Bruno Giorgini: L’unico rettore è donatella. Bartleby e altre storie

| 6 Febbraio 2013 | Comments (0)

 

 

 

 

 

15 Sta scritto su un muro di Bologna: l’unico rettore è donatella. Se poi dal muro volgiamo gli occhi alle pagine di un giornale del 5/2 leggiamo: Università, la fuga dei meno abbienti, non si iscrivono da tecnici e professionali. Il calo delle iscrizioni fotografato dal CUN non tocca i diplomati nei licei classici o scientifici (che anzi aumentano).

Se questo è il titolo e il sottotitolo, ecco l’incipit: Il calo degli immatricolati (del 17% ndr) all’università colpisce quasi esclusivamente i meno abbienti. Già che ci siamo scorriamo la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza contro fascisti e nazisti. Dall’art.9: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Dall’art.33: L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. Quindi il 34: La scuola è aperta a tutti. (..) I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti negli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio ecc.. Il percorso di queste citazioni ci porta da Bartleby al diritto allo studio e viceversa, un percorso interamente costituzionale, sia per quel che attiene l’applicazione, sia per quanto attiene la violazione. Per esempio è una palese violazione del dettato costituzionale escludere dall’università gli studenti meno abbienti ( La Repubblica), seppure questo avviene in forza di una controriforma come la legge Gelmini votata dal parlamento berlusconiano, e di tagli di bilancio nel nome dei e in ossequio ai, mercati (in realtà: i mercanti, con nomi cognomi sigle e entità riconoscibili, consociazioni finanziarie, propaggini nei governi e quant’altro). Mercati che però ancora non sono ancora inscritti nella Costituzione, sono a un pelo e col fiscal compact un passo dentro, ma non ancora del tutto dentro. E l’esclusione degli studenti meno abbienti non è un effetto perverso e/o un danno collaterale.

Si tratta invece di una precisa volontà volta a ridurre l’università a un luogo frequentato quasi soltanto da “studenti maschi, bianchi e di buona famiglia”, cito a memoria le parole che Ivano Dionigi, non ancora rettore, disse qualche anno fa durante una riunione pubblica. Ridurre l’università a come era prima del ’68, quando accedeva agli alti studi solo Pierino figlio del dottore, salvo eccezioni destinate a confermare la regola. Nel contempo si degrada l’insieme dell’insegnamento e della ricerca, talchè il nostro paese ha il minor numero di lauareati e diplomati dell’intera, o quasi, UE. Può dirsi anche: l’Italia è terra dove sempre più ormai scorazzano indisturbate le multinazionali dell’ignoranza e della stupidità, inquinando a più non posso. Il degrado dell’intelligenza collettiva di un paese, del suo general intellect non è meno grave del degrado del territorio, della cementificazione selvaggia e consumo dissennato del suolo, dell’avvelenamento di acqua e aria. Si stanno deprimendo se non distruggendo centinaia di migliaia di giovani intelligenze, in nome del profitto e del dominio delle classi abbienti. E’ la cosa peggiore, che l’università immelmi la speranza delle giovani generazioni fino a affondarla. E non è responsabilità solo dei governi, dei tagli, della signora Gelmini. La classe dirigente dell’università, la corporazione degli ordinari e i rettori, la condividono, alcuni avevano cercato di alzare la voce ma è bastato che Gelmini desse l’intero potere agli ordinari, attraverso il controllo totale del reclutamento e dei concorsi, leggi cooptazione, perchè le proteste si placassero, al massimo diventando belati. Quindi quando la legge è arrivata cos’altro rimaneva da fare se non obbedirle, dissero i rettori cuor di leoni. D’altra parte non è forse Profumo, già rettore del Politecnico di Torino, a arrampicarsi sugli specchi per negare quel numero così dirompente, il 17% che misura il calo delle iscrizioni. Essi, rettori e ordinari, fanno parte dell’establishment, al massimo possono esserci differenze di carattere, non di sostanza, poichè la sostanza è il potere, e come spartirlo, sia pure miserrimo come è quello degli ordinari, ma meglio qualcosa di infimo piuttosto che niente.

E’ interessante tra l’altro andare in rete  per scoprire il livello scientifico, e le pubblicazioni internazionali su riviste con peer review, dei professori che hanno governato l’Italia per oltre un anno, per esempio Michel Martone, ordinario per grazia ricevuta e ius sanguinis a più o meno trentanni (30), oppure il prof. per antonomasia  già rettore della Bocconi Mario Monti. Un esercizio che lascio ai lettori, coi suoi sorprendenti risultati per sì illustri studiosi. Forse più che illustri, illustrati sul Corrierino dei Piccoli.

In questo contesto si situa il conflitto tra il collettivo studentesco Bartleby e l’autorità accademica, nonchè quella cittadina, il comune. Come è ben noto agli studiosi del classico, “il conflitto è padre di tutte le cose e di tutte è re (..) Bisogna avere alla mente che il conflitto è comune ad ambo le parti e giustizia è contesa(..)” . In questo caso il conflitto, annunciato già dal nome Bartleby “io avrei preferenza di no”, ha generato una autorganizzazione degli studenti per produrre cultura, parola che tra un bilancio e una amministrazione, una ricerca di fondi e le manovre per un concorso, è diventata desueta all’università, quasi impronunciabile per gli studenti e per i docenti. Ora la domanda a cui bisogna rispondere, le autorità cittadina e accademica innanzitutto, è se i ragazzi di Bartleby abbiano o no il diritto di esistere in un luogo nell’ambito dell’ateneo, se questo collettivo autogestito che  “promuove lo sviluppo della cultura” abbia il diritto di usufruire di uno spazio dove svolgere le sue attività, detto in altro modo se Bartleby sia un bene comune per la città e l’università. Rispondere senza nascondersi dietro il dito delle pretese forme di lotta violente e/o troppo aggressive. A mia memoria nell’università di Bologna mai furono compiuti atti di violenza nei confronti di professori e/o rettori.

Neppure quando nel ’68 un gruppo di docenti organizzò una controccupazione dell’allora Istituto di Fisica A. Righi. Dopo alcune ore i prodi professori, assediati pacificamente da alcune centinaia di studenti,  se ne andarono senza nemmeno un capello fuori posto. Inoltre ho davanti il bel libro di Enrico Scuro, I ragazzi del ’77, dove a pagina 201 si vede il rettore Rizzoli che interviene da solo senza scorte in un grande tumultuoso meeting studentesco al Palasport (25 febbraio 1977), e a pagina 203 compaiono Roberto Grandi, Umberto Eco, Thomas Maldonado  che stanno parlando in riunioni studentesche palesemente in stato d’occupazione. La violenza accade quando Francesco Lo Russo viene assassinato dai Carabinieri intervenuti in forze all’università, e da lì il discorso e la lotta straripano, ma anche in quei momenti e giorni dopo l’undici marzo, a nessuno viene in mente di alzare la mano su un qualche professore, fosse pure il peggiore. Giova ricordarlo per evitare gli abissi di imbecillità, che conditi con più o meno sottili falsificazioni della realtà, possono tracimare in liquami. Direi che il movimento degli studenti a Bologna si è sempre attenuto all’invocazione divina: nessuno tocchi Caino, che pur si è macchiato dell’omicidio fraterno, riadattato in: nessuno tocchi il rettore, il pessimo come il migliore. Infine torno alla Costituzione. A Pisa il Municipio dei Beni Comuni ha occupato la grande area di una fabbrica dismessa, riempiendola con molte attività, culturali ma anche sportive e sociali. Ora di fronte alla minaccia di sgombero, un autorevole gruppo di giuristi e intellettuali tra cui Ugo Mattei, Stefano Rodotà, Salvatore Settis hanno prodotto un documento dove, citando molti articoli della Costituzione, si dice “per questo noi giuristi e docenti universitari esperti in materia proprietaria e costituzionale, riteniamo del tutto inammissibile e potenzialmente produttivo di conseguenze politiche e giuridiche, che il Comune di Pisa invece di valorizzare e incoraggiare questa importante esperienza di uso generativo della proprietà privata, consenta lo sgombero del Municipio dei Beni Comuni”. Un discorso che mi pare ancor più vero nella sostanza per immobili di proprietà pubblica, e per studenti che occupano locali della loro propria università.

 

Il graffito che apre questo intervento è stato inserito per ricordare a cinque anni dalla sua morte Mattia Chiappa (Mat) che è stato un giovane graffitista di Falconara (Ancona) che veniva sempre a Bologna  (il suo ragazzino col ciuffo è ancora visibile in molti muri bolognesi). A 23 anni Mattia è morto il 14 ottobre 2008 perchè con un amico voleva fotografare dei graffiti da un treno della stazione di Villanova e ha urtato dei cavi ad alta tensione morendo folgorato.

 

 

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Category: Bartleby a Bologna

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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