Luce Irigaray: Pensare il cambiamento

| 15 Giugno 2005 | Comments (0)

 

Diffondiamo da Leggendaria n.50 (giugno 2005) questa intervista di Paola Azzolini  diffusa dalla Libreria delle Donne di Milano

 

Luce Irigaray, a Verona nel marzo scorso per un seminario nell’ambito del seminario organizzato dall’associazione “Il filo di Arianna” sul tema L’insostenibile violenza delle donne, ci ha gentilmente aggiornato sul suo lavoro e sulle sue ultime pubblicazioni. Sono passati trent’anni dalla pubblicazione in Italia, di Speculum. L’altra donna nella splendida traduzione di Luisa Muraro, ma l’attualità e il valore rivoluzionario del suo pensiero rimane intatto. Come intatta rimane la ricezione che in Italia ha trovato la sua filosofia, centrata sulla necessità di recuperare la mancata esperienza dell’altro, il dialogo fra i generi, che è alla base di qualsiasi altro dialogo fra entità e individui diversi. In questi anni Luce Irigaray ha ulteriormente sviluppato la sua riflessione, affrontando il tema della differenza a livello di democrazia e di linguaggio, cioè di educazione dei giovani. Secondo Irigaray è necessario oggi lavorare a livello educativo alla costruzione di un terreno comune tra i sessi, fatto da un linguaggio e una cultura condivisi, nel rispetto delle reciproche differenze. Inoltre ha preso posto fra i temi della sua riflessione quello della felicità e dell’energia vitale.

 

D. Quali sono i tuoi interessi e i tuoi progetti di lavoro in questo periodo?

In questi ultimi anni lavoro anzitutto alla terza parte della mia opera: definire e mettere in pratica le condizioni per una cultura e una convivenza fra soggetti differenti, di cui il paradigma più universale è la relazione uomo e donna, uomini e donne. La prima parte del mio lavoro era dedicata alla critica di una cultura basata e gestita a partire da un unico soggetto, sedicente neutro, in realtà maschile. La seconda parte era centrata sulla definizione di valori necessari per assicurare l’autonomia del soggetto femminile. Certo le tre parti si mescolano e interagiscono: si parla della necessità di una cultura a due soggetti già in Speculum. Il mio lavoro attuale è più costruttivo. Probabilmente per questo è meno apprezzato da donne che si fermano alla critica, alla decostruzione, più che curarsi di creare una nuova cultura.

 

D. Quello che dici potrebbe spiegare la violenza, di cui sono protagoniste oggi le donne e di cui tanto si parla?

Forse le donne che, per tanti secoli, hanno tuonato contro di loro la violenza patita hanno bisogno di farla uscire, di manifestarla esteriormente. La critica, una certa comprensione della decostruzione corrispondono a gesti assai aggressivi di cui sembra necessitano certe donne. Capisco questa necessità ma temo che fermarsi alla critica o all’identificazione all’oppressore non possano essere un modo di acquisire una vera autonomia, soprattutto quando si tratta di un atteggiamento globale e non solo intellettuale. Per di più non fa sbocciare la felicità. Da lì risulta un circolo vizioso, in cui la donna genera la propria infelicità.

 

D. Sarebbe interessante avere qualche notizia elle tue recenti pubblicazioni, non ancora uscite in Italia…

I miei ultimi libri, stampati per prima in inglese, trattano delle vie per giungere una cultura a due soggetti più giusta e felice. La Via dell’amore (The Way of Love) propone cammini, segnatamente nel parlare, per potere avvicinarsi all’altro ed entrare in dialogo. Cerco di fare sentire come il fatto di risolvere la questione della convivenza fra i sessi, i generi, ci aiuta a trattare le altre differenze: di generazione, di cultura, di razza… Lo stesso atteggiamento vale in ogni caso: rispettare le differenze dell’altro. È sbagliato opporre o contrapporre la differenza fra i sessi e la differenza fra le culture o le razze come fanno certi o certe. Ma è vero che, per prima, è necessario confrontarsi con la differenza fra i sessi che coinvolge l’intera persona e ci costringe a coltivare i nostri istinti. E anche stato pubblicato un insieme di venti testi organizzati in cinque parti: filosofia, linguaggio, arte, spiritualità, politica, che trattano dello stesso argomento: come elaborare una cultura che non supponga un soggetto neutro e universale, ma che tenga conto della o delle differenze in ogni ambito (cfr. Luce Irigaray, Luce Irigaray: Key Writings, 2004).

 

D. Il tuo lavoro tiene conto della realtà? Non rischia di fermarsi alla teoria?

Il mio lavoro suscita entusiasmo quando lo conoscono anzitutto da parte dei più giovani ma provoca anche rigetto, perché tocca la realtà e chiede di cambiarla, di evolversi. Molti discorsi oggi sono fondati sull’ideologia, per di più un’ideologia non adatta al presente. Sono ascoltati dalla gente già convinta, su cui esercitano una sorta di seduzione e repressione morale che si propaga come ciò su cui conviene accordarsi. Sono sostenuti dai mass media perché incontrano il successo di un rumore che si comunica, di cui si parla ma che non chiede lo sforzo di un cambiamento, per prima di se stessi. Sono discorsi abbastanza formali e conformisti che tuttora pretendono dì imporre la loro legge su un pensiero più vicino alla realtà come quello che si preoccupa di differenza sessuale. Una realtà difficile da negare!

 

D. Dunque tu non rinunceresti alle tue posizioni, nonostante le recenti polemiche fra posizioni rispetto all’eguaglianza e quelle che si confrontano con la differenza?

Non so il tutto su questo. Non posso nemmeno essere responsabile di tutte le proposte che si fanno ormai in nome della differenza. Ma senza dubbio resterò fedele al mio pensiero, qualsiasi siano le resistenze che incontro, qualsiasi le violenze che patisco a causa di esso. Penso che il mio pensiero non è ancora bene capito da certi o certe, ma anche che certi o certe si impegnano perché sia così. È un peccato! Perché oltre al fatto che questo pensiero è necessario per passare ad un’altra tappa della cultura, è indispensabile per cambiare i nostri atteggiamenti, fra l’altro amorosi, nei confronti dell’altro, di ogni sorta di altro.

 

D. Poco tempo fa ci ha lasciato Renzo Imbeni, con cui tu hai collaborato fra l’altro quando era vice presidente del Parlamento Europeo. Da questo incontro sono nati due dei tuoi libri, La democrazia comincia a dueAmo a te. Potresti rievocare questo personaggio importante e la tua collaborazione con lui?

La mia stima per Renzo Imbeni è nata dalla sua capacità di mettere in pratica le sue convinzioni senza attenersi a belle parole. Renzo Imbeni è il solo che mi ha salutata dopo il mio intervento all’ultimo congresso del P.C.I. Mi ha affidato la gestione delle serata dedicata alla sua elezione al Parlamento Europeo malgrado la resistenza di persone del suo partito, come racconto nel Prologo di Amo a te. Ha anche accettato di lavorare insieme a me al Progetto di codice di cittadinanza nell’ambito del Parlamento Europeo, come spiego in La democrazia comincia a due. Un uomo di una simile onestà e convivialità, non si incontra spesso, neppure di una simile disponibilità. Anche qui temo che molti e molte non hanno capito bene il senso e lo scopo della nostra relazione: dedicata a una democrazia fondata sulla differenza.

 

Category: Culture e Religioni, Donne, lavoro, femminismi, Psicologia, psicoanalisi, terapie, Storia della scienza e filosofia

Avatar

About Luce Irigaray: Luce Irigaray nasce a Blaton (Belgio) nel 1930. Studia filosofia presso l'Università di Lovanio e si laurea nel 1955. Dopo aver insegnato in un liceo di Bruxelles, si trasferisce in Francia. Nel 1961 riceve una laurea in psicologia presso l'Università di Parigi e nel 1962 il Diploma di psicopatologia. Dal 1962 al 1964 lavora per la Fondazione Nazionale della Ricerca Scientifica in Belgio. Dopodiché inizia a lavorare come assistente presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica di Parigi, dove è attualmente direttrice di ricerca. Nel 1968 riceve un Dottorato in Linguistica. Nel 1969 analizza Antoniette Fouque, una leader femminista dell'epoca. Dal 1970 al 1974 insegna presso l'Università di Vincennes. In questo periodo diventa un membro dell'EFP (Ecole Freudienne de Paris, fondata da Jacques Lacan). Nel 1974 pubblica la sua tesi di dottorato Speculum, de l’autre femme dove critica con pungente ironia il pensiero di Freud e di Lacan sulla sessualità femminile. Questo libro, che provoca molte polemiche, segna la sua rottura con Lacan e la porta alla sospensione dall’incarico di insegnante presso l’università di Vincennes. Irigaray riesce a trovare un nuovo pubblico nei circoli femministi a Parigi (viene inoltre coinvolta in manifestazioni per la contraccezione e per il diritto all'aborto). Tiene molti seminari e conferenze in tutta Europa, decine dei quali vengono racconti e pubblicati (Oltre i propri confini, Baldini Castoldi Dalai, 2007). Il lavoro della Irigaray influenzerà i movimenti femministi francesi e italiani per alcuni decenni. Nel 1982 ottiene la cattedra di filosofia all'Università Erasmus di Rotterdam (la sua attività di ricerca in questa facoltà porta alla pubblicazione dell’opera Etica della differenza sessuale). Nel 1991 viene eletta deputata al Parlamento Europeo. Nel 1993 scrive, direttamente in italiano, Amo a te. Nel dicembre 2003 l’Università di Londra le conferisce la laurea honoris causa in letteratura. Dal 2004 al 2006 è stata visiting professor nel dipartimento di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Nottingham. Nel 2007 viene affiliata con l'Università di Liverpool. Nel 2008 le viene assegnata la laurea honoris causa in Letteratura dallo University College di Londra. Tra i sui libri più recenti: Tra Oriente e Occidente. Dalla singolarità alla comunità, Manifestolibri, 1997; Chi sono io? Chi sei tu? La chiave per una convivenza universale. Biblioteca di Casalmaggiore, 1999; Il respiro delle donne. Credo al femminile, Il Saggiatore, 2000; Amante marina di Friedrich Nietzsche, Luca Sossella Editore, 2003; In tutto il mondo siamo sempre in due. Chiavi per una convivenza universale, Baldini Castoldi Dalai, 2006; Preghiere quotidiane, Heimat, 2007; Oltre i propri confini, Baldini Castoldi Dalai, 2007; La via dell'amore, Bollati Boringhieri 2008; Condividere il mondo, Bollati Boringhieri, 2009; Il mistero di Maria, Paoline Editoriale, 2010

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.