attività di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: L'occhio della mosca e il ponte di Brooklyn – Quali regole per gli oggetti del second'ordine? (in «La regola linguistica», Palermo, 2000), Why Artificial Intelligence is not a science (in Stefano Franchi and Güven Güzeldere, eds., Mechanical Bodies, Computational Minds. Artificial Intelligence from Automata to Cyborgs, M.I.T. Press, 2005). Ha svolto il ruolo di coordinatore di numerosi programmi di ricerca di importanza nazionale con le Università di Pisa, Salerno e Palermo. Fra il 1983 e il 1985 ha collaborato con la IBM e, a partire dal 1997, ha diretto diversi progetti di ricerca per conto della società FST (Fabbrica Servizi Telematici, un polo di ricerca avanzata controllato da BNL e Gruppo Moratti) riguardo alle tecniche di sicurezza in informatica, alla firma digitale e alla tecniche di crittografia. È tra i promotori del gruppo «Docenti Preoccupati» e della raccolta firme per abrogare la riforma Gelmini.

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