Enrico Peyretti: Contemplazione e azione nel lavoro di pace di Bori

| 1 Marzo 2013 | Comments (0)

 

Pubblichiamo con il permesso dell’autore questo Enrico Peyretti scritto nel numero di gennaio-febbraio 2013 della rivista “Azione non violenta”

 

Individuare gli elementi comuni alle diverse vie spirituali dell’umanità (culture, religioni, etiche) è un profondo lavoro di pace, antidoto allo spirito violento dello scontro di culture. Questo ha fatto come pochi altri maestri Pier Cesare Bori (caro amico scomparso il 4 novembre 2012 per causa dell’amianto respirato da giovane a Casale Monferrato). Nell’autobiografia scritta durante la malattia (C.V, curriculum vitae. Ed Il Mulino 2012), Bori narra il suo cammino morale e intellettuale. In Universalismo come pluralità delle vie (Marietti 2004), egli propone un modello interculturale, tratto dalla Bhagavadgità, il libro chiave dell’induismo (Gandhi ne fece il proprio vangelo), che distingue, nella vita spirituale, contemplazione, azione, devozione.

La devozione (culto personale o fede in un Dio, divinità “intesa come potenza distinta essenzialmente dal mondo, ma non separata da questo quanto a realtà ultima”) è un complemento possibile, non necessario, di azione e contemplazione.

La contemplazione è “volta a contemplare- teologicamente o filosoficamente- la realtà come necessaria, senza divaricazione tra essere e dover essere”.

L’azione, vista la divaricazione tra essere e dover essere (il problema del male)  è l’assumersi “anche il compito di superare la realtà nella prassi, sia essa motivata religiosamente, sia essa un’etica laica” (p.40-41).

Le diverse vie spirituali e religiose dell’umanità si differenziano per l’accentuarsi dell’uno o dell’altro aspetto- contemplazione e azione- non per la presenza o assenza dell’uno o dell’altro. “Spirituale” è più ampio di “religioso” e include anche “quegli orientamenti etici e contemplativo che non implicano una fede in una divinità personale” (p.39)

Nella Bibbia e nel Corano, Bori distingue profezia da sapienza: l’appello profetico (pro-fezia significa parlare “al posto di altri”, caratteristica dei monoteismi) contiene nel suo centro stesso” una sostanza di razionalità etica” cioè di sapienza , in quanto “esige una corrispondenza necessaria tra il culto di Dio e la giustizia verso gli uomini (p.53). Questo impegno etico si trova per esempio in Isaia I, 11-17; Giovanni 4, 23 e ss; Corano 98,4 e ss; 2,172 e anche nella sapienza egizia, nella razionalità etica ellenistica, nella cultura religiosa del Medio Oriente cristiano e persiano. C’è una sapienza etica prima e dopo le rivelazioni profetiche.

La novità degli appelli profetici è che la divinità stessa si impegna a fare ciò che esige dagli uomini. Max Weber parla del “grandioso razionalismo etico che scaturisce da ogni profezia religiosa” (p.55): La versione sapienziale etica della profezia tende all’universalismo interculturale, mondano secolare, della regola etica enunciata in contesto profetico religioso. Tra le culture umane c’è dunque un parallelismo mon nei contenuti ma nella struttura che permetterebbe una convergenza finale e , intanto, un sostanziale consenso etico (pp 43-44). Su tale consenso, Bori ha due libri, uno teorico e uno di testi. La non violenza coinvolge la persona in profondità. Non basta il pragmatismo, proprio perchè essa si confronta col male, nulla di meno: anzi esssa nasce proprio dal confronto col male-violenza (cfr Jean-Marie Muller, Aldo Capitini, gli “esperimenti con la verità” di Gandhi e di ogni lottatore non violento).

La non violenza è dunque una via spirituale; è contemplazione (riflessione, ricerca, individuazione del “bene“ umano); è azione (riforma di sé, riforma di strutture e culture); non è necessariamente religione esplicita, ma l’esperienza religiosa purufucata da scorie di cultura violenta, contribuisce ad ispirare ricerca e azione, nei termini sapienzaiali razionali, sul terreno comune di ogni autentico cammino di liberazione.

Bori indica alcuni “convincimenti fondamentali, che la parte migliore dell’umanità ha posto a base del suo vivere in società, ha espresso in una straordinaria varietà di culture popolari tra loro non isolate e ha trasmesso attraverso la sapienza della donna, sino al momento presente: il diritto bnon si attua senza il sentimento dell’obbligo verso ogni essere umano; il rispetto, privilegio e onore riconosciuti ai deboli; la superiorità di chi non sa non rispondere al male con il male, ma con la forza persuasiva della parola indifesa; il valore dell’agire secondo coscienza, a prescindere dai frutti; l’idea che bisogna saper governare se stessi e la propria casa per governare anche gli altri; l’idea che la maggiore guerra sia quella contro se stessi; l’esistenza assunta come somma di benefici che occorre restituire; il rispetto e la pietà per ogni vivente; la vita che si acquista perdendola; la tranquillità e la pace che vengono dalla certezza di una giustizia non affidata alla storia” (Per un consenso etico fra culture, Marietti 1995, pp.106-108

 

Category: Culture e Religioni, Pier Cesare Bori e la rivista "Inchiesta"

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About Enrico Peyretti: Enrico Peyretti (Torino, 1935) è un attivista italiano, intellettuale, impegnato nella ricerca per la pace e nel movimento per la non violenza. È stato presidente centrale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) tra il 1959 e il 1961. Nel periodo del post-Concilio Vaticano II animò a Torino alcune realtà ecclesiali di base. Fondò nel 1971 (e diresse fino al 2001), assieme ad "alcuni cristiani di Torino", la rivista mensile il foglio (www.ilfoglio.info), che ancora oggi rappresenta una delle più interessanti esperienze di riflessione su tematiche religiose e politiche da parte del Cristianesimo di base. Ha insegnato storia e filosofia nei licei. Svolge attività come ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino (www.serenoregis.org), sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); è membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Università piemontesi. È un riferimento all'interno del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione. Tra i suoi libri: " Alcuni elementi per una filosofia della pace ", Scuola di pace, Città di Boves, Anno accademico 1993-94 ; Dall'albero dei giorni, Soste quotidiane su fatti e segni, Servitium, Sotto il Monte (BG) (1998); La politica è pace, Cittadella, Assisi (PG) (1998); Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino (1999); Dov'è la vittoria?, Piccola antologia aperta sulla miseria e la fallacia del vincere, Il segno dei Gabrielli, San Pietro in Cariano (VR) (2005); Esperimenti con la verità. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (RM) (2005); Il diritto di non uccidere. Schegge di speranza, Il Margine, Trento (2009);Dialoghi con Norberto Bobbio su politica, fede, nonviolenza , Claudiana, Torino (2011); Il bene della pace. La via della nonviolenza , Collana L'etica e i giorni, Cittadella Editrice, Assisi (2012)

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