Bruno Giorgini: La prima volta a S. Petronio

| 5 ottobre 2018 | Comments (0)

 

 

Non sonoo battezzato. Non sono cattolico. Non credo nell’esistenza di Dio. Le mie tradizioni familiari e la mia educazione affondano nell’anticlericalismo più esplicito molto radicato nelle Romagne dove sono nato. Del tutto naturalmente non avevo mai assistito a una messa.

Invece ieri, a Bologna giorno di festa dedicato a San Petronio, non solo sono entrato nella Basilica ma sono rimasto per l’intera messa solenne. Prima di entrare ad ascoltare messa, raccontiamo un poco la Basilica di San Petronio. Oserei dire una Basilica “laica”. La chiesa non era stata voluta dal Papato, ma dal Comune (esattamente il Consiglio dei 600), e per significare questa origine non clericale la Basilica si distende da Nord a Sud – mentre quasi tutte le grandi chiese europee vanno da Est a Ovest – sfociando direttamente su Piazza Mggiore, Piazza Grande l’agorà dei cittadini di Bologna. Ovvero l’Ecclesia, l’Assemblea dei fedeli, si mette in comunicazione diretta coi cittadini, i due flussi confluendo e mescolandosi insieme.

La costruzione della Basilica fu un’avventura lunga secoli con colpi e contraccolpi tra i papalini e la città, come quando il Delegato Pontificio vendette tutto il materiale da costruzione e gli attrezzi da lavoro per fermare i lavori. Comunque in fine San Petronio diventò parte della Diocesi di Bologna nel 1929 coi Patti Lateranensi e fu consacrata in pompa magna nel 1954. Questo breve racconto per dire perchè San Petronio è percepita da tutti i bolognesi come “chiesa della città” più che come “chiesa del Vaticano”, uno spazio dove in estate si può andare passeggiando al fresco o a leggere un romanzo, oppure a studiare. Uno spazio veramente bello, denso di silenzio ma non vuoto, e del tutto innervato nella città, nella polis.

Con una persona amica di fede cattolica entriamo sedendoci su uno dei banchi, accolti da una musica sacra. Nel mentre la Basilica si riempie prende corpo la liturgia, che mi pare abbia al suo cuore una sorta di dialogo tra i fedeli e Dio, meglio la Divinità nelle sue accezioni del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Un dialogo dove s’intrecciano parole e musiche con momenti più densi e altri più rarefatti.

La diocesi comunque mette a disposizione di ciascuno un opuscolo che raccoglie i vari riti con le relative preghiere, musiche, omelie. Centrale è la figura dell’arcivescovo Matteo Maria Zuppi, coi paramenti sacri, sì proprio lui quello che “ciao Matteo, come stai?” appena sceso dal palco di Piazza Verdi, o benedicente gli occupanti di case, oppure mentre litiga con la Lega e in favore dell’accoglienza ai migranti.

Ha fatto “fughino” dal sinodo dei vescovi a Roma; come lui stesso dice sorridendo, per poter essere lì a celebrare “bologna senza barriere”, lo slogan che sottende e sostiene l’intero evento. La sua omelia è difficilmente riassumibile. “Chiediamo perdono per le barriere e chiediamo a Dio di abbatterle” “San Petronio è il pater pauperum, il padre dei poveri, e insieme il padre che protegge la città” “Il male ci intossica, la cura degli altri ci protegge” “bisogna pensarsi per gli altri” “nessuno stia alla finestra” “i portici sono uno spazio di accoglienza e protezione” “bisogna combattere l’individualismo e adottare gli altri, d’altra parte Bologna è la dotta che non vuol dire saccente” “la bonomia per spiegare le ragioni del vivere insieme – bonomia e Bononia il nome latino della città” “ la lingua cambia il presente e realizza il futuro”, e ultimo stralcio, il lampo “ Dio è libertà, per questo è amore”.

Nell’omeliadi Zuppi, è chiaro l’intento della solidarietà e dell’Altro, così come la volontà di fondersi con la città, le sue tradizioni politiche e civili, a conferma di una chiesa che si fa argine contro derive razziste e discriminazioni sociali, una chiesa paladina dell’accoglienza e che ha prodotto la famosa copertina di Famiglia Cristiana “Vade Retro Salvini”.

Nel mentre la messa prosegue mi guardo intorno, le persone sono attente, partecipano alla liturgia, ma non so francamente quanto siano coinvolte e/o si riconoscano nel discorso dell’Arcivescovo. Molti sono gli anziani, pochissimi i giovani. Alcuni sono palesemente pratici dei riti, altri balbettanti e incerti. Certo l’Assemblea, l’Ecclesia si respira tutta nei momenti di canto corale e di preghiera comune, lì si avverte un senso di forza e una fede in qualcosa, forse per ciascuno la sua cosa, quella cosa che poi tutti insieme chiamano Dio.

Category: Culture e Religioni, Osservatorio Emilia Romagna

About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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