Emilio Rebecchi: Le domande da porre quando si legge di un ragazzino “violento” fatto arrestare dai carabinieri

| 4 Luglio 2014 | Comments (0)

 

Diffondiamo da “Inchiesta” 184 aprile-giugno 2014

Lo psichiatra bolognese Emilio Rebecchi indaga su un fatto di cronaca a Rimini: ”Arrestato un bullo di 14 anni. Era il terrore dei compagni di classe. E’ accusato anche di violenza sessuale nei confronti di una coetanea”

 

Su Il resto del carlino di domenica 11 maggio dell’anno 2014, cioè’ di quest’anno, la notizia è riportata con molta evidenza: una foto mostra un ragazzo, ovviamente di spalle per salvare la privacy, che colpisce con un pugno la testa di un coetaneo. Il commento della foto: i compagni di classe vessati ogni giorno erano ormai spaventati a morte e non volevano più andare a scuola.

A rivolgersi ai carabinieri è stato il preside di un istituto scolastico del riminese che racconta di uno studente la cui violenza ha superato ogni limite e che nessuno riesce a gestire. E ancora riferisce la giornalista, Alessandra Nanni, che purtroppo non conosco di persona, che nella classe gli altri studenti vivono nel terrore , e come se non bastasse, molesta sessualmente le sue compagne,soprattutto una. I carabinieri dopo aver sentito decine di persone (piccola foto che mostra alcuni carabinieri al lavoro) hanno chiesto e ottenuto dal giudice dei minori di Bologna un’ordinanza di custodia cautelare per il ragazzino terribile. Cioè’ l’arresto dello stesso.

Nel corso dell’articolo è descritto l’arresto: “i carabinieri sono andati a prenderlo l’altra mattina, e dicono non abbia fatto una piega, mantenendo quell’aria arrogante e sfrontata anche di fronte alla disperazione dei genitori”. Nel corso dell’articolo si viene a conoscenza di numerosi particolari sia sulle violenze praticate e subite dai compagni sia sull’atteggiamento degli altri genitori. Il ragazzino, che era sempre stato un tipo difficile, negli ultimi tempi era divenuto violento. A metà’ gennaio aveva preso per i capelli un coetaneo e gli aveva rotto il naso con una ginocchiata. Un altro era stato colpito ai testicoli. Una ragazza era rimasta ferita al sopracciglio per il lancio di forbici. Soprattutto quattro ragazzini erano le vittime preferite. Le ragazzine , ed una in particolare, venivano palpeggiate “e peggio”.

Non si conoscono le cause di questa escalation di violenza; viceversa viene riferita la preoccupazione dei genitori che vedevano la sofferenza dei figli e la loro riluttanza ad andare a scuola e la reazione degli insegnanti che cercavano di contenere la violenza con ramanzine e punizioni. A quel punto dice l’articolista “il preside non ha avuto altra scelta che rivolgersi ai carabinieri.i militari hanno cominciato a sentire gli studenti con l’ausilio degli psicologi e hanno ricostruito il clima di terrore che un solo alunno era riuscito a creare. Hanno ascoltato i professori e tutti i testimoni possibili. L’unico a non essere preoccupato è sempre stato il diretto interessato …”

Così’ il ragazzino è stato trasferito in una struttura protetta di Bologna, dove seguirà un percorso di recupero, nella speranza, dice la giornalista, che spazzi via tutta la rabbia che ha in corpo. Questa l’informazione giornalistica. A commento, nella stessa pagina del giornale, un’intervista ad una psicoterapeuta, Maria Russo. L’intervistatore le chiede : “come si scatena una tale violenza?” La psicoterapeuta risponde: ” si tratta di una violenza che può anche essere solo di tipo psicologico, ma molto grave, appresa all’interno della famiglia, dove la violenza appare l’unico modo per imporsi” L’intervistatore ancora chiede: le ragioni dove risiedono?” E la psicoterapeuta risponde: “quello che stiamo osservando è l’assenza della paternità non tanto come figura maschile, ma come figura in grado di stabilire delle regole, come colui al quale riconoscere autorità e che sappia imporre la regola del no. E’ fuori dubbio, continua Maria Russo, che c’è una crisi del ruolo maschile in termini generali dove si passa da padri che fanno il mammo a padri che parlano solo picchiando i figli. E mentre le donne hanno trovato un loro ruolo gli uomini lo stanno ancora cercando, avendo perso quello tradizionale” . Infine l’intervistatore chiede : può avere influito il fatto che i genitori del ragazzino si stanno separando? E la psicoterapeuta risponde:” può avere la sua grande importanza, ma sempre nel senso che viene a mancare una figura di riferimento, un’autorità”

Fin qui la notizia giornalistica, un fatto , un modo di riferirlo, dei commenti. Nel piccolo di un piccolo fatto (ma esistono piccoli fatti?) un grande, immenso problema. Una visione , implicita, della società , come dice la lingua tedesca, una weltanshaung, una visione del mondo. La fotografia di una crisi profonda , il tramonto della figura paterna, forse la scomparsa. Il padre , dice la psicoterapeuta, o fa il mammo o picchia. Non è più una figura affettiva autonoma. L’affetto viene visto come un qualcosa di femminile, materno, il mammo (come variante maschile dell’affetto femminile), oppure è assente è sostituito dalla pura violenza. Ma la psicoterapeuta va oltre e parla anche di ciò che si è perduto, dell’autorità.Il padre era dunque autorità , il luogo della esperienza depositata, delle giuste scelte, del sapere vero. Nel nome del padre, dice la preghiera (e del figlio, dello spirito santo…) la figura femminile come luogo affettivo, quella maschile come luogo di esperienza, di sapere tramandato. Di guida per le scelte della vita. Il famoso Telemaco di cui parla Recalcati aspetta il ritorno del padre per sapere come comportarsi con la madre, e con i proci (principi) che la insidiano. Il padre ritornando potrà separarli dalla madre, ristabilire l’ordine nella casa, riaffermare la centralità dell’Edipo . Rassicurarlo, allontanarlo dalla tentazione di prendere il posto del padre rispetto alla madre. L’attesa, nostalgica, di un padre ordinatore, riordinatore. Ma il ritorno, aggiungo io, sarà’ terribile. L’ordine verrà ristabilito al prezzo di una terribile strage, dell’uccisione di tutti i proci e di tutta la servitù, e a questa strage Telemaco parteciperà come attore, sarà corresponsabile.

Nella forbice della psicoterapeuta (il padre oggi è mammo oppure pura violenza) , vi è a mio avviso, una mitizzazione del passato, della figura paterna tradizionale, ricostruita sotto la specie della autorità , e vista meno nella sua realtà. Credo utile, forse indispensabile, una rilettura del testo base di Freud , quel totem e tabù a cui credo si debba ritornare alla luce della società di oggi, superando sia le derive positiviste che quelle idealiste, per riaffermare la storicità della figura del padre, della sua reale esistenza. Esistevano, esistono ed esisteranno ancora a lungo il padre e la madre, ed anche la figura paterna e quella materna, come si dice da qualche tempo. Credo utile vederle nella loro effettiva realtà, senza inutili occhiali. Credo utile rispondere alle domande di base, l’effettivo ruolo della donna, il ruolo dell’uomo, quello dei minori e dei vecchi nella società rispetto al lavoro,alle condizioni di vita, alle possibilità culturali. Credo anche indispensabile una ricomposizione; padre e madre, figli, nonni, parenti quando ci sono, sono esseri umani, con pregi e difetti,compiono azioni, giuste e meno giuste o più’ giuste. Soprattutto hanno sentimenti e idee, si muovono per degli scopi, hanno dei fini più o meno consapevoli, e così via.

Il ragazzino (o ragazzo?) di cui si parla nell’articolo è anche lui un essere umano. In lui, come in ogni essere umano, c’è tutta l’umanità . Non è’ retorica, ma proprio vero. Siamo per fortuna individui ed in ognuno ci siamo tutti. Quando uno muore, muoriamo tutti, e quando uno viene portato in prigione, tutti siamo imprigionati. Il nostro ragazzino, che violenta le ragazzine e picchia i ragazzini (e tira anche una forbice ad una femmina), quel ragazzino siamo noi che facciamo delle brutte cose e dopo, qualche volta, solo qualche volta, veniamo puniti. Perché fa le brutte cose? Impossibile rispondere senza conoscere i fatti, i dettagli, tutta la storia. Ma, molte volte, anche impossibile rispondere pur sapendo tutto, o quasi tutto. La famiglia di questo ragazzo è in crisi? Parrebbe di si. Ma sono a volte violenti anche ragazzi di famiglie idilliache. I genitori si stanno separando? Parrebbe di si . E il padre è un violento? Forse. Vi sono fratelli, sorelle, parenti? Che lavoro fanno i genitori? Il padre e’ il tipico padre bambino dei giorni nostri in concorrenza con il figlio per avere l’affetto della moglie madre, o un maschio dei tempi andati? E la madre? Operaia? Impiegata? Insegnante? E’ una che svolge un lavoro autonomo, dipendente? Che idee hanno i genitori? E che idee il figlio?. Progressisti o conservatori? Democratici o reazionari? Senza fine le domande.

Resta il fatto che sono esseri umani dotati di sentimenti e ragione, oggi in difficoltà , e che il loro problema non è l’eccezione , che attraverso il loro problema possiamo ricostruire, forse capire un poco di più, i nostri problemi- E in primo luogo quelli affettivi, che costituiscono l’alfabeto, e poi le lettere della nostra vita, che ci rendono buoni e cattivi , bisognosi di baci, di tenerezza, capaci di aggressività e cattiveria, qualche volta bisognosi perfino di carcere.. Dice la psicoterapeuta che non manca tanto una figura maschile quanto piuttosto una figura in grado di stabilire delle regole. Un’identificazione quindi sociale e storica, piuttosto che sessuale. Un ritorno a un passato molto lontano, quando le regole erano matriarcali, o un’ anticipazione del futuro? Le differenze sessuali scompariranno? Si andrà verso l’essere androgino? Si vedrà. Io concludo questa piccola nota con un ricordo personale (in forma poetica) che ho scritto poco tempo or sono e che qui riporto. Parla di me e di mio padre. Dice:

 

La gioia la curiosità il desiderio

Di un bimbo che guardava la luna

E vicino c’era Venere palliduccia piccolina

La luna era a metà illuminata da ovest

Dalla parte del sole che era andato giù a ovest

(Ovviamente tramonta sempre li)

Ora nella luce del crepuscolo vedo che è una sfera

anche se ne manca metà

E il babbo mi spiega con voce chiara

I rudimenti di un’astronomia

Lui non c’è più

Da tanto tempo ormai bisogna vivere senza

C’è la nostalgia ora, ci sono i ricordi

 

Ci sarà un babbo nei pensieri del ragazzino imprigionato? O cosa?


Category: Carceri, Psicologia, psicoanalisi, terapie

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About Emilio Rebecchi: 
Specilalista in clinica delle malattie nervose e mentali - psicoterapeuta Da dopo la laurea, conseguita a Bologna nel 1965, ha svolto attività clinica e di ricerca presso la clinica delle Malattie Nervose e Mentali dell’Università di Bologna. Dal 1965 al 2000 ha lavorato presso i Servizi Psichiatrici del Servizio Sanitario Nazionale, in Ospedale e nel territorio. Dal 1983 al 2000 è stato Primario del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Ospedale S. Orsola Malpighi. Dal 1993 al 1998 ha diretto il Dipartimento di Psichiatria dell’Azienda USL città di Bologna. Dal 2000 svolge l’attività clinica presso l’ambulatorio di Via S. VITTORE 13 a Bologna e attività di consulenza presso la Casa di Cura “Ai Colli”, Villa Bellombra e “Santa Viola”. Ha svolto insegnamenti di Psichiatria Sociale e Psicoterapia presso le Scuole di varie Università: Bologna, Chieti, Ferrara e presso la struttura del Servizio Sanitario Nazionale.
Attualmente ha incarichi presso scuole di specializzazione di Bologna e Teramo.

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